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Adamo ed Eva rappresentano la storia di tutti noi

Arianna ha scritto: In questa fase della mia ricerca interiore mi sto interrogando sulle origini di questi condizionamenti mentali ed emotivi entro i quali viviamo per anni una vita "mortificata".

A volte osservo che sono dei meccanismi di controllo così efficienti e funzionali da apparire disumani. Possibile che siano stati prodotti dalle insicurezze dei nostri genitori, dalla famiglia o dalla società in cui viviamo? Ossia, la possibilità di difesa dai condizionamenti interni/esterni a volte mi sembra un po' impari: sono sufficienti buona volontà e attenzione? Oppure occorrono strumenti più tecnici della semplice esperienza? Basta avere fiducia nel proprio “maestro interiore” che ci indica il cammino da percorrere più adatto per ciascuno di noi? 

Pier ha risposto: I bambini nascono indifesi, inconsapevoli di se stessi, pertanto direi proprio di sì: la faccenda è impari. Un bambino ha totale fiducia e amore verso l'ambiente che lo circonda, e questo lo ripaga con monete pesanti e fasulle: ipocrisie, paure, aggressività, arrivismo. Ma da dove salta fuori tutto questo dolore e questo inganno? L'ambiente che ci circonda è fatto da chi un tempo era bambino, quindi sembra che la corruzione dell'animo umano si tramandi di generazione in generazione attraverso i secoli, i millenni. Partendo da questa realtà dei fatti le religioni hanno creato dei racconti simbolici, delle metafore che rappresentano il mistero della natura umana. La storia di Adamo ed Eva, dal mio punto di vista, è la più bella e pregna di significati.

Adamo ed Eva vivono nell'Eden, felici, nudi, privi di vergogna, ma inconsapevoli di sé. Dio gli ha dato tutto ad un'unica condizione: non mangiare i frutti dell'albero della conoscenza. Quali significati si nascondono fra le parole di questa storia? Perché l'albero della conoscenza è stato proibito? Adamo ed Eva vivono beati ma senza saperlo, senza averne consapevolezza, e ciò di cui non si ha consapevolezza non ha valore. Se un uomo non ha mai avuto problemi, non ha mai sofferto, non ha mai conosciuto il dolore, si può definire felice? No! È solo un uomo ignorante, simile a una pianta, e così vivono Adamo ed Eva. Dio dice loro: “Io vi ho dato tutta la mia pace, la mia meraviglia, la mia beatitudine, ma non mangiate i frutti di quell'albero altrimenti cadrete da questa condizione divenendo coscienti di voi stessi, iniziando ad avere un'idea di chi siete, della vostra diversità e sessualità, inizierete a conoscere la separazione, le forme e i nomi delle cose, la morte e il dolore. A voi la scelta!” Eva spinge Adamo a cogliere il frutto istigata dal serpente. La donna simboleggia il desiderio di avventura, di ricerca, l'intelligenza che si fa manifesta. L'uomo compie l'azione rendendosi l'artefice, l'artista. La donna è musa che ispira un'arte che l'uomo concretizza, e dietro tutto ciò v'è il serpente, la manifestazione di Lucifero, l'angelo preferito da Dio, scacciato dal paradiso perché voleva farsi Dio a sua volta: Lucifero, che significa portatore di luce.

Che storia meravigliosa è questa! Dio e il demonio uniti insieme nella creazione dell'incommensurabile avventura dell'essere umano. Dio in Lucifero, suo angelo prediletto, ripone la forza di disubbidire, di uscire dall'ignoranza per entrare nella consapevolezza.

Lucifero nella donna trova il coraggio dell'avventura, della scoperta, e questa a sua volta nell'uomo trova l'amore necessario per rischiare tutto. Il frutto della conoscenza è mangiato, l'essere umano non è più un bambino, un beato infante avvolto dall'oblio, ma è un uomo, un individuo che percepisce per la prima volta l'immensità della vita, le sue forme, i suoi colori, la sua spaesante vastità.

Grazie alla conoscenza il corpo di Dio si rende manifesto attraverso il gioco della vita e della morte, attraverso la comprensione delle leggi della materia e della natura, che permettono all'essere umano di farsi artefice egli stesso della creazione. L'uomo ora è solo con se stesso, lontano dal Padre, dall'origine divina, dalla sorgente, e per questo per la prima volta inizia a provare angoscia. Sente che qualcosa di fondamentale quanto l'acqua e il cibo gli manca. Ecco allora che Adamo ed Eva iniziano a ricercare quel che intuiscono di aver avuto in origine, di aver sempre posseduto per diritto di nascita, ma che a causa della conoscenza hanno perduto. Iniziano a ricercare la sorgente, l'Eden, la pace e la beatitudine; li cercano in ogni luogo, in ogni vicolo del mondo, in ogni abbraccio e sospiro delle persone che incontrano, ma niente! Proprio quando sembra che la beatitudine sia raggiunta questa scompare allontanandosi ancor più. Più la ricerca cresce e più il dolore si fa intenso e profondo, più l'angoscia sale e più la memoria di un passato beato riaffiora.

“Dov'è quel luogo incantato in cui un tempo giocavamo all'amore senza conoscere il bene ed il male, la vergogna e la colpa, dov'è finito?”, si chiedono i due, stanchi e persi fra le mille esperienze del tempo. Poi un giorno, fra le vuote parole delle genti, sentono risuonare una voce diversa, forte e sincera. Questa voce grida fra le piazze e le strade, fra i sobborghi e i palazzi del potere, nelle orecchie degli ignoranti come in quelle dei sapienti. Questa voce ripete sempre la stessa cosa: risvegliatevi, il tempo della conoscenza del mondo è finito, ora è il momento di tornare a casa, nella casa del Padre, alla sorgente della vita. Ecco che Adamo ed Eva si avvicinano a questa voce e chiedono: ma dov'è questo luogo? E la voce replica: è in ogni luogo, è in ogni tempo, è qui ed ora se voi vi abbandonate alla fiducia e all'amore, smettendo di pensare, di soppesare, di valutare attraverso le vostre piccole e frammentate menti. Il pensiero è il frutto dell'albero della conoscenza, divide, isola, permette all'uomo di perdersi, ma non può permettere all'uomo di ritrovarsi.

Cara Arianna, questa vita è un mistero, un paradosso che la mente non può risolvere, ma che anzi, si complica più la mente cerca di governarlo. Lucifero e Dio non sono divisi, come potrebbero esserlo? Dio sommo bene come avrebbe potuto creare qualcosa di male? Il racconto di Adamo ed Eva in realtà è l'esemplificazione di quel che accade ad ogni essere umano quando nasce su questa terra. Veniamo al mondo inconsapevoli, poi apprendiamo la conoscenza, in primis attraverso le parole delle nostre mamme, che come Eva ci spingono ad apprendere, a conoscere il mondo, a divenire adulti. Questo implica sofferenza, errori, inganni, mille trappole e mille strade sbagliate, ma è anche l'unica via per poter conquistare consapevolmente quel che in origine ci è stato dato inconsapevolmente. È stato detto: solo chi tornerà come i bambini potrà entrare nel regno dei cieli. Come bambini, ma non bambini! Perché? Perché il bambino non sa quel che ha, non sa chi è, da dove viene e dove andrà, e per scoprirlo deve patirne la perdita. Noi siamo come pesci che conoscono la beatitudine di vivere nel mare solo quando finiscono gettati su di una rovente spiaggia. 

Tu chiedi: <<Per difendersi dai condizionamenti sono sufficienti buona volontà e attenzione? Oppure occorrono strumenti più tecnici della semplice esperienza? Basta avere fiducia nel proprio “maestro interiore” che ci indica il cammino da percorrere più indicato per ciascuno di noi?>>.

Ritengo che dai condizionamenti non ci si debba difendere ma li si debba capire, ritengo che si debba sperimentare tutto ciò che la nostra coscienza ci chiami a vivere, senza paure, totalmente. Gli strumenti tecnici servono solo alla mente per dividere le cose, per analizzare il mondo della materia o per ingannarsi quando guarda al mondo dello spirito. Serve buona volontà, coraggio, onestà estrema, verità oltre tutte le paure, le facili convenzioni, i rassicurati compromessi, continua messa in gioco di se stessi, ridiscutere tutto e tutti sino a quando qualcosa inizia ad affiorare, sino a quando la “voce del maestro interiore” inizia a farsi percepibile. 

Penetrare il mistero di questa vita è un lavoro costante, totale, in certi momenti devastante, spossante, in altri esaltante. A volte sembra che tutto sia inutile, altre volte sembra di essere arrivati alla vetta, ma dopo solo poco tempo si inizia a pensare di non essere mai nemmeno partiti. Ma senza perdere il desiderio, la volontà e la fiducia l'istante dopo si deve ricominciare a guardare, ad ascoltare, ad abbattere muro dopo muro, sino a quando il ricercatore verrà completamente consumato dalla ricerca.

 

Tags: Ricerca della felicità, Equilibrio interiore

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Commenti   

# matrice 2011-05-17 09:08
Per la mia esperienza personale, l'unico maestro interiore;per come lo intendo io è che se io sono minacciato di morte da un individuo ,come può succedere in natura anche tra animali,ho l'obbligo e il diritto naturale(anche fuggendo) all'auto difesa personale.Non come dice la chiesa andate come agnelli in mezzo ai lupi.Perche facendo cosi nessuno è piu maestro e padrone di se stesso.Il prete ha preso il tuo posto e ti ha reso irresponsabile verso la tua persona.Noi saremo sempre vittime e a presso ci sarà un carnefice sempre.
Ciao
M

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