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L'unico luogo del cambiamento è dentro di te

ViaggioFrancesco: “È un po’ di tempo che le cose non vanno più bene. Non mi sento sereno, sono sempre nervoso, perennemente insoddisfatto di quel che faccio, del mio lavoro, della mia vita sentimentale, di tutto. E la cosa peggiore è che non so nemmeno il perché. Guadagno bene, ho una donna che dice di amarmi, che mi vorrebbe sposare, ho buoni amici, eppure mi sembra di non essere minimamente interessato a tutto questo, mi sembra di essere spento dentro. Sempre le stesse giornate, gli stessi gesti, gli stessi pensieri, la stessa banca in cui lavoro. Ho trent’anni, e da qui alla fine dei miei giorni vedo tutto uguale, tutto identico. Vorrei partire per un viaggio in America forse potrebbe cambiare qualcosa.”
Pier: “E cosa c’è in America che potrebbe tirarti fuori da questa situazione?”
Francesco: “Non lo so bene, ma credo che se mi scrollassi di dosso questa città, la sua gente, il suo modo di vivere banale e inutile, forse ritroverei energie, voglia di vivere.”
Pier: “Perché? Pensi che gli altri possano toglierti la voglia di vivere? Se la tua felicità nascesse dalle persone che ti circondano, in ogni momento potresti perderla, perché le persone che ti circondano possono in ogni momento morire, partire, rifiutarti, lasciarti; non credi sia così?”
Francesco: “Hai ragione, lo so. Ma guarda cosa abbiamo qui attorno. Alla sera, quando sono le nove, la città è deserta, gli unici viali che non dormono mai sono quelli della statale per Verona dove abbiamo papponi, prostitute, lap-dance ad ogni angolo, club per scambi di coppie. Sembra una città per maniaci sessuali, altro che la città del Palladio, tra un po’ trasformeranno anche la Rotonda in un locale notturno.
Pier: “Hei Frà, se continui così ti verrà un brutto male. Liberati da questa rabbia e da questa insoddisfazione, ti prego. Cosa ti è successo? La terra ha sempre un lato in ombra e un lato illuminato. Ma la tua terra sembra non giri più, e tu sembri aver deciso di vivere dove la luce non arriva. Non dico che ciò che mi racconti non sia vero, ma questa è solo una parte della realtà, e poi cosa credi che succeda se vai a New York? Credi che sia diverso là? Forse è anche peggio. Pensi che nel mondo ci siano delle oasi felici dove puoi andare a rifugiarti? L’oriente magari? L’india? Vuoi andare a trovare te stesso da qualche santone? Vai pure se vuoi, ma ricordati di farti tutti i vaccini se non vuoi morire bevendo un tè, e di non uscire dai tragitti per turisti, altrimenti potresti sentirti molto peggio di quando esci qui per andare in centro, dove ti irriti perché tutti sono a letto aspettando un’altra dura giornata di lavoro. Cerca di capire quel che voglio dirti: per me puoi andare in giro per tutto il mondo, non è questo il problema, ma se parti per sfuggire dalla tua povertà interiore, non esiste posto al mondo che possa colmare il tuo vuoto. La tua casa sei tu e nessun altro, tanto meno una città, una nazione o una vallata. Ma dire le cose serve a poco, e so che ognuno deve comprenderle di persona, quindi, forse, dovresti partire e vedere con i tuoi occhi. Io non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma se parti con questi presupposti ha ragione Cristina: prima parti e prima torni. Spero che a quel punto tornerai avendo capito almeno una cosa: ovunque tu vada la tua miseria verrà con te perché non sono i posti a cambiarci, ma siamo noi che, quando cambiamo, vediamo ogni luogo differente, fossimo anche all’inferno!”
 

Libertà, democrazia, politica, ideologie e follia

PrigioneVorrei raccontarvi una storia, la storia di una società che si crede libera nonostante viva in una prigione. Questa è la storia di un vecchio e di una bambina che si incontrano in una prigione. Questa storia inizia così…
Dei giovani si risvegliano misteriosamente fra le mura di un carcere, completamente privi di memoria. Inizialmente tutto gli appare strano, confuso, ma dopo poco tempo capiscono che l’unica possibilità che hanno per sopravvivere è cercare di adattarsi alla situazione per tentare, solo poi, di capire quel che è successo. Dopo aver preso un po’ di confidenza con il luogo e le persone, vengono a sapere che fra i detenuti si tramandano storie su alcuni prigionieri evasi grazie alla scoperta di una via di fuga. I prigionieri più anziani sostengono però che queste storie sono solo leggende che passano di bocca in bocca da tempi immemori. Prova né è il fatto, dicono, che da quando loro sono rinchiusi lì dentro nessuno è mai evaso, e nemmeno i vecchi prigionieri, ormai morti da tempo, dissero di aver conosciuto personalmente un solo uomo riuscito a fuggire.
Dopo aver ascoltato queste parole, fra i nuovi arrivati nascono differenti opinioni in proposito. Per qualcuno i vecchi devono aver ragione: queste storie sono solo dei miti creati per sopportare meglio una condizione difficile. Per altri, il fatto che i detenuti più anziani non abbiano mai conosciuto nessun evaso non significa che effettivamente nessuno sia mai riuscito a fuggire, pertanto potrebbe anche esistere una via di fuga.
Nel frattempo i mesi trascorrono e, vivendo fra le mura della prigione, i nostri giovani iniziano ad accorgersi delle spaventose disuguaglianze e violenze che i detenuti sono costretti a subire o che essi stessi si infliggono. Un giorno, mandati a risistemare delle stanze del terzo piano dell’edificio carcerario, sentono delle grida terrificanti provenire dal fondo di un corridoio. Accorrono immediatamente per vedere cosa stia accadendo, e attraverso le strette inferiate della porta blindata riescono ad intravedere una moltitudine di prigionieri ammassati in un’immensa celle maleodorante. Un uomo emaciato e sudicio si avvicina alla feritoia e con un filo di voce racconta: “Veniamo lasciati senza cibo e con pochissima acqua per giorni, veniamo costretti a lavorare anche diciotto ore al giorno per produrre cose che serviranno poi ad altri, e se non ubbidiamo ci lasciano qui a morire di stenti”.
Indignati e allo stesso tempo impauriti, i giovani decidono che qualcosa deve essere fatto, qualcuno deve fermare questa follia: serve una rivoluzione. Ma non sanno da dove iniziare e non conoscono ancora bene le cause e i meccanismi di tutto ciò.  Dopo questo primo sconvolgente incontro, il gruppo  viene mandato a svolgere altri lavori al primo piano del penitenziario, dove scoprono, con immenso stupore, che lì i prigionieri hanno a disposizione immense stanze sfarzose, oggetti di lusso, beni d’ogni sorta, e per di più sono liberi di muoversi quasi ovunque all’interno della struttura. Scoprono poi che questi uomini consumano tutto ciò che i prigionieri del secondo e del terzo piano  producono, ma nonostante ciò sono costantemente in lotta fra loro per cercare di accaparrarsi ogni cosa.  In tutta questa follia i secondini svolgono la funzione di controllori facendo in modo che tutto ciò si svolga entro i limiti e nei modi che i direttori hanno stabilito. Anche i secondini hanno grande libertà di movimento e un certo potere, ma i nostri malcapitati vengono a sapere che nemmeno questi sono mai usciti dalla prigione. Infine scoprono che il carcere non è governato da una sola persona, ma da più individui che esercitano il loro potere rispettivamente in diversi settori del penitenziario. Ogni direttore comanda un gruppo fedele di guardie che risponde unicamente ai sui comandi, e un altrettanto folto gruppo di prigionieri. Alcuni direttori raggiungono la loro posizione per autoproclamazione, grazie a gruppi di detenuti istigati a ribellarsi all’ordine precostituito e/o con l’appoggio di guardie persuase e ispirate dalla loro arte retorica. Altri accedono alla loro carica tramite elezioni, dette libere, nelle quali un discreto numero di prigionieri e guardie sceglie fra una rosa di nomi che vengono loro imposti dal precedente direttore e dai suo collaboratori più vicini. I nostri giovani scoprono in fine, con sommo sgomento, che nemmeno i direttori sono mai usciti dalla prigione, anzi, sono fra quelli più inconsapevoli del fatto che tutto ciò che avviene accade fra delle alte e spesse mura. 
Dopo aver visto e compreso tutto ciò, il pensiero della necessità di agire in qualche modo cresce sempre più fra i giovani, iniziano così ad aprirsi accesi dibattiti. Sono tutti d’accordo sul fatto che la situazione sia insostenibile, ma ognuno crede che si possa risolvere in un modo differente.
Qualcuno vuole attuare una rivolta e sovvertire l’ordine precostituito per portare benessere e uguaglianza a tutti. Chi sostiene questa tesi afferma: “Dobbiamo avere il controllo più totale su ogni cosa e persona. Quando avremo il comando assoluto potremo dividere equamente tutto, in modo che nessuno abbia di più o di meno. Solo così potremo fermare questa vergognosa disparità di trattamento, solo così potremo domare la folle logica di dominio e sfruttamento che regna in questo luogo”.
Qualcun’altro suggerisce che potrebbero semplicemente cercare di fare in modo che le regole della produzione e dello scambio delle merci  e dei beni prodotti divengano libere, consentendo così pari opportunità d’iniziativa per tutti.
Qualcuno infine sostiene di voler eliminare tutti i vertici del potere per potersi porre personalmente alla guida e al comando. Afferma che solo quando un uomo forte e carismatico ottiene l’assoluto controllo della situazione, la giustizia e la libertà possono divenire il bene di tutti.
Quando ormai questi discorsi stanno per degenerare in una zuffa collettiva, un vecchio detenuto, da tutti chiamato “Il Matto”, interviene dicendo: “Siete qui da così poco tempo e già vi siete lasciati ingannare dalle ombre del potere. Vi siete già perduti fra le mille lotte che accadono in questo pollaio. Avete già assimilato il comportamento e il pensiero di tutti coloro che vivono qui da sempre, dimenticando che l’unico sforzo per cui valga la pena spendere energie consiste nel tentare di scoprire se esista o meno una via di fuga. Vi rendete conto che dopo un così breve tempo vi siete già scordati d’essere in una prigione, e che per quanto tentiate di sistemare le cose qui dentro rimarrete ugualmente confinati fra quattro mura? Ormai ho visto accadere milioni di rivolte, ho ascoltato migliaia d’ideologie, filosofie, teorie, e non sono mai servite a nulla. Ho visto
salire al potere spietati dittatori, volenterosi riformatori, ipocriti presidenti, illuminati legislatori, pagliacci e giullari, ma non è mai servito a nulla.
Ho sentito qualcuno di voi dire che si potrebbe sovvertire l’ordine attuale per instaurare una sorta di totale condivisione dei beni e dei valori. Ma questo stato sociale com'è attuabile se tutt’intorno a voi vivono e crescono uomini desiderosi di potere e controllo? Ci vorrebbe un governo capace di controllare in continuazione che nessun ricominci ad accaparrarsi potere e privilegi più di altri. Per fare ciò un governante dovrebbe quindi tenere costantemente sotto controllo tutto e tutti, reprimendo nel sangue, immediatamente, ogni forma di ribellione. Ma a chi affidereste serenamente un potere così grande? Credete forse che vi siano uomini migliori di altri, capaci di non abusare mai dell’immenso potere che avrebbero fra le mani? Ho sentito dire molte volte, poi, che il potere corrompe, ma vi assicuro che non è così. Credo, più che altro, che il potere corrompa chi porta già in sé i semi della corruzione. Spesso, però, scopriamo l’animo di un uomo solo quando questo può esercitare una qualche forma di potere. Il potere è, pertanto, solo una specie di riflettore che mette in evidenza ciò che persino a noi stessi è sconosciuto. Il potere è energia, e come ogni forma d’energia non è ne buono ne cattivo, tutto sta in ciò che noi ne facciamo, in come la utilizziamo. Ma voi credete che vi siano uomini coscienti di quali semi stiano silenti nei loro cuori pronti per sbocciare? Siete così illusi da ritenere di conoscervi abbastanza e di potervi fidare di voi stessi?
 
Ho sentito poi qualcuno sostenere che basterebbe offrire a tutti una qualche possibilità d’iniziativa. Ma non credete che anche in questo caso avremmo una serie di disuguaglianze sociali che facilmente sfocerebbero in un conflitto? Non credete che i più astuti e forti tenterebbero sempre e comunque di dominare i più deboli e ingenui? Voi potreste anche dirmi che se tutti partecipassero con il loro voto all’elezione di coloro che poi dovrebbero regolamentare il gioco all’interno dei criteri più diffusi di giusto e sbagliato, morale e immorale, legale e illegale, potremmo ottenere un discreto equilibrio sociale. Mio dio, forse, ora come ora, non possiamo aspettarci di più, ed è anche quello che in una discreta parte di questa prigione sta avvenendo. Ma non vedete come ben poco sia cambiato, e come si sia solo ottenuto che il gioco vada, via via, complicandosi ed esasperandosi?
I poteri che cercano di avere il controllo e il dominio non sono svaniti ma si sono solo fatti più sofisticati e occulti, e quando un potere agisce sotterraneo può divenire ben più pericoloso di una vecchia, quanto ormai banale, dittatura. Le dittature d’un tempo esercitavano un controllo grezzo attraverso la repressione fisica, grazie alla maggiore potenza che gli apparati di polizia e militari avevano nei confronti dei vari gruppi antagonisti al potere, ma ora non è più così. Dietro a paroloni roboanti si nascondono ben più delicate e perfezionate forme di controllo. Dietro tutto questo cianciare di libertà ed uguaglianza si nasconde un controllo della mente, esercitato grazie alla pressione emotiva, alla distorsione dei fatti e allo stravolgimento del significato delle parole. Amici miei, siamo al cospetto di una ben più pericolosa dittatura mascherata dietro le sembianze di un agnellino. Non capite che gli uomini sono sempre gli stessi, e che se non cambia l’animo umano, la sua educazione e le forme della sua cultura, non cambierà mai nulla?
L’unico modo che ha il potere per governare e limitare la libertà dell’individuo e riuscire a paralizzare il libero pensiero e l’autonomo giudizio. Chi agisce solo, libero nel cuore e nella mente, privo di paura, non può essere manipolato, controllato, spinto a procurare il male d’altri per l’interesse di qualcuno. L’uomo che cammina sicuro e solitario è una forza che contagia del suo spirito tutti coloro che incontra, ma non per imposizione, ne per persuasione, ma semplicemente grazie a quell’innata e spontanea capacità di riconoscere il Vero che in ognuno di noi riposa. Questa è la più potente e sconcertante ribellione che sta per accadere. I tempi sono maturi, gli uomini sono ormai sufficientemente disillusi e nauseati da tutto il falso che si sono costruiti attorno.
 
Quando non vedrete più nessuno salire su di un palco e gridare a folle osannanti, ma troverete solo individui seduti in cerchio conversare acutamente, prendendosi lunghe pause di riflessione per ogni dubbia questione, allora potremmo dire d’esser degni di quella parola così impunemente pronunciata, perché solo allora potremo dire che il tempo dell’Essere Umano è venuto.
 
A questo punto, uno dei giovani prigioniere interrompe bruscamente il vecchio  affermando: “Quel che tu stai dicendo non ha alcun senso. Non esiste nessun fuori da qui e nessuna libertà, se non quella che possiamo conquistarci qui dentro. Nessuno ha mai visto cosa c’è oltre queste mura, nessuno è mai uscito da qui, nemmeno i direttori e i secondini. Sono ormai convinto che questa storia della libertà sia tutta una menzogna inventata da coloro che non sanno come sopravvivere a questo gioco”. Dopo aver ascoltato attentamente queste parole il vecchio Matto risponde: “So che molti di quelli che sono qui dentro da più tempo hanno addirittura eretto statue con i volti di quei pochi che si dice siano stati capaci di evadere. Hanno anche eretto dei templi in loro onore, ove predicano e profetizzano che un giorno torneranno per liberarci tutti. Ma se ora ti dicessi che io esco e rientro da qui quando e come voglio, tu cosa mi risponderesti? Se ti dicessi che tutto ciò che vedi non è come tu ora lo credi?”. Il giovane ridendo a crepapelle risponde: “Ora capisco perché ti chiamano il matto: vecchio rimbambito che non sei altro!”. Il vecchietto, senza un’ombra di risentimento sul volto replica: “Posso anche dirti di più. Io parlo con voi solo per vedere se v’è qualcuno pronto a seguirmi, non ho altri fini”. Il giovane, spiazzato da tanta risolutezza, riprende il dialogo con parole nuove: “Ma dov’è questa uscita di cui parli, e cosa m’attende otre i cancelli? Io non ne posso più di quel che accade qui dentro, ma se ciò che esiste fuori fosse anche peggio di quel che ho conosciuto qui? Chi mi assicura che tu non stai solo cercando di ingannarmi?”. A questo punto una ragazzina spunta dal fondo del gruppo e guardando dritta negli occhi del vecchio, con voce esile e dolce dice: “Io ti credo perché non vedo alcun senso in tutto ciò che questi uomini combinano qui. Nessuno vuole giocare con me, nessuno ride più. Sino a poco tempo fa trascorrevo le mia giornate in compagnia di alcuni bambini, ed eravamo sereni, ma ormai anche loro hanno iniziando a parlare delle stesse cose di cui parlano questi noiosi signori qui. Da allora non ridono più, non giocano più, non scherzano più. Dimmi sola una cosa, nonnino matto. Si può giocare in quel posto da cui tu dici di venire? E la gente ride o è triste come qua?”. Il vecchio, a questo punto, con le lacrime agli occhi risponde: “Piccola mia, nel posto in cui ora noi andremo l’unica cosa  che si farà per tutto il tempo sarà ridere e giocare, perché in quel luogo la gente non ha mai smesso di amare”. A questo punto la ragazzina, con un enorme sorriso e con occhi colmi di meraviglia, chiede: “Nonnino mostrami come si fa ad andare in questo luogo, perché qui non v’è più nulla che mi trattenga”.
I vecchietto ora prende un pennarello nero dalla sua tasca e scrive delle parole sulla maglietta bianca della piccina, poi dice: “Bambina mia, per arrivare in questo luogo non devi fare nemmeno un passo perché ci sei già, devi solo rispondere ad una domanda”.
“Dimmi pure nonnino”, afferma la bimba, e il vecchio riprende: “Come può un passero fuggire da una gabbia che non esiste?”. La bambina risponde: “Basta che provi a volare”. Il vecchietto: “Ma se è convinto che la gabbia sia vera e ormai non tenta nemmeno più di volare, cosa si può fare?”. La bambina riflette per qualche istante e poi dice: “Basta fargli prendere paura, magari con un colpo simile a quello di un fucile, così il suo vecchio istinto lo spingerà a volare nonostante l’inganno in cui è caduto il suo pensiero”.
A questo punto il vecchietto, con un gesto fulmineo, estrae una pistola dal suo giaccone e spara alla bambina in piena fronte.

Tutta sudata e tremante dal terrore, Sara salta in piedi dal suo letto, apre velocemente la finestra della sua camera e, stupendi, i primi raggi del sole le illuminano il viso. Si rincuora poi vedendo le maestose querce del parco giochi di fianco alla sua casa, dove va sempre con i suoi fratellini dopo la scuola. L’odore del caffè e dei biscotti appena fatti ora sale dalla cucina da dove sente le voci della sua mamma e del suo papà che stanno parlando. È una stupenda domenica di primavera, tutto è silenzioso e in pace. “Che terribile incubo ho avuto”, pensa fra sé. Si, perché è stato tutto solo un sogno, ed ora, tornata alla realtà va in bagno per lavarsi il viso, ma appena getta un rapido sguardo allo specchio compie un balzo all’indietro vedendo sulla sua camicetta da notte bianca una scritta fatta con un pennarello nero: “Prova sempre a volare perché i limiti sono solo illusioni della tua mente! Con amore, il tuo Nonnino Matto”.

Pier

 

Moglie, marito, famiglia, conflitti e ricerca della pace

Gianna ha chiesto: Che si sia in fase di ricerca spirituale o no, purtroppo o per fortuna, la nostra vita quotidiana prosegue ugualmente con svariate peripezie... Io, per esempio, mi scontro spesso con mio marito, secondo me, per delle stupidaggini. Lo detesto sempre di più, visto che è da lui che partono queste assurde discussioni accompagnate da offese e brutte parole. Le prime volte mi sentivo crollare il mondo addosso. Scoprire il mio amato uomo così diverso, inferocito, ingiusto e sempre convinto d’avere ragione per me era una cosa inaccettabile. Adesso, quando capita, sento una tristezza immensa, perché vedo che inciampiamo sempre sugli stessi “sassolini”, e sento che dopo queste brutte cadute non potrò mai condividere con il mio compagno i miei pensieri "spirituali", nonostante lui sembri in grado di comprendermi, a volte parla quasi in modo illuminato, peccato che finisca poi sempre, o per compiacersi delle riflessioni che ha raggiunto, o per deprimersi ancor di più. Lo so che la ricerca spirituale è un percorso individuale, e che nessuno può cambiare qualcuno, che possiamo solo cambiare il nostro atteggiamento per riuscire a stare sereni ed evitare le collisioni. A dirlo sembra così facile, ma non lo è affatto! Quale consiglio daresti alle persone, che come me, desiderano proseguire nella ricerca spirituale senza finire per detestare chi ci sta intorno o, peggio ancora, diventare indifferenti nei loro confronti. Non sarà forse proprio il mio cambiamento a infastidire ancora di più? Si tratta di una, per così dire, rivoluzione interna, ma le rivoluzioni, lo sappiamo, non sono mai silenziose. In sostanza: come possiamo rivoluzionare la nostra vita senza spargere veleni e trovando una felicità e un’armonia sia in noi stessi che con il mondo che ci circonda? Per cambiare il mondo bisogna cominciare da noi stessi?

Pier ha risposto: Carissima Gianna, ormai è un po’ di tempo che procediamo insieme lungo i misteriosi sentieri dell’indagine esistenziale, e mi fa molto piacere vedere con quanta determinazione e sincerità tu stia ricercando un equilibrio, sia dentro che fuori. Sono certo che se proseguirai con questa motivazione, fra non molto vedrai i frutti del tuo lavoro, ma vi sono ancora diverse cose che vanno chiarite, approfondite, comprese e superate. Tu dici: “Che si sia in fase di ricerca spirituale o no, purtroppo o per fortuna, la nostra vita quotidiana prosegue ugualmente con svariate peripezie”. Certo, non v’è alcun dubbio su questo. Le peripezie della vita non finiranno mai. Anche quando realizzerai il tuo potenziale spirituale, la vita non smetterà d’essere funambolica, per il semplice motivo che la vita è per sua natura imprevedibile, avventurosa, mutevole e misteriosa. E per fortuna che le cose stanno così, altrimenti ti immagini che noia sarebbero le nostre esistenze? Esistono molte persone che si chiudono completamente alla vita, che si confinano in una routine immutabile, in poche assolute certezze e povere relazioni, ma osservale con attenzione: sono morti viventi, paralizzati dal terrore del nuovo, del diverso, dell’imprevedibile. Abbiamo un'unica possibilità: entrare in armonia con il “battito del cuore della vita”. Prima che la morte, la malattia, l’imprevedibile e l’incomprensibile vengano a frantumare le nostre inutili difese, iniziamo noi stessi ad abbattere i nostri limiti, per entrare volontariamente nel segreto più intimo dell’esistenza. Chi apre le braccia alla vita non teme più alcun male, viceversa chi stringe i pugni e chiude gli occhi non è in grado di ricevere nemmeno il dono più sublime.

Tu dici: “Io, per esempio, mi scontro spesso con mio marito, secondo me, per delle stupidaggini. Lo detesto sempre di più, visto che è da lui che partono queste assurde discussioni accompagnate da offese e brutte parole”.

Ti scontri per delle stupidaggini? Ma se le riconosci veramente come delle stupidaggini per quale motivo ti scontri? Spesso le cause scatenanti dei conflitti non hanno nessuna significato in sé, sono unicamente dei pretesti per perpetrare uno scontro che nasce da cause ben più profonde e taciute. È come se un razzista picchiasse una persona di colore, poi, una volta preso dalla polizia, giustificasse il suo gesto affermando che l’uomo aveva gettato una carta sul marciapiede e che lui non sopporta la maleducazione. Capisci? Quando in famiglia o nella coppia si litiga continuamente per delle scemenze, dietro si nascondono ferite che non siamo ancora riusciti a vedere e comprendere. Il problema reale non sta mai nelle stupidaggini, nelle cartine per terra! Come potrebbe essere così? Se fossero unicamente delle stupidaggini non ci si scontrerebbe. Guarda dentro di te e in lui cosa realmente muove questi scontri, e quando avrai sotto agli occhi la reale causa del vostro conflitto, solo allora potrai fare qualcosa di veramente risolutivo.

Dici di detestarlo sempre di più poiché pensi partano da lui queste assurde discussioni. Ma per discutere bisogna sempre essere in due, non si può discutere da soli, altrimenti ci si sentirebbe degli sciocchi. Se tu volessi fare una gara a braccio di ferro e io non volessi giocare, come potrebbe iniziare il gioco di forza? Tu potresti costringermi con la forza a sedermi sul tavolo, potresti prendermi la mano e schiacciarmela sul tavolo due, tre, dieci volte, ma se io non mi coinvolgessi, se non opponessi resistenza, per quanto potrebbe durare questo gioco? Quanto tempo ci metteresti a comprendere la stupidità di quel che stai facendo?

Poco, ma il più delle volte i nostri conflitti sono giochi dell’ego che vogliamo entrambi, salvo poi accorgerci in vecchiaia d’aver sprecato l’intera nostra vita in cose inutili.

Cerca di capire cosa ti ferisce di quel che lui dice. Per il momento lascia perdere completamente tuo marito. Lui, per ora, quando litigate, prova a vederlo solo come una parte indispensabile per proseguire la tua comprensione personale, per approfondire la tua conoscenza di te. Lui dice qualcosa, senti che in te nasce un disagio, un fastidio, bene, ascolta questo fastidio, lascialo parlare e lascia che ti spieghi da dove nasce, perché viene, lascia che ti racconti la sua storia. Non giocare a braccio di ferro, non raccogliere la provocazione esterna, ma accogli la sfida interiore, scopri perché senti questo desiderio di giocare a braccio di ferro. Qui non centra niente chi ha torto o ragione, qui centra solo chi è libero e consapevole e chi è schiavo di vecchi meccanismi.

Dici inoltre: “Adesso, quando capita, sento una tristezza immensa, perché vedo che inciampiamo sempre sugli stessi “sassolini”, e sento che dopo queste brutte cadute non potrò mai condividere con il mio compagno i miei pensieri "spirituali", nonostante lui sembri in grado di comprendermi, a volte parla quasi in modo illuminato, peccato che finisca poi sempre, o per compiacersi delle riflessioni che ha raggiunto, o per deprimersi ancor di più”.

Dal mio punto di vista condividere i pensieri spirituali è aria fritta. Se usate la vostra relazione per comprendervi sempre di più, per superare i conflitti, vedrai che i cambiamenti arriveranno. Se inizi a muoverti verso la comprensione di te e delle tue relazioni, chi ti sta vicino, o viene con te o si allontana, tu non devi preoccuparti d'altro, tutto accade spontaneamente. Se la persona che ho accanto non alimenta più la mia ira, il mio malumore e la mia inconsapevolezza, sono costretto a vedere che tutte queste brutture sono solo dentro di me e non in chi mi circonda. A quel punto, o cambio o mi vado a cercare qualcun’altro disposto a giocare al mio triste e stupido gioco. Ma tu dici anche che quest’uomo: “sembra in grado di comprenderti, a volte parla quasi in modo illuminato, peccato che finisca poi sempre, o per compiacersi delle riflessioni che ha raggiunto, o per deprimersi ancor di più.

Se inizi a creare libertà e serenità dentro di te, vedrai che aumenterà anche la compassione e l’amore per i limiti e le difficoltà degli altri, di tutti coloro che ti circondano, compreso tuo marito. La consapevolezza non può mai renderci insensibili o portarci a detestare chi ci circonda. La ricerca spirituale, se si sta muovendo nella giusta direzione, può solo condurci ad una maggiore sensibilità e libertà.

 
Un abbraccio,
Pier

 

L'inizio della ricerca spirituale

Spero che il ripercorrere il tempo in cui muovevo i primi passi spinto dalla sensazione di vivere prigioniero d’una specie d’incantesimo possa essere d'aiuto e conforto per tutti coloro che oggi si trovano nelle mie condizioni d’allora. In quegli anni avevo tempo per pensare, guardare, riflettere e rimanere un po’ solo con me stesso. Non che lo volessi, ma forse per semplice pigrizia mi capitava di preferire il divano alla confusione dei locali nel fine settimana, o la terrazza di casa alle frenetiche settimane di metà agosto. Fu proprio durante quei momenti di solitudine che iniziai a percepire qualcosa in me che chiedeva la mia attenzione, e nonostante cercassi di riaccodarmi, silenzioso e disciplinato, lungo la comune via, il cicalare che sentivo tutto intorno a me si era ormai fatto così palesemente grottesco da non permettermi più di tornare a dormire. Come dicevo, il caso mi concesse lunghi tempi morti, ore di solitudine, d’immobilità, che probabilmente andarono a spezzare quel, altrimenti meccanico e perpetuo, movimento che m’ero abituato a chiamare vita. Durante quelle pause mi capitava di confrontarmi con pensieri che già altre volte mi avevano fatto visita, ma mai cosi vividi e persistenti. Certo, erano tutte cose che già sapevo, ma prima d’allora erano sempre state solo sterili notizie, eventi lontani, mai qualcosa di così reale, vicino, se non addirittura intimo e personale. Iniziai a sentire tutta la violenza, la paura e il dolore che mi circondavano e penetravano. Dietro i sorrisi e le frasi di rito che cristallizzano i nostri rapporti iniziavo a scorgere il vuoto e la solitudine interiore delle persone. Iniziai a vedere in modo chiaro e diretto come tutti noi viviamo presi all’amo da ideali e desideri privi d’ogni significato. Fu così che in quel periodo qualcosa in me iniziò a cambiare, sino a farmi capire d’esser sempre vissuto come un dormiente fra una moltitudine di sonnambuli. Quella sensazione di disagio e irrequietudine che da sempre aveva mormorato timidamente in me, ad un tratto iniziò a gridare furiosa. L’evidenza dei fatti era sempre stata di fronte ai miei occhi, ma sino ad allora non ero mai stato pronto ad accettarla. Televisioni, quotidiani, riviste, radio e tutti quegli organi che paradossalmente chiamiamo d’informazione, mentre tutto questo accade, non trovano niente di meglio che l’occuparsi della vita sessuale di qualcuno, delle quisquilie dell’ultima gazzarra parlamentare o dei tristi quanto inutili retroscena di un omicidio. Parlano del grasso che cresce sui sederi delle persone, di alberghi di lusso, crociere per milionari, mentre noi stiamo lì a ingurgitare tutto, seduti su divani imbottiti di rate, protetti da case che saranno di proprietà d’una banca per i prossimi trent'anni. Ci comportiamo come se abitassimo in un altro pianeta, come se le grida di tutti coloro che in questo istante vengono uccisi, violentati, torturati, strappati dalle proprie famiglie non dipendessero anche dalle nostre scelte, dai nostri stili di vita, da quel che accettiamo di credere e sostenere o da quel che continuamente proviamo a negare. Ci siamo lasciati completamente inebetire e derubare d’ogni tempo necessario per riflettere, pensare, discutere. Non siamo più capaci d’alcuna empatia? Abbiamo mai provato a calarci per un secondo, con il cuore e la mente, in ciò che può provare un madre mentre, con i suoi bambini tenuti per mano, deve fuggire dalla sua casa, dalla sua terra, e incamminarsi verso l'ignoto o attraversare un mare che non garantisce l'alba del giorno dopo? Siamo ormai divenuti totalmente incapaci di distinguere il falso dal vero, la vita dalla morte, l’amore dall’odio, i film dalla realtà? A malincuore devo dirvi, amici miei, che lungo il mio cammino trovo sempre più uomini che non posso dire vivi, ma che non posso nemmeno chiamare morti. Sembra che fra noi umani si sia diffusa una specie d'epidemia capace di spegnere la vita delle persone prima che la morte abbia bussato alle loro porte.
Credo che questo "Male" sia cresciuto attraverso i secoli assumendo forme sempre differenti, senza far troppo rumore, riuscendo così a rimanere nascosto. Se a questo "Male" voi foste immuni, avrete già inteso ciò di cui sto parlando, perché sono proprio quelli ancor capaci di sentire, che pienamente comprendono la miseria di coloro che non sono nemmeno coscienti del loro soffrire.

Il valore supremo del nulla

Il valore del nulla

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Mi chiedo seriamente quali siano i valori, gli ideali e la concezione ultima della vita che hanno guidato questo nostro paese, e forse più in generale l’occidente intero, in questi ultimi quarant’anni? Siamo stati travolti dalla tecnologia, ed ora, come formiche chiuse in una scatola, aspettiamo che dall’alto qualcuno ci getti un po’ di briciole di pane, che per noi sono un nuovo modello di telefonino, una nuova auto con rate vantaggiose, per poter andare poi in giro per centri commerciali a comprare ultimissimi gadget high tech da sfoggiare fra le file di mastodontici supermercati, mentre una folla indifferente ci passa accanto. Ma poco importa che nessuno badi a qualcuno, perché quel che importa è che il nostro “io” creda che tutti badino a noi. La tecnologia ci cambierà la vita, pensavamo all’inizio del secolo scorso, ed effettivamente ce l’ha cambiata, direi proprio di sì! Ce l’ha così cambiata che non sappiamo nemmeno più di averne una, perché quando si danno dei giocattoli troppo complicati a dei bambini un po’ stupidi, questi, non sapendo come usarli, finiscono sempre per farsi male. Ma vi rendete conto che nonostante tutta questa scienza, conoscenza e tecnologia, lavoriamo sempre più e guadagniamo sempre meno, le risorse primarie per la nostra sopravvivenza costano sempre più
e le puttanate high tech costano sempre meno?
 
Pier
 

Chakra, Kundalini, visioni mistiche, miracoli

ChakraQualcuno ha chiesto: Caro Pier cosa ne pensi di tutto questo parlare di new age, chakra, kundalini, visioni mistiche, miracoli, stigmate?
 

Pier ha risposto: Perché in nessun testo mistico cristiano si parla di chakra e kundalini? Perché nessun mistico orientale ha mai avuto visioni Mariane, Cristiche o apparizioni di stigmate? Come è possibile che le possessioni demoniache assillino solo coloro che in qualche modo sono vissuti in un’atmosfera religiosa? Hai mai sentito di un ateo convinto, un buon vecchio comunista o un logico incallito colpiti da visioni, possessioni, o che hanno fatto esperienza dell’apertura di chakra, salita di kundalini, scoperta di terzi occhi o altre storie pseudo spirituali? I buddisti parlano di cinque chakra, gli induisti di sette e i tantrici di nove. Ma com’è questa storia? La storia, a mio modo di vedere, è semplice: il retaggio culturale che ti porti appresso manipola e dirige le tue esperienze, e questo non ha nulla a che vedere con la realtà, la libertà e l’amore. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la realizzazione di una vita piena e libera da paure. Tutto ciò è solo il potere dell’immaginazione!!

La nostra immaginazione, quando è mossa da un potente desiderio, è in grado di creare qualsiasi cosa: visioni, percezione di chakra, kundalini e, persino, modificazioni dell'organismo. Come un forte shock può provocare delle conseguenze fisiologiche di notevole portata, (perdita completa dei capelli, grigiore, malattie...), allo stesso modo, è valido il processo inverso: la forza di un pensiero positivo può provocare guarigioni o percezione di stati di intenso benessere. Quando una persona fissa completamente la propria energia su un determinato pensiero, questo assume una forza tale da potersi ripercuotere anche sull’organismo. Infondo la mente non è altro che corpo sottile, e il corpo mente grossolana. Questa è la spiegazione dei “miracoli”.

I miracoli, letti da una certa prospettiva, non sono nulla di assurdo o fantasioso, poiché rientrano semplicemente nelle normali potenzialità della nostra struttura corpo - mente. Lo stesso vale per fenomeni come kundalini, chacra e visioni. Tutto sta nell’intensità energetica che attribuiamo a un desiderio veicolato dal pensiero. Alcune persone arrivano a un tale punto di focalizzazione della propria energia mentale, da poter provocare delle mutazione sulla propria struttura organica, o addirittura delle manipolazioni della materia che li circonda. Ma tutto ciò non ha alcuna rilevanza per quanto riguarda la possibilità di vivere pienamente! I fenomeni miracolosi, come si usa definirli, per me non rappresentano nulla di interessante. Se ho un male e attraverso la focalizzazione della mente riesco a guarire, cosa ho raggiunto? Non devo ugualmente morire dopo poco tempo? E' la scoperta dell'Essenza imperitura della vita la vera risposta ad ogni male!

La via che conduce alla realtà, alla verità, alla nostra dimensione interiore più profonda, non è una via che sviluppa i poteri della nostra mente e della nostra immaginazione, tutt’altro. La via che conduce all’amore è un sentiero fatto di silenzio, di osservazione attenta e passiva, di ascolto, di dissoluzione del proprio volere egocentrico, di estinzione dei propri sciocchi desideri, del groviglio incessante e tormentoso dei propri pensieri. In sintesi è un percorso d’abbandono. “Sia fatta la Tua volontà”, non la mia o la nostra, diceva il Figlio dell’Uomo! Spesso però ci auto inganniamo finendo per scambiare la via dell’abbandono con la via dei nostri più assurdi desideri d’immortalità, di potere e dominio. Le nostre paure, i nostri desideri di sicurezza, di certezza, di potere, vanno dissolti, vanno compresi e abbandonati, non vanno incanalati nei processi immaginativi del nostro pensiero. Quando le nostre paure o le nostre brame (che sono poi la stessa cosa) iniziano a impossessarsi delle facoltà immaginifiche della nostra mente, ogni sorta di mistificazione diviene possibile. Questa, a mio parere, è la causa principale d’ogni forma di sofferenza mentale.

Insomma, visioni, chakra, kundalini e tutto quel che ci va dietro, non sono segni d’avvicinamento al reale, ma inutili e a volte pericolosissimi eventi collaterali, dovuti a particolari indottrinamenti culturali, che intervengono lungo il sentiero della nostra ricerca spirituale. Molti dicono che dopo aver assistito ad un “miracolo” o dopo esserne stati i protagonisti, si vive nella certezza della presenza di Dio. Ma cosa ce ne facciamo delle certezze, dei credo e delle convinzioni? “Beati coloro che crederanno senza aver veduto” sta scritto nel vangelo di Giovanni. E cosa significa questo? Non credo certo: beati coloro che crederanno perché hanno veduto e non sanno nemmeno bene cosa! Beati sono coloro che credono nel sentiero spirituale, che desiderano scoprire la verità senza lasciarsi abbagliare da futili cose e inutili parole, questo è il significato che vi scorgo io.

Qual è il significato di questa mia esistenza? Chi sono io e cos’è questo mistero che mi circonda? Questa è la vera domanda!

Se non siamo riusciti a rispondere a queste domande, non ci basteranno nemmeno tutte le kundalini, i chakra e le visioni mistiche dell’universo per poter lasciare questo mondo con un dolce sorriso sulle labbra, invece che con una smorfia di dolore e di paura sul viso.

Un abbraccio,

Pier

 

Il soldato pazzo

Il soldato impazzitoMi hanno raccontato una bellissima storia, non so se sia accaduta realmente, ma per quanto riguarda l'indagine interiore è certo che accade sempre così:
<<Agli inizi della guerra in Iraq v’era un soldato che di continuo abbandonava la sua postazione per corre fra le dune del deserto o fra i vicoli di Baghdad alla ricerca di qualunque resto di carta che riusciva a intravedere fra la polvere, i proiettili e le bombe. Quando ne trovava uno, si fermava immobile sul posto iniziando a esaminarlo con molta attenzione, poi scuoteva il capo con disappunto lasciandolo cadere.
I suoi superiori, constatando che questo comportamento tendeva a ripetersi sempre più di frequente e in qualsiasi situazione, lo fecero ricoverare all’ospedale militare del campo base.
Interpellato dai medici, in merito a questo suo comportamento estremamente pericoloso e insensato, il giovane soldato non seppe dare alcuna risposta. Dopo pochi giorni cominciò a raccogliere carte di ogni tipo anche fra le corsie del reparto psichiatrico. Guardava ovunque, nei cestini dell’immondizia, sotto i letti, nelle tasche dei medici, sotto le lenzuola dei letti. Vagava sempre più ansioso e disperato, ed ogni volta che raccoglieva un foglietto, immobile, lo osservava, sino a quando iniziavano a scendergli copiose lacrime dalle guance. A quel punto tornava lentamente al suo letto per rannicchiarsi sotto le coperte ripetendo ossessivamente: “Perché non riesco a trovarti, ho fatto di tutto, ho rischiato la mia vita per te, ora non ho più nulla, tu sei il mio unico desiderio, il mio primo pensiero all’alba e il mio ultimo al tramonto. Non so più dove cercare, non so più dove andare”.
Venne poi un giorno in cui smise definitivamente di parlare e vagabondare per l’ospedale. Con lo sguardo fisso nel vuoto rimaneva seduto per ore e ore sulla poltrona accanto al suo letto.
Tutto ciò continuò per delle settimane, sino a quando, una mattina d’ottobre, andò da lui un militare che, fissandolo attentamente in viso per cercare d’intuire se fosse ancora in grado di comprendere qualcosa, gli disse : “Sei stato dichiarato inabile al servizio militare, questo è il tuo foglio di congedo, puoi tornare a casa”. A quel punto il giovane, ormai considerato completamente pazzo, mosse lentamente una mano… prese la busta… la scartò… e dopo averla fissata attentamente per diversi istanti, scoppio in lacrime e potentissime grida di gioia. Iniziò a ballare e a baciare tutti i medici del reparto, i pazienti, il militare che era venuto per dargli il congedo, e senza più voltarsi si precipitò come un fulmine verso la porta d’uscita dell’ospedale esclamando: “Ti ho cercata in ogni luogo, ti ho sognata in mille forme, ti ho desiderata più della mia stessa vita, e proprio quando non ti cercavo più e nessuna speranza era rimasta nel mio cuore, eccoti qui, sei tu stessa a venire da me, con la voce di un semplice soldato. Mia dolce e amata libertà, ora posso finalmente tornare a casa!”>>.
Pier
 

Verità, religioni e idiozie

La verità non può essere una teoria, non può essere un sillogismo o un dogma. La verità non può appartenere a una religione, a un uomo o a una setta. La verità non può essere provata o confutata, la verità non può essere discussa, ma unicamente vissuta.

Riflettiamo un po’, e vi prego di avere pazienza, perché l’argomento è semplice, ma noi ormai siamo così complicati e contorti che per vedere le cose come stanno dobbiamo fare mille giri di parole. Quindi pazienza, voglia di guardare e scoprire. Su cosa si basa la pretesa che una certa religione sia vera, mentre un’altra non lo sia? Assunto che per altro è alla base d’ogni conflitto religioso! Quali prove ci sono a sostegno di un’unica religione? Le religioni si fondano su un assunto di fede, non si basano su prove scientifiche inconfutabili. L’acqua bolle a cento gradi, e se ripeto l’esperimento miliardi di volte, l’acqua bollirà sempre a cento gradi. Questo e un fenomeno evidente per chiunque. La terra gira intorno al sole. Per accettare questa realtà c’è voluto del tempo, ma i fatti vincono sempre sulle supposizioni. Ma per quanto riguarda la fede, come è possibile arrogarsi il diritto di dichiarare unica depositaria della verità una certa religione? La religione, per come è stata concepita sino ad ora, è unicamente un fenomeno mentale soggettivo. La religione si sottrae sempre al vaglio della ragione e pertanto diviene un fenomeno sociale irrazionale ed emotivo.

Ogni volta che trovo qualcuno che afferma la veridicità della propria religione e la falsità d’ogni altro credo, non posso fare a meno di sottoporgli alcune domande estremamente semplici, ma alle quali non ho mai ricevuto risposta.

Solitamente queste domande suscitano reazioni d’ira o disagio. In alcuni rari casi noto anche una qualche forma di riflessione, in altri casi, noto solo la fuga! Ma la reazione più comune è l’ira e l’aggressività. Interessante questo fatto. Più una persona si ritiene devota ad una fede, e più diviene violenta nel momento in cui si mette in discussione la solidità di questa sua fede.

Ma la fede non doveva portare alla pace e all’amore fra i popoli e le persone?

Comunque, la domanda delle domande è una: “Su cosa si basa la pretesa di verità e unicità della tua religione?”

Le risposte più comuni a questa domanda sono sempre le stesse:

"La verità della mia religione è confermata dalle parole del mio messia, del mio profeta, del mio Guru, ecc.

La mia religione si basa sulla verità rivelata che sta scritta nei testi sacri.

La mia religione è quella giusta perché è la più antica, perdura nei secoli.".

Ora, di messia, guru e profeti ve ne sono stati a milioni e sempre ve ne saranno. Dire che la verità di un credo si basa sulle parole di un certo individuo non mi sembra avere alcun senso. Perché le sue parole sono vere e quelle di un altro sono false? Qual è il metro di giudizio? Questo solitamente non viene mai chiarito. In cosa consiste la verità di queste parole? Si potrebbe al massimo dire che le parole di una certa persona sono conformi al mio modo di guardare e sentire la vita, ma non certo che le parole di quel qualcuno possano essere assunte come verità per ogni uomo! I Cristiani credono che Gesù sia l’unico figlio di Dio, il salvatore dell’umanità, il redentore. Gli Ebrei stanno ancora aspettando il loro “redentore”. Per gli Islamici Gesù è un profeta come altri, nulla di più e nulla di meno. Per i Buddisti il problema nemmeno si pone, e altrettanto vale per gli Induisti. Per gli Ebrei il testo sacro per antonomasia è la Torah, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco, per i Cristiani è il Nuovo Testamento, per i Musulmani è il Corano, per i Buddisti è il Canone Buddista ( Canone Pāli o Pāli Tipitaka, il Canone cinese Dàzàng jīng, e il Canone Tibetano, composto dal Kanjyur e dal Tenjyur) e per gli Induisti vi sono i Veda.

Per gli Ebrei, i Cristiani e i Mussulmani esiste un solo Dio, salvo poi, che questo Dio, a seconda delle razze e delle aree geografiche, desideri cose diverse e mandi suoi rappresentanti in “leggera” contraddizione uno con l’altro. Per i Buddisti non v’è alcun Dio, ma il Samsara e il Nirvana, e per gli Induisti v’è Brahma, la matrice metafisica del Tutto.

V’è poi da dire che la religione più antica pare essere l’Induismo, quindi per quanto riguarda l’affermazione “la mia religione è vera perché è la più antica”, questo varrebbe unicamente per gli Induisti, ma la maggior parte della gente non conosce le altre religioni e spesso non conosce un gran che nemmeno la propria, quindi tendono tutti a ritenere che la più antica religione sia sempre quella in cui credono loro. Inoltre non posso esimermi dal far notare che non v’è alcuna relazione logica, razionale, intuitiva, e nemmeno di comunissimo buon senso nel ritenere che ciò che è antico è vero. Se tutti avessero pensato sempre così, è molto probabile ritenere che nessuno avrebbe mai attraversato l’oceano per scoprire nuovi continenti, considerando che un’antica credenza (Grecia del periodo arcaico, popoli mesopotamici…) riteneva che la terra fosse piatta e pertanto non circumnavigabile. Non mi pare il caso di entrare nei dettagli delle varie religioni, altrimenti perderemmo anni, forse vite, e credo che nessuno ne uscirebbe sano di mente, tali e tante sono le divergenze, le sfumature e le possibili interpretazioni. V’è da dire inoltre che non ho citato religioni antiche e degne d’ogni rispetto come lo Zoroastrismo, il Jainismo, il Taoismo, il Confucianesimo, lo Scintoismo, e nemmeno ho menzionato la tradizione Sciamanica, l’Animista e molte altre.

Ma vi rendete conto? Differenze su differenze su differenze! Questa è una giungla vera e propria, e chi vi entra non sempre è in grado di venirne fuori. Per questo, forse, la maggior parte della gente si trincera in un unico pensiero, escludendo il confronto e il dialogo con tutto ciò che v’è intorno, per una sorta di sana autodifesa. Da parte della maggior parte delle persone questo atteggiamento non è giustificabile, ma è comprensibile, considerando che il tempo per riflettere, studiare e ricercare è spesso soffocato da una miriade d’impegni caratterizzati da un’urgenza immediata ben maggiore rispetto alla ricerca spirituale, come il mantenere la famiglia, la casa e la salute.

Altra cosa, anche se non è questo il momento di parlarne, è far notare che oggi, nonostante molti abbiano una discreta condizione d’appagamento dei bisogni primari, il desiderio di spiritualità sembra non affiorare ugualmente, ma anzi, sembra continuamente aumentare la brama per il superfluo.

Tornando a noi, questo atteggiamento di cecità, sordità e generale chiusura non è ammissibile in coloro che, grazie ai soldi di chi lavora, possono vivere esclusivamente per comprendere, studiare, ricercare e ampliare il sapere spirituale e l’unità dei popoli.

Non è ammissibile che le maggiori religioni del pianeta siano sorde al messaggio che ognuna di esse racchiude in potenza o dice di voler diffondere. Non è ammissibile vedere che millenni di evoluzione spirituale vengono gettati in idioti conflitti, figli di vergognosi interessi di parte, nati in seno a quelle istituzioni che proclamano l’amore universale e la realizzazione del divino.

È come se durante una cena di famiglia scoppiasse una violenta rissa per affermare chi è il più capace di amare.

Anni fa mi sono preso la briga d’approfondire un po’ lo studio delle varie religioni, e dopo qualche tempo ho avuto la netta sensazione che ogni tradizione, in forme e modi diversi, tentasse di comunicare la stessa cosa, l’identico messaggio, la medesima direzione verso cui incamminarsi per poter scoprire una dimensione più profonda della vita e dell’animo umano. Le parole cambiano, ma se non siamo stupidi capiamo come sia lo stesso linguaggio degli uomini a cambiare negli anni, figuriamoci nei secoli. Alcuni precetti divergono, ma se non siamo sciocchi capiamo come nei secoli i bisogni fisici delle persone cambino e, pertanto, i messaggi di buon senso mutino con il mutare dei tempi, dei luoghi e delle tradizioni, ma, a ben vedere, tutte queste cose sono solo aspetti di superficie.

Le dita che indicano la luna sono tutte diverse. Lo sciocco lotta per affermare l’unicità del dito, mentre la persona sveglia alza gli occhi e smette ogni forma di discussione.

<<Io non mangio la carne di maiale, tu invece si. Io festeggio il natale tu il ramadan, lui il Kumbh Mela. Io mi inginocchio a sud, tu a est e lui a nord – ovest. Il mio Dio ha un figlio, il tuo miliardi, il suo non c’è. Tutti predicano l’amore, ma poi operano per la divisione>>.

Se proprio volete passare attraverso la giungla delle religioni leggete direttamente i testi sacri e lasciate stare le interpretazioni degli altri. Abbandonate le istituzioni, sono solo circoli di potere e d’interessi privati. Cercate poi nel silenzio dei vostri cuori e dimenticate anche i testi sacri. Lasciate cadere le definizioni, le teorie, le ipotesi, le prove e le parole, e fate in modo che la vostra vita sia colma d’amore, che la vostra mente sia in pace, e che la vostra anima faccia esperienza di Dio in se stessa. Cos’altro serve? Che chiacchiere volete sentire ancora? Quanti morti dobbiamo ancora contare prima che l’illusione venga frantumata dalla realtà? La verità è un mistero!

Se guardiamo nel vocabolario, verità significa ciò che è conforme alla realtà: questo è il significato esatto della parola. Verità = realtà, e la realtà nella sua essenza è ciò che non è soggetto a interpretazioni, a valutazioni soggettive. Reale è ciò che è, e non ciò che sembra essere. Infatti, ogni volta che noi uomini iniziamo a tessere le nostre interpretazione del mondo, e scambiamo il soggettivo per l’oggettivo, il relativo per l’assoluto, ecco che ciò che ne ricaviamo è inevitabilmente il conflitto, il caos, l’incomprensione.

La verità non può essere espressa in parole ma può solo essere vissuta. La verità è lo stato naturale dell’essere. Può essere condivisa attraverso azioni che nascono dall’amore, dal silenzio, dalla pace interiore, può essere riflessa negli occhi di chi ne è stato toccato, ma non può essere comunicata attraverso le parole.

Chi afferma l’unicità della propria verità, e la impone e difende con il proprio potere, è una persona o un’istituzione pericolosa. Chi indica la strada che conduce alla porta della verità, senza pretendere d’essere creduto, seguito, idolatrato o d’essere il depositario di qualcosa d’assoluto è un buon amico, un folle artista che celebra la sua poesia, ed io amo immensamente la compagnia di questi uomini!

 
Un abbraccio,
Pier

 

Come superare i momenti brutti della vita

Enrica ha chiesto: Caro Pier, ti scrivo per chiederti consigli su come superare i momenti brutti della mia vita, tipo, quando i miei genitori si sono separati, oppure quando è morto mio nonno. Sono una bambina di 10 anni e non è stato facile per me accettare queste brutte cose.

Pier ha risposto: Ci sono persone che mi scrivono: “Caro Pier, ho aspettato tanto prima di inviarti questa domanda”. Oppure: “…non sono ancora sicuro che…, ma vorrei, …ti mando questa domanda, ma per favore non pubblicarla nel blog perché forse si capirebbe chi sono, e io…”. Quante difese, quante paure, quanti giri contorti.

Ma questa domanda si vede e si sente che è diversa. Questa domanda è diretta, semplice, priva di sovrastrutture. Una domanda così la può fare solo una mente ancora pulita, leggera, sincera, insomma, la mente di una bambina. Tu, per qualche motivo, devi essere passata su questo blog e aver visto che c’è qualcuno a cui puoi porre una domanda e dal quale puoi ricevere una risposta, un consiglio, un punto di vista, un parere disinteressato. Allora devi aver detto: “Ecco! io ho una domanda, perché non farla?”. Quanta bellezza!

Cara Enrica, rimani sempre così, non permettere a nessuno di corrompere la tua spontaneità, la tua semplicità, la tua chiarezza, perché queste cose sono il tesoro più grande che hai… che tutti noi avevamo quando eravamo bambini, ma che con il tempo siamo riusciti a contaminare.

Mi chiedi: “Come superare i momenti brutti della mia vita?”.

I momenti brutti non vanno superati, ma compresi! Quando in te nasce un dolore, non aver paura di questa sofferenza. Rimani in sua compagnia, ascoltala, trattala come una triste amica che desidera essere ascoltata. Se così farai, lentamente scoprirai che dietro ad ogni dolore si nasconde un segreto, una lezione che la vita vuole farti capire.

Tu dici: “Sono una bambina di 10 anni e non è stato facile per me accettare queste brutte cose”.

Cara Enrica, nella vita ciò non esistono brutte cose, perlomeno quando seguono! Chi ti ha insegnato che la morte e la separazione sono brutte cose? Tutto ciò che ci accade non è né bello né brutto, ma semplicemente è! Bello e brutto sono pensieri e sentimenti che aggiungiamo noi alla vita quando non la vogliamo vivere per quel che è, quando non l'accettiamo per come si manifesta. Non aggiungere mai nulla alla vita, non contaminarla con giudizi che hai sentito pronunciare da chi ti circonda.

Guarda sempre e solo attraverso i tuoi occhi! Il dolore non è bello né butto. Il dolore è dolore, e se tu avrai la pazienza e il coraggio di ascoltarlo sino in fondo, vedrai che lentamente si trasformerà in qualcos’altro, in qualcosa di profondo e amichevole, in una specie di chiave capace di aprirti nuove meravigliose porte di questa nostra misteriosa vita. Non aver mai paura di guardare nel cuore delle cose, ma soprattutto di guardare nel tuo cuore, per scoprire cosa vi si nasconde.

E se sentirai nascere in te la paura, non aver paura della paura, ma guardala attenta, consapevole e fiduciosa di scoprire quel che c'è dopo. Forse le gambe ti tremeranno, forse sentirai lo stomaco stringersi, forse ti suderanno le mani, ma tutto questo non può durare, nessun dolore e nessuna paura possono durare se noi, indifferenti, procediamo verso la via che ci indica la nostra coscienza. Impara, pertanto, a distinguere quelle sane paure che vengono per farci capire che stiamo andando verso un sentiero sbagliato, da quelle stupide paure che nascono dalle nostre illusioni, dai nostri limiti e dai nostri condizionamenti.

So che forse queste mie parole non ti saranno pienamente comprensibili adesso, ma se avrai la pazienza e il desiderio di rileggere ogni tanto, vedrai che con il passare del tempo troveranno nuovi significati e dimensioni.

Quando vorrai mi troverai sempre qui!

Un abbraccio,

Pier

 

Alla ricerca del nostro centro interiore

Centro interioreNelle mia visione delle cose, "entrare nel proprio centro interiore" significa realizzare l’essenza, la dimensione della Coscienza originaria, e cioè uno stato interiore in cui la nostra consapevolezza vive ogni cosa senza distorsione alcuna, senza essere manipolata e limitata da alcuna forma di condizionamento. Prima dovrebbe venire la pura e immediata intuizione e solo poi la narrazione del pensiero, la verbalizzazione. In noi, ora, accade l'esatto contrario. Prima abbiamo e proiettiamo pensieri su ogni cosa, e poi, di guisa, nascono conflitti interminabili fra ciò che è e ciò che riteniamo. L'ostacolo che ci impedisce di esperire il potenziale stato di naturale libertà e chiarezza della nostra Coscienza Originaria, non è la presenza dei pensieri e delle emozioni che scorrono nella nostra mente, ma il coinvolgimento emotivo che ci incolla ad essi. Il fulcro del nostro lavoro, quindi, è riuscire a porsi nei confronti di ogni cosa come un osservatore silente e distaccato, che non giudica, non rifiuta e non privilegia nulla. Tu sei sulla poltrona della tua casa interiore, e da lì osservi il film delle tue emozioni, dei tuoi pensieri, degli eventi quotidiani con tutte le molteplici reazioni che ti provocano. Ne puoi godere o patire disagio, il punto è rimanere sempre consapevoli che la tua essenza è sempre e solo colui che vede tutto e non subisce alcunché.

Quando chiudi gli occhi, guarda i tuoi pensieri, ascolta le tue emozioni, ascolta i suoni che provengono dall’ambiente esterno, ascolta il tuo corpo, il battito cardiaco, il respiro. Ascolta ogni cosa, lasciandola venire naturalmente, non sforzarti, come fanno molti di essere attento e consapevole. Lascia che sia un gioco, una cosa leggera e rilassante. Se viene il sonno o cadi nei ragionamenti non v’è nulla di sbagliato. Appena te ne accorgi ritorna vigile e distaccato.

Lascia che la tua consapevolezza colga quel che vuole cogliere, senza imporle nulla, senza pretendere nulla, perché nell’osservazione nulla va escluso, giudicato o forzato, nulla è sbagliato. Mantieni poi progressivamente questo atteggiamento interiore anche nelle tue azioni e relazioni quotidiane, nel tuo lavoro, nei tuoi affetti, con leggerezza, senza essere ossessivo. L’unica cosa è la costanza, l’impegno a ritornare un osservatore/ascoltatore tutte le volte che ti accorgerai d’esserti immedesimato con le proiezioni del tuo film interiore o con le sollecitazioni emotive dei fatti quotidiani, cosa che di norma accadrà molte volte inizialmente, per poi diminuire progressivamente. Ma ricorda, non giudicare non lasciarti scoraggiare. La perseveranza e la fiducia sono le cose più importanti.

Quando la tua consapevolezza si focalizza su qualcosa di specifico, ricadendo così nella tela dei pensieri e delle emozioni, positive o negative che siano, non c’è nulla di male, è naturale che accada, lo ha fatto per una vita intera, ed ora non può mutare in un momento. Appena te ne accorgi, “ritorna sul divano del tuo Essere” e ricomincia ad ascoltare e osservare tutto. Come dicevo prima, il problema non sono i nostri pensieri o le nostre emozioni, il loro esser presenti in noi, in forma negativa o positiva, ma il rapporto che abbiamo con questi fenomeni. Se manteniamo una relazione distaccata tutto inizierà lentamente a rientrare in un equilibrio e una comprensione naturali. Se manteniamo un rapporto di dipendenza e “connivenza” con i nostri condizionamenti, il caos e la sofferenza aumenteranno con il tempo...

Il problema non è il turbinio di pensieri, ma il fatto che tu vieni coinvolto da questo turbinio di pensieri. In qualche modo, collabori al sostentamento di questo turbinio, forse anche solo preoccupandoti del fatto che sono nuovamente affiorati dei pensieri, e questa opposizione rinforza il loro flusso. Sembra che tu abbia un’idea che ti fa dire: “solo quando la mia mente è silenziosa è possibile progredire ed esperire uno stato di libertà”. Ma non è così! Il cambiamento inizia nel momento in cui, nonostante in te vi siano diverse correnti che si muovono, la tua consapevolezza rimane in uno stato di osservazione attenta e passiva. La libertà è sin dall’inizio, non alla fine. Tu sei già libero qui ed ora se non ti poni delle condizioni. Krishnamurti lo ripeteva sempre: la libertà non può essere qualcosa che ottieni alla fine di un percorso, non può essere un’acquisizione. Se “libertà” è la natura della tua essenza, come può essere qualcosa da conquistare? Ciò che sei, lo sei sempre, devi solo divenirne consapevole. Ecco allora che libero lo sei sin da subito quando osservi ciò che non sei, smettendo di credere d’essere pensieri, emozioni o quant’altro. Quando iniziamo a comprendere chiaramente questa “posizione”, vedremo lentamente diminuire il flusso dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, ma questo sarà una conseguenza della nostra libertà e non viceversa. Non è il diminuire dei condizionamenti che ci darà libertà.

Anthony De Mello ha detto: “Prima del risveglio, ero depresso; dopo il risveglio continuo ad essere depresso, ma c’è una differenza: non mi identifico più con la depressione”.

È come se tagliassimo le radici di un albero. L’albero non morirà immediatamente, prima perderà le sue foglie, e solo poi si seccherà: così è la natura della nostra mente condizionata. Quando la si osserva attentamente, dopo un certo periodo, potrebbe iniziare addirittura ad aumentare il suo caos, la quantità di pensieri ed emozioni. Come l’albero prima di morire farà inevitabilmente cadere migliaia di foglie, così la nostra consapevolezza, prima di stabilizzarsi in uno stato di quiete, ci farà vedere tutte le cose che la mente nascondeva nelle sue profondità, ma non dobbiamo temere nulla, rimaniamo comunque aperti all’ascolto e all’osservazione: tutto passerà!

 
Un abbraccio,
Pier

 

Sul tempo, l'essere e il divenire

Qualcuno ha chiesto: Non sopporto gli orologi, mi illudo sempre che ci sia ancora tanto tempo per fare molte cose e poi, tutto a un tratto, mi accorgo che è trascorso un altro giorno, un altro mese, un altro anno, ed io ho ancora tutto da fare. Basta con questa inflazione del tempo! Propongo di bruciare tutti gli orologi in una piazza pubblica e passare a delle clessidre giganti! Poi vi mettiamo tutta la sabbia del deserto, così il tempo non si esaurirà mai. Pensi anche tu che si andrebbe meglio con le clessidre?

Pier ha risposto: No, credo che andrebbe solo peggio! Dici di avere dei problemi con gli orologi perché ti ricordano che il tempo sta passando quando hai ancora tutto da fare, e per questo vorresti avere un tempo inesauribile. Detta in parole povere: il passare del tempo ti ricorda di continuo che prima o poi dovrai morire e tu non hai ancora trovato quella dimensione della vita capace di farti sentire e vedere anche la morte dentro un quadro di bellezza e significato.

Dici, poi, d’illuderti sempre che ci sia ancora tanto tempo per fare molte cose, e per questo vorresti avere la possibilità di vivere in un tempo infinito. Vivi di sogni, e per non dover smettere di sognare sei costretta a desiderare il sogno dei sogni: essere immortale! Ma sai anche che questo non ti sarà mai possibile, e così in te nasce un senso di angoscia e paura. Hai la percezione che la vita ti stia sfuggendo di mano senza che tu l’abbia vissuta e compresa pienamente. Ma non ti sei ancora accorta che anche se tu avessi l’eternità per poter continuare a “fare tante cose”, come tu dici, la tua vita non troverebbe comunque un appagamento reale? Desideri fare sempre nuove cose per il semplice motivo che tutte le cose che sino ad ora hai fatto e in cui hai investito tante energie e tempo non ti hanno mai dato una risposta definitiva, non ti hanno mai condotto al cuore della tua stessa esistenza.

Ciò che per poter essere realizzato necessita di un domani necessariamente è un’azione che vive entro i confini del tempo, pertanto è un fenomeno limitato, poiché è il tempo stesso ad essere un fenomeno contingente. Mi spiego meglio. Il tempo è prodotto dall’interpretazione mentale del mutamento percepito dai sensi. Questo individuo oggi è un bambino, fra 70 anni sarà un vecchio e fra 80 anni sarà ossa e polvere. Il tempo è mutamento. Se nulla mutasse da dove nascerebbe in noi l’idea di tempo?

L’idea di tempo è pertanto legata all’idea di mutamento, che è, a sua volta, legata all’idea di fine, d’impermanenza, di morte. Il tempo scandisce il mutamento, quindi, quando vivo per cose che necessitano di tempo per poter essere realizzate, vivo per cose che oggi sono e domani non saranno più, vivo correndo verso la morte! Supponiamo che viva unicamente per fare carriera e ottenere il successo. Spendo 20 anni per raggiungere l’obbiettivo, altri quarant'anni di lotte e tensioni per poter mantenere ciò che ho guadagnato e magari aumentarlo (sempre che ci riesca, poiché le cose non dipendono solo dal mio volere), e poi? Fine! Ho speso una vita intera nel tentativo di raggiungere e fermare un'idea di me stesso nel mondo, nonostante il mutamento del mio corpo, cioè la sua progressiva fine, sia sempre rimasto ingovernabile e implacabile.

Basando la nostra vita unicamente su cose che necessitano di un domani per poter essere realizzate poniamo le basi della nostra esistenza sulle sabbie mobili, e quando arriverà la morte saremo inevitabilmente impauriti giacché la morte è la fine assoluta di ogni possibilità di divenire, raggiungere e ottenere basata sulla memoria. Chiediti quali sono queste cose che devi realizzare per poterti sentire appagata e scopri se potranno mai darti la gioia che cerchi. Io non credo, poiché ciò che ci può dare vera serenità e pace non vive entro le logiche del tempo, del divenire e del mutamento, ma dimora nel regno dell’Essere. Tu non devi divenire o fare nulla per poter Essere. Devi solo smettere di sognare, di credere che qualcosa ti possa appagare più di quanto tu non lo saresti già se solo rimanessi per un istante in compagnia della tua stessa essenza, ciò che amo chiamare “Coscienza originaria”.

La tua pace interiore è sempre qui e ora, nell’eterno presente, e non potrai mai perderla, stai semplicemente guardando nella direzione sbagliata. Tu non devi cercare la pace e la verità. Dove potrebbero mai essere? In cosa potrebbero mai risiedere? La pace, il mistero stesso della vita sei tu quando smetti di cercare te stessa e di porre condizioni alla tua possibilità d’esser libera e felice. Come è possibile cercare se stessi? È assurdo!

Il sole brilla nel cielo, l’aria d’ottobre è fresca, le foglie cadono dagli alberi stendendo sui marciapiedi tappeti dai mille colori. Tu sei in silenzio, la mente è in silenzio e percepisci chiaramente che per meritare amore non devi dimostrare niente, non devi divenire nulla e nessuno, perché tu stessa sei amore quando smetti di inseguire le ombre del mondo esterno. La pioggia per cadere sul tuo viso, e il vento per accarezzarti i capelli, non hanno mai preteso nulla, come il giorno in cui nascesti nessuno ti chiese se lo volessi. Allo stesso modo l’essenza che vive in te e in ogni cosa non ha mai posto alcuna condizione per poterti donare la sua pace. Siamo solo noi uomini che misuriamo tutto entro i confini del merito, del valore, del dover divenire e, pertanto, del tempo.

Un raggio di sole non chiede mai: “Devo decidere se riscaldarti o meno, dimmi quindi cosa hai realizzato nella tua vita, quanti soldi hai, quanto importante sei?”. Se l’esistenza stessa non pone condizioni al suo donarsi, perché dovresti farlo tu? Invero non v’è giudice più spietato e inumano della nostra stessa coscienza quando pone delle limiti alla nostra innata possibilità di vivere liberi e in pace.

Dimentica il tempo, vivi il presente, e vedrai affiorare un mondo che non conosce morte alcuna.

Un abbraccio,
Pier

 

Sulla morte

Platone Riflettevo sulla morte... La morte ci terrorizza perché porta con sé il “conto”. Viene chiedendoci cosa abbiamo fatto, compreso, vissuto, quanti momenti di gioia abbiamo sprecato, quanti possibili amori abbiamo sciupato o rifiutato per stupide paure o con inutili egoismi. L’ignoto ci intimorisce perché il nostro passato è tutto ciò che pensiamo d'avere e di essere, e quel che ieri non siamo riusciti a ottenere, speriamo di raggiungerlo domani, ma domani nulla è certo. Ecco allora la paura che ci assale. La morte per la nostra mente rappresenta per antonomasia l'estinzione di ogni legame con il passato. Pertanto, se riflettiamo bene, non è la morte in sé la causa dei nostri guai, essendo oltretutto un fatto inevitabile, ma il rapporto che abbiamo instaurato con il passato. È l’idea di dover perdere quel passato che per noi significa possessi, fatiche, rivalse e desideri ad annichilirci, poiché nello “ieri” che si perpetua in un domani sperato e immaginato vive l’essenza stessa del nostro ego, la continuità della nostra personalità.

Osservando la morte di altri uomini e constatando la conseguente dissoluzione del loro corpo, associamo l’idea della morte all’idea del nostro annientamento assoluto poiché tutto ciò che conosciamo di noi e della vita in generale, usualmente, si limita alle funzionalità del nostro corpo fisico. Ipso facto, no body no party! ...

Invidia e sfida tra fratelli

fratelli Dario ha scritto: Caro Pier, c’è un pensiero che mi passa per la testa di continuo. Io e mio fratello siamo cresciuti in una famiglia che ci ha impartito un’educazione molto rigida, solo che io ho sempre seguito i consigli e la strada che i nostri genitori ci hanno indicato, mentre mio fratello ha sempre fatto tutto il contrario. Ora è come se fra noi ci fosse una sorta di attesa e di sfida. Ogni volta che ci vediamo ho l’impressione che l’uno dica all’altro solo con lo sguardo degli occhi: “vedrai chi alla fine avrà fatto una vita da miserabile”. Tu cosa mi puoi dire. Sono io che sono sempre stato un codardo e un debole o è mio fratello che finirà solo e pentito?
 

Pier ha risposto: Due barboni sono seduti sotto un albero a chiacchierare quando il primo dice: “Mi sono ridotto in questo stato perché non ho mai voluto seguire i consigli delle persone, di nessuno.”. A quel punto l'altro replica: “Amico mio, io mi sono ridotto così per aver sempre seguito i consigli di tutti”.

Caro Dario, la vostra sfida l’avete entrambi persa in partenza. Tu fai esattamente quel che ti viene detto, senza ascoltare troppo la tua intelligenza, i tuoi desideri e i tuoi dubbi. Saresti potuto essere un perfetto soldato del Terzo Reich, oppure oggi potresti essere un bravo kamikaze! Mi dispiace tanto per te, ma la tua infanzia deve esser stata molto difficile, devi aver avuto una gran paura di esprimere te stesso, di far sentire la tua voce.

Per quanto riguarda tuo fratello, vale esattamente lo stesso discorso. Quando una persona fa esattamente il contrario di quel che le viene detto, sta agendo in forma negativa allo stesso comando a cui tu reagisci in forma positiva, ma anche in questo caso non v’è alcuna traccia d’intelligenza e libertà. Libertà e intelligenza nascono quando la nostra coscienza ascolta in silenzio, aperta e recettiva, tutto quel che le sta intorno e che le viene detto, per poi agire in base alla propria sensibilità. Libertà e intelligenza sono il frutto di un cammino dialettico, di confronto, di dialogo, di indagine, di scavo profondo in se stessi. Libero e sereno non è colui che fa tutto quel che gli viene detto, né colui che fa l’esatto opposto, ma chi agisce in base ai dettami della propria consapevolezza.

Platone disse che “l’anima ci comanda di conoscere colui che ci ammonisce ‘Conosci te stesso’“[1].

Capisci quel che vorrei suggerirti? Tu e tuo fratello provate a riscoprire quello sguardo limpido e quell’intelligenza aperta che portavate con voi, in potenza, quando siete venuti in questo mondo, solo così potrete guardarvi negli occhi e dire: hai visto che splendido inizio è ogni nuovo giorno! Uscite da queste folli logiche di competizione, antagonismo e invidia, altrimenti, fra non molto, verrete calpestati entrambi da questi “cavalli impazziti”.

 
Con un immenso augurio di libertà,
Pier

 


[1] Platone, Alcibiade Maggiore, 130 E

 

Chi sono, mi chiedi?

DadrimLuca ha chiesto: Volevo solo chiederti se puoi parlare un po' di te, della tua storia, per cercare di capire meglio chi sei?
Pier ha risposto: Chi sono, mi chiedi? L'unico modo che hai per scoprire chi sono io veramente è comprendere prima chi sei tu. E così è per ogni persona che incontri, poiché l'altro è unicamente un riflesso, un frammento di te. Ma poi, che importanza ha chi sono? Importante è il contenuto di quel che dico, se v'è verità o meno. Non stiamo mica facendo affari insieme. In quel caso capisco che la gente si preoccupi di sapere con chi ha a che fare, con chi sta mettendo in comune i propri soldi. Nonostante, anche in questo caso, la storia passata di un uomo non credo certo possa essere la garanzia assoluta di nulla. Sai come dice il detto: sono le occasioni che fanno l'uomo ladro. E se quell'uomo in passato non ha mai avuto occasioni? La sua fedina penale è pulita, certo, ma come fai a sapere se anche il suo cuore è limpido e sincero usando come unico metro di giudizio le sue azioni passate. Dobbiamo imparare a vedere dentro gli sguardi delle persone. Dobbiamo ritrovare il coraggio di guardarci dritti negli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell'anima dicevano i vecchi, vero? Ma noi oggi i vecchi li mettiamo nelle case di riposo o con le badanti straniere. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare! Che tristezza, vero? Come è più che vero che la gente non si guarda più negli occhi, perchè è più intenta a valutare una persona dalla macchina che guida, dai vestiti che porta o da altre sciocchezze del genere.
Vuoi sapere chi sono? Guardami negli occhi. Scopri che non ho alcun secondo fine nelle mie parole. Qui non si fanno affari! Qui stiamo solo condividendo dei pensieri, delle esperienze, senza alcuna meta al di là del tentativo di crescere assieme e di scoprire se possa esistere un modo diverso di vivere. 
 
Pier

 

Dio si nasconde nel cuore di ogni uomo

michelangeloVi vorrei raccontare una storia che amo molto, un po’ rivista per l’occasione.
Un giorno Dio decise di fuggire dagli uomini. Non gli era più possibile vivere in pace. Veniva tormentato in continuazione da miliardi di domande, suppliche, recriminazioni, insulti. Basta! Era tempo di finirla. Da sempre aveva vissuto sereno fra le creature che abitavano i suoi regni, ma da quando diede vita agli esseri umani tutto iniziò ad andare storto. Ovunque fosse e ovunque andasse, veniva continuamente importunato:
“Perché hai fatto la pioggia che ci bagna e dà fastidio? Perché hai fatto le stagioni, quando d’inverno è troppo freddo e d’estate si muore dal caldo? E dato che ci siamo, a proposito di morire, perché ci hai fatti mortali? Che senso ha nascere per poi morire? Non ti sembra una cosa un tantino stupida? In oltre, perché dobbiamo passare metà della nostra vita dormendo? Non ti pare d’averla già fatta abbastanza breve? Se dobbiamo dircele tutte poi, che senso ha avere figli quando questi fanno sempre ciò che vogliono? Non parliamo poi del dover nascere da dei genitori, che ci comandano sempre quel che dobbiamo fare. Perché, poi, non mi fai diventare ricco? Perché mio marito mi ha tradita con un altro? Perché l’autunno mi fa malinconia? Perché non ci fai nascere tutti con fisici da copertina e in linea con i gusti del tempo? Anzi, perché non fai solo me con un fisico mozza fiato e tutti gli altri brutti, antipatici e stupidi? Ora che ci penso meglio, non fare proprio tutti brutti e antipatici, altrimenti con chi esco poi? Stupidi magari si, così io poi…”
Dopo secoli di queste pantomime, un giorno decise di radunare i suoi più grandi saggi per cercare una soluzione a questo disastro. “Miei amati saggi, dove posso nascondermi per fuggire, almeno per un po’ di tempo, da questo tormento?”, chiese. Uno dei saggi più anziani disse: “Nasconditi sulla montagna più alta della terra. La c’è sempre aria fresca, silenzio e una vista magnifica. Fidati, non verranno mai a cercarti sino a la su. Che vantaggi ne avrebbero ad andare in un luogo così impervio?”
Dio parti immediatamente, ma quando fu arrivato sulla vetta non fece nemmeno in tempo a sistemare le sue cose che un gruppo di scalatori apparve dal nulla , con una bandiera in mano e altri milioni di domande in testa.
Disperato tornò dai suoi saggi e ripropose il quesito: “Dove posso nascondermi per qualche tempo, vi prego aiutatemi, non ne posso più?”
Il più anziano e rispettato dei saggi disse: “Credo che dovresti rifugiarti sulla luna, quello si che è un posto sicuro!”
Ritrovata un po’ di speranza, Dio ripartì per raggiungere la luna, ma questa volta non fece nemmeno in tempo ad appoggiare un piede sul suolo che un uomo, con addosso una strana tuta, aveva già piantato un’altra bandiera.
Ormai sull’orlo della pazzia, pronto a distruggere la sua stessa creazione pur di riavere un po’ di pace, Dio passava i suoi ultimi momenti d’esitazione ascoltando le voci degli uomini che gli giungevano sotto forma di preghiere, quando a un tratto, fra le mille suppliche e lamentele, sentì delle parole che lo commossero e illuminarono allo stesso tempo. Un bimbo, nel buio della sua cameretta lo pregava dicendo: “ Dio mio, sono sceso in un posto in cui nessuno va mai, e mi sono accorto che lì tu non ci sei. Com’è grande la mia angoscia e la mia disperazione, perché quel luogo è il luogo dove più io ti vorrei, quel luogo è il mio piccolo e tremante cuore”.
Immediatamente Dio esaudì la sua preghiera andando ad abitare i cuori di tutti gli uomini, e verificando così la verità delle parole pronunciate da quel bambino: “ Dio mio, sono sceso in un posto in cui nessuno va mai”.
Da quel giorno Dio vive sereno e in pace nel cuore di ogni uomo, sapendo che chi vuole volgere il proprio sguardo verso quel luogo deve prima aver perso ogni recriminazione per tutto quel che ne sta fuori, giungendo così al Suo cospetto libero e sincero, mosso solo da un profondo amore e desiderio di pace.
Pier

 

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Contengono alcune fra le risposte più significative del blog su amore, meditazione, realizzazione di sé, libertà dai condizionamenti.

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