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Spiritualità

Come essere felici fra i dolori della vita

Mangio un tramezzino al tonno o cerco una foglia di insalata poco condita? Quella donna sensuale mi attira molto, anzi, sono spesso attirato da certe donne, il pensiero le cerca, immagina e frulla. Come posso fermare questo lavorio mentale, che da un lato mi dà piacere, ma allo stesso tempo mi ingabbia, mi infastidisce? Dovrei fare una “scorpacciata sessuale” o trovare il modo di essere serenamente raccolto nella relazione che già ho? Queste e mille altre possono essere le domande che la mente genera stuzzicata dall’affiorare di sempre nuovi desideri evocati da immagini, percezioni ed esperienze dei sensi che vivono il mondo. Se cerchi una risposta rimanendo dentro questo gioco di controllo, valutazione e desiderio di superamento, dal mio punto di vista, non andrai molto lontano. Accumulerai sicuramente molte esperienze, nuovi piaceri e dolori, ma ti muoverai sempre entro i confini di questa dimensione, quella del piacere-dolore, desiderio-repulsione, giusto-sbagliato.

Non mangiare carne è cosa buona se senti l’ingiustizia che sta dietro l’uccidere degli esseri viventi o se senti che non ti fa bene alla salute, magari entrambe le cose. Ma se la scelta è dettata da un’imposizione che nasce dal volersi conformare ad un ideale di persona spirituale, la cosa è inutile perché falsa. In verità ogni scelta rappresenta in un certo modo una repressione di una parte o un’indecisione. Se la scelta è totale non sarebbe giusto definirla tale, sarebbe più giusto chiamarla “chiara intuizione” o piena consapevolezza. Le imposizioni, i credo, i dogmi, le ideologie, essendo sedimentazioni d’energia mentale nate dalla paura, bloccano la capacità di comprendere della consapevolezza generando spesso disturbi. Quando ci chiudiamo in un credo la nostra energia deve continuamente lavorare per difendere la struttura mentale a cui aderiamo dalle spinte antagoniste che il dubbio inevitabilmente genera. Invero una struttura mentale per stare in piedi deve avere un antagonista, e qualora non dovesse trovarne di esterni, ne può sempre creare di interni (i matti insegnano). Cosa significa questo? Il mangiare, l’attrazione sessuale, con tutte le sue appendici, fumare o non fumare, sono questioni secondarie, rami spuri della coscienza identificata alle forme del pensiero, e come tali non possono offrire una risposta definitiva al nostro bisogno di pace. Spesso cerchiamo unicamente di costruirci un nuovo schema mentale a cui adattarci, in cui rinchiuderci, che per un po’ ci dà un certo senso di sollievo e novità, ma dopo poco ricomincia a starci stretto, a farci sentire nella noia e nel non senso. Molte persone approcciano anche il cammino di autoconoscenza in questo modo. Iniziano a leggere libri di psicologia o spiritualità e ne ricavano nuovi schemi di comportamento o di pensiero generando solo un nuovo gioco della personalità, un nuovo vestito che ci mettiamo e che amiamo sfoggiare per un po’.

Conoscersi è tutt’altra cosa, o meglio, significa passare anche attraverso queste fasi per riconoscerle ed eliminarle. I nostri pensieri, emozioni e comportamenti non vanno sostituiti attraverso uno sforzo più o meno intenso, ma compresi. Quando comprendiamo, non solo la forma e le motivazioni dei nostri movimenti interiori, ma anche e soprattutto la loro origine, la loro recondita motivazione, la nostra coscienza diviene sempre più quieta e integra, raccolta in sé e libera dai condizionamenti. Facciamo degli esempi per provare a chiarire meglio la cosa. I desideri sessuali se vengono appagati ci soddisfano, come possono anche procurarci vari tipi di guai emotivi e relazionali.

Altrettanto, però, se non vengono appagati ci tormentano. Ma se osserviamo, se ci ascoltiamo, se vogliamo comprendere profondamente e totalmente le nostre vite e non solo godere, l’appagamento quanto dura? La pace che cerchiamo e a volte troviamo nel sesso quanto ci appaga realmente? Stessa cosa per alcool, droghe o cibi vari. Mangi, ti fai, bevi o scopazzi un po’ qua e un po’ là, bene! E poi? Una volta terminata l’esperienza, quando il senso di completezza e appagamento scema, cosa accade? Non ci ritroviamo nuovamente spinti da un senso di bisogno e mancanza a voler reiterare l’azione? Osservando questa altalena di appagamento/bisogno, comprendiamo che la ricerca di pace duratura fra le cose del mondo è vana. Cibo, sesso o quant’altro possono essere cose piacevoli, ma quando divengono gli oggetti attraverso cui speriamo di trovare reale completezza e significato, la frustrazione e il senso di dipendenza aumentano, generando una spirale di frustrazione sempre maggiore, che con il suo acuirsi va a distruggere la bellezza stessa di quelle cose da cui speravamo di ricavare gioia.

Questo accade perché le cose del mondo sono fatte così! Sono fatte per giocarci liberamente ma non per dipenderne. Da un gelato non ti aspetti di ricavare il nutrimento necessario per vivere, e ben consapevole di questo, non proietti pensieri fantastici su di esso, così eviti di soffrire e/o maledire i gelati. Il gelato è buono in una giornata calda d’estate. Lo sai, te lo mangi e vai oltre. Con cose come il sesso, il cibo e i molti altri piaceri della mente e del corpo non riusciamo a fare lo stesso. Poiché siamo profondamente inconsapevoli della reale natura altalenante delle cose fenomeniche, quanto della reale sorgente di pace e libertà che risiede in noi, continuiamo a chiedere a cose secondarie e superficiali di divenire elementi fondanti per le nostre esistenze. Persi in questo autoinganno ci infiliamo in relazioni puramente sessuali, gli appiccichiamo paroloni come amore ed eternità, e quando queste inevitabilmente ci stancano, deludono o feriscono profondamente, iniziamo a maledire il sesso, la persona con cui stavamo o il mondo intero.

Nel cibo molte persone trovano grande piacere e senso di pienezza. Il loro vuoto è interiore, ma la pancia bella piena, con quel senso di torpore e dimenticanza che offre, dà la momentanea percezione di aver saturato quella fastidiosa mancanza che ci “abita” e non ci molla mai. Una volta digerito, il bisogno di mangiare nuovamente riaffiora, e se perseveriamo in questo comportamento reattivo, soprattutto quando siamo bambini, in quel periodo di crescita dove gli schemi mentali si fissano intensamente, è probabile che per tutta la vita ci ritroveremo a dover combattere con problemi di obesità o bulimia. Stesse dinamiche valgono per alcool e droghe varie, quanto per processi di pensiero fissi, reattivi e compensativi. Se vediamo chiaramente tutto ciò, iniziamo a percepire una certa delusione rispetto alle cose del mondo. Il passo ulteriore, se perseveriamo nell’osservare liberamente i nostri comportamenti e schemi mentali, dovrebbe essere il comprendere che la delusione non è responsabilità delle cose del mondo ma delle nostre errate proiezioni. Giunti a questo punto, se non ci facciamo prendere dallo sconforto, possiamo fare un passo ancora, andando più in profondità, dentro noi stessi. È a questo punto che una vera domanda esistenziale prende forma. Molti, invece, cercano nella ricerca interiore nuovi feticci di piacere, identificazione e fuga. Prima si attaccavano al cibo o al sesso, ora si attaccano a pensieri bizzarri e fantasticherie piacevoli: esistono gli angeli, dio è buono e pensa a me, esiste la coscienza cosmica che tutto sistema, gli ufo, Elvis è vivo…

Non sto sostenendo la non esistenza di Dio, degli angeli o altro. Tutto ciò non mi interessa! Credo, idee, convinzioni, non mi interessano. Dio, l’amore, la non violenza, la pace, la compassione, siano a quando saranno unicamente prodotti di menti che desiderano consolazione e protezione, avranno gran poco valore. Anzi, spesso sono le prime cause di conflitti e follie varie. Quante persone si illudono, si aggrappano a credenze e immagini “coccolanti”, che quando vengono messe in discussione li fanno esplodere di rabbia o disperare? Non hanno alcuna esperienza reale di ciò che asseriscono; è proprio per questo che lo devono affermare e riaffermare in continuazione. In punto di morte pregano e pregano, se si ammalano, supplicano e risupplicano. Perché? Perché sempre tutto questo chiasso? Cosa c’è da pregare o da supplicare se la tua coscienza è realmente raccolta in Dio? Questo loro dio ha effetti più scadenti di un ansiolitico. I testimoni di Geova, per esempio, tutto il mio rispetto, ma basta suonarmi sempre all’ora del pisolino! Sono sempre attaccati ai campanelli, alle ore meno opportune, per spiegarti tutto, per farti capire quanto non sai e quanto devi seguirli, perché loro sono nel giusto, e tu, ovviamente, nel peccato e nel torto. Devono convincere il mondo intero per convincere loro stessi, è evidente. Ma quanti fanno la stessa cosa? Cambiano i contenuti menali, ma la sostanza illusoria e autoipnotica del meccanismo è la stessa.

Queste fughe della mente, dai desideri terreni ai sogni mentali, sono ciò che genera “religioni oppio dei popoli”, movimenti New Age, partiti politici demenziali e altre mode psichiche sempre nuove. No! A mio avviso, senza suonare il campanello a nessuno, affermo che non è questa la realtà che da sempre ci indicano i grandi maestri spirituali, compresi gli stessi maestri su cui si sono poi diramante le confuse e bizzarre religioni istituzionalizzate del pianeta. Questi trip menali, personalmente, li ritengo più dannosi e pericolosi dei tanto biasimati desideri mondani. Perché? Perché se perseveri nel trovare felicità fra le lenzuola, in un conto in banca o un piatto di bigoli, v’è una certa speranza che tu possa saltarne fuori. La realtà del mondo fisico potenzialmente offre grandi lezioni perché è limitata e intrinsecamente deludente per quanto riguarda la ricerca del significato ultimo delle nostre esistenze. Ma se iniziamo a crearci un mondo mentale, tutto nostro, fatto di belle parole, immagini e storielle, cosa o chi ci può fermare? Quando l’esperienza del mondo ci rende sufficientemente consapevoli dei suoi limiti v’è la speranza che l’uomo inizi realmente ad interrogarsi su se stesso e non sulla verginità della Madonna, sul numero delle vergini offerte in paradiso, su chi era nella vita passata o chi sarà in quella futura. Quando si vede chiaramente l’odio, la paura e il dolore che abitano i cuori delle persone v’è la possibilità di iniziare a chiedersi chi sia realmente quest’uomo, perché soffra e si ferisca in questo modo straziante. Dobbiamo avere il coraggio di interrogare noi stessi, senza fuggire nelle iperbole della mente, che solo offrono altri pretesti per dividerci.

Chi siamo, chi è l’uomo?! Per rispondere a questa domanda è inevitabile scrutare nei nostri cuori, vedere come sorge la paura, il desiderio di grandezza e il senso d’insignificanza. Dobbiamo indagare il tempo e la morte, la mente e le relazioni. Dobbiamo vedere come cerchiamo piacere sempre nuovo perché ci sentiamo vuoti, come cerchiamo di avere sempre più perché pensiamo di essere piccoli, indifesi, sempre esposti all’ignoto di un universo infinito, che solo a pensarlo seriamente per un istante ci terrorizza. Dopo queste dimensioni dobbiamo scendere ancor più giù. Chiederci: chi siamo noi realmente? Chi è che pensa tutte queste cose, che percepisce la vita e il mondo? Abbiamo mille pensieri, e se li mettiamo realmente in discussione non ce ne appare certo nemmeno uno. Ma chi ha tutti questi pensieri? Chi o cos’è la consapevolezza che ci permette di dire “io sono”? Chi o cos’è quell’Io? Chi sono io?

Queste sono le reali domande, le ultime parole prima della pura contemplazione, del puro essere e rimanere con l’essenza della vita. La mente non può rispondere a queste domande. Solo la coscienza, quando rimane svuotata dai pensieri e dalle emozioni che provengono dal fare e sentire quotidiano, può svelare il suo stesso mistero. Il silenzio della mente e del cuore offre all’Io la rivelazione della sua appartenenza ad un qualcosa di immensamente grande e libero dal tempo, dalla morte e dal dolore. Tutto ciò non è un pensiero della mente, una fantasticheria, una fiaba consolatoria, tutto ciò è esattamente l’opposto: è la fine del pensiero preoccupato e occupato di sé, della mente isolata che rincorre la pace fra le cose transitorie della vita. Tutto ciò è l’unica possibilità di godere pienamente e serenamente ogni istante di vita, con tutti i suoi piaceri e dolori, poiché solo quando non si ha bisogno di una cosa la si può amare e gustare, difendere e curare. Solo quando non si ha più bisogno del mondo si diviene custodi del Mondo. Quando non ci si aggrappa alla vita ci si riscopre pienamente vivi.

"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". (Mt 16,21-27)

Questo è a mio avviso il senso di parole forti e antiche come queste. Se un uomo sta un po’ attento, dopo aver gustato gioie e dolori della vita mondana, un po’ alla volta comprende che la mente viene invitata dall’esperienza stessa a rivolgersi verso l’interiorità. Ma se la mente vorrà salvare se stessa, i suoi giochi di potere, le sue proprietà e le sue brame sessuali, cosa vuoi che succeda con il passare del tempo? Una mente che non comprende, non verrà distrutta nel dolore? Non perderà inevitabilmente la sua superficiale vita con l’incedere della vecchiaia e della morte? Ma per coloro che dopo aver vissuto e riflettuto l’esperienza del mondo iniziano a riappropriarsi della dimensione più profonda dell’esistenza: “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt13,12)

Chi si è radicato nell’Essenziale, non avendo più bisogno di tutto quel che è “fuori”, transitorio, del mondo, può pienamente godere e amare il Mondo siano alla venuta della morte corporale.

Tutte queste parole per dirti che il mio consiglio è quello di non opporti a nulla. Senti, osserva, ascolta rilassato e fiducioso. Se ascolti e mediti sempre più la tua vita, le tue pulsioni, la sessualità, i pensieri, ma soprattutto vai sempre più verso la sorgente da cui affiora tutto ciò, forse comprenderai che vi sono cose che vuoi e devi ancora sperimentare o forse, senza scervellarti più, vedrai scemare il desiderio di raccogliere altre esperienze, l’idea di avere bisogno di sperimentare ancora. Potresti iniziare persino a sentire che non v’è nulla che ti manca e che, pertanto, di tutto puoi godere senza ferire nessuno, senza fare promesse che non puoi mantenere e senza ficcarti in compromessi dolorosi o nascondimenti inutili.

Tags: Equilibrio interiore, Pace della mente

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Commenti   

# Fabio23 2014-09-29 08:52
Ti ringrazio di cuore per la tua ricchissima e generosa risposta.. Vorrei aggiungere in relazione a ciò che dici su quella che dovrebbe essere una vera scelta, che la cosa difficile per me è capire se mi sto imponendo la scelta del cibo o se nasce dal mio cuore. Sicuramente ci sto mettendo troppa testa in questa questione, ma davvero è una domanda che continua a tornarmi fuori. Diciamo che mi è difficile sentire profondamente a livello fisico che i cibi animali mi fanno male, forse lo sento più a livello mentale, mi batte più sull'aspetto degli stati d'animo e delle emozioni che mi genera mangiare certe cose, ma appunto non so se siano più sensi di colpa per aver sgarrato dal mio ideale o se siano vere sensazioni negative generate da quei cibi (parlo di derivati animali, la carne non la tocco più da vari anni). Mi torna sempre in mente il discorso di Osho dove dice che essere vegetariani è più una questione estetica, nel senso che è una cosa arretrata, da cavernicoli cibarsi di cose animali morte quando ci si può nutrire benissimo con un sacco di fantastici cibi vegetali al giorno d'oggi. Io sono molto un'esteta, ed è come se il mio ideale estetico fosse libero da certi cibi, per questo ricerco cose totalmente vegetali se riesco. Ma appunto non capisco se sia una fissazione limitante data da un'ideale di perfezione che mi sono messo in testa o il mio vero gusto guidato da un profondo ideale che è in me. Non è tanto il corpo, è più una voce, un'ispirazione che mi guida ad evitare certe cose.. ma è la voce dell'ego o dello spirito?
Alla fine so comunque che queste risposte non arrivano spaccandomi la testa, ma lasciando che la Vita Risponda, quando è il momento giusto. Forse non è ancora arrivato, ma sicuramente tu hai contribuito alla giusta strada.. Grazie ancora Dadrim.
# Pierluigi Peruffo 2014-09-29 14:52
Ma qual è il senso del chiederti se è o meno frutto dell'ego il tuo essere vegano? L'energia che si aggroviglia a questi pensieri viene sottratta al rilassamento e alla lucidità necessari ad entrare più in profondità dentro di te. Non è un bel trip dell'ego chiedersi se è l'ego a volere o meno una cosa? Come dicevo pochi giorni fa, la mente è una ladra di lucidità e pace ed ama travestirsi da poliziotto per non smettere di esistere. Prima scegli di essere vegano e poi ti chiedi se è una scelta naturale o meno. Ma il fulcro della ricerca interiore non sta nell’entrare sempre più in quel silenzio che si schiude quando la mente tace? E questo non è un bel giochino della mente per non stare zitta?
Non far divenire la comprensione delle tue azioni un oggetto di disquisizione mentale. Comprendere significa ascoltare ed osservare senza alcuna tensione. Se v'è tensione significa che una parte di te non sta comprendendo ma è coinvolta, è interessata ad avere una risposta. Questo interesse non permette una reale comprensione poiché da qualche parte è vincolato a un desiderio, una paura o un bisogno.
Chiediti piuttosto perché questo bisogno di indagare il tuo comportamento alimentare. Se riguardi le domande che mi hai rivolto in passato da qualche parte spunta sempre questa storia dell'alimentazi one, a volte tutto ruota intorno a ciò. Se il prezzo per far tacere la tua mente fosse quello di mangiarti un tramezzino al tonno te lo preparerei io stesso, ma credo che non servirebbe a molto. A quel punto inizieresti a torturarti sentendoti in colpa per il tonno ucciso o per il tuo ideale infranto. Insomma, il cuore del problema non è cosa mangi o perché mangi certe cose! Il cuore sta nel comprendere che questo attorcigliarsi ad un palo è una modalità del tuo pensiero, che così facendo mantiene il controllo e il senso di necessità. Il non mangiare carne e il chiederti se è cosa spontanea o fittizia sono un unico movimento della mente fumosa. Vedili integralmente, non vestirti un giorno da ladro e il giorno dopo da poliziotto. Prendi l'intero è getta tutto, per rilassarti sempre più in ciò che è essenziale, in ciò che è prima e più profondo dei bisogni del corpo e delle idee della mente. Il giorno della tua morte o della tua malattia terminale non ti chiederai se mangiare veg o farti una salsiccia, ti chiederai ben altro, spero. Quel giorno non è lontano. Dieci o cinquanta anni cosa vuoi che siano? Passano in un istante! Ieri avevo quattro anni e giocavo con le autine, oggi ne ho trentacinque e gioco con le parole, ma dove sono finiti tutti gli anni di mezzo? Non li trovo, sono solo una vaga foschia della memoria. Fra non molto sarò morente, perché oggi è già domani, come ieri era adesso. Per questo non ho molto tempo per tutto ciò che non verrà con me oltre la fine delle cose e del tempo. Non ho tempo per perdere tempo, ma so che la mente ci prova sempre a fregarci la vita, il presente, ciò che unicamente è reale ed essenziale per Essere. La mente prova sempre a venderci storie inutile come grandi questioni.
Lascia che al cibo pensi il corpo, alla coscienza la consapevolezza… e che alla mente non ci badi nessuno.
Un caro saluto
Pier
# Fabio23 2014-10-01 11:02
Ti ringrazio per queste parole, per questa risposta ancora più secca e profonda della prima. In effetti è vero che altre volte ti ho chiesto cose legate all'alimentazio ne: questo perché credo sia un tema importante per me, e non semplicemente perché è importante l'alimentazione in sé, ma anche perché va a toccare le fondamenta del mio essere, del mio ego, di ciò che ero (o credevo di essere) e di ciò che sono.. Quello dell'alimentazi one è stato un cambiamento che ha scosso molto probabilmente le abitudini che avevo dentro, anche a livello familiare, culturale, per delle cose che avevo dentro a livello psicologico credo.. Era appunto una delle mie droghe, e non nel senso di abbuffate, ma in un senso più profondo legato all'amare il cibo in senso di attaccamento-ri empimento invece che amarlo (come sto imparando a fare ora) per il profondo nutrimento che ti dà.. Oltre al fatto che vivevo dell'immagine di buongustaio a tutto tondo che chi mi circondava mi affibiava (creata credo imitando mio padre e mio nonno), e che una volta diventato vegetariano e vegano andava perdendosi, come se una parte di me pensasse di non poter più godere del cibo come una volta, senza certi cibi.. Ma adesso, grazie anche ad una cara persona che mi è vicina, ho capito che posso essere e Sono comunque un buongustaio, solo in una nuova forma che prima facevo fatica ad accettare per certi blocchi che avevo.. Il punto è che a volte cado ancora credo nel dubbio sui vecchi cibi, forse appunto perché il mio vecchio ego torna fuori a tentarmi, a cercare di convincermi di tornare indietro, alla vecchia immagine, con quei vecchi gusti.. La stessa cosa che accade per le donne.. Credo (o forse voglio credere per il momento) che sia questa la risposta.. Ma al di là di ogni risposta comunque, ti ringrazio dal profondo del cuore, perché tu, insieme ad Elisa (la persona che ho vicino, con la quale ho letto e riletto le tue parole), mi avete dato una mano a lasciar andare questa stupida mente che cerca sempre di fottermi, di ipnotizzarmi fino a farmi venire mal di testa.. Hai ragione, devo scendere in profondità, rilassare le tensioni e lasciare che il corpo pensi all'alimentazio ne e alla mente nessuno.. Ho voluto solo aggiungerti queste cose per condividere e farti capire ulteriormente perché mi inceppo su queste futili questioni, perché mi faccio tante seghe sul cibo.. appunto perché è un tasto forte per me, e come tu ben sai quando si toccano certi tasti, è facile non vederci più chiaro..
Ti mando un carissimo saluto e ti ringrazio tanto!
# Pierluigi Peruffo 2014-10-01 15:55
Grazie a te!
# Tranchi 2014-10-01 15:40
Forse manca la comprensione di come si arriva e che cos'e' quella "chiara intuizione",que l fare e agire scevro da qualunque esitazione e conflitto.
Se durante il percorso interiore si hanno dubbi,incertezz e,ritorni di fiamma e nostalgie varie su qualsivoglia piacere materiale,vuol dire che la mente e' ancora condizionata dai vecchi schemi,vuol dire che le questioni non si sono ancora pienamente affrontate,medi tate,sviscerate e ..digerite.
Ma dove sta il problema? Chi crea e crede ci sia un problema?
Molliamoci,perdindirindina!!
Se la ricerca e' sostenuta dalla serieta' e dalla perseveranza senza nessun desiderio o smania di dover a tutti costi fare rinunce,diventa re cosi o coli',ogni cosa trovera' sicuramente il suo equilibrio e significato,fuo ri e dentro di noi.
Quel famigerato tramezzino al tonno alla fine l'ho mangiato io,vegetariana, ieri in un baretto mentre aspettavo un'amico,senza drammi o patemi,ritengo ci siano,insieme al tonno morto,anche altre priorita' degne d'attenzione per quanto riguarda il nostro mondo interiore. A questo proposito, a mio parere,l'ultima parte del secondo commento di Pier ne racchiude l'importanza e il senso ultimo.Straordi nario!!!!Oggi e' gia' domani,ieri e' adesso....Cosa mai verra' con noi oltre la fine del tempo,quale,tem po? Straordinario!!!
La mente prova sempre a venderci roba scaduta,ma dov'e' il tempo per perdere tempo a vagliare? Possiamo solo rubarlo all'attimo presente,unico tempo concessoci.Cert o che a meditarci su...sto sprecando tempo...adesso!
# Marco Peruffo 2014-10-01 18:23
Non per fare polemiche sterili anzi spesso apprezzo molto i suoi interventi Tranchi, ma altrettanto spesso li trovo inopportuni. Lo scambio tra Fabio e Pier era intenso, elegante e completo. Mi scuso ma era una cosa che sentivo.

Cordiali saluti
Marco
# Tranchi 2014-10-02 06:16
Grazie per la tua schiettezza,Mar co.Non tu,ma sono io a chiedere scusa.

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