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Spiritualità

L'instancabile domanda di verità e pace

Adelaide ha scritto: Se qualcosa di buono finora ho combinato lo devo alla serietà della domanda instancabile, all’incrollabile fede, rinnovata e rafforzata dopo ogni disagio interiore. Lo devo ad un durissimo lavoro di radicamento, di presenza, pur sapendo che sono solo all'inizio, una costanza della quale mai mi sarei creduta capace, supportata da tutta l'energia che ho, concentrata unicamente a tale intento. Da certe comprensioni non si torna più indietro, ma non c'è più neanche un avanti, rimane solo il “dentro” che è infinito e silenzioso. Ebbene, adesso che tanto si è dissolto, sento come se la mente avesse paura, mi chiedo come sia possibile, essa stessa mi ha aiutato fin qui. Io mente-Adelaide ho voluto, desiderato, intrapreso un percorso a ritroso, ma ora che c'è sempre meno mente, chi ha paura? Prima mi chiedevo: “ma cosa posso dare, se nulla ho, se nulla sono”. Oggi comprendo che appunto perché nulla sono e ho, posso dare, ma non io, e non so come, è qualcosa che c'è sempre stato oltre me ed ora fluisce spontaneo, così è percepito. Un bene materiale finisce, cambia, ma questa “cosa” non è umana, è illimitata, per tutti e ogni cosa. E mi ritorna più allargata, più vasta, inspiegabile, e sento che non posso tenerla per me. Allora dicevo, la mente ha paura, in quei frangenti in cui sta sospesa, quando torna è allarmata, si chiede com'è possibile che qualcosa sia accaduto senza di lei, ha paura del non far nulla, vede come noia e perdita di tempo l'abbandono silenzioso a quel che c'è. Certe volte è un brivido di terrore, me ne sento coinvolta, sconvolta. Basta, punto, osservo e vado avanti…

Pier ha risposto: Dal mio punto di vista non è la mente che ti ha portato sino a qui, o perlomeno non quel che intendiamo solitamente con “mente”, cioè quell’identificazione del pensiero con il corpo e il suo passato, la memoria. È il desiderio di libertà che ti ha mossa, o meglio, che si è mosso. Questo è ciò che ha guidato il pensiero, inteso come energia riflessiva e investigativa, ad indagare ed eliminare le identificazioni della mente che reggono la struttura di personalità. Ora la mente non trova più nulla a cui identificarsi, il pensiero non trova più nulla da indagare, pertanto si è al cospetto di un’ultima idea: “Io sono”. Che fare ora? Davanti, dietro, dentro, fuori non v’è nulla. Solo la mente con la sua idea di essere qualcosa, perlomeno un “Io”, almeno un pensiero di identità che scisso dall’esistenza ricerca l’integrazione. Che fare ora? Perdere anche questo, anche l’idea di essere qualcosa che cerca l’ineffabile, l’immenso, l’eterno? È no!, dice la mente, sino a quando ti spingevi a ricercare l’immenso mi poteva pure andare bene, la ricompensa mi sembrava appropriata alla perdita, per questo ho gradualmente abbassato le difese, ma questo no! Se perdo colei che cercava, perdo me stessa, e si va a far benedire tutto: sforzo, raggiungimento, senso e scopo, meta e ottenimento, vita e morte, gioie e dolori.

Il desiderio di libertà persuade la mente ad accettare il viaggio di ricerca, ma inevitabilmente, se la ricerca è onesta, giunge il momento in cui la mente comprende di essere stata fregata, isolata, messa al cospetto della sua stessa inconsistenza. A questo punto la mente cade, divenendo unicamente uno strumento nelle mani della consapevolezza, della pura Coscienza originaria, non più un nodo tormentato di coscienza personale.

Ovviamente il senso di identità espresso dalla parole “Io” e tutte le capacità del pensiero, sino a quando vi sarà un corpo e una mente, rimarranno, anzi, diverranno efficienti e naturali come mai prima. Ma allora cosa hai sostenuto sino ad ora, potrà chiedersi qualcuno? L’Io non doveva svanire? Si e no! L’Io deve svanire come identificazione, come credenza di realtà sostanziale, ma non può e non deve svanire come strumento che fa da ponte fra la pura consapevolezza e le forme contingenti del mondo, in primis il corpo.

L’Io è un mezzo e non un fine! Tutto il nostro dolore nasce infatti da un devastante fraintendimento, da una specie di inganno percettivo. Scambiamo un momentaneo nodo d’energia costituito da corpo-pensiero e memoria con la realtà sconfinata che lo genera, sostiene e riassorbe. Sarebbe forse ancor più preciso dire che in un punto della pura e sconfinata Coscienza, la Coscienza stessa cade nell’illusione d’essere un qualcosa di limitato e contingente, soffrendo e gioendo con massima intensità le sue stesse momentanee formazioni, e andando progressivamente in contro all’idea di morte, con il conseguente terrore dell’ignoto.

Pace e libertà, infatti, non significano demenza, follia o morte cerebrale, significano unicamente perdita di quel maledetto senso di isolamento e non appartenenza alla vita che rovina l’esistenza della maggior parte di noi. Pace e libertà significano risveglio della Coscienza alla sua stessa reale natura.

 
Un caro abbraccio,
Pier
 

Tags: Ricerca della felicità, Pace della mente

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