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Spiritualità

Cosa significa accettazione

Luca ha scritto: Caro Pier, dieci anni fa mi sono ammalato di una malattia misteriosa a cui molti medici non riuscivano a trovare rimedio. I sintomi compromettevano sensibilmente la qualità della mia vita così decisi di non arrendermi e di cercare una soluzione. Impiegai cinque anni prima di trovare un medico che riuscì a identificare la causa del mio malessere. Se avessi accettato la realtà per quella che era, arrendendomi all'impossibilità di guarire, adesso mi troverei ancora in balia di sintomi molto spiacevoli. Qual è il confine fra l'opportunità di tentare di modificare la propria condizione e l'accettazione di ciò che si vive? Mi sembra un pensiero che non contempla mezze misure, o si accetta tutto o non si accetta niente perché è impossibile tracciare un confine fra quello che conviene accettare e quello che conviene modificare. Vorrei un tuo chiaro parere in merito ad una spetto spesso trattato, a mio avviso, in modo molto confusivo nei testi di spiritualità.

Grazie tante,
Luca

Pier ha risposto: Caro Luca, grazie per questa tua domanda di fondamentale importanza per tutti coloro che sono impegnati in una seria ricerca esistenziale. Il tuo quesito probabilmente parte dall'aver sentito ripetere in continuazione da tutti i grandi maestri spirituali che l'accettazione è il segreto della trasformazione interiore. Una parte di te, ascoltando questa affermazione, deve averne intuito l’importanza, l'immensa libertà che può derivare da un completo abbandono, dalla nascita di una totale fiducia nella vita. Altrettanto, però, la parte calcolatrice e razionale della tua mente si deve essere attivata nel tentativo di valutare i pro e i contro di un effettivo abbandono, interpretando la questione all'interno dell'usuale nostra lettura del mondo. Comunemente la nostra mente è proiettata all'esterno, identificata agli oggetti e agli accadimenti del mondo fenomenico, ai risultati e alle conseguenze del nostro agire pratico. Ecco allora che quando sentiamo qualcuno affermare che l'accettazione e l'abbandono sono la via per la trascendenza di sé, facilmente cadiamo in un'errata comprensione. L'invito all'abbandono che ci rivolgono i maestri è un fenomeno prima interiore e solo poi esteriore, mai viceversa. Prendiamo l'esempio della tua malattia. Se interpreto male l'invito all'accettazione potrei decidere di non curarmi, di non fare nulla per modificare la mia condizione oggettiva, ottenendo unicamente una degenerazione fisica più rapida e la morte. Se porto la mia errata comprensione del concetto di abbandono alle sue estreme conseguenze, potrei scoprire che il tubo del gas di casa mia si è rotto e rimanere comodamente seduto sul divano con una sigaretta accesa in bocca: tanto la vita si prederà cura di tutto. No! Non è questo ciò che si intende con accettazione, questa è unicamente la prima e fallace interpretazione che la nostra mente dà alle cose.

Siamo abituati a considerare unicamente cose pratiche e materiali, perciò l'idea di accettare qualcosa immediatamente ci spinge a credere di dover semplicemente soccombere agli eventi esterni. Tale mistificazione del reale significato dell’invito all’accettazione e all’abbandono spinge molte persone a non intraprendere un percorso di cambiamento e molte altre ad abbandonarsi all'ignavia crogiolandosi nell'idea di essere dei grandi ricercatori spirituali. Ma quando si inizia a comprende che l'invito all'accettazione e all'abbandono si rivolge alla nostra dimensione interiore, lentamente le cose trovano un loro equilibrio e un significato profondo.La nostra mente è ricolma di condizionamenti che generano paure e ansie di ogni sorta.Accettare significa vedere sé stessi senza pregiudizi, osservare quali influenze ci governano, quali paure e ambizioni ci continuano a creare tensioni. I maestri ci invitano ad accettare noi stessi per poi agire nella società come individui liberi e consapevoli. È però fondamentale comprendere che accettare se stessi non significa accontentarsi di quello che si è ma impegnarsi totalmente in un lavoro di indagine.

Caro Luca, dal mio punto di vista l'accettazione riguarda la comprensione del nostro mondo interiore, non i fatti inerenti la salute del nostro corpo o la brutalità del mondo che ci circonda. Una bella sintesi possono essere le parole del teologo protestante Reinhold Niebuhr che scrisse: «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza.»

 
Un abbraccio,
Pier
 
 

Tags: Equilibrio interiore

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Commenti   

# informazione-libera 2011-09-20 00:00
Riassumerei quanto scritto da Dadrim con una semplice espressione socratica "Conosci te stesso". Conosere se stessi, il lavoro di una vita, significa capire che ne rimane di se stessi, al netto di condizionamenti , paure impresse, credenze e ipocrisie. Man mano che ci si conosce davvero, in profondità, allora avviene anche l'accettazione che è accettazione di se stessi e del proprio autentico modo di essere ed è quindi accettazione del tutto di cui si è parte imprescindibile . A tal proposito ho scirtto qualcosa anch'io:
http://www.pillolarossa.it/vivere-e-morire/

Ciao
Il neo papà Matteo
# emilianobar 2013-03-09 15:48
Certo il conosci te stesso sicuramente è la chiave ma per conoscersi credo si intenda il conoscere i propri limiti, le proprie debolezze,condi zionamenti e quindi cercare du superarle sapendo comunque di averle e di non poterle eliminare del tutto ma solo sublimarle in qalcosa di piu utile per gli altri.
Emiliano Bar
emilianobar@gmail.com
# adelaide 2011-09-20 09:16
Ciao a tutti,caro Dadrim ,bella e intensa la risposta a Luca,mi ci ritrovo alla grande,.sopratu tto nella domanda, e la tua risposta mi ha aperto nuove visioni,
anch'io avevo inteso che l'accettazione e l'abbandono consistessero nel starsene comodamente seduti sul divano ed aspettare la manna dal cielo,ma questo lasciarsi andare includeva pure una crescente pigrizia dell'anima,un non fare fisico,ma non afferro ancora la chiarezza,l
Ho letto ,non cercare, non chiedere,quello di cui hai bisogno e' gia' in cerca di te,se un intento lo vuoi col cuore, arrivera'.Signi fica che non devo darmi da fare?
Dovrei attendere un segno o avere risolutezza?
Perche',vedi, in fondo io credo che l'azione e
l'interiorita' siano connessi,impres cindibili,L'azi one o reazione fisica (malattia/disag io) e' conseguenza e reazione di un pensiero,ed il pensiero viceversa,e' la reazione
ad un fatto fisico o accadimento.Chi e' nato prima?
Sono anni che mi cazzeggio con dei piccoli disagi,ma dal medico non vado,medicine non ne prendo,lo so che li ho creati io,sono debilitanti ma non gravi(spero),no n so perche' non riesco a lasciarli andare,eppure ho fatto tanta strada,mi sono liberata di tante, ma tante zavorre,ho spalato tonnellate di merda dalle mie fondamenta,mi sento
cresciuta,arricchita,tutto intorno a me e' un continuo riscontro di cio',a cominciare da mio marito,dopo 40 anni ci stiamo conoscendo,mi sono perdonata ed ho perdonato,i suoi difetti me li sono ritrovati tutti io,quello che credevo un mio nemico,oggi e' il mio riflesso,il mio confronto,lo benedico tutti i giorni,e benedico pure il fatto di non averlo mai lasciato,seppur mille volte ho voluto farlo.Parlo di lui come anche di mille altre situazioni o contesti,sono serena,leggera, allora perche' i miei disagi fisici permangono?Cosa dovrei sapere,fare,dov e sbaglio?forse la risposta sta nel fatto stesso di aver posto la domanda,se ho tanti dubbi forse non ho capito niente

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