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Spiritualità

Il grande disincanto

Fabio ha scritto: In riferimento all'articolo precedente, agganciandomi a ciò che dici all'inizio(riferimento all'articolo: Santa ignoranza consapevole), credi anche tu che più forte sia il dolore che viviamo più sia difficile rimanere osservatori della mente? A volte mi pare che certe cose che attraversiamo facciano troppo male, siano troppo pesanti per non identificarsi. Dici che sia perché in quei momenti ci deve essere un forte “lavoro” o “sforzo” di disidentificazione perché si è prossimi a lasciar andare grossi pesi dell’anima?

Pier ha scritto: Credo non esiste una situazione migliore o peggiore, più vicina o più lontana alla nostra Essenza. La differenza la fa solo l’energia che mettiamo nell’aggrapparci ai condizionamenti e di conseguenza quanto siamo addormentati. Ciò che fa piccolo o grande un dolore o una gioia è l’intensità dell’identificazione. Un uomo viene lasciato dalla moglie e va al bar a bere una birra, un altro si spara. Il fatto è pressoché uguale, evidentemente cambia la forza l’identificazione. Sottolineo questo aspetto perché ritengo sia estremamente liberatorio e dia grande speranza comprendere come non siano mai i fatti esterni ad avere forza su di noi, ma siamo noi a tenerli stretti fra le nostre braccia. Questa è la nostra grande opportunità! Se fossero le cose esterne ad avere forza su di noi non vi potremmo fare molto, ma se siamo noi i responsabili del coinvolgimento, in ogni momento possiamo liberarci. Nel mondo fisico se vengo chiuso in una grotta da un masso pesante mille chili non uscirò mai più, salvo che qualcuno non mi aiuta dall’esterno con un mezzo meccanico. Viceversa, se nel mio mondo interiore sono chiuso in una buia stanza della mente, profondamente sofferente a causa di un evento traumatico che percepisco in me come un masso enorme, in qualsiasi momento posso liberarmi e tornare a vivere alla luce del sole. Nel nostro mondo interiore è sempre possibile liberarsi. La parola impossibile non è mai stata tanto falsa come quando la si usa per l’animo umano. Per essere liberi ci è sufficiente comprende e tagliare i fili del legame mentale - emotivo che in qualche modo noi stessi alimentiamo nei riguardi di qualcosa, qualunque essa sia, compresa la morte.

Premesso ciò, per quanto riguarda l’esser prossimi a lasciar andare grossi pesi è certo che un problema a cui si è fortemente identificati possa renderci difficile l’osservazione e la rottura del legame, ma già vedere che qualcosa ci fa perdere lucidità e forza è parte del processo di comprensione e liberazione, non ti pare? Perseverando, un po’ alla volta si sgonfierà.

In merito vorrei approfondire un aspetto importante. Molti pensano che più si superino dei blocchi emotivi più si stia crescendo spiritualmente. Questa idea non è corretta, anzi, la ritengo potenzialmente dannosa. Come abbiamo detto molte volte, l’indagine interiore non è un percorso di raggiungimento che compie la personalità, l’ego. L’indagine se procede correttamente porta all’eliminazione dell’egoicità permettendo il risveglio della coscienza. Risvegliarsi è qualcosa di ben diverso del raggiungere. Nell’idea di raggiungere qualcosa l’ego proietta un’idea di progresso, di superamento di ostacoli, dove alla fine del viaggio, “lui”, raggiungerà il premio: verità, pace o altro. Nel risveglio invece l’ego sognante muore totalmente permettendo l’accadere di un ricongiungimento della consapevolezza individuale alla “sorgente universale. In questo accadimento “lui” muore. Ecco allora che i gradi di risveglio, il progresso per raggiungere qualcosa, l’idea di avere una coscienza più elevata o meno di altri sono tutte illusioni, nuovi astuti inganni della mente identificata o nel migliore dei casi livelli più o meno pensati di sogno.

Forse con un esempio riesco a chiarirmi meglio. La nostra attuale condizione mentale è come un sogno. Un uomo può essere a pochi metri da casa, un altro può sognare di essere a chilometri di distanza. Il primo è più vicino a casa del secondo? No, sono entrambi in un sogno dove il primo che si risveglia, stia pur sognando di essere dall’altra parte del globo, si riscopre comodamente sdraiato sul suo letto di casa. È il risveglio che conta più di ogni ostacolo superato nel sogno.

Secondo il pensiero mistico, siamo tutti comodamente addormentati sul letto della nostra Coscienza Originaria (fra le braccia di Dio o come più ci piace dire…), siamo già a casa, ma con gli occhi chiusi e la mente indaffarata a immaginare e inseguire cose di ogni genere. Sono solo i nostri film mentali che ci raccontano storie di sforzi e raggiungimenti, proprietà da difendere, traguardi egocentrici da raggiungere. Certo v’è chi ha abbellito molto il suo sogno e chi immagina cose orrende, ma prima o poi entrambi i sogni muteranno. È l’intrinseca natura del sogno/mente a mutare perpetuamente. Il fulcro della problema non sta in quanto un uomo stia soffrendo, quanto si stia godendo il suo viaggio immaginifico o quanto stia progredendo o regredendo. Se siamo immersi nei condizionamenti del pensiero, in quella specie di sogno lucido che chiamiamo veglia, i contenuti sono pressoché irrilevanti. Il fenomeno mente ruota rapidamente, quel che oggi è gioia domani è dolore, e viceversa. Oggi sei al settimo cielo perché hai vinto la lotteria, fra dieci anni ti ammali gravemente e devi spendere tutto in cure. La ruota degli eventi gira di continuo e la mente identificata la segue come un prisma che genera infiniti colori. Ma allora cosa può fare la differenza, cosa ci può aiutare veramente a risvegliarci?

Se un disperato è potenzialmente vicino alla realtà quanto un uomo sereno, cosa cambia, come possiamo uscire dalla ruota del piacere - dolore, nascita - morte? Se tutto ciò che inseguiamo nel mondo esterno è inevitabilmente destinato a seguire la legge dei contrari dove l’amore facilmente diviene odio, la gioia disperazione, il piacere dolore, la vita morte, come uscire da questa ruota apparentemente senza fine? Proprio iniziando ad essere sempre più consapevoli del movimento altalenante dell’universo fenomenico, realizzando una sempre più lucida e reale distanza dai suoi molteplici accadimenti. Infatti, solo grazie a questo “consapevole distanziamento” si può divenire realmente più equilibrati, capaci di comprendere e accogliere il successo quanto il fallimento, il positivo quanto il negativo con un atteggiamento interiore stabile, sereno e infinitamente più creativo ed energico. Se la mia mente è totalmente immersa in qualcosa le mie possibilità di capire e agire intelligentemente sono altamente ridotte.

“Prendere le distanze” è l’inizio e la fine di quell'indagine interiore che culmina con il grande disincanto. A volte nella disperazione estrema un uomo inizia a chiedersi: “Perché ? Che senso ha questo dolore? Chi è che soffre e cos'è questo fenomeno che chiamiamo vita?”.  Altre volte queste domande possono sorgere quando si è comodamente sdraiati in riva al mare con gli amici che ballano tutt’intorno noi. All’interno del sogno non esistono assiomi, il risveglio è possibile in ogni momento e in ogni luogo, per ogni uomo qualunque sia la situazione esistenziale che sta attraversando. Questo perché la radice dell’illusione che ci fa credere d’essere creature mortali, fragili e scisse dal corpo unitario dell’esistenza non risiede fuori di noi, non sta in cosa viviamo o quanto possiamo migliorando la nostra condizione esteriore, ma nell’identificazione della consapevolezza con l’idea che portiamo in cuore di essere unicamente il corpo/mente. Giunti a questo punto spesso le persone si chiedono cosa faccia scattare questa comprensione, cosa inneschi la prima scintilla di consapevolezza che inverte il “flusso energetico coscienziale” dal “fuori al dentro”. Perché un individuo vede e comprende tutto ciò mentre un altro è totalmente perso fra le cose del mondo? Non c’è una causa esterna. L’esterno può solo offrire delle opportunità.

Se fosse assolutamente necessaria una particolare causa esterna, come sostenevo precedentemente, l'esistenza rientrerebbe all'interno di logiche meccaniche, di causa ed effetto. So che molte persone desiderano tanto credere che ogni cosa sia il risultato di processi determinati e causali, ma questo atteggiamento credo serva solo ad evitare la responsabilità personale, e più grave ancora a fuggire la propria libertà. Inoltre l’idea di una causa è una sorta di deriva intellettuale mutuata dal paradigma scientifico. Sfido chiunque a trovare la causa reale della sua nascita o anche solo del perché questa mattina si sia svegliato riscoprendosi esistente e senziente. La scienza poi spiega unicamente come avvengono alcune cose, entro specifici paramenti di lettura, ma non sa nulla del perché, del significato ultimo dell’esistenza.

La scienza non fa altro che spostare continuamente la domanda un passo indietro. Ora afferma di aver scoperto il mattone dell’universo, il bosone di Higgs, la “particella di Dio”. Bene, e quindi? La domanda perché, che significato ha la vita e la morte, la nascita, la sofferenza e l’amore che sperimentano gli esseri umani si è risolta? Anche se ipotizzassimo che domani mattina uno scienziato arrivasse a scoprire il mattone dell’anima la nostra domanda sul significato dell’esistenza, dell’orrenda sofferenza e del coraggioso amore che abitano il mondo rimarrebbe intatta! Tutta questa ricerca di una causa, se spalmata su ogni cosa, in ogni campo senza criterio, come un dogma, permette a molti di fuggire la paura di una libertà che ci renderebbe pienamente responsabili di noi stessi, del nostro destino, del nostro risveglio e del dolore che troppo facilmente procuriamo a noi e agli altri.

L’individuo indaga e scopre la sua reale natura interiore quando lo desidera, perché ad un tratto si stufa di sguazzare fra i sogni altalenanti prodotti dal suo ego. Se una persona sta ancora dormendo significa che i suoi sogni, tutto sommato, gli stanno ancora bene, dovessero persino “parlargli” di suicido.

In definitiva, qualunque situazione si stia vivendo, se lo si vuole veramente, possiamo lasciare emergere il grande disincanto e rompere il sogno.

Pier

Tags: Ricerca della felicità, Equilibrio interiore

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Commenti   

# Fabio23 2013-10-22 10:24
Grazie della bellissima risposta e del tempo dedicatomi innanzitutto.. Il punto però su cui cercavo di puntare l'attenzione di più riguardava il fatto che mi pare che ci siano certe cose, certi stati che attraversiamo che siano molto più difficili da osservare, da accettare.. Insomma mi pare indubbio che la vita assuma i contorni e il sapore di una schifezza quando siamo in stati ad esempio depressivi o oscuri per capirci.. Il punto è che trovo difficile accettare certi stati bui in cui a volte passo e disidentificarm i da essi, a non sentirli come miei.. Io sono in essi in quei momenti e la vita mi pare oggettivamente più brutta, meno viva, meno leggera, per quanto So che è comunque tutto parte dell'Osservazio ne.. Sono momenti in cui sto affrontando o lasciando andare qualcosa e non posso fare altro che accettare e osservare la schifezza (senza giudicarla come "schifezza" magari)? Sono momenti in cui sta venendo fuori un dolore che magari ho avuto dentro per tanto tempo e al quale ancora una parte di me resiste, e più lo accetterò e lo osserverò come tutto il resto meno verrà a trovarmi? La buia notte dell'anima di cui si parla non è forse l'attraversare certe oscurità interiori molto difficili da accettare, ma che poi se superate e accettate danno spazio ad una Luce più grande? Scusa se insisto con le domande ma credo sia giusto esser chiari per capirsi fino in fondo.. Non vorrei poi approfittare troppo della tua disponibilità..
# Dadrim 2013-10-22 20:31
Ti ho risposto qui: http://www.dadrim.org/Spiritualita/La-buia-notte-dell-anima

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