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Sulla morte

Platone Riflettevo sulla morte... La morte ci terrorizza perché porta con sé il “conto”. Viene chiedendoci cosa abbiamo fatto, compreso, vissuto, quanti momenti di gioia abbiamo sprecato, quanti possibili amori abbiamo sciupato o rifiutato per stupide paure o con inutili egoismi. L’ignoto ci intimorisce perché il nostro passato è tutto ciò che pensiamo d'avere e di essere, e quel che ieri non siamo riusciti a ottenere, speriamo di raggiungerlo domani, ma domani nulla è certo. Ecco allora la paura che ci assale. La morte per la nostra mente rappresenta per antonomasia l'estinzione di ogni legame con il passato. Pertanto, se riflettiamo bene, non è la morte in sé la causa dei nostri guai, essendo oltretutto un fatto inevitabile, ma il rapporto che abbiamo instaurato con il passato. È l’idea di dover perdere quel passato che per noi significa possessi, fatiche, rivalse e desideri ad annichilirci, poiché nello “ieri” che si perpetua in un domani sperato e immaginato vive l’essenza stessa del nostro ego, la continuità della nostra personalità.

Osservando la morte di altri uomini e constatando la conseguente dissoluzione del loro corpo, associamo l’idea della morte all’idea del nostro annientamento assoluto poiché tutto ciò che conosciamo di noi e della vita in generale, usualmente, si limita alle funzionalità del nostro corpo fisico. Ipso facto, no body no party! ...

Invidia e sfida tra fratelli

fratelli Dario ha scritto: Caro Pier, c’è un pensiero che mi passa per la testa di continuo. Io e mio fratello siamo cresciuti in una famiglia che ci ha impartito un’educazione molto rigida, solo che io ho sempre seguito i consigli e la strada che i nostri genitori ci hanno indicato, mentre mio fratello ha sempre fatto tutto il contrario. Ora è come se fra noi ci fosse una sorta di attesa e di sfida. Ogni volta che ci vediamo ho l’impressione che l’uno dica all’altro solo con lo sguardo degli occhi: “vedrai chi alla fine avrà fatto una vita da miserabile”. Tu cosa mi puoi dire. Sono io che sono sempre stato un codardo e un debole o è mio fratello che finirà solo e pentito?
 

Pier ha risposto: Due barboni sono seduti sotto un albero a chiacchierare quando il primo dice: “Mi sono ridotto in questo stato perché non ho mai voluto seguire i consigli delle persone, di nessuno.”. A quel punto l'altro replica: “Amico mio, io mi sono ridotto così per aver sempre seguito i consigli di tutti”.

Caro Dario, la vostra sfida l’avete entrambi persa in partenza. Tu fai esattamente quel che ti viene detto, senza ascoltare troppo la tua intelligenza, i tuoi desideri e i tuoi dubbi. Saresti potuto essere un perfetto soldato del Terzo Reich, oppure oggi potresti essere un bravo kamikaze! Mi dispiace tanto per te, ma la tua infanzia deve esser stata molto difficile, devi aver avuto una gran paura di esprimere te stesso, di far sentire la tua voce.

Per quanto riguarda tuo fratello, vale esattamente lo stesso discorso. Quando una persona fa esattamente il contrario di quel che le viene detto, sta agendo in forma negativa allo stesso comando a cui tu reagisci in forma positiva, ma anche in questo caso non v’è alcuna traccia d’intelligenza e libertà. Libertà e intelligenza nascono quando la nostra coscienza ascolta in silenzio, aperta e recettiva, tutto quel che le sta intorno e che le viene detto, per poi agire in base alla propria sensibilità. Libertà e intelligenza sono il frutto di un cammino dialettico, di confronto, di dialogo, di indagine, di scavo profondo in se stessi. Libero e sereno non è colui che fa tutto quel che gli viene detto, né colui che fa l’esatto opposto, ma chi agisce in base ai dettami della propria consapevolezza.

Platone disse che “l’anima ci comanda di conoscere colui che ci ammonisce ‘Conosci te stesso’“[1].

Capisci quel che vorrei suggerirti? Tu e tuo fratello provate a riscoprire quello sguardo limpido e quell’intelligenza aperta che portavate con voi, in potenza, quando siete venuti in questo mondo, solo così potrete guardarvi negli occhi e dire: hai visto che splendido inizio è ogni nuovo giorno! Uscite da queste folli logiche di competizione, antagonismo e invidia, altrimenti, fra non molto, verrete calpestati entrambi da questi “cavalli impazziti”.

 
Con un immenso augurio di libertà,
Pier

 


[1] Platone, Alcibiade Maggiore, 130 E

 

Chi sono, mi chiedi?

DadrimLuca ha chiesto: Volevo solo chiederti se puoi parlare un po' di te, della tua storia, per cercare di capire meglio chi sei?
Pier ha risposto: Chi sono, mi chiedi? L'unico modo che hai per scoprire chi sono io veramente è comprendere prima chi sei tu. E così è per ogni persona che incontri, poiché l'altro è unicamente un riflesso, un frammento di te. Ma poi, che importanza ha chi sono? Importante è il contenuto di quel che dico, se v'è verità o meno. Non stiamo mica facendo affari insieme. In quel caso capisco che la gente si preoccupi di sapere con chi ha a che fare, con chi sta mettendo in comune i propri soldi. Nonostante, anche in questo caso, la storia passata di un uomo non credo certo possa essere la garanzia assoluta di nulla. Sai come dice il detto: sono le occasioni che fanno l'uomo ladro. E se quell'uomo in passato non ha mai avuto occasioni? La sua fedina penale è pulita, certo, ma come fai a sapere se anche il suo cuore è limpido e sincero usando come unico metro di giudizio le sue azioni passate. Dobbiamo imparare a vedere dentro gli sguardi delle persone. Dobbiamo ritrovare il coraggio di guardarci dritti negli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell'anima dicevano i vecchi, vero? Ma noi oggi i vecchi li mettiamo nelle case di riposo o con le badanti straniere. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare! Che tristezza, vero? Come è più che vero che la gente non si guarda più negli occhi, perchè è più intenta a valutare una persona dalla macchina che guida, dai vestiti che porta o da altre sciocchezze del genere.
Vuoi sapere chi sono? Guardami negli occhi. Scopri che non ho alcun secondo fine nelle mie parole. Qui non si fanno affari! Qui stiamo solo condividendo dei pensieri, delle esperienze, senza alcuna meta al di là del tentativo di crescere assieme e di scoprire se possa esistere un modo diverso di vivere. 
 
Pier

 

Dio si nasconde nel cuore di ogni uomo

michelangeloVi vorrei raccontare una storia che amo molto, un po’ rivista per l’occasione.
Un giorno Dio decise di fuggire dagli uomini. Non gli era più possibile vivere in pace. Veniva tormentato in continuazione da miliardi di domande, suppliche, recriminazioni, insulti. Basta! Era tempo di finirla. Da sempre aveva vissuto sereno fra le creature che abitavano i suoi regni, ma da quando diede vita agli esseri umani tutto iniziò ad andare storto. Ovunque fosse e ovunque andasse, veniva continuamente importunato:
“Perché hai fatto la pioggia che ci bagna e dà fastidio? Perché hai fatto le stagioni, quando d’inverno è troppo freddo e d’estate si muore dal caldo? E dato che ci siamo, a proposito di morire, perché ci hai fatti mortali? Che senso ha nascere per poi morire? Non ti sembra una cosa un tantino stupida? In oltre, perché dobbiamo passare metà della nostra vita dormendo? Non ti pare d’averla già fatta abbastanza breve? Se dobbiamo dircele tutte poi, che senso ha avere figli quando questi fanno sempre ciò che vogliono? Non parliamo poi del dover nascere da dei genitori, che ci comandano sempre quel che dobbiamo fare. Perché, poi, non mi fai diventare ricco? Perché mio marito mi ha tradita con un altro? Perché l’autunno mi fa malinconia? Perché non ci fai nascere tutti con fisici da copertina e in linea con i gusti del tempo? Anzi, perché non fai solo me con un fisico mozza fiato e tutti gli altri brutti, antipatici e stupidi? Ora che ci penso meglio, non fare proprio tutti brutti e antipatici, altrimenti con chi esco poi? Stupidi magari si, così io poi…”
Dopo secoli di queste pantomime, un giorno decise di radunare i suoi più grandi saggi per cercare una soluzione a questo disastro. “Miei amati saggi, dove posso nascondermi per fuggire, almeno per un po’ di tempo, da questo tormento?”, chiese. Uno dei saggi più anziani disse: “Nasconditi sulla montagna più alta della terra. La c’è sempre aria fresca, silenzio e una vista magnifica. Fidati, non verranno mai a cercarti sino a la su. Che vantaggi ne avrebbero ad andare in un luogo così impervio?”
Dio parti immediatamente, ma quando fu arrivato sulla vetta non fece nemmeno in tempo a sistemare le sue cose che un gruppo di scalatori apparve dal nulla , con una bandiera in mano e altri milioni di domande in testa.
Disperato tornò dai suoi saggi e ripropose il quesito: “Dove posso nascondermi per qualche tempo, vi prego aiutatemi, non ne posso più?”
Il più anziano e rispettato dei saggi disse: “Credo che dovresti rifugiarti sulla luna, quello si che è un posto sicuro!”
Ritrovata un po’ di speranza, Dio ripartì per raggiungere la luna, ma questa volta non fece nemmeno in tempo ad appoggiare un piede sul suolo che un uomo, con addosso una strana tuta, aveva già piantato un’altra bandiera.
Ormai sull’orlo della pazzia, pronto a distruggere la sua stessa creazione pur di riavere un po’ di pace, Dio passava i suoi ultimi momenti d’esitazione ascoltando le voci degli uomini che gli giungevano sotto forma di preghiere, quando a un tratto, fra le mille suppliche e lamentele, sentì delle parole che lo commossero e illuminarono allo stesso tempo. Un bimbo, nel buio della sua cameretta lo pregava dicendo: “ Dio mio, sono sceso in un posto in cui nessuno va mai, e mi sono accorto che lì tu non ci sei. Com’è grande la mia angoscia e la mia disperazione, perché quel luogo è il luogo dove più io ti vorrei, quel luogo è il mio piccolo e tremante cuore”.
Immediatamente Dio esaudì la sua preghiera andando ad abitare i cuori di tutti gli uomini, e verificando così la verità delle parole pronunciate da quel bambino: “ Dio mio, sono sceso in un posto in cui nessuno va mai”.
Da quel giorno Dio vive sereno e in pace nel cuore di ogni uomo, sapendo che chi vuole volgere il proprio sguardo verso quel luogo deve prima aver perso ogni recriminazione per tutto quel che ne sta fuori, giungendo così al Suo cospetto libero e sincero, mosso solo da un profondo amore e desiderio di pace.
Pier

 

Un saggio litigio

Caduta Muro di BerlinoC'erano una volta due saggi che per quarant'anni avevano vissuto insieme e non avevano mai litigato. Neppure una volta. Un giorno uno disse all'altro: "Non ti sembra che stiamo un po' esagerando? In quarant'anni nemmeno un litigio, quando tutti gli altri uomini pare che vivano solo per questo! Credo sia proprio venuto il momento di provare a litigare almeno una volta". Il secondo saggio rispose: "Va bene, se insisti! Ma per cosa litighiamo?". "Cosa ne dici di questa sedia?", propose il primo. "Va bene, litighiamo per la sedia. Ma come facciamo?", chiese il secondo. Il primo allora gridò: " Questa sedia mi appartiene, solo io posso sedermici, capito!". "Ok. Io siederò sul divano" rispose il secondo. A quel punto, entrambi scoppiarono a ridere, e per altri quarant'anni non litigarono più. Ormai prossimi alla morte, i due decisero che un altro tentativo andava fatto. Il primo disse: "Che ne dici se facciamo un altro esperimento? Proviamo a litigare un'ultima volta!". "Ma per cosa potremmo litigare ormai, ci rimarranno, si e no, due o tre giorni di vita ancora", disse il secondo saggio. Il primo allora replicò: "Bravo!, litighiamo per decidere chi debba morire per primo". "Ma non possiamo!" esclamò il secondo. "E perché?" chiese l'altro. "Perché questa decisione non è in nostro potere!".  

A quel punto si guardarono negli occhi e scoppiarono, ancora una volta, in una fragorosa risata.

Pier

 

Ascolta il silenzio e, in silenzio, osserva

Denaro e potereUn importante uomo d’affari venne a conoscenza dell’esistenza di un Maestro Spirituale che viveva in una piccola casa fra le colline. Alcuni suoi cari amici gli dissero d’aver sentito dire da molte persone che tutti coloro che riescono a incontrarlo rimangono toccati dalle sue parole e dalla sua presenza. L’uomo d’affari, che in quel periodo stava attraversando una profonda crisi interiore, decise di andare a parlare con quest’uomo.   
Giunto al cospetto del Maestro, l’uomo d’affari disse: “Sono un uomo ricco e potente, ma quante sono le mie ricchezze e il mio potere, tanta è la mia solitudine e l’angoscia che sento crescere nel mio cuore. Tu conosci una via che porti alla pace interiore e all’amore?”     
Il Maestro rispose: “L’unica via che conosco, capace di condurre gli uomini alla pace e all’amore, è la via del Silenzio”.
L’uomo d’affari allora chiese: “Come posso imboccare questa via?”
“Osservando e ascoltando tutto e ogni cosa”, rispose il Maestro.
“E come è possibile riuscire ad ascoltare e a osservare tutto e ogni cosa?”, chiese il ricco uomo.
“Restando in silenzio”, rispose il Maestro.
“Ma come è possibile restare in silenzio”, chiese ancora l’uomo d’affari.
“Osservando e ascoltando tutto e ogni cosa”, concluse il Maestro.
 

Il sesso come ossessione

Image Qualcuno ha scritto: Sono ossessionato dal sesso, non penso ad altro tutto il giorno. Non ne posso più, ma allo stesso tempo non riesco a farne a meno. Cosa posso fare?

Pier ha risposto: L’impulso sessuale è un bisogno naturale del nostro organismo. Solitamente affiora, ben definito, nell’età adolescenziale, e tende ad affievolirsi con il passare degli anni, sino a svanire definitivamente al sopraggiungere della senilità. Questo accadrebbe se la nostra vita seguisse un naturale corso, ma pare proprio che le cose non vadano più in questa direzione per nessuno ormai. La nostra società è drogata di sesso, per cui non sentirti un caso speciale. Con questo non voglio certo dire che le cose vadano bene così. Quando la nostra mente si attacca a qualcosa è inevitabile che la sofferenza inizi ad apparire, per il semplice motivo che la nostra libertà interiore diminuisce con l’aumentare della forza con cui un pensiero ci possiede.

Quando i nostri pensieri e le nostre emozioni scorrono sulla superficie della nostra coscienza come nuvole che attraversano il cielo, cioè senza lasciare traccia del loro passaggio, lasciando lo sfondo immacolato e indisturbato, la nostra capacità di rispondere alle sfide della vita si esprime al massimo del suo potenziale, facendoci percepire un senso di pienezza e di vitalità interiori. Quando, invece, la nostra mente e il nostro cuore vengono manipolati e costretti, la loro pace naturale è perduta.

Il nascere di un pensiero ossessionante è il prodotto di una mente e di un cuore che hanno perso il contatto con la loro dimensione più profonda, con la dimensione dell’Essere. Il paradosso della nostra società è questo: più l’angoscia e l’incapacità di rispondere intelligentemente alle sfide della vita aumentano, più ci vengono offerte, e noi di buon grado le accettiamo, risposte malate. È come se stessimo tentando di curare un malato di cancro ai polmoni, provocato dal fumo, facendogli fumare quaranta spinelli al giorno. Questa non è una vera risposta alla sua malattia, è qualcosa che nell’immediato può anche fargli sentire meno dolore, ma che in breve lo porterà a morte certa. L’angoscia, la confusione, la paura e la violenza aumentano, e le uniche cose in cui cerchiamo risposte sono i piaceri del corpo, il denaro, il potere e il successo. Considerando che il denaro, il potere e il successo sono cose non molto semplici da ottenere, la maggior parte della gente si tuffa nei piaceri del corpo: cibo, alcool, droghe e sesso. Queste sono tutte vie di fuga. Non sono vere risposte alla malattia che affigge la maggior parte di noi.

Personalmente non ho nulla contro i piaceri del corpo, il successo, il potere e il denaro. Dico solo che se cerchiamo queste cose per rispondere ai bisogni più profondi della nostra coscienza, siamo in guai seri. Cercare queste cose per rispondere alla nostra sete di pace, amore e significato, equivale a curare il cancro con la morfina. Ai bisogni della coscienza si risponde con la ricerca interiore, per il semplice motivo che l’unica cosa che ci può realmente dare pace e armonia è la scoperta della nostra vera identità, della nostra vera essenza.

Quando diveniamo consapevoli di chi realmente siamo, di quale sia la reale natura della Coscienza che ci abita, possiamo anche ottenere tutto il potere e il denaro del mondo, giacché non li useremo mai per appagare nostri brucianti desideri egoici, brame di dominio e prevaricazione, ma unicamente per espandere e realizzare quell’armonia che sentiamo in noi.

Se in noi v’è amore, il sesso e i piaceri del corpo non possono mai divenire problemi e ossessioni, ma vengono vissuti come ulteriori doni che l’esistenza ci offre. È come se un uomo si fosse perso nel deserto e con sé avesse solo delle damigiane di vino: molto probabilmente, dopo poco tempo, inizierebbe ad avere problemi di alcolismo. Ma se con sé porta una riserva enorme d’acque e qualche damigiana di vino, non vi sarà problema alcuno, anzi, “qualche sera potrà invitare i nomadi del deserto a bere un buon bicchiere di vino, perché si sa che le notti in quei luoghi sono gelide, e non v’è alcun motivo per non bere qualche bicchiere in compagnia”. Tutti noi siamo uomini smarriti nel deserto, che vagano con svariate damigiane di vino, completamente immemori di portare, nascosta nel profondo del nostro cuore, un’inesauribile sorgente d’acqua.

Hai bevuto troppe sostanze inebrianti, hai vagato alla ricerca della vera sorgente senza trovarla per troppo tempo, per questo ora ti ritrovi ossessionato dal sesso. Dai uno sguardo dentro di te e scopri finalmente che la vera pace te la sei sempre portata appresso: hai solo sognato di non averla mai avuta.

Osserva i tuoi pensieri ossessionanti e le tue pulsioni brucianti distaccato, come un bambino seduto sulla riva di un fiume in piena osserva i giochi dell’acqua. Vedrai che lentamente le acque si placheranno e finalmente la luce del sole tornerà a riflettersi sulla superficie del tuo fiume interiore.  

Pier

 

Scelte d'amore: lui o i figli

Angelo sui BinariLuisa ha scritto: Caro Pier, mio marito non vuole figli, nonostante la mia età non mi permetta di rimandare ancora per molto. Ho provato a fargli cambiare idea, ma non c’è stato verso. Sono disperata, mi sento fra l’incudine e il martello: lo lascio, o, se rimango con lui, non avrò mai un figlio mio. Cosa devo fare? Ti prego, dammi un consiglio.
Pier ha risposto: Mi dispiace ma non vedo molte soluzioni. Da come parli mi sembra di sentire un desiderio di maternità molto forte in te. Allo stesso tempo, se tuo marito, di fronte a questo tuo intenso desiderio, non si è mosso di un millimetro, questo può significare solo che anche in lui c’è un forte desiderio di non diventare padre. Ora, se così è la situazione, prova a immaginare una tua ipotetica rinuncia a questo desiderio di diventare mamma. Lo faresti solo per rimanere con lui? E se così fosse, non credi che da quel giorno in poi lui potrebbe iniziare ad apparirti sempre più come quell’uomo che ti ha fatto rinunciare alla tua potenzialità di diventare madre? Non credi che lui, da quel giorno in poi diverrebbe ciò per cui hai dovuto rinunciare a qualcosa di grande. E tu lo sai che quando rinunciamo a qualcosa di grande per qualcuno, se la nostra scelta e il nostro amore per quel qualcuno non sono immensamente forti e consapevoli, da quel momento in poi la nostra relazione non sarà mai più quel che era prima perché fra noi si è insinuato il puzzo del compromesso.

Tutto ciò che ti ho appena detto, probabilmente, vale anche per tuo marito. Se dovesse scendere a compromessi per te, decidendo così di diventare padre, come crescerebbe questo figlio? Forse bene, forse male. Ma se dovesse andare male, di chi credi che sarebbe la responsabilità di una scelta che non voleva fare. Come credi che inizierebbe a vederti? Forse come quella persona che l'ha cacciato in una situazione più grande di lui? Come quella donna che per il suo personale egoismo l’ha voluto legare e caricare di pesi a cui lui pensava "giustamente" di non poter reggere?

Luisa, ciò che ti vorrei dire attraverso queste poche parole è che se uno di voi due dovesse scendere a compromessi, sono certo che vi rovinereste la vita. Fare un compromesso significa scegliere mossi dalla paura. Cerca di capirmi: tu rimani con lui perché hai paura di perderlo, per questo rinunci a un tuo grande desiderio. In questo caso hai rinunciato per paura di perdere qualcosa e non per amore di qualcuno, e quando in una scelta si agisce mossi dalla paura , quel che ne deriva non è mai una decisione consapevole, libera e fruttuosa, ma è sempre un compromesso, un qualcosa dettato dall’impotenza, dall’egoismo, dall’incertezza e dall’opportunismo. Quando, in una scelta (soprattutto d’amore), si è mossi dalla paura, tutto lentamente si trasforma in un peso, in un rimpianto, in una recriminazione, in una ripicca o, peggio ancora, in una lenta vendetta.

Luisa, non scendere mai a compromessi. Se il tuo amore per questo uomo è vero e forte, qualunque cosa tu scelga sarà benedetta, perché il vero amore è veggente, e non ceco come dicono gli stolti. Gli stupidi chiamano amore le loro passioni egoistiche, cose intrinsecamente destinate a morire e a deludere, e quando queste si rivelano per la loro inconsistenza, nessuno vuole ammettere la realtà riconoscendo di aver scambiato un capriccio per l'amore. Tutti preferiscono dire che l’amore è cieco. Ma lo voglio ripetere ancora una volta, dal mio punto di vista, il vero amore è veggente, è saggio, coraggioso, forte, e lentamente si rivela sempre come il nostro unico vero maestro.

Se ami quest’uomo veramente, non farai la scelta sbagliata. Questo non vuol dire che rimarrai con lui a discapito dei tuoi desideri. Questo vuol solo dire che se deciderai di rimanere con lui, non lo farai per paura di perderlo, ma per l’immensa gioia che senti nascere dal vostro crescere assieme. E se così sarà, non accadrà mai un solo giorno in cui tu gli rinfaccerai d’aver dovuto mettere da parte i tuoi sogni per lui. Amare veramente qualcuno, però, può voler dire anche dover scegliere di terminare il rapporto e vivere il dolore che comporta la generazione di una nuova forma di relazione. Se vi amate veramente, nessuno di voi due imporrà la propria volontà all’altro, ma accetterete entrambi la modificazione che inevitabilmente viene in essere quando due vite non corrono più sugli stessi binari.

Amare veramente, a volte, significa anche prendere la strada più dolorosa per evitare che un domani il nostro amore viva recluso in una cella del nostro egoismo, poiché ciò che alimenta senza tempo la fiamma dell’amore è la libertà, e ciò che più d’ogni altra cosa uccide la nostra libertà è l’egoismo. Amare non significa rimanere tutta una vita l'uno attaccato all'altra, ma prendersi cura l'uno dell'altra, anche a costo di doversi dividere. Pertanto, Luisa, sii certa di scegliere in libertà e amore. Se così farai, qualunque sarà la tua decisione, sono certo che non te ne pentirai. Prova a calarti con tutto il tuo cuore in un futuro dove sei sola con il tuo uomo, senza figli, e cerca di sentire cosa provi. Prova, poi, ad immaginarti in un futuro dove sei con i tuoi bambini. E' dove il nostro cuore sorride e danza, che fioriscono i giorni del nostro futuro.

Con affetto,
Pier

 

Per cosa vale la pena combattere?

Bandiera bianca Qualcuno ha scritto: Per cosa vale la pena di vivere sempre e comunque?
 

Pier ha risposto: Per comprendere il valore di ciò che è essenziale bisogna patirne la perdita, perché ciò che si possiede da sempre facilmente diviene lo sfondo invisibile su cui si muovono gli oggetti cangianti del nostro perpetuo bramare. Così diveniamo come quel pesce che non conosceva l’esistenza dell’acqua siano al giorno in cui non cadde in una rete da pesca e venne gettato sulla banchina rovente di un porto. Ma fortunatamente ciò che in noi “è” veramente non può mai esser perso realmente, infatti, è solo grazie ai sogni generati dei desideri che possiamo vivere la meravigliosa quanto tremenda illusione d’esser un “Io” solitario, impaurito e arrogante, svincolato dall’indiviso corpo dell’esistenza, come quando nel sonno possiamo credere d’esser Re in un castello o schiavi rinchiusi in un’orrenda prigione nonostante si sia sempre e solo comodamente sdraiati sul nostro letto.

Tutto ciò accade perché, sin dal nostro primo istante di vita, il gioco mutevole delle forme e dei colori del mondo diviene per noi così importante e attraente da farci smarrire la consapevolezza della nostra stessa presenza, che altro non è che la stessa essenza che vive in ogni forma e colore mutevole che sperimentiamo attraverso i sensi. Tutto ciò alla mente appare assurdo, folle, contraddittorio, ma è la natura stessa della coscienza, il modo attraverso cui si manifesta, e prima lo comprenderemo e accetteremo, prima troveremo pace.

Pochi di noi sono felici e riconoscenti alla vita per il continuo dono della pioggia, del sole o dell’aria. Ma se un giorno, per un qualche scherno del destino, tutte queste cose ci dovessero esser sottratte per un solo istante, non credete che da quel momento in poi, ogni qualvolta un raggio di sole ci dovesse accarezzare la pelle o una leggera brezza muovere i capelli, proveremmo un’immensa gratitudine e gioia?

Pochi sono gli uomini che vivono la propria vita sentendo d’esser benedetti per il semplice fatto d’esistere e d’assistere alla manifestazione di un miracolo, di un mistero in cui non v’è nulla di scontato e dovuto! E sfortunatamente tanti sono gli uomini che vivono le proprie esistenze sentendo di non aver avuto mai abbastanza o di esser stati gettati in un mondo dove lottare e competere per avere sempre di più perché tutto gli è dovuto ed è scontato! Chi pensa in questo modo dimostra un’unica cosa: che la vita non l’ha ancora gettato sulla banchina rovente del porto, dove gli verrà sottratta ogni cosa, dove sognerà di aver perso persino la sua stessa vita. E quel giorno verrà, come viene per tutti, e lì capirà che c’è una cosa sola per cui valga la pena di vivere sempre e comunque: la vita.

Pier

 

Il Cantico dei Cantici

Re SalomoneIl nome del libro, con la ripetizione della parola cantico, secondo il modo di costruire le frasi degli antichi ebrei, è da considerarsi come un superlativo e andrebbe reso come Il più sublime tra i cantici. Viene conosciuto anche come Cantico di Salomone, poiché se ne attribuisce la paternità all'antico re di Israele del X secolo a.C.: la tradizione ebraica vuole sia stato scritto con la costruzione del Tempio di Gerusalemme. In realtà si ritiene sia opera di uno scrittore anonimo del IV secolo a.C. che ha fatto confluire nel testo diversi poemi antecedenti originari dell'area mesopotamica...
 
Cantico 1,1-4
 
La sposa desidera ardentemente e ricerca lo sposo

Il Cantico dei Cantici che è di Salomone. Mi baci con i baci della sua bocca! Poiché il tuo amore è migliore del vino. Per la fragranza dei tuoi gradevoli olii profumati il tuo nome è un olio profumato versato; per questo ti amano le fanciulle. Attirami a te! Noi ti correremo dietro. Il re mi ha portato nelle sue camere. Noi gioiremo e ci rallegreremo in te; noi ricorderemo il tuo amore più del vino. A ragione ti amano.
 
Cantico 1,5-2,7
 
Io sono nera ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone. Non guardate se son nera, perché il sole mi ha abbronzata. I figli di mia madre si sono adirati con me; mi hanno posto a guardia delle vigne, ma la mia propria vigna non l'ho custodita. Dimmi, o tu che il mio cuore ama, dove pascoli il gregge e dove lo fai riposare a mezzogiorno. Perché mai dovrei io essere come una donna velata presso le greggi dei tuoi compagni? Se non lo sai, o la più bella delle donne, segui le tracce del gregge e fa' pascolare le tue caprette presso le tende dei pastori.
 
 
Espressioni del reciproco amore tra sposo e sposa

Amica mia, io ti assomiglio alla mia cavalla tra i carri del Faraone. Le tue guance sono belle con ornamenti, e il tuo collo con collane di perle. Noi faremo per te collane d'oro con borchie d'argento. Mentre il re siede a mensa, il mio nardo effonde la sua fragranza. Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra; egli riposerà tutta la notte fra le mie mammelle. Il mio diletto è per me un mazzo di fiori di alcanna nelle vigne di En-ghedi. Ecco sei bella, amica mia, ecco sei bella! I tuoi occhi sono come quelli delle colombe. Come sei bello, mio diletto, e anche amabile! Per di più il nostro letto è verdeggiante. Le travi delle nostre case sono cedri e i nostri soffitti di cipresso.
 
Io sono la rosa di Sharon, il giglio, delle valli. Come un giglio tra le spine, così è l'amica mia tra le fanciulle. Come un melo fra gli alberi del bosco, così è il mio diletto fra i giovani. Ho grandemente desiderato di stare alla sua ombra e là mi sono seduta, e il suo frutto era dolce al mio palato. Mi ha condotto nella casa del banchetto, e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d'uva, ristoratemi con pomi, perché io sono malata d'amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia. Io vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, per le gazzelle e per le cerve dei campi, non destate e non svegliate l'amore mio, finché così le piace.
 
Cantico 2,8-3,5
 
Il re fa visita alla casa della sposa

Ecco la voce del mio diletto! Ecco, egli viene saltando sui monti, balzando sui colli. Il mio diletto è simile a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro al nostro muro, guarda dalle finestre, lancia occhiate attraverso l'inferriata Il mio diletto mi ha parlato e mi ha detto: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Poiché, ecco, l'inverno è passato, la pioggia è cessata, se n'è andata. I fiori appaiono sulla terra, il tempo del cantare è giunto, e nel nostro paese si ode la voce della tortora. Il fico mette fuori i suoi fichi acerbi, e le viti in fiore diffondono una soave fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni. O mia colomba, che stai nelle fenditure delle rocce, nei nascondigli dei dirupi, fammi vedere il tuo viso, fammi udire la tua voce, perché la tua voce è piacevole, e il tuo viso è leggiadro». Prendete le volpi, le piccole volpi che danneggiano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore. Il mio diletto è mio, e io sono sua; egli pascola il gregge fra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e le ombre fuggano, ritorna, o mio diletto, e sii come una gazzella o un cerbiatto sui monti che ci separano.
 
La separazione dallo sposo

Sul mio letto durante la notte, ho cercato colui che il mio cuore ama; ho cercato, ma non l'ho trovato. Ora mi alzerò e andrò attorno per la città; per le strade e per le piazze cercherò colui che il mio cuore ama. L'ho cercato, ma non l'ho trovato. Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno incontrata. Ho chiesto loro: «Avete visto colui che il mio cuore ama?». Le avevo appena oltrepassate, quando trovai colui che il mio cuore ama. L'ho stretto saldamente e non intendo lasciarlo finché non l'avrò condotto in casa di mia madre e nella camera di colei che mi ha concepito. Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, per le gazzelle e per le cerve dei campi, non destate e non svegliate l'amore mio finché così le piace.
 
Cantico 3,6-5,1
 
Il corteo nuziale

Chi è costei che sale dal deserto, come colonne di fumo, profumata di mirra e d'incenso, e d'ogni polvere aromatica dei mercanti? 7 Ecco il letto di Salomone, intorno al quale stanno sessanta uomini valorosi, dei prodi d'Israele. Tutti maneggiano la spada, sono esperti nella guerra; ognuno porta la sua spada al fianco per gli spaventi notturni. Il re Salomone si è fatto una lettiga con legno del Libano. Ha fatto le sue colonne d'argento, la sua spalliera d'oro, il suo seggio di porpora; il suo interno è ricamato con amore dalle figlie di Gerusalemme. Uscite, figlie di Sion, mirate il re Salomone con la corona di cui l'ha incoronato sua madre, nel giorno delle sue nozze, nel giorno dell'allegrezza del suo cuore.
 
Lo sposo esprime il suo amore per la sposa decantando la sua bellezza

Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi dietro al tuo velo sono come quelli delle colombe; i tuoi capelli sono come un gregge di capre, che pascolano sul monte Galaad. I tuoi denti sono come un gregge di pecore tosate, che tornano dal lavatoio; tutte hanno gemelli, e nessuna di esse è sterile. Le tue labbra sono come un filo di scarlatto, e la tua bocca è graziosa; le tue tempie dietro al tuo velo sono come uno spicchio di melagrana. Il tuo collo è come la torre di Davide, costruita per un'armeria, su cui sono appesi mille scudi, tutti scudi di uomini valorosi. Le tue due mammelle sono come due cerbiatti, gemelli di gazzella, che pascolano fra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e le ombre fuggano, me ne andrò al monte della mirra e al colle dell'incenso.Tu sei tutta bella, amica mia, e non c'è in te alcun difetto. Vieni con me dal Libano, o mia sposa, vieni con me dal Libano! Guarda dalla sommità dell'Amana, dalla sommità del Senir e dell'Hermon, dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi. Tu mi hai rapito il cuore, o mia sorella, sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo. Quanto è piacevole il tuo amore, o mia sorella, sposa mia! Quanto migliore del vino è il tuo amore e la fragranza dei tuoi olii profumati è più soave di tutti gli aromi! O sposa mia, le tue labbra stillano come un favo di miele, miele e latte sono sotto la tua lingua, e la fragranza delle tue vesti è come la fragranza del Libano. La mia sorella, la mia sposa è un giardino chiuso, una sorgente chiusa, una fonte sigillata. I tuoi germogli sono un giardino di melograni con frutti squisiti, piante di alcanna con nardo, nardo e croco, cannella e cinnamomo, con ogni specie di alberi d'incenso, mirra ed aloe, con tutti i migliori aromi. Tu sei una fonte di giardini, un pozzo di acque vive, ruscelli che scaturiscono dal Libano. Lèvati, aquilone, e vieni, austro, soffia sul mio giardino, e i suoi aromi si effondano! Entri il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti!
 
Sono entrato nel mio giardino, o mia sorella, sposa mia, ho colto la mia mirra col mio balsamo; ho mangiato il mio favo col mio miele, ho bevuto il mio vino col mio latte. Amici, mangiate, bevete; sì inebriatevi, o diletti!
 
Cantico 5,2-6,3
 
Lo strazio della seconda separazione dallo sposo

Io dormivo, ma il mio cuore vegliava. Sento la voce del mio diletto, che picchia e dice: «Aprimi, sorella mia, amica mia, colomba mia, mia perfetta, perché il mio capo è pieno di rugiada, e i miei riccioli di gocce della notte». Mi sono tolta la veste, come me la rimetterei? Mi sono lavata i piedi, come li sporcherei di nuovo? Il mio diletto ha messo la mano nel buco della porta, e le mie viscere si sono commosse per lui. Mi sono alzata per aprire al mio diletto, e le mie mani hanno stillato mirra, le mie dita mirra liquida, che scorreva sulla maniglia della serratura. Ho aperto al mio diletto, ma il mio diletto si era ritirato e se n'era andato. Il mio cuore veniva meno mentr'egli parlava. L'ho cercato, ma non l'ho trovato; ho chiamato, ma non mi ha risposto. Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno trovata, mi hanno percossa, mi hanno ferita; le guardie delle mura mi hanno strappato il velo. Io vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che gli direte? Ditegli che sono malata d'amore. Che cos'è il tuo diletto più di un altro diletto, o la più bella fra le donne? Che cos'è il tuo diletto più di un altro diletto perché ci scongiuri così?
 
La sposa decanta la bellezza dello sposo

Il mio diletto è bianco e vermiglio, e si distingue fra diecimila. Il suo capo è oro finissimo, i suoi riccioli sono crespi, neri come il corvo. I suoi occhi sono come colombe presso ruscelli d'acqua, lavati nel latte, propriamente incastonati come una pietra preziosa in un anello. Le sue guance sono come un'aiuola di balsamo, come aiuole di erbe aromatiche; le sue labbra sono gigli, che stillano mirra liquida. Le sue mani sono anelli d'oro, tempestate di pietre preziose, il suo ventre è avorio lucente, ricoperto di zaffiri. Le sue gambe sono colonne di marmo, fondate su basi d'oro puro. Il suo aspetto è come il Libano, maestoso come i cedri. La sua bocca è la dolcezza stessa; sì, egli è attraente in tutto. Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.
 
Reciproco elogio d'amore

Dov'è andato il tuo diletto, o la più bella fra le donne? Dove si è recato il tuo diletto, perché lo possiamo cercare con te? Il mio diletto è sceso nel suo giardino, nelle aiuole di balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a cogliere gigli. Io sono del mio diletto, e il mio diletto è mio; egli pascola il gregge fra i gigli.
 
Cantico 6,4-8,4
 
Amica mia, tu sei bella come Tirtsah, leggiadra come Gerusalemme, tremenda come un esercito a bandiere spiegate. Distogli da me i tuoi occhi, perché mi turbano. I tuoi capelli sono come un gregge di capre, che pascolano sul monte Galaad. I tuoi denti sono come un gregge di pecore, che tornano dal lavatoio, tutte hanno gemelli e nessuna di esse è sterile. Le tue tempie dietro al tuo velo sono come uno spicchio di melagrana. Ci sono sessanta regine e ottanta concubine, e fanciulle senza numero. Ma la mia colomba, la mia perfetta, è unica; è l'unica di sua madre, la prescelta di colei che l'ha partorita. Le fanciulle l'hanno vista e l'hanno proclamata beata, sì, anche le regine e le concubine, e l'hanno lodata. Chi è costei che appare come l'alba, bella come la luna, pura come il sole, tremenda come un esercito a bandiere spiegate? Io sono discesa nel giardino dei noci per vedere le piante verdeggianti della valle, per vedere se le viti erano in fiore, e i melograni mettevano le gemme. Non so come, ma il mio desiderio mi ha posta sui carri del mio nobile popolo. Ritorna, ritorna, o Shulammita, ritorna, ritorna, perché possiamo ammirarti. Che cosa vedete nella Shulammita? Come una danza a due schiere?
 
Espressioni di ammirazione dello sposo nei confronti della sposa

Come sono belli i tuoi piedi nei calzari, o figlia di principe! Le curve dei tuoi fianchi sono come gioielli, opera di mano d'artista. Il tuo ombelico è una coppa rotonda, ove non manca mai vino aromatico. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato di gigli. Le tue due mammelle sono come due cerbiatti, gemelli di gazzella. Il tuo collo è come una torre d'avorio; i tuoi occhi sono come le piscine di Heshbon presso la porta di Bath-Rabbim. Il tuo naso è come la torre del Libano, che guarda verso Damasco. Il tuo capo si eleva su di te come il Karmel e i capelli del tuo capo sono porpora; un re è fatto prigioniero dalle tue trecce. Come sei bella e come sei leggiadra, o amore mio, con tutte le tue delizie! La tua statura è simile alla palma, e le tue mammelle a grappoli. Ho detto: «Salirò sulla palma e afferrerò i suoi rami». Siano le tue mammelle come i grappoli della vite, la fragranza del tuo alito come quello dei pomi, e i baci della tua bocca come un vino squisito, che scende dolcemente per il mio diletto, sfiorando delicatamente le labbra di chi dorme.
 
Unione d'amore

Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me. Vieni, mio diletto, usciamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi! Alziamoci presto al mattino per andare nelle vigne e per vedere se la vite ha messo i germogli e i suoi fiori sono sbocciati, e se i melograni sono in fiore. Là ti darò il mio amore. Le mandragole, effondono la loro fragranza, e sulle nostre porte ci sono frutti squisiti di ogni genere, freschi e appassiti, che ho conservato per te, mio diletto.
 
Oh, fossi tu come un mio fratello, allattato alle mammelle di mia madre! Trovandoti fuori ti bacerei, e nessuno mi disprezzerebbe. Ti condurrei e ti introdurrei in casa di mia madre; tu mi ammaestreresti e io ti darei da bere vino aromatico, del succo del mio melograno. La sua sinistra sia sotto il mio capo e la sua destra mi abbracci! O figlie di Gerusalemme, vi scongiuro non destate e non svegliate l'amore mio, finché così le piace.
 
Cantico 8,5-7
 
L'amore inalterabile tra sposo e sposa

Chi è costei che sale dal deserto appoggiata al suo diletto? Ti ho svegliata sotto il melo, dove tua madre ti ha partorito, dove quella che ti ha partorito ti ha dato alla luce. Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; poiché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come lo Sceol. Le sue fiamme sono fiamme di fuoco, una fiamma ardente. 7 Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, né i fiumi sommergerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, sarebbe certamente disprezzato.
 
Cantico 8,8-14
 
Noi abbiamo una piccola sorella, che non ha ancora mammelle; che cosa faremo per la nostra sorella, nel giorno in cui si parlerà di lei? Se è un muro, costruiremo su di lei un palazzo d'argento; se è una porta, la rafforzeremo con tavole di cedro. Io sono un muro, e le mie mammelle sono come torri; perciò ai suoi occhi sono divenuta come colei che ha trovato pace. Salomone aveva una vigna a Baal-Hamon; egli affidò la vigna a dei guardiani, ognuno dei quali doveva portare come suo frutto mille sicli d'argento. La mia vigna, che è mia, sta davanti a me. Tu, Salomone, tieni pure i mille sicli, e i guardiani del suo frutto ne abbiano duecento. O tu che dimori nei giardini, i compagni stanno ascoltando la tua voce; fammela sentire. Fa' presto, mio diletto e sii simile a una gazzella o a un cerbiatto, sui monti degli aromi!
 

Il Sermone della Montagna

Gesù(Vangelo di Mateo 5 - 7)

Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.

Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
 
Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
 
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.
 

L'Inno all'Amore

L'inno dell'amoreL'inno all'amore (S. Paolo, prima lettera ai Corinzi - Vangelo Corinzi 13) 

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.

Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

 

L'amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno e la conoscenza verrà abolita poiché noi conosciamo in parte e in parte profetizziamo, ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte sarà abolito.

Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo ho smesso le cose da bambino.

Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.

Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore, ma la più grande di esse è l'amore.

 

Il Cantico delle Creature

S. FrancescoIl Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è fra i testi più antichi della letteratura italiana.

Ne è autore Francesco d'Assisi: secondo la leggenda, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della morte del Santo 1226. È peraltro più probabile ciò che riportano le biografie di Francesco, secondo le quali sarebbe stato scritto in tre momenti diversi.

 Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali. La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.

Il Cantico delle Creature

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate
 

Parole di Michael Adam

Image"Forse il tentare porta persino all’infelicità. Forse tutto il rumore del mio desiderare ha tenuto lontano lo strano uccello dalle mie spalle.
Ho inseguito la felicità così a lungo e così fortemente. Ho cercato nei luoghi più remoti, in lungo e in largo. Ho sempre immaginato che la felicità fosse un’isola nel fiume. Forse essa è il fiume. Pensavo che la felicità fosse il nome di una taverna in fondo alla strada. Forse essa è la strada. Credevo che la felicità fosse sempre domani, e poi domani, domani ancora. Forse essa è qui. Forse essa è ora. E io ho guardato in qualsiasi altro luogo.
Ma qui e ora, chiaramente, c’è infelicità. Forse, allora, non esiste una cosa come la felicità, forse la felicità non esiste. È solo un sogno creato da una mente infelice. Certamente, non può essere come io infelicemente la immagino. Qui e ora non c’è felicità. Quindi la felicità non esiste. Dunque non ho bisogno di sprecare ulteriormente me stesso in qualcosa che non esiste. Posso dimenticarmi della felicità; posso smetterla di preoccuparmi e interessarmi invece a qualcosa che conosco, che sono in grado di sentire e sperimentare pienamente. La felicità è un sogno vano: e adesso è mattina. Mi posso svegliare in compagnia dell’infelicità, di ciò che è realmente sotto il sole in questo momento.
Ma ora vedo quanto della mia infelicità viene dal cercare di essere felice; sono in grado persino di vedere che il cercare è infelicità. La felicità non cerca…
Finalmente sono qui e ora. Finalmente dono quello che sono. Non pretendo nulla, sono a mio agio. Sono infelice – e allora?... Ma è questo ciò da cui scappo? È davvero infelicità?... e quando smetto di provare ad essere felice, o qualunque altra cosa, quando non cerco più, quando non mi preoccupo di andare da qualche parte, di ottenere qualcosa, allora si direbbe che sono già arrivato in uno strano luogo: sono qui e ora. Quando mi rendo conto che non c’è niente che io possa fare, che tutto il mio fare è lo stesso sogno, nel momento in cui mi accorgo di ciò, la mia mente vecchia sognatrice e girovaga, in quel momento è immobile e presente. In quel momento, qui e ora, appare il mondo reale; vedi: qui e ora è già e sempre tutto ciò che avevo visto e che ho cercato di conseguire in qualunque posto lontano da me.
E ancora di più: sono andato a caccia di ombre; la realtà è qui, in questo luogo soleggiato, in questo canto di uccelli, adesso. Era il mio inseguire la realtà che mi ha allontanato da essa, il desiderio mi assordava. L’uccello stava cantando qui, per tutto il tempo… se io sono immobile e non mi preoccupo di trovare la felicità, allora si direbbe che la felicità sia in grado di trovare me.
Essa esiste se io sono davvero immobile, come morto – se io sono completamente morto, qui e ora".    
 
Michael Adam
 

Il Canto della Meditazione di Hakuin

HakuinSin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha.

È come l’acqua e il ghiaccio: senza acqua, non c’è ghiaccio,
al di fuori degli esseri viventi, non ci sono buddha.
Non sapendo che è vicino, lo si cerca lontano.
Che peccato!
È come essere nell’acqua e lamentarsi per la sete;
è come il bambino di una casa ricca che si è perso tra i poveri.
La causa del nostro vagabondare attraverso i sei mondi è che viviamo nell’oscuro sentiero dell’ignoranza.
Di oscuro sentiero in oscuro sentiero, quando sfuggiremo al binomio nascita morte?
La meditazione Zen del Mahayana va oltre ogni nostra lode.
Il dare, la moralità e le altre perfezioni, ricevere l’iniziazione,
il pentimento, la disciplina e le molte altre azioni giuste,
tutto riporta alla pratica della meditazione.
Grazie a una sola seduta si distruggono innumerevoli peccati in lui accumulati.
Come potrebbero esserci sentieri sbagliati per costui?
Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.
Quando si ascolta questa verità anche solo una volta con venerazione,
colui che l’apprezza e con gioia la coglie ha meriti infiniti.
Quanto più colui che si rivolge all’interno e conferma direttamente la propria natura,
che la sua natura è non natura – tanto più ha trasceso le parole vane.
La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un'unica cosa;
dritta corre la strada – non due, non tre.
Prendendo come forma la forma della non forma,
che vada o che ritorni, egli è sempre a casa.
Prendendo come pensiero il pensiero del non pensiero,
che canti o che danzi, tutto è la voce della verità.
Ampio è il cielo dello sconfinato Samadhi,
raggiante la luna piena della saggezza con i suoi quattro pilastri.
Che resta da vedere?
Il Nirvana è chiaro davanti a lui, proprio questo luogo è il Paradiso del Loto,
proprio questo corpo è il Buddha.   
 
Hakuin Ekaku Zenji (道元禅師, Hakuin Zenji; Hara, 1686 – Hara, 1769) è stato un monaco e maestro zen giapponese
 

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