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Spiritualità

Testimone del nulla

Sara ha scritto: Ciao Pier, come stai?  È più di un mese che non ti scrivo e le cose vanno, ma certe volte mi perdo nuovamente e riaffiorano le medesime domande. La cosa che mi interessa di più oggi è il ruolo del “testimone”, e qua non so se riesco a spiegarmi bene, proviamo. Solitamente sono testimone dopo un accadimento, a volte anche durante un accadimento, ma non so cosa mi succeda prima. Perché mi ritrovo a dire: “ho fatto una stupidaggine o potevo risparmiarmi questa battuta?”. Dov'ero prima e mentre mi accingevo a fare cose che poi avrei voluto evitare? Si può riuscire ad essere sempre testimoni, in ogni momento? Sono stata testimone di tutte le emozioni che hanno attraversato il mio cuore in questo mese di silenzio, mi sono scaricata scrivendo molto. Ho ragionato, riflettuto e rivisto molte cose. Ciononostante le mie tante domande riaffiorano facendomi perdere la capacità di osservare, di essere “testimone”, sballottandomi nuovamente fra pensieri ed emozioni irrisolti. Come essere più presente, testimone più attento e solido, senza farmi travolgere ancora?

 
Ti saluto caro Pier, grazie per tutto,
Sara

Pier ha risposto: Cara Sara, facciamo una premessa. Chi è taciturno e non si espone mai probabilmente andrebbe spronato al dialogo e al confronto. Chi e molto esuberante, di facile parola e spesso travolto dal suo stesso pensare e ragionare dovrebbe praticare un certo silenzio. Tu dovresti praticare un certo silenzio, ma evidentemente la cosa ti è ancora troppo difficile. Veniamo quindi al testimone, e vediamo se questa volta riusciamo ad uccidere definitivamente il tuo criceto interiore, che persiste nel girare sulla ruota del domandare.

Come puoi testimoniare qualcosa se mentre le cose accadono sei intenta a fare chiacchiere e riflessioni varie? Riflettere, dibattere, lottare e discutere è l’inizio della ricerca, ma se non viene il momento in cui comprendiamo che è nel silenzio della mente che qualcosa di nuovo è profondo può accadere, qualcosa non sta andando per il verso giusto.  Le nostre chiacchiere mentali e le nostre emozioni dovrebbero essere oggetto di testimonianza e non filtro di proiezione. Se prima agiamo meccanicamente e solo poi osserviamo lo svilupparsi dei fatti è normale ritrovarsi sempre a dire: “Dov'ero prima e mentre mi accingevo a fare cose che poi avrei voluto evitare?”.

Qual è l’agire del Testimone, dell’osservatore, come solitamente lo abbiamo chiamato? Il Testimone cosa testimonia? Tutto: pensieri, emozioni, situazioni e dinamiche relazionali quotidiane. Tutto! È come un faro di intelligenza sempre acceso. Devo sottolineare però che il Testimone non è alla ricerca di testimonianze, questo deve essere capito profondamente altrimenti si finisce per cadere in un guaio che ho visto capitare a molti, che io stesso ho patito, e che ho lungamente discusso qui nel blog. Quale guaio? Una tensione dolorosa del pensiero che cerca di essere attento ad ogni sua stessa creazione. Il pensiero non è la consapevolezza che osserva. Questo è importantissimo da capire.

Testimoniare non significa scrutare pensieri, emozioni, ecc., per ragionarvici sopra, ma è un imparziale e spassionato sguardo su tutto quel che c’è, sino a quando c’è! Quando ci si siede tranquilli sul proprio lettino e non si è in esaurimento nervoso, qualcuno mi sa dire che cosa c’è da testimoniare? I pensieri sono pochi, le emozioni ancor meno, il corpo è rilassato, pesante, stanco della giornata passata, e la consapevolezza è lì, impersonale, non focalizzata, libera, testimone di tutto e niente. Mi spiego? Abbiamo avuto esperienze simili o non ci capiamo per nulla? Se questi momenti non sopraggiungono spontanei significa che la mente è troppo agitata, pertanto qualche tecnica di rilassamento, come ho più volte suggerito, può essere utile. Ma supponiamo di non essere troppo tesi e travolti dai fatti di ogni giorno. Simo lì sul nostro lettino, sedia o caverna, fa lo stesso, mentre la mente, con i suoi pensieri si dirada come fa la nebbia, il cuore, con le sue emozioni, si acquieta. Ora, se non cadiamo in un profondo sonno, con tanto di russata e bolle, rimane solo la consapevolezza. Ma la consapevolezza di cosa? Cosa testimoniamo se non v’è niente che increspi la superficie della nostra coscienza? Nulla! Ed proprio in quel nulla viene concesso spazio per lasciar emergere pace e silenzio.

Quando i contenuti della nostra mente si diradano sino a svanire, e il nostro egoico frullio interiore diviene un nulla, la Coscienza nel suo stato originario può palesarsi. Ora, se tutto ciò è anche solo vagamente intuito, cara Sara, mi spieghi che significato trovano ulteriori domande, parole e conflitti. Per poter rendere vuota la nostra mente ciarlona la prima cosa da fare è tacere il più possibile, parlare meno durante le quotidiane situazioni, perché solo nel silenzio la consapevolezza può testimoniare e comprendere le dinamiche. Se siamo troppo mentalmente attivi, soprattutto dando largo spazio alle chiacchiere, da una parola nasce un’altra parola e la mente crea nuovi problemi e guai a cui interessarsi.

E sinceramente, questo mi pare sia proprio ciò che la tua mente ti combina di continuo. Apri una riflessione, ottieni una risposta, la leggi velocemente, troppo velocemente, e già sei ad un'altra riflessione che ti aizza il pensiero, contro te stessa o verso l’esterno, per chiarire, approfondire o chissà cos’altro. Ma ad un certo punto cosa v’è da chiarire? Risolta la questione alle radici, comprendendo cioè come si genera e mantiene la struttura della mente esternalizzata, non ci rimane altro da fare che praticare pazientemente l’osservazione e il rilassamento: il raccoglimento!

Insomma, per sviluppare la capacità di testimonianza un primo passo utile sarebbe comprendere chiaramente e definitivamente quanto le parole non essenziali ci immischino nei soliti vortici di pseudo ragionamento. Se la vogliamo dire con dei paradossi, tutto il lavoro su noi stessi consiste nel comprendere che non v’è nulla da capire e nulla da cambiare. Ciò che siamo veramente lo siamo sempre stati, prima di ogni pensiero, emozione o azione. Sono proprio i pensieri di raggiungimento, cambiamento e ottenimento che ci spostano dalla “Sorgente”, che offuscano il nostro Essere, che non ci permettono di scendere in profondità.

Non ti pare evidente come tutti siano alla ricerca di qualcosa e che proprio da tale ricerca vengano la maggior parte dei guai che poi si tenta di risolvere cercando qualcos’altro ancora, magari proprio la pace della mente e del cuore? Questo circolo vizioso va interrotto alla radice, rimuovendo i futili desideri e le vuote domande che ci agitano, non sovrapponendo a tutto ciò ulteriori desideri magari detti ricerca dell’equilibrio o della verità. Equilibrio e verità c’erano già prima che creassimo le condizioni del disagio. Quando sei nata eri in pace e in equilibrio. Dobbiamo pertanto svuotarci e tornare alla sorgente, non aggiungere e lottare. Non è un’evidente assurdità l’ida di dover lottare per la pace? La pace accade quando smetti di lottare e di affannarti per cose inutili.

L’uomo combatte, abusa dei suoi simili, si tormenta, compie azioni deplorevoli, poi desiderare il perdono, la libertà, l’amore. Questa ruota può potenzialmente girare all’infinito se non comprendiamo che ciò che cerchiamo è già qui, più vicino di qui! Siamo proprio noi, è l’innata natura luminosa del nostro Essere.

Rincorriamo potere, piacere e fama fra le vie del mondo, convinti di dover divenire qualcuno e dimostrare qualcosa. Poi scopriamo prossimi alla morte che ciò che più serviva era scovare qualcosa capace di trascendere l’impermanenza della vita, capace di non consegnarci al pensiero di svanire nel nulla per sempre. Ma ormai il tempo sta per scadere, è poco, non sappiamo da dove partire, cosa fare, così non ci resta che pregare e sperare per il meglio, nella compassione di un dio, nella fortuna di una nuova possibilità di vita.

La vedi Sara l’illusione che ci giochiamo? Siamo liberi e completi ma, per assurdo, siamo riusciti a giocarci il più grande inganno di tutti i tempi, il più grande gioco d’illusionismo della storia: ci siamo convinti d’essere mancanti, scissi dal corpo unitario dell’esistenza, tremendamente bisognosi di affermarci. Questa potente illusione genera nella mente un’agitazione e una paura che ci muovono continuamente e ossessivamente verso una realizzazione futura. Iniziamo così a credere di dover lottare strenuamente, contro noi stessi e i nostri fantasmi, anche per la pace e l’amore. Inglobiamo tutto medesimo paradigma isterico del raggiungimento futuro, del “non siamo ma lo saremo, non abbiamo ma lo avremo”. Pensiamo che anche Dio, la verità, l’Essere o come si voglia chiamare l’indefinibile, sia qualcosa da raggiungere, guadagnare o possedere. E così sì che la ruota della mente illusa non troverà mai pace. Abbiamo vestito il ladro da poliziotto e il poliziotto da ladro. Così quando andiamo in questua per denunciare un furto ci levano anche le mutande, e quando arriva un ladro per riportarci la refurtiva lo malmeniamo e chiamiamo la questura. Dobbiamo rompere questo incantesimo e comprendere che l’Essenza è già qui, è noi ed infinitamente più di noi, ma qui ed ora, non là e domani.

Proviamo ad immaginare la bellezza di una società dove l’essere umano si è risvegliato da questo incubo divenendo pienamente consapevole dell’unità e incorruttibilità della sua Essenza interiore e pertanto vive appagato e libero da ogni forma di paura e necessità di competizione egocentrica? Riusciamo ad immaginarci un’umanità che progredisce nelle scienze, nell’arte e nell’educazione senza il senso di dover primeggiare e sfruttare gli altri? Se vivessimo così in vent’anni non vi sarebbero più miseria, fame e violenza.

Cara Sara, perdona le divagazioni. Insomma, se le cose sono chiare, cosa ti resta da discutere per te stessa? Puoi discutere per dare una mano a chi ti pare un po’ perso nei suoi pensieri, ma perché discutere e riflettere su di un “noi” che non ha alcuna sostanza? Forse perché fatichiamo a negargli attenzione. Forse perché nel parlare di spiritualità e delle tante difficoltà che incontriamo ad abbandonare i nostri condizionamenti abbiamo trovato una furbesca scusa per dare ancora spazio agli inutili giochi della vecchia mente. All’inizio il confronto e le mille parole sono fondamentali, alla fine sono inutili se non dannose. All’inizio parliamo solo per noi stessi, per risolvere i nostri guai, alla fine solo per amore di chi ci è accanto.

 
Un caro saluto,
Pier

 

Tags: Crisi spirituale

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