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Spiritualità

Il dogma dell’anzianità e l’eternità della giovinezza

giovinezzaMauro ha scritto: Caro Pier, rimango sempre colpito dalla chiarezza e dalla profondità delle tue risposte, ma devo ammetterti che qualcosa in me fa fatica ad accettare le parole e i consigli di qualcuno come te che è molto più giovane di me. Ho orami quasi sessant’anni, e forse, vedere che qualcuno, in solo metà del tempo che io ho vissuto, ha probabilmente raggiunto una dimensione di vita che ancora oggi non mi è molto famigliare, in qualche modo mi irrita, mettendomi in una condizione mentale di pregiudizio e di non accettazione. Spesso mi accorgo di questo mio limite e sento quanto possa essere un ostacolo per un effettivo cambiamento, inoltre, tutto ciò, mi fa tornare alla mente l’educazione in cui sono cresciuto, dove, dietro all’idea del rispetto e dell’obbedienza per i più vecchi, oggi, mi sembra di rivedervi solo una paura del confronto con i più giovani e un desiderio egoistico di sentirsi sempre nel giusto e nel sicuro. Vorrei sentire una tua opinione su tutto ciò. Forse mi faccio troppe domande, quando dovrei solo imparare ad ascoltare di più e a credere meno di sapere.

Con affetto,
Mauro

Pier ha risposto: Caro Mauro, sono io a rimanere molto colpito dalle tue parole, proprio perché so quanto sia difficile, per chi ha una certa età ed è cresciuto all’interno di una determinata cultura, accettare, o anche solo ascoltare, discorsi sul senso della vita provenienti da chi è più giovane. Questo accade principalmente perché nella nostra cultura si è generate l’idea che avere più anni di vita significa anche avere più esperienza e conoscenza, e più esperienza e conoscenza significano anche più saggezza e serenità. Questo è un pensiero meramente quantitativo, lineare ed estremamente superficiale. Non v’è dubbio, inoltre, che un siffatto pensiero nasca, anche e soprattutto, dal bisogno di nascondere le prove di una vita fallimentare dietro il muro di una superiorità dettata dal dogma dell’anzianità. “Io sono vecchio e so più di te, pertanto non discutere, ma fai quel che ti dico”, quante volte abbiamo sentito questa frase?! L’abbiamo sentita tutti, e tutti l’abbiamo odiata, ma molti di noi l’hanno comunque rispettata e accettata a capo chino, e quando ormai ci accorgiamo d’esser divenuti vecchi e d’aver vissuto un’intera vita facendo quel che altri volevano, il dolore e il rimpianto spesso sono troppo grandi per poter ammettere di non essere stati sufficientemente forti da riuscire a camminare con le nostre gambe e pensare con la nostra testa. Ecco allora che pure a noi non rimane altro che dire: “Io so più di te, ascolta e fa quel che dico, perché sono più vecchio e ho più esperienza”. Sembra che il semplice passare del tempo e l’accumularsi dell’esperienza siano l’unico metro che molti usano per valutare il valore di una persona, dopo il suo conto in banca e la sua posizione di potere, ovviamente. Cose come la felicità, la serenità, l’amore e il sorriso che vivono in un uomo, pare non vengano nemmeno concepite fra le qualità che un individuo dovrebbe avere per poter essere considerato un punto di riferimento.

Io credo che ciò stia accadendo semplicemente perché non si riescono più a trovare persone equilibrate e serene. Quanti vecchi conosciamo che non sono divenuti perlopiù ottusi? Sono certo che li possiamo contare sulle dita di una mano.

È quindi comprensibile che la maggior parte delle persone, non avendo praticamente più alcuna esperienza di libertà, gioia e vero amore, inizi a basare i propri criteri di valore unicamente sulla durata della vita di una persona, sul suo conto in banca e sul suo lavoro. Chi vive infelice teme la morte quanto la vita, pertanto, mosso unicamente dalla paura e dal bisogno di difendersi, ripone le sue certezze nel benessere fisico, nel denaro e sul potere di comandare in generale, che è solo un’altra illusione di sicurezza.

Nella mia visione delle cose, però, la vita non si muove unicamente su un piano lineare, temporale ed esperienziale, ma si muove anche in una dimensione verticale, di profondità, atemporale, fatta di significati, libertà e amore. L’esperienza e il trascorrere del tempo non sono di per sé prove sufficiente di saggezza e valore. Un uomo può fare mille esperienze, ma se la sua consapevolezza non penetra gli sconfinati significati e dimensioni che si nascondono dietro a ogni evento, l’unica cosa che otterrà sarà un maggiore indurimento delle sue difese e un aumento delle paure. La vita è una continua esperienza, ma ciò che conta è cosa ne facciamo di tutta questa esperienza. Noi nasciamo camminando sulla superficie della dimensione orizzontale della vita, una dimensione fatta dal muto trascorrere del tempo e dal continuo accadere degli eventi, ma ogni istante e ogni singola esperienza, se osservati con attenzione e sensibilità, possono divenire una soglia per fare un balzo nella dimensione verticale, profonda, dell’esistenza, quella dimensione che è intrinsecamente portatrice di libertà e saggezza. Un uomo, durante l’arco di un’intera vita, può vivere la fine di mille relazioni sentimentali, e da ciò concludere, sempre più, che in questo mondo non esiste una donna alla sua altezza. Un altro uomo, invece, in tutta la sua vita, può vivere un solo amore, capace di rispondere a tutte le sue domande e i suoi bisogni. Non è il semplice trascorrere del tempo che ci rende uomini, ma è quel che facciamo di ogni singolo istante della nostra vita! Per me è quindi indispensabile camminare lungo il sentiero del tempo e delle esperienze, quanto è indispensabile gettare in ogni singolo momento lo scandagli della nostra consapevolezza, per attingere i significati direttamente dal cuore di questa nostra esistenza.

V’è poi da dire che se la saggezza nascesse unicamente dal trascorrere del tempo, questa vita sarebbe molto crudele verso tutti coloro che non hanno la fortuna di vivere a lungo. Ma grazie a dio le cose non stanno così, infatti, ogni qualvolta la nostra sete di pace e serenità si rende bruciante, ecco che la porta della dimensione profonda della nostra vita si apre, per questo a volte è più facile trovare luce negli occhi di un giovane morente, piuttosto che in quelli di un vecchio sano!

Un abbraccio,
Pier

Tags: Equilibrio interiore

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Commenti   

# Matilde 2009-04-03 20:39
Il nipote chiede al nonno:
-Nonno, ma quando tu eri piccolo, chi era più intelligente: i vecchi o i giovani?
Nonno gli risponde:
-Eh, caro mio! Quando io avevo la tua età, gli anziani erano considerati più saggi. Con tanto rammarico, devo dire che oggi sembra che quelli più saggi siano i giovani.
Il nipote dispiaciuto:
- Povero nonno! Ma , allora tu non sei mai stato intelligente!
# Renato 2009-04-05 23:51
...Ho fatto la mia esperienza non per vanagloriarmi o gettarla in faccia al giovane
che inizia la sua vita e la sua esperienza. Posso raccontare le mie esperienze ma senza farne un vanto. In fondo a chi servono le mie lotte se non per la mia propria soddisfa-
zione di esserne uscito illeso, amando molto e non danneggiando a nessuno.
# Giuseppina 2009-04-06 11:16
Caro Renato, da quel che scrivi creto tu non sia più tanto giovane, come me del resto... E credo anch'io di non aver mai fatto pesare troppo la mia esperienza e il mio volere ai miei figli e nipoti. Ma se questo è il mondo in cui viviamo, la nostra generazione deve pur aver sbagliato qualcosa.

Con affetto Giuseppina.
P.S: Ciao Dadrim!!! Un bacio!!!

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