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La falsità delle nostre parole è devastante

Cesare ha scritto: Ciao Pier, ti capita mai di provare la sensazione di incapacità comunicativa con la maggior parte degli esseri umani? Non mi riferisco a sensazioni emotive, frustrazione o via dicendo, ma ad una percezione oggettiva di questa impossibilità di comunicare ad un livello più profondo della mera comunicazione verbale. La "comunicazione" che mi coinvolge giornalmente tende periodicamente a farmi sentire di non trovare esseri con i quali possa esprimere la dimensione esperienziale e concettuale che vivo, e ciò rende la "compagnia" totalmente inutile e superflua, il che credo sia un peccato, dato che la possibilità di interazione tra due esseri viventi ritengo racchiuda un potenziale "comunicativo" enorme.

Pier ha risposto: Caro Cesare, con la tua domanda tocchi uno dei problemi più vasti e rilevanti dell'esistenza umana: la comunicazione, il linguaggio e la comprensione! Hai perfettamente ragione! Noi uomini, quando le cose vanno bene, ci comprendiamo superficialmente, di norma ci fraintendiamo totalmente. Per quanto possiamo apparire simili e vicini in realtà non abbiamo la benché minima idea di quanto siamo lontani e diversi nonostante nel profondo di ognuno di noi viva la medesima coscienza. È un paradosso immenso che deve essere compreso e superato altrimenti il dolore e la violenza che permeano questo mondo non finiranno mai.

Il paradosso consiste nell'essere radicati tutti nella stessa esistenza, nel far parte della medesima e indivisa vita, nel portare in cuore l'uguale desiderio d'amore e felicità, nonostante nel fare e nel pensare quotidiano realizziamo esattamente l'opposto. La vita che conosciamo è conflitto a tutti i livelli: mondiale, nazionale, locale, famigliare, personale. È divisione, paura dell'altro e ignoranza di noi stessi e dell'esistenza in generale. Ma perché tutto ciò? Per me la risposta sta proprio nel linguaggio, nella parola, nell’identificazione della coscienza al mondo delle idee. La parola divide per sua stessa natura, nasce come mezzo per definire e isolare qualcosa per poterlo poi manipolare, usare e comunicare. Mi spiego meglio. Sono dell'idea che l'essere umano abbia sviluppato il linguaggio per poter vivere e sopravvivere meglio probabilmente in concomitanza all'evoluzione del pollice opponibile. Ciò che ci contraddistingue dal resto degli animali è l'enorme capacità manuale di cui disponiamo, infatti, non a caso, la scienza ritiene le scimmie i nostri più prossimi progenitori nella catena evolutiva. Non mi interessa se ciò sia vero o meno e nemmeno se la teoria darwiniana sia corretta. Interessante è notare la manualità che posseggono questi animali.

Più riesco a manipolare l'ambiente esterno più sono spinto a relazionarmici, a interagire con i miei simili e a provare a comunicare con loro. Il pollice opponibile, cioè la possibilità di afferrare oggetti, lavorare con le cose e modificare ciò che mi circonda, dal mio punto di vista è stata la conquista evolutiva che più a determinato in noi il desiderio di implementare le capacità di comunicazione. Immaginiamo un uomo primitivo, il suo linguaggio è minimo, ma, lentamente, più lotta per sopravvivere nell'ambiente che lo circonda più è spinto a trovare modi di comunicare con i suoi simili per avvertirli di un pericolo, per chiedere aiuto...

Il linguaggio si sviluppa come mezzo atto ad una più veloce e pratica gestione della materia e del mondo circostante. Il linguaggio è modulazione di suoni specifici abbinati a cose particolari. In origine le “parole” devono essere state poche e fondamentali, finalizzate alla sopravvivenza: “pericolo, aiuto, bestia, fame, bastone, pietra, attacco...”. Lentamente devono essere aumentate con l'aumentare della sicurezza e dei desideri che l'essere umano percepiva rispetto al mondo esterno. Il linguaggio è un miracolo, è il nostro principale strumento di evoluzione e autocoscienza, ma come tutto ciò che è tremendamente potente, se impiegato male diviene immensamente dannoso.

Perché la tecnologia è progredita immensamente mentre l'etica individuale e sociale sembrano esser rimaste tremendamente indietro? Per me una delle cause principale sta nel linguaggio, nelle immense difficoltà che troviamo ad utilizzare questo strumento per accedere a nuove dimensioni del nostro mondo interiore. Nel mondo esteriore il linguaggio sembra efficacie e appropriato. Quando chiamiamo qualcosa con un nome tutti sanno bene a cosa ci riferiamo. “Casa” indica il luogo dove abitiamo senza ombra di dubbio. Cielo, acqua, atomo, velocità, correre, sono tutti nomi o verbi chiari. Per quanto riguarda il mondo della materia ciò che diciamo indica ciò che è. Il mondo esterno, il mondo delle cose per noi umani sembra essere facilmente conoscibile, utilizzabile e sperimentabile. Ma per quanto riguarda il nostro mondo interiore? Parole come pace, amore, sofferenza, angoscia, gioia, condivisione, giustizia, equanimità, sono chiare a tutti? Per tutti indicano la medesima cosa? Assolutamente no! Questo perché sino ad oggi sono veramente poche le persone che si sono spese nella conoscenza dell'animo umano.

Siamo sommersi di università d'economia, legge, ingegneria, facciamo studiare ai bambini storia, geografia, matematica, lingue, ma nulla si fa per spingere le persone a divenire più consapevoli di loro stesse, delle loro emozioni e dei loro pensieri. Sembra che tutto sia più importante dell'animo umano, infatti i risultati si vedono! Ecco allora che per tutto quel che riguarda la spiritualità e l'etica impariamo una marea di parole vuote! Usiamo parole che non conosciamo come dei pappagalli, attribuendovi unicamente un valore immaginifico. Cosa intendo?

Se qualcuno ci dice “mangiate tutti da questo piatto”, ma poi nel piatto non v'è nulla, ovviamente ci chiederemo se questo tizio è cretino, poiché alla parola “mangiate” deve conseguire la presenza del cibo. Al suono “mangia” corrisponde una realtà che è il cibo poiché non mi posso mangiare la parola “mangia”, non mi posso nutrire di un suono. Per assurdo, nel nostro mondo interiore, valoriale e spirituale ci nutriamo di parole, mangiamo suoni, ci esaltiamo per immagini che rievocano le parole. Quando un prete o un politico fa il suo sermone siamo appagati dalle parole e non andiamo mai a ricercare veramente cosa indichino in concreto. Ecco allora che le nazioni e i presidenti possono fare guerre per la pace, guerre preventive, possono fare leggi per il bene comune quando nei fatti applicano politiche che aumentano unicamente il conflitto, il dolore, la disuguaglianza, la povertà e l'ingiustizia. Siamo caduti nel tremendo inganno che ci fa ritenere che la parola sia la cosa, così chiamiamo amore ciò che nei fatti diviene possesso, chiamiamo libertà ciò che nei fatti è schiavitù, chiamiamo vita quel che nei fatti è morte.

Caro Cesare, questa tue parole portano in superficie uno dei problemi più gravi del nostro tempo, se non della nostra stessa evoluzione. Parliamo tutto il giorno di cose che non conosciamo, anzi, peggio, chiamiamo con nomi virtuosi e sublimi cose che in realtà sono raccapriccianti. Dove sta la soluzione di tutta questa tremenda mistificazione?

Iniziare a dubitare, ad ascoltare con estrema attenzione, a pensare che forse quel che riteniamo di sapere nei fatti non è reale sapere. Dobbiamo iniziare a comprendere d'essere dei benemeriti ignoranti per quanto riguarda tutto quel che siamo interiormente e per quanto riguarda le relazioni che fra noi instauriamo. Più in noi cresce la consapevolezza d'essere inconsapevoli e più v'è speranza di divenire realmente consapevoli.

Paradossalmente cominciamo a mettere le parole giuste al posto giusto quando in noi iniziamo a fare silenzio, poiché sono solo una mente e un cuore silenziosi che riescono a vedere la realtà di quel mondo sottile e delicato che vive in profondità dentro di noi e in ogni individuo.

L'anima che muove questo universo è una, indivisibile, ma le parole e le menti che la raccontano sono tante quanti sono gli individui che popolano questa terra, e sino a quando continueremo a ritenere le parole più importanti della silenziosa realtà che dovrebbero indicare, il nostro destino sarà inevitabilmente dolore e morte.

Le cose più belle nascono dal silenzio, pertanto non fanno rumore!

 

Tags: Psicologia, Riflessioni sulla vita

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