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    LEGGI IL MIO NUOVO LIBRO: Il Virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne

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Tu credi in Dio e nella vita dopo la morte?

Qualcuno ha chiesto:Tu credi in Dio? Pensi che dopo la morte continueremo a vivere in qualche modo? Io non so più in cosa credere! Grazie.

Pier ha risposto: I bambini sono una pura espressione di fiducia e amore, ma i loro occhi sono ancora immersi nel sonno dell'innocenza e dell'inesperienza. L'infante è un mistero allo sguardo dell'uomo invecchiato e curvato dal peso del tempo. L'uomo invecchiato procrea chiamando amore il suo desiderio d'immortalità. Il piccolo guarda il mondo con occhi stupefatti e meravigliati. Tocca e sperimenta ogni cosa con il sapore dell’ignoto. L'adulto non sente e non vede più chiaramente le cose, amareggiato dal fardello dell'esperienza incompleta e dal dolore dalle cose incomprese.

Osserva, penetra nel mistero del tempo, trova la chiave che apre la porta della visione. Tutto è qui di fronte a noi fra l'intervallo che unisce la nascita e la morte. Con il tuo primo respiro inalasti l'esistenza, ma cosa ne potevi sapere di tutto ciò? Bambino, immemore di te stesso, hai seguito la corrente del desiderio e ti sei incamminato lungo le vie del mondo. Ora guarda, comprendi. Il bene e il male, la nascita e la morte, l'amore e l'odio, dio e il demonio, intrecciati assieme nella commedia dell'esistenza. V’è Dio oltre dio, l'Amore oltre l'amore, la Vita oltre la nascita, il Sommo Bene al di la del bene e del male, perché ciò che è reale contiene in sé tutti gli opposti senza subire corruzione alcuna. Annullati al cospetto di quest'immensità, dissolviti nell'osservare i limiti dei contrari che si elidono a vicenda lasciando la tua mente smarrita nell'oceano dell'ignoto. Amico mio, i tuoi occhi non guardano più fuori, la tua mente non distingue più la giusta via, bene, magnifico, questo è un vero miracolo. Vai oltre la logica, oltre il bisogno di controllare, che è figlio bastardo della paura di morire. Il pensiero vuole il controllo perché esiste come frammento e sa di essere limitato, mentre la coscienza com-prende, perché è dimora dell’Essere divino che non teme mai nulla.

La mente per capire deve dividere la realtà in parti, estrinsecando la sua potenza nell'analisi, perdendo così la visione del Tutto. Interrogandosi sulle cause prime del mondo e di sé medesima, questa forza rimane puro vaniloquio se non converte la sua rotta verso la sorgente della coscienza, esperendo la totalità dell'Essere, il fulcro, il cuore dell'universo visibile e invisibile. La mente, quando lavora per la scienza, seziona la materia tramite l'attività analitica, mentre, quando serve il cuore, spazia nel dominio dell’Essere tramite l'attività dialettica confutatoria e intuitiva, dissipando, così, le ombre dell'immaginazione e aprendo un sentiero verso il tempio della vera religione. Sino alle porte del sacro la mente ha ancora un'utilità, se pur esclusivamente confutatoria e dubitativa, ma per varcare la soglia ogni struttura logica deve cadere per lasciare spazio alla fiducia incondizionata, all'amore visionario.

Rifletti! Anche se ti spiegassi per filo e per segno tutti gli attributi del divino, se portassi ragionamenti convincenti per soffocare ogni tuo dubbio e paura, cosa otterresti? Una mente ottusa da credenze! La verità, per quanto razionalmente e magistralmente qualcuno tenti di comunicartela, sino a quando non diverrà una tua esperienza personale, vissuta dalla totalità del tuo Essere, sarà sempre e solo una semplice credenze. Che ti convinca logicamente sull'immortalità dell'anima e sull’esistenza di Dio, o che tu mi creda sulla parola, non fa differenza alcuna, tu rimarresti nella tua ignoranza. Il dubbio celato dal velo del convincimento è come uno scorpione nascosto sotto le lenzuola del letto. Pensi che non ti punga solo perché tu non lo vedi? Il dubbio non va represso, ma liberato, ascoltato e vagliato sino alla sua totale dilatazione e dissoluzione. Il dubbio è il fuoco del tuo intelletto che ti guiderà verso una reale fiducia nell'Esistenza. La vera fede, quella che io chiamo semplicemente fiducia, nasce dal totale dissolvimento del dubbio grazie ad un perfetto uso della ragione e del dubitare stesso. Solo così si possono evitare credenze, dotate di folli sovrastrutture, madri d'ogni sorta di conflitto, persecuzione e discriminazione dell’uomo verso l’uomo.

Vai oltre tutti gli opposti, trascendi ogni dualità, perché l'angoscia s'annida nelle fenditure che la mente analitica apre nel corpo del Tutto senza più riuscire a riconciliarle nell'unità. Per giungere alla fiducia bisogna abbandonare il pensiero analitico e il giudizio soggettivo. Osserva, solo così trascenderai il pensiero, poiché ciò che giunge a perfezione perviene anche alla sua estinzione. Lascia perdere i vari credo e lasciati semplicemente avvolgere da una profonda fiducia nella vita, non aver paura.

Un abbraccio,

Pier

 

Le mie parole sono per coloro che stanno cercando

fuocoQuante immagini, sensazioni, pensieri e significati hanno attraversato il mio corpo e la mia mante, mentre gli occhi dell'anima si aprivano ad una visione sempre più ampia, sino a perdere ogni confine, sino a non poter più incontrare limiti.
Quando ogni distinzione svanisce, dove termina il cielo e dove comincia la terra?
Dove finisce il tuo respiro e comincia il mio?
Noi uomini siamo occhi che guardano uno spazio infinito.
Più la nostra vista è concentrato su di un unico punto e più la comprensione è  ristretta, più lo sguardo è ampio e diffuso, più la visione è vasta e onnicomprensiva.
Veniamo educati sin dalla nascita ad interpretare piccoli frammenti della totalità, ma ogni interpretazione è per sua natura una falsificazione, quindi conflitto con la realtà, da qui la sofferenza. 
Fratelli miei, ogni più piccola cosa, se vista all'interno di un quadro più grande, ha un immenso significato, e se noi potessimo portare la nostra comprensione oltre i limiti dettati dalla paura, il tutto ci apparirebbe nel suo immane splendore.  
Guardate oltre la vostra prigione solo per un istante.
Dal caldo salotto della nostra confortevole dimora, fatta di sogni e credenze, muoviamo lo sguardo oltre la  buia finestra che ci separa dalle gelide notti dell'inverno.
Il vento taglia il viso come la lama di un rasoio, il cielo sembra una lastra di ghiaccio nero costellata da punti dorati, e le creature della terra corrono veloci verso luoghi incantati: è fra questi spazi ignoti che lo Spirito regna da sempre immacolato e selvaggio.
Tra il finire delle tenebre e il nascere del primo albore potrete scorgere uno spiraglio fra le maglie del tempo, e in questo istante, lasciando il vostro sguardo fluttuare verso l'orizzonte, senza cercare di fissare i contorni delle figure, potrete affacciarvi  sull'abisso dell'Anima.  
Rimanendo soli con voi stessi potrete riscoprire la potenza della vita, liberi dalle nebbie della storia e dai lacci delle opinioni volgari.
E' nella solitudine che potrete distinguere la voce della verità fra il latrare delle menzogne.
Sedetevi, pertanto, lontano dal frastuono del mondo, lasciate scorrere i vostri pensieri, non tratteneteli, non respingeteli, e così, immobili e rilassati, osservate quanta importanza diamo  ai giudizi della gente, come abbiamo confuso la libertà con la schiavitù, come siamo divenuti servi nel nostro stesso regno.
A quante menzogne vogliamo ancora credere per poter continuare a fuggire dal nostro silenzio e scivolare così nuovamente nel sonno?
Ormai e troppo tardi, il martello del dubbio sta già sfondando il muro delle vostre certezze, e fra pochi istanti pregherete di non sentir più quei vani e plebei rumori: le striscianti e volgari opinioni della gente.
Quanto desidera il vostro cuore incamminarsi  lungo gli sconfinati sentieri dello Spirito, per potersi lasciare per sempre alle spalle l'avvilente recita di questo patetico teatrino!
Eccomi, io sono pronto.
Procediamo assieme, e vi prometto che non faremo mai più ritorno!  
Giungeremo in un luogo dove le parole degli uomini non hanno più alcun senso, dove l'unico suono che vibra è la dolce melodia del silenzio.
Le catene del dolore si spezzano in fretta, sotto i possenti colpi della verità.
Aprite tutte le vostre porte, abbattete ogni barriera, e lasciate che la tempesta purifichi i cieli del vostro cuore.
Avete già sofferto abbastanza, ora è tempo di danzare!
Venite vicino a me, sedetevi qui al mio fianco, su quest'argine di torrente, e permettete alle acque di raccontare la loro storia: “Cadono impetuose dalle vette, attraversano il buio delle valli, riposando poi calme nel grembo di un fiume, ed in fine, fiduciose, abbandonano i loro confini, per partecipare al gioco delle maree, per tornare fra le braccia del vasto oceano”.
E' questo il destino di noi tutti.
Non chiedetemi con quale autorità possa affermare tutto ciò.
Io parlo solo di ciò che vedo, e voi non potrete mai comprendermi se prima non verrete dove io sono: sulla sponda di questo torrente.
Chi sono io? Questa e la domanda che ogni ricercatore deve porsi.
Perciò indagate sempre quel che v’è più vicino ed evidente, e non partite mai da ciò che è lontano e confuso. 
Guardate sempre prima in voi stessi, perché è lì che scoprirete di non aver bisogno dell'autorità di nessuno.
Se in voi troverete qualcosa di vero, questo qualcosa sarà inevitabilmente in ogni essere, e ciò che è vero è eterno, poiché la verità non muore mai, mentre il falso muore mille e una volta. 
 
Ora siamo solo voi ed io in questo viaggio senza fine. Dimenticate tutto ciò che vi circonda. Mentre l'oscurità sta per giungere camminiamo lungo le rive della nostra mente, sino ad una sconfinata radura.
Iniziamo a raccogliere della legna per accendere un fuoco mentre il cielo stellato brilla e un fresco vento soffia tra gli alberi portando i primi odori dell'inverno ormai prossimo.
Quando il fuoco è acceso ci sediamo a poca distanza dal calore delle fiamme, usando tronchi d'albero sradicati dalla furia delle piene primaverili come seggiole.
Ora non esiste più nulla oltre questo luogo e questo istante.
Il tempo e lo spazio sono svaniti. Questo luogo, rischiarato dalla luce del fuoco, vi riporta alla memoria dolci e rassicuranti immagini del vostro passato, mentre attraverso i miei occhi rivedete lo sguardo di tutte le persone a cui avete voluto bene e che vi hanno amato.
Qui, in questo istante, siete totalmente rilassati, aperti, senza alcuna paura. Questo è il vostro rifugio segreto, il vostro spazio inviolabile dove nessuno potrà mai entrarvi, dove non potrete mai essere feriti. Chiudete gli occhi e cercate questo luogo nel vostro cuore.   
Tutto è ciò che deve essere e tutti ne possono disporre.
L'esistenza è di fronte a noi e continuamente ci ripete di non aver paura, di lasciarci andare, di non trattenere più nulla.
Il fiume della vita ci sta passato accanto, anzi, attraverso, ma noi siamo sempre stati troppo indaffarati nel dover cambiare il mondo per prestare attenzione ad una cosa così evidente.
Dovevamo capire, controllare, pianificare, mentre la vita è sempre stata lì, paziente, rispettosa di tutte le nostre follie.
Quest'esistenza è così compassionevole da lasciarci la libertà di seguire sogni in eterno se è ciò che desideriamo.
Ma noi ora cosa vogliamo?
Elemosinare una goccia d'acqua dalle labbra di mille uomini e donne o scavare dentro le nostre coscienze sino a raggiungere la nostra sorgente eterna?
Noi non siamo qui per supplicare nessuno, ne per la volontà di qualcuno.
Accadiamo e basta, come la pioggia in estate o il fulmine nella tempesta.
Senza un motivo,  senza uno scopo.
Non siamo un affare, ne il progetto di un Dio architetto.
Noi siamo puro Essere che celebra la sua Esistenza!
Ancora pochi sono i giorni che ci separano dal giorno della partenza, sempre che vi sia stato mai un arrivo, pertanto, credo sia doveroso lasciare una traccia del mio passaggio donando la mappa del mio viaggio, perché forse qualcuno ora è smarrito fra tempeste che io già ho attraversato, e miserabile sarebbe superare la burrasca lasciando annegare dietro a sé altri uomini desiderosi di vivere. Immaginate la gioia  che si prova quando si trova una bussola mentre si sta vagando alla deriva?
Le mie parole sono per coloro che stanno cercando: ai sordi non giungerà nulla, ai sapienti non ho niente da dire.
Così è sempre stato e così sarà per sempre.
Fratelli miei….prendete quel che vi serve e poi donalo nuovamente. Forse ciò che raccoglierete vi basterà per non sentirvi più soli in voi stessi. Forse basterà per far divampare in ogni luogo il fuoco che ora stiamo alimentando.
A voi porgo questo auspicio, a voi dono il mio mazzo di chiavi!
Pier

 

I dieci tori Zen

La ricerca spirituale vista attraverso i "dieci tori Zen"

Toro11. LA RICERCA DEL BUE
Nei pascoli di questo mondo, mi apro senza posa un varco tra l'erba alta in cerca del bue.
Seguendo il corso di fiumi senza nome, perso lassù tra gli intricati sentieri di monti lontani, le forze mi vengono meno e la mia vitalità è esausta: non riesco a trovare il bue. Odo soltanto le locuste lanciare il loro verso stridulo attraverso la foresta, nella notte.
 
 
 
toro2
2. SCOPERTA DELLE ORME
Lungo la sponda del fiume, sotto gli alberi, scopro le orme!
Anche sotto l'erba fragrante scorgo le sue impronte.
Si trovano nelle profondità di remote montagne.
Queste tracce sono perfettamente visibili come il tuo naso rivolto all'insù.
 
 
 
toro33. SCOPERTA DEL BUE
Odo il canto dell'usignolo.
Il sole è caldo, il vento dolce, i salici verdeggiano lungo la riva.
Qui nessun bue può nascondersi!
Quale artista riesce a delineare quella testa massiccia, quelle magnifiche corna?
 
 
 
 
toro44. CATTURA DEL BUE
Lo afferro grazie ad una lotta terrificante la sua grande volontà e forza sono inesauribili.
Esso si dirige verso i più elevati altipiani
assai più in alto delle nuvole,
oppure si staglia sopra un invalicabile burrone.
 
 
 
toro55. DOMARE IL BUE
Sono necessarie frusta e corda.
Altrimenti, esso potrebbe sfuggirmi per qualche strada polverosa.
Se bene addestrato, diviene naturalmente mite.
Allora, senza pastoie, obbedisce al proprio padrone.
 
 
 
toro66. CAVALCARE IL BUE VERSO CASA
Montando sopra il bue, torno lentamente verso casa.
La voce del mio flauto salmodia nelle ombre della sera.
Scandendo con battiti di mani la vibrante armonia, dirigo il ritmo senza fine.
Chiunque udrà questa melodia si unirà a me.
 
 
 
 
 
toro77. SUPERAMENTO DEL BUE
A cavalcioni del bue giungo a casa.
Sono sereno e anche il bue può riposarsi.
E' giunta l'alba. Immerso in un beato riposo.
Nella mia dimora di paglia ho abbandonato frusta e corda.
 
 
 
 
toro88. SUPERAMENTO DEL BUE E DEL SE'
Frusta, corda, persona e bue: tutto si fonde nel Nulla.
Questo cielo è così vasto che nessun messaggio potrà intaccarlo.
Come può esistere un fiocco di neve in un fuoco ardente?
Ecco le orme dei patriarchi.
 
 
 
 
toro99. RAGGIUNGERE LA FONTE
Troppa strada si è resa necessaria per tornare alle origini e alla fonte.
Sarebbe stato meglio essere sordi e ciechi fin dall'inizio!
Restando nella propria dimora senza curarsi di nulla.
Il fiume scorre tranquillamente ed i fiori sono rossi.
 
 
 
toro1010. RITORNO ALLA PIAZZA DEL MERCATO
Scalzo e a petto nudo, mi mescolo alla gente del mondo.
I miei vestiti sono a brandelli, pieni di polvere e io sono sempre immerso nella beatitudine.
Non adopero alcuna magia per prolungare la mia vita.
Ora, davanti a me, gli alberi diventano vivi.
 
 
 
 

Osservando la corrente: "questa è la mia sola preghiera, la mia unica meditazione"

riva_torrente
Vivo seduto sulla sponda del torrente.
Questo torrente è il nostro mondo interiore.
Immobile e distaccato osservo la corrente impetuosa, i potenti vortici d’acqua che trascinano sul fondo tronchi d’alberi, carcasse d’animali, oggetti smarriti e mille altre cose strappate lungo i tortuosi sentieri scavati nei secoli.
I vortici e le correnti sono i nostri pensieri che vivono e si nutrono dei detriti del nostro passato.
Immobile e distaccato lascio che la piena del torrente faccia il suo corso.
A volte sento affiorare tremende paure.
Immobile e distaccato, tengo gli occhi chiusi mentre lascio che tutto il caos della mia mente si rifletta nello spazio limpido della mia coscienza.
A volte cado nel torrente e vengo trascinato per metri, a volte chilometri, verso la valle. A volte vengo trascinato sul fondo da enormi mulinelli d’acqua, ma poi, come sempre, tutto d’un tratto mi ritrovo nuovamente immobile e distaccato, seduto sulla riva.
Noi non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre angosce, le nostre paure, le nostre bramosie. Quando smettiamo di voler dominare le correnti del nostro mondo interiore, e semplicemente rimaniamo silenti ed immobili al loro cospetto, pazienti e fiduciosi, scopriamo meravigliati come la violenta piena del nostro torrente interiore si plachi da sola.
Sedetevi, pertanto, lungo le rive del torrente, mentre lasciate che la superficie dell’acqua torni a riflettere le nuvole e le stelle del cielo.
Quando vorrete mi troverete sempre qui, seduto sulla sponda del torrente!
Questa è la mia unica preghiera, la mia sola meditazione!
Pier

 

Frasi da meditare tratte dagli scritti di Platone

Platone“Per chi intraprende cose belle è bello anche soffrire”. (Fedro, 274 A-B)

“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. (Apologia di Socrate, 30 A-B)

“Io vado intorno facendo nient’altro se non cercare di persuadere voi, e più giovani e più vecchi, che non dei corpi dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di nessun’altra cosa prima e con maggiore impegno che dell’anima in modo che diventi buona il più possibile, sostenendo che la virtù non nasce dalle ricchezze, ma che dalla virtù stessa nascono le ricchezze e tutti gli altri beni per gli uomini, e in privato e in pubblico”. (Apologia di Socrate, 30 A-B)

“Non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il vivere bene…E il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù e con giustizia”. (Critone, 48 B)

“Neppure se si subisce ingiustizia si deve rendere ingiustizia, come, invece, crede la gente, perché per nessuna ragione si deve commettere ingiustizia”. (Critone, 49 B)

“Vuoi che ti esponga, o Cebete, la seconda navigazione che intrapresi per andare alla ricerca di questa causa?”. (Fedone, 99 C-D)

“Poniamo dunque, se vuoi, due forme di esseri: una visibile e l’altra invisibile”. (Fedone, 79 A)

“L’anima è in sommo grado simile a ciò che è divino, immortale, intelligibile, uniforme, indissolubile, sempre identico a se medesimo, mentre il corpo è in sommo grado simile a ciò che è umano, mortale, multiforme, inintelligibile, dissolubile e mai identico a se medesimo”. (Fedone, 80 B)

“Visto che sei giovane, esercitati, impegnandoti a fondo in quell’attività che può sembrare inutile e che i più considerano puro gioco di parole, altrimenti la verità ti sfuggirà”. (Parmenide, 135 D)

“La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa: prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradi, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane,e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è bello in sé”. (Simposio, 211 B – C)

“La bellezza splendeva fra le realtà di lassù come Essere. E noi, venuti quaggiù, l’abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminoso […]: solamente la Bellezza ricevette questa sorte di essere ciò che è più manifesto e più amabile. (Fedro, 250 D)

“ Il motivo per cui le anime mettono tanto impegno per poter vedere la Pianura della Verità è questo: il nutrimento adatto alla parte migliore dell’anima proviene dal prato che è là, e la natura dell’ala con cui l’anima può volare si nutre proprio di questo”. (Fedro, 348 B – C)

“L’anima ci comanda di conoscere colui che ci ammonisce ‘Conosci te stesso’ “. (Alcibiade Maggiore, 130 E)

“Quello, Teodoro, che si racconta anche di Talete, il quale, mentre studiava gli astri e stava guardando in alto, cadde in un pozzo: una sua giovane schiava di Tracia, intelligente e graziosa, lo prese in giro, osservando che si preoccupava tanto di conoscere le cose che stanno nel cielo, e, invece, non vedeva quelle che aveva davanti, tra i piedi. La medesima facezia si può riferire a tutti quelli che dedicano la loro vita alla filosofia. In realtà, ad un uomo simile sfugge non solo che cosa fa il suo prossimo, persino il suo vicino di casa, ma quasi quasi anche se è un uomo o qualche altro animale. Invece, che cosa sia un uomo o che cosa convenga alla natura umana fare o subire in modo diverso dalle altre nature, di questo va in cerca, e si impegna a fondo nell’indagine”. (Teeteto, 174 A-B)

“Dunque, non è in queste impressioni sensibili che c’è scienza, bensì nel ragionamento su di esse: infatti, è in questo che è possibile, come pare, toccare l’essere e la verità; in quella, invece, è impossibile”. (Teeteto, 186 D)

“Invece, quanto a ciò che noi ora abbiamo detto, ossia che il non-ente è, o qualcuno dovrà cercare di persuaderci che non diciamo bene, confutandoci, oppure, fintanto che non ne sarà capace, bisogna che anche lui dica come diciamo noi, ossia che i generi si mescolano fra di loro, e che l‘ente e il diverso penetrano attraverso tutti i generi e l’uno nell’altro, e che il diverso, partecipando dell’ente, non è però a motivo di questa partecipazione, ciò di cui partecipa, bensì è diverso; e poiché è diverso dall’ente, è evidentissimo che è necessario che sia non ente”. (Sofista, 250 A)

(Tutti i brani sono tratti dagli scritti di Platone)

 

Stupidità e intelligenza

alcoolQualcuno ha scritto: Per te, Pier, quando si è stupidi e quando si diviene intelligenti? Cos'è vera intelligenza?

Pier ha risposto: Ricordo una bella storiella in proposito.

Due ubriachi stanno tornando a casa dopo una lunga notte passata in osteria fra donne, vino, bestemmie e discorsi d’affari. Lungo la via del ritorno, si trovano di fronte ad una strana forma e, proprio mentre uno dei due la sta per calpestare, l’altro urla: “fermo!!”

“Cosa gridi, cosa succede?” dice il primo.

“Ma guarda per terra, idiota che non sei altro, stavi per pestare una merda!”

Allora, con fare serio e concentrato, il primo ubriaco avvicina il naso alla strana cosa, e dopo averla annusata per bene commenta: “Idiota tu! Questo è solo fango!”

“Ma no, è merda ti dico!” ripete il secondo.

“Noooo, è fangoooo” ribatte seccato il primo.

“È merda”.

“No è fango”.

“È merda”.

“No è fango”…  

Alla fine, poco prima di venire alle mani, il secondo si ferma d’improvviso ed esclama: “Ho un’idea”. A quel punto ne raccoglie un po’ con un dito e l’assaggia: Fiero esclama: “questa è proprio merda!!”

A quel punto anche il primo ubriaco l’assaggia e risponde: Mi sa tanto che avevi ragione, questa è proprio merda”. Di nuovo il secondo ubriaco l’assaggia e conclude senza più alcun dubbio: “Si, si, è proprio una grande merda”.

Anche il primo trona ad assaggiarla e si convince definitivamente: “Hai ragione, non ci sono più storie!”

A questo punto, felici e contenti, si abbracciano commentando: “Che fortuna che non l’abbiamo pestata!!!”   

Quando non si è ubriachi, si va dritti a casa, senza doversi fermare ad ogni strana cosa che si incontra lungo la via!

La stupidità comprende il male solo dopo esservi caduta dentro mille e una volta, l’intelligenza ne sente la puzza a chilometri di distanza. Tutto qui.

Un saluto,

Pier

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Sull'angoscia e la paura di vivere

alberi Sono le nostre difese che generano ogni sorta d'angoscia e problema. Sembra assurdo ma, per la mia esperienza, posso dirti che è proprio così. Crescendo iniziamo progressivamente a erigere dei muri per difenderci dall'inevitabile dolore che comporta l'affrontare totalmente le sfide della vita, ma così facendo rinunciamo anche alla possibilità di comprendere il significato che si nasconde dietro il volto del dolore. Quando tentiamo d'eliminare il dolore dalle nostre vite, ecco che lentamente l'esistenza inizia ad apparirci insensata, vuota, distante. Il dolore è un elemento fondamentale lungo il percorso di crescita che ognuno di noi deve compiere.

Cerca di non fraintendermi. Non ti sto dicendo di andare a caccia del dolore o d'indulgere in esso. Voglio solo dire che, a volte, la vita comporta il dover affrontare delle situazioni che generano in noi profonde crisi, e se noi rimaniamo totalmente aperti e sensibili in queste situazioni, l'atteggiamento di apertura, di disponibilità alla comprensione che assumiamo, trasforma il dolore in un nuovo stato di maggiore coscienza e forza interiore. Riflettiamo insieme un momento su cosa sia il dolore. V'è il male fisico che genera dolore fisico, e questa è un'altra storia. V'è poi il male interiore che genera quel che io preferisco chiamare sofferenza, per distinguerla dal dolore, che è un fatto del corpo. I mali del corpo sono problemi della medicina, sino a quando non infettano anche l'anima. Ora, però, è la sofferenza quel che vogliamo comprendere.

Bene, quando nasce in noi la sofferenza? La radice di ogni sofferenza è la nostra incapacità di accettare la realtà delle cose. Tutto qui. È poi vero che la sofferenza, nella sua manifestazione, prende mille forme, ma la sua essenza, se guardi con attenzione nella sofferenza di chiunque, è un atteggiamento, più o meno nascosto, di non accettazione della realtà. Non accettare la realtà delle cose significa, inevitabilmente, sprofondare in una spirale di sofferenza senza fine, perché quando una situazione non può essere modificata secondo il nostro desiderio, se in noi non nasce una serena accettazione dello stato di fatto delle cose, sarà inevitabile che il conflitto si sposti completamente nel nostro mondo interiore, rendendoci dei campi di battaglia ambulanti.

Ci chiudiamo alla vita quando vogliamo che la vita vada secondo i nostri piani, ma la vita è infinitamente più vasta e potente di noi piccoli individui, e opporvisi significa andare verso un sconfitta certa. In alcuni casi ci è possibile modificare gli eventi, certo, ma là dove non è possibile, per quale motivo non riusciamo a vivere ugualmente sereni? Inoltre v'è da dire che è proprio una fortuna che la vita, un gran numero di volte, non vada come vogliamo, come sarebbe possibile, altrimenti, crescere e cambiare. Tutto sarebbe sempre uguale a se stesso. Noi rimarremmo sempre gli stessi, con le stesse idee, gli stessi scopi e gli stessi bisogni. Sarebbe come essere già morti.

È proprio una fortuna che la vita sia più grande e forte di noi. Ma l'unico modo che abbiamo per vivere e sentire questa nostra impotenza come una benedizione è iniziare a percorrere con fiducia le strade lungo cui la vita ci conduce, rimanendo sempre aperti e pronti a scoprire e comprendere nuove lezioni, nuovi significati. La tua angoscia nasce dalla tua opposizione alla vita.

Prova a comprendere a cosa ti stai opponendo e vedrai che dalla comprensione dell'ostacolo nascerà un nuovo senso di libertà e comunione con il mondo che ti circonda. La paura e l'angoscia non sono nemici ma semplici spie d'allarme che ti segnalano che stai andando fuori strada. Cerca di essere aperto/a al messaggio che ti vogliono trasmettere.

Pier

 

Questo è il viaggio dell'amore

gabbiano "La tempesta dei desideri devasta le vele della nostra nave, spezza l'albero maestro, cancella le rotte coprendo le stelle dietro un cielo carico di nuvole nere e pesanti; ci travolge spingendoci alla deriva. Dov'è la dolce e calda luce del faro? Dove sono i moli del porto e la vecchia locanda a picco sul mare dove andavamo sempre a ristorarci?
No! … Ora non v'è più nulla di tutto quel che avevamo. Da qui si vedono solo grandi onde e lampi di tuono. Ma un giorno accadde, era inevitabile.
Una vita fatta di pace e silenzio forse ora nemmeno più la ricordiamo, ma un tempo ci parve scontata e insignificante. Guardando il vasto spazio all'orizzonte, dove l'ultima stella della notte scompare, e maestoso il sole sorge, udimmo una voce, proveniente dall'abisso dei nostri cuori, esclamare: la tua anima è pronta, spiega le vele e salpa verso l'ignoto! Era la voce dello Spirito, che avendoci colti immemori della beatitudine in cui riposavamo ci offrì l'illusione di poter dominare i venti, soltanto per renderci consci, poi un giorno, d'essere naufraghi fra le tempeste. Ma quale immane gioia sarà quando quest'anima, oggi perduta, scorgerà la via del ritorno? Quale estasi proverà nel vedere da lontano i possenti attracchi del porto, capendo così che la notte è ormai alla fine, e che la fioca luce delle candele, entro pochi istanti, tornerà ad unirsi all'immenso splendore dell'aurora? Questo è il viaggio dell'amore, che lega ogni frammento di questa nostra folle esistenza: dal ventre di una madre sino al cuore d’un assassino. Questo è un cerchio che si chiude solo quando chi ama si riscopre ciò che è amato.

Pier

 

Vuote parole

monaciIn Oriente c'erano due templi nemici tra loro. I monaci erano talmente rivali da aver smesso perfino di guardarsi. Se si incontravano per la strada non si salutavano, non si parlavano: da secoli ormai i "religiosi" di questi due templi non si sopportavano. Ma ciascuno di questi monaci aveva un ragazzino che lo serviva, che faceva per lui le commissioni di routine. Pertanto i monaci temevano che i due avrebbero potuto fare amicizia tra loro, dopotutto i bambini sono sempre bambini. Un monaco disse al suo giovane aiutante: "Ricordati che l'altro tempio è nostro nemico. Non parlare mai con il ragazzino dell'altro tempio. Quella è gente pericolosa: evitala come si evita una disgrazie, come si evita un flagello. Evita quelle persone!". A quelle parole il ragazzino provò un'attrazione irresistibile poiché era stanco delle grandi prediche, non riusciva a capirle. Leggevano delle scritture strane, in una lingua che non capiva. Discutevano di problemi grandi, supremi, e non aveva alcun compagno con il quale giocare e parlare. Quando gli fu detto: "Non parlare mai con il ragazzino dell'altro tempio!", lui fu irresistibilmente tentato, sino a quando, un giorno, non riuscì a evitare di parlare con l'altro ragazzino. Quando lo incontrò per strada gli chiese: "Dove vai?". Questo giovane aiutante, che aveva una mentalità un po' filosofica, sviluppata ascoltando le dissertazioni dei monaci, rispose: "Andare? Non c'è nessuno che viene e che va! Accade...ovunque mi porti il vento...". Aveva udito molte volte il suo maestro dire che così vive un Buddha, come una foglia morta: ovunque lo porti il vento, egli va. Perciò continuò: "Io non ci sono! Colui che agisce non c'è. Pertanto come posso andare? Che assurdità dici? Io sono una foglia morta...ovunque mi porti il vento...".

Il primo ragazzino era ammutolito dallo stupore. Non riuscì neppure a rispondere, non riuscì a trovare qualcosa da dire. L'imbarazzo l'aveva zittito, si vergognava e pensava che aveva ragione il suo maestro nel dirgli di non parlare con gente simile: era pericolosa! "Che discorso è mai questo? Io ho fatto una semplice domanda: 'Dove vai?'. Di fatto, so già dove sta andando, entrambi stiamo andando a comperare la verdura al mercato. Avrebbe dovuto darmi una risposta semplice". Al ritorno andò dal suo maestro e disse: "Mi spiace, scusami! Tu mi avevi proibito di parlare con quel ragazzino ed io non ti ho ascoltato. Ma è stato proprio a causa della tua proibizione che sono stato tentato. Per la prima volta ho parlato con quella gente pericolosa. Io ho fatto una semplice domanda: "Dove vai?". Il ragazzino a quel punto ha iniziato a dire cose strane come: "Non c'è l'andare, non c'è il venire. Chi viene? Chi va? Io sono il vuoto completo, sono soltanto una foglia morta nel vento...ovunque mi porti il vento...". Il maestro rispose: "Te l'avevo detto! Domani ti fermerai allo stesso posto e quando arriverà il ragazzo gli chiederai ancora: 'Dove vai?'. Quando comincerà a dire tutte quelle cose tu gli dirai semplicemente: 'E' vero. Tu sei una foglia morta e lo sono anch'io. Ma quando non soffia il vento, dove vai? Dove puoi andare?'. Dirai proprio così e lo metterai in imbarazzo...bisogna metterlo in imbarazzo, bisogna vincerlo. Abbiamo sempre partecipato a discussioni e quella gente non è mai riuscita ad avere la meglio su di noi in alcun dibattito. Quindi, domani devi rimettere quel ragazzo al suo posto!". Il giovane aiutante si alzò presto, preparò la sua risposta, la ripeté molte volte prima di incamminarsi. Poi si fermò dove l'altro ragazzino era solito attraversare la strada continuando a ripetere tra sé la risposta, a prepararsi, e quando finalmente lo vide arrivare si disse: "Bene! E' il momento!". Gli chiese: "Dove vai?". Sperava di avere l'opportunità... ma l'altro rispose: "Ovunque mi portino le gambe...". Nessun accenno al vento! Nessun accenno al nulla! Nessun accenno a colui che agisce! Cosa doveva fare? Tutta la sua risposta prefabbricata ora gli sembrava assurda. Ora parlare del vento non sarebbe stato per nulla pertinente. Di nuovo mortificato pensò: "Certamente questo ragazzo conosce cose strane. Ora ha detto: 'Ovunque mi portino le gambe...'". Tornò affranto dal suo maestro che gli disse: "Ti avevo detto di non parlare con quella gente: è pericolosa! E' una cosa che va avanti da secoli. Ma adesso bisogna farla finita, dobbiamo fare qualcosa. Perciò domani gli chiederai ancora: 'Dove vai?'. Quando risponderà: 'Ovunque mi portino le gambe...', tu gli dirai: 'E se tu non avessi le gambe...?'. In un modo o nell'altro dovrai ridurlo al silenzio!". E così il giorno seguente il ragazzino chiese nuovamente: "Dove vai?" e rimase in attesa. L'altro rispose: "Sto andando al mercato a comprare la verdura, dove vuoi che vada a quest'ora?".   

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