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Spiritualità

Il paradosso del “non mollare mai” e dell’arrendersi

Cielo al tramonto Monticello Conte Otto

Riprendendo il tema del “non mollare mai” del post di ieri proviamo a dissipare l’apparente paradosso del “non mollare mai” e dell’arrendersi, atto spesso definito come l’essenza della meditazione. Ad un certo punto del nostro cammino, del nostro tanto cercare, desiderare e sognare, un po’ per “sfinimento” e un po’ per esaurimento del “significato”, si diviene totalmente presenti a ciò che “è” (come ripeteva sempre Krishnamurti), scoprendo così una dimensione di totale libertà e felicità. Qualcuno ora potrebbe giustamente chiedersi: “Ma questo essere semplicemente presenti a ciò che è, non è esattamente il contrario, la negazione, del non mollare mai di cui si parlava ieri?” No! Sono due facce della stessa medaglia, come la notte e il giorno lo sono per la luce terrestre. Se non desideri, lotti con tutte le tue forze, percorri la via dei molteplici desideri della mente sino a comprenderla completamente, è quasi impossibile che tu possa sentire la voglia di fermarti e così ascoltare e percepire pienamente il presente, il “canto dello strano uccello” di cui parla Michael Adam (link all’articolo). È come con il cibo, non si può digiunare senza aver mangiato, come non si può ricercare la pace senza aver prima vissuto la lotta, o ricercare il significato ultimo della vita senza prima aver percepito il limite per natura insito nell’atto di dover sempre desiderare.

È evidente che nella vita c’è un tempo per essere estroversi, desiderare e sognare, e un tempo per guardarsi dentro, rilassarsi ed entrare totalmente nell’istante, per scoprire la realtà ultima dell’esistenza umana. È anche vero che molti di noi oggi non sono né estroversi né introversi ma semplicemente fuori di testa, persi nella rincorsa senza fine del potere, del denaro e/o del sesso, sino al loro ultimo giorno, sino all’istante prima di morire (forse pure dopo). Tutto ciò è il prodotto della cultura malata che abbiamo sviluppato (per chi volesse approfondire questo aspetto invito a leggere le molte pagine del libro “Il virus benefico” che parlano proprio di come oggi la totale rimozione della consapevolezza della morte, abbia generato uno stato di alienazione psichica collettiva. Anche nel blog ne parlo approfonditamente – dadrim.org). Concepire la vita all’interno della sua realtà immensa riporterebbe le persone (o forse dovrei semplicemente dire “porterebbe”, giacché non so se mai abbiano vissuto in questo modo) a vivere il passare del tempo con dignità e utilità per l’intera società. ??
Foto: Campi al tramonto - #MonticelloConteOtto #TRAMONTO #SIGNIFICATOVITA #arrendersi #meditazione #libro #ilvirusbenefico #blogdidadrim #felicità #sogni #desideri

Tags: Ricerca della felicità, Riflessioni sulla vita, Equilibrio interiore

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