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Migranti, terrorismo, guerre e dintorni

Caraglio_VoyeurismNicola ha scritto: Ciao Pier, la mia è una domanda semplice: ma se Dio ci ha creati e ci lascia sguazzare in questo caos non potrebbe significare che alla fine si deve vivere così? Elevarsi è forse per pochi, regna la stupidità, l’inconsapevolezza... La scelta è obbligata per vivere in un contesto sociale spietato o quale altra soluzione può esserci?

Pier ha risposto: Gentile Nicola, se coinvolgi Dio devi approcciare la questione con chi sostiene l'esistenza di Dio e nel particolare quadro teologico o filosofico di riferimento. Il Dio di un mussulmano non declina le medesime regole e i medesimi valori del Dio di un cristiano, come quello di un cristiano non è proprio in sintonia con quello di un ebreo (checché ne dicano), e così ad nauseam: buddisti, induisti, cristiani ortodossi, protestanti... È mia convinzione che l'essenza di ogni religione scaturisca dalla medesima sorgente ma le interpretazioni che nei secoli si sono aggiunte provengono evidentemente da interessi e tradizioni regionali, tribali, razziali e necessità ambientali.

Vino sì, vino no, maiale no, agnello sì, mucca sacra, mucca macellata, donna vergine, donna puttana, sposa bambina, uomo pedofilo, velo sì, burka no, minigonna non so...

Se chiedi a me, e se hai letto un po' delle mie riflessioni sulla “questione Dio”, saprai che scomodo la parola Dio di rado, forse perché nella mia percezione delle cose proprio non v'è un Dio persona nell'alto dei cieli, seduto su di una nuvoletta che un po' voyeuristicamente osserva le dinamiche di qua giù. Non c'è un Dio, evidentemente preda più di un attacco isterico che di un atto creativo, che un giorno ha creato questo mondo folle e questo uomo sciocco e sofferente, che oltretutto dovrebbe essere a sua immagine e somiglianza. Oh Dio!? Se la vediamo dal punto di vista di un Dio isterico che ha creato questo mondo e questo uomo le cose quadrerebbero abbastanza, ma il fatto è che questo Dio, dal mio punto di vista, lo ha creato la mente umana e non viceversa. Che poi la mente umana sia anch'essa comunque e ovviamente parte del tutto (Dio, o come si voglia chiamare) e che pertanto in un certo senso si possa dire essere espressione inalienabile della sua stessa natura è vero. Ma dove sta il guaio?

Il guaio si genera quando interpretiamo Dio come persona buona che ha creato il mondo e l'uomo e di guisa ci chiediamo perché il mondo e l'uomo siano ridotti in questo mondo. É il presupposto ad essere in contraddizione con i fatti, ma noi vogliamo sovvertire i fatti per confermare un assunto ideologico, e così miliardi di individui continuano a chiedersi perché Dio li ha abbandonati, perché Dio permette tutto ciò e se lo permette forse così deve essere, forse v'è un recondito significato?

Perché non partiamo da ciò che conosciamo per vedere se riusciamo a risalire a ciò che ci è ignoto e la smettiamo di fare l'inverso, cioè proiettare sull'ignoto ciò che desiderio per non vedere ciò che è evidente? Cosa è evidente? L'uomo! L'uomo con la sua coscienza in perenne cammino, alla continua ricerca di un qualcosa che gli possa dare risposte, sicurezza e verità. L'uomo, attraverso la sua mente, esperisce unicamente morte e angoscia. Per lui è più reale la morte e il dolore di qualunque Dio raccontato in qualche libro millenario che chiede di credere ciecamente. Partendo da una morte certa e un Dio incerto è meglio inseguire il piacere, il potere e il denaro adesso, subito. Almeno queste cose, anche se non si potranno portare nella tomba, per il tempo che ci è dato di vivere ti fanno sentire un po' sicuro, potente, se non proprio felice, almeno notevolmente esaltato. Ti fanno godere un po' fra un dolore e l'altro, un'ansia e l'altra, una paura e un attacco di rabbia. La fede, la religione, la spiritualità? L'uomo le riprende un po' grossolanamente, alla cieca direi, quando è nei guai o quando sta invecchiando. Alla cieca, giusto! Come chiede la fede che sin da bimbi ci insegnano. Una fede adatta a fare qual che ci pare per una vita intera, “senza fare troppi danni” ci consigliano. Facendo sempre un po' di donazioni a qualche ente benefico, meglio se clericale, per poi chiudere gli occhi, ficcare la testa nella sabbia e svanire nel sonno dell'incoscienza. Certo, con una benedizione, con un pass per il paradiso, almeno si spera, così dice il prete.

Per me esiste l'uomo che inventa un mucchio di storie per non voler vedere come tutto ciò che sogna e desidera sia destinato a finire e cambiare, in primis egli stesso che forse più di ogni altra cosa è un sogno, un desiderio errante, la fonte di ogni fraintendimento.

Ma proprio quando l'uomo vede con chiarezza assoluta questa sua auto mistificazione, ecco che qualcosa cambia, che qualcosa inizia ad affiorare: uno strano senso di totale impotenza che apre le porte all'umiltà, alla compassione per se stessi e per ogni altra creatura. Ci si vede miseri, fragili e spaventati, vittime di un ego che tenta disperatamente di mostrarsi grande e possente, e che in questo disperato tentativo compie ogni tipo di orrore e stupidità, per poi ricadere nudo e vigliacco su se stesso, annientato.

Si vede in questo comportamento ogni dolore che affligge i deboli, ogni ragione delle nefandezze che compiono i prepotenti, e nasce una strana pena nel cuore, un forte desiderio di augurare a tutti la pace e il risveglio, di perdonare e di essere perdonati, perché si capisce chiaramente che non si può fare nulla, che non si è nulla e nessuno di superiore, di eccezionale. È paradossale, ma proprio quando l'uomo si scopre piccolo, fragile, impaurito, quando pensa di non poter essere d'importanza alcuna, diviene capace di provare compassione e amore incondizionato per i suoi simili. Proprio quando si scopre totalmente impotente l'uomo sembra essere attraversato da una forza sovrumana perché tenera e aperta alla vita e le sue creature come solo un Dio potrebbe fare.

Ma parliamo ancora un po' dell'uomo...

V’è un’immensa quantità di dolore e sofferenza che sta gravando il cuore dell’umanità, non v’è dubbio. Il rumore della guerra ci è sempre più vicino, non sentiamo ancora il fragore delle bombe, ma vediamo bene, per chi vuole vedere e capire, gli effetti globali dei conflitti. Milioni di persone in fuga dalle loro terre, dalle loro nazioni, alla ricerca di un luogo che possano chiamare casa, dove sperare e tentare di vivere in pace. L’Europa, che menzognera copre il suo miserabile e cinico aspetto con la veste del salvatore, vive appesa al cappio di un capitalismo terminale senza più valori né parametri se non quelli dei bilanci e del debito. Questa Europa, che sempre più sembra solo uno strumento di controllo fiscale-commerciale, ripropone i fondamenti della guerra fredda e del conflitto nucleare con la Russia, teleguidata dai ben lontani “amici” americani. Salda alleanze per fermare l’invasione dei migranti con la “democraticissima” Turchia mentre al contempo bombarda i cittadini con slogan di accoglienza e amore universale. Governa la crisi greca, di una sua stessa nazione, come i barbari gestivano le proprietà altrui. Gioca a guardia e ladri in Ucraina, bombarda la Libia con la stessa spietatezza e ingiustificata arroganza con cui gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iraq, e poi si meraviglia dell’apparizione dell’ISIS, come se le sue azioni non dovessero avere conseguenze, come se fra milioni di mutilati, orfani e disperati alcuni individui non possano perdere la testa e raccogliersi sotto una bandiera nera. Pochissimi giornalisti ed intellettuali parlano di queste ovvie connessioni, tutti sono impegnati a condannare la follia estremista, perché il posto fisso è sacro come ben ci spiega Checco Zalone nel film “Quo vado?”. La situazione è grave, certo, la società sta attraversando una fase di profonda spietatezza e falsità.

Gli Stati Uniti sono stati capaci di far precipitare l’Iraq nell’inferno cavalcando l'assurdità dell’esportazione della democrazia e la menzogna delle armi di distruzione di massa. Sono stati capaci di appoggiare con ogni mezzo le insurrezioni mediorientali, in particolar modo quella Siriana contro il governo di Assad, diffondendo ulteriori dubbie informazioni sull’ipotetico utilizzo di armi chimiche da parte di quest’ultimo contro il suo stesso popolo. Tutto questo durante il mandato presidenziale di un uomo insignito del premio Nobel per la pace. Tutto questo, ampiamente documentato e dimostrato anche attraverso i loro stessi film Hollywoodiani, uno per tutti: Gree Zone, di Brian Helgeland, basato sul libro Imperial Life in the Emerald City (2006) del giornalista Rajiv Chandrasekaran).

La Cina capofila dell’inquinamento mondiale soffoca in una coltre grigiastra di polveri sottili, mentre pesci e piante muoiono a causa dall’aumento delle temperature marine. Ma il gigante orientale se non cresce economicamente preoccupa i mercati perché la produzione non riparte, il PIL stagna, le merci inutili per un’umanità sempre più condizionata non possono trotterellare per il mondo rendendo sempre meno individui super potenti e arroganti e sempre più uomini poveri, fragili e impauriti. Sì, il mondo versa in gravi condizioni, e per non dover vedere e capire, l’inutile tecnologia di cui disponiamo ci sta per offrire nuovi modelli d’auto capaci di guidarsi autonomamente, nuovi telefonini, nuovi programmi televisivi sempre più sciocchi.

Gentile Nicola, sì, la situazione è vergognosa e tragica quanto vecchia, già vista. Il novecento ha visto morire sul suolo europeo milioni di uomini. Dalla fine della prima guerra mondiale non passarono nemmeno venticinque anni, non si ebbe nemmeno il tempo di capire cosa fosse successo, che già si era dentro la seconda guerra mondiale. La prima guerra mondiale fece circa 16.000.000 di morti e 21.000.000 di feriti. La seconda guerra mondiale fece 57.000.000 di morti. Finì con due testate nucleari e aprì le porte ai decenni della guerra fredda dove più volte il mondo, senza saperlo, sfiorò la catastrofe nucleare. Mio nonno materno nacque nel 1910. Durante la prima guerra mondiale aveva quindici anni, nella seconda ventinove, tre figli, ed era prigioniero in Albania. Tornò più morto che vivo. Mio nonno paterno, tornò dalla seconda guerra mondiale così debilitato fisicamente da non riprendersi mai più. Morì poco tempo dopo a quarant’anni, lasciando quattro figli piccoli e una moglie. Questo videro e vissero i figli dei primi anni del novecento. Noi oggi cosa possiamo dire? Quasi quasi stiamo ancora vivendo in un paradiso?! Peccato che il paradiso dei sonnambuli divenga facilmente un inferno reale.

Il duemila! Il nuovo millennio, quante speranze, quanti sogni di equità, tecnologie ed energie pulite, integrazione e cultura universale. Undici settembre 2001, il crollo delle torri gemelle, ben venuti nel nuovo millennio! Mezzo milione di morti in Iraq, 220.000 in Siria con 4.000.000 di profughi su una popolazione di 23 milioni di abitanti. E gli Americani? Sono lontani, sono sereni, sono forti, sono in ripresa economica? Sono disperati!

Leggiamo questo frammento di articolo che riporto da “La Stampa”: <<Dall’inizio della missione a Baghdad, nel 2003, il tasso dei suicidi nelle forze armate americane è continuato a salire, secondo un recente studio del Comando per la Salute dell’esercito Usa che ha rilevato un incremento dell’80% dei suicidi nel personale in divisa tra il 2004 e il 2008. In parallelo sono cresciuti anche i tassi di depressione, ansietà e altre malattie mentali. Per Kristof “un soldato americano muore ogni giorno e mezzo, in Iraq o in Afghanistan, e i veterani si suicidano ad un tasso di uno ogni 80 minuti. Ci sono ogni anno circa 6500 veterani che si tolgono la vita, e sono più del numero totale di militari uccisi mentre erano in missione in Iraq o in Afghanistan fin dall’inizio delle due guerre”.>>

Gli Americani hanno perso circa 6.400 soldati in battaglia, 46.000 sono rimasti gravemente feriti, e se i dati sui suicidi sono corretti, in dieci anni di conflitti potrebbero essersi suicidati circa 65.000 uomini. A mio avviso questa è la prova evidente che queste guerre sono abusi, orrendi crimini contro l’umanità che poteri più o meno occulti impongono ai popoli, ai loro stessi giovani che vestono una divisa credendo di servire dei valori, quando in realtà servono solo il denaro e gli interessi di pochi. Perché questo numero terrificante di suicidi? Perché i soldati americani, coloro che hanno effettivamente visto l’orrore della guerra, progressivamente comprendono di non aver difeso alcun valore, di essere stati usati e mandati contro altri esseri umani insensatamente. Personalmente non sono contro la guerra tout court, a volte si può consapevolmente scegliere di combattere quando si è di fronte a palesi ingiustizie, quando la dignità dell’uomo viene violata e minata alle fondamenta. Ma se la guerra non è un fatto che si sente con le viscere dell’anima, ma un vile atto di aggressione egoistica, economica, tanto peggio se mistificata infangando parole come libertà, famiglia e giustizia, la catastrofe è dietro l’angolo.

Fra i partigiani che resistettero all’invasione nazista il suicidio post conflitto era cosa impensabile. Loro ne uscirono fieri e a testa alta dalla guerra. Perché? Perché i partigiani lottavano realmente per le loro case e le loro famiglie. Il nemico occupava le loro strade e le loro case, minacciava i loro figli e le loro mogli, non viceversa. Per cosa stanno lottando oggi gli eserciti che vagano per il pianeta come profughi senza patria? Forse non v’è grande differenza fra un soldato occidentale e un profugo Siriano o libico, forse la differenza sta solo nel fucile, e v'è pure il rischio che si perda anche questa. Speriamo che l’Italia mostri un po’ di buon senso almeno nel mantenere l’intenzione di non immischiarsi nei conflitti mediorientali, cosa che sembrano chiedergli a gran voce i soliti noti. Speriamo, speriamo che a forza di strappare le sue stesse membra l’umanità comprenda che il cannibalismo non è salutare.

Per il momento cosa possiamo fare noi? Adeguarci alla spietatezza di questi tempi? E perché mai? Non è forse proprio quando il frastuono si fa più insopportabile che si è maggiormente determinati a ricercare vera pace? Non è quando si sta per morire di sete che maggiormente si desidera e ricerca l’acqua?

Quale momento migliore di questo per gettarsi nella ricerca del “senza tempo”, di quella dimensione che vive oltre ogni contingenza della mente e dei meschini fatti umani, che sempre sa stupirsi del miracolo della vita, del sole che ogni giorno tinge il cielo di azzurro, fa nascere un fiore fra le macerie di un palazzo distrutto, un bambino fra gli spruzzi di un mare lontano solcato da una barca stipata di uomini che fuggono dalla morte? Quale momento migliore per ricordarsi che viviamo aggrappati a corpi così evidentemente fragili ed esposti alla fine? Quale momento migliore per sentire tutta la nostra impotenza e provare compassione, per noi, per loro, per ogni uomo che ancora fugge da se stesso?

Tutta questa spietatezza usiamola come concime per l’anima. Perché mangiarsela?

 
Un caro saluto,
Pier

Tags: Crisi economica, Politica

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