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Religioni, etica e morale

Vudù: segno del profondo

veve_papa_legba Mattia ha scritto: "Il Vudù è occulto, nascosto nella Terra e nell’Universo di cui è l’essenza, misterioso e potente, e si manifesta solo con i suoi effetti agli uomini durante i riti. Esso è la forza segreta dell’Universo ed ha duplice essenza: materiale e spirituale. Sembra che si lasci dominare da coloro che hanno il potere di evocarlo durante i riti, ma poi sfugge e si riafferma come il misterioso Ordine dell’Universo". L'affermazione "coloro che hanno il potere di evocarlo durante i riti", sembra lasciar intendere che il Vudù può essere evocato e addirittura controllato (ma solo in un primo momento). Allora la mia domanda è: come può essere possibile evocare lo Spirito Divino (Vudù) se esso è l'Anima che compone tutte le cose e tesse tra queste un inscindibile legame?

Pier ha risposto: Prima di rispondere alla tua domanda facciamo un piccola premessa. Comunemente si ritiene il Vudù una sorta di superstizione o pratica oscura legata alla magia nera. Tale concezione è estremamente parziale e superficiale. Il vero Vudù, religione ufficiale dello stato del Benin, è una delle espressioni spirituali più antiche del mondo e come tale, nel corso dei millenni, ha subito diverse contaminazioni e modificazioni principalmente negli ultimi secoli a causa del colonialismo europeo che ha dato vita a diverse forme di commistione fra l'animismo tradizionale africano e il cattolicesimo. Il Vudù si espanse oltre il continente africano, principalmente nelle Americhe, a causa della massiccia deportazione degli schiavi neri, ed è proprio sempre nelle Americhe, a causa della durissima e sanguinosa repressione perpetrata dalla chiesa cattolica, che il Vudù iniziò ad essere etichettato come un insieme di superstizioni basate sulla magia nera. Non è comunque da escludere che alcuni schiavi, proprio a causa delle enormi umiliazioni e violenze subite, avessero iniziato a praticare forme di invocazione dello spirito ancestrale Vudù al fine di recare danno e dolori ai loro persecutori, dando così vita ad una nuova e potente tradizione di magia nera: un fenomeno che unicamente per paura e necessita politiche venne banalmente etichettato come superstizione, come tuttora accade.

Dal mio punto di vista la magia nera non può essere definita mera superstizione, poiché nei fatti questo fenomeno è comune a tutte le religioni, cambia solo il nome. Nello stesso cristianesimo, per esempio, l'equivalente della magia nera sta nei concetti di “demonio”, “presenze maligne”, “possessioni” o “volontà demoniaca”. V'è però da sottolineare una diversità rilevante che determina una “fenomenologia del male” divergente fra Cristianesimo e Vuduismo che si radica negli stessi assiomi fondanti la teologia di queste due religioni. La sostanziale differenza che sussiste fra la teologia Vudù e quella del Cristianesimo consiste nella concezione unitaria dell'esistenza da parte della prima e nella concezione dicotomica da parte della seconda.

Nel cristianesimo bene e male sono inconciliabili espressioni di realtà antagoniste, in perenne conflitto, ove la prima vincerà sulla seconda per annientamento nel giorno del giudizio universale. Nel vuduismo, invece, il divino (lo spirito ancestrale) sussiste in un'assoluta unitarietà pertanto i concetti di bene e male sono unicamente da attribuire alla percezione illusoria e limitata dell'uomo, di guisa vanno declinati all'interno del suo conseguente agire. Infatti, la teologia vuduista, come in altre grandi religioni del mondo, definisce la percezione umana della molteplicità dell'universo come illusoria, sovrapposta per proiezione all'unità effettiva di tutto ciò che esiste. Per il Vudù tutto ciò che esiste è espressione dell'ineffabile ed eterna realtà divina, indicata con nomi quali Gran Met o Bondyè, modificazione del Bon Dieu, rispettivamente “Grande Maestro” e “Buon Dio” in francese.

Ora passiamo allo specifico della tua domanda. Tu dici: “Come può essere possibile evocare lo Spirito Divino (Vudù) se esso è l'Anima che compone tutte le cose e tesse tra queste un inscindibile legame?” Partiamo dal significato della parola Vudù. Il termine Vudù sta a indicare l'Essenza Divina che permea l'intera realtà universale, materiale e immateriale, visibile e invisibile. Nelle lingue africane Vudù significa letteralmente "segno del profondo". Ecco allora che il Vudù è “evocabile”, unicamente nel senso di “richiamabile dal profondo” sino a cancellare la superficiale percezione illusoria della realtà da parte dell'uomo. Il Vudù rappresenta la possibile esperienza di riappropriazione dello stato ancestrale di fusione fra “l'anima individuale e l'anima universale”. Infatti, se consideriamo l'altro concetto che caratterizza il vuduismo, e cioè l'illusione della molteplicità in cui è immerso l'uomo, l'azione di rievocamento consiste nella pratica di riti atti al superamento della percezione illusoria della realtà.

Caro Mattia, se non ho capito male la tua domanda, il problema che vedi nella frase che mi riporti sta nell'apparente contraddizione che sussiste fra l'esistenza di una realtà indivisa, il Vudù, e la necessità dell'uomo di riappropriarsi di questa. Se il Vudù permea ogni cosa come si può dire che l'uomo debba rievocare il Vudù quando egli stesso dovrebbe farne parte? Questa riflessione è logica. Il problema, però, consiste proprio nell'approcciare logicamente qualcosa che non è logico, mentale, ma unicamente empirico - esistenziale. Il Vudù è tutto e ogni cosa, ma l'uomo, attraverso la sua mente, può sognare di esserne lontano, diviso. Questo è un fatto, una realtà, e la realtà è quella che è, a discapito di ogni logica e necessità di coerenza del pensiero umano. Anzi, se dobbiamo dirla tutta, il pensiero logico è una delle cause fondamentali che stanno alla base della molteplicità e della finitudine in cui è immerso l'uomo, dell'illusione che oscura il Vudù.

La logica per funzionare ha bisogno di più elementi diversi fra loro, “A”, “B”, “C”..., “A” diverso da “B” e da “C”..., altrimenti nessun sillogismo sarebbe possibile, nessun concetto o parola sarebbe esprimibile. Ma il divino, il tutto, colui che è ogni cosa, per sua ontologia vive fuori da ogni divisione, per questo si usa definirlo ineffabile, misterioso, indicibile, oltre le forme e i nomi o costituente di tutte le forme e i nomi. Facciamo un esempio... Nella realtà io ora sono a Vicenza, seduto in terrazza, mentre rispondo alla tua domanda. Supponiamo che ad un certo punto mi addormenti e inizi a sognare di essere a passeggio con delle mucche che parlano e mi raccontano la loro giornata, ad un tratto mi risveglio. La logica dice che qualcosa non può essere in un posto e anche in un altro, che non può essere reale e contemporaneamente irreale, eppure la dimensione dei sogni consente all'uomo tutto ciò, gli consente di essere illogico, i sogni sono nella loro essenza totale illogicità. In realtà io non mi sono mai mosso dalla mia terrazza, ma nella mia mente ho vissuto la “realtà” di poter andare a spasso con delle mucche parlanti, e sino a quando non mi sono risvegliato non ho mai dubitato, nemmeno per un istante, dell'assurdità di poter colloquiare con delle mucche. Spero che dopo questo esempio sarà più facile capire lo strano fenomeno illusorio in cui vive la maggior parte dell'umanità. Noi uomini continuiamo a sognare d'essere divisi dal Vudù, dall'Atma, dal Padre Celeste, da Dio, dal Nirvana o, come io preferisco dire, dal fenomeno unitario dell'esistenza, quando in realtà le cose continuano ad accadere nella loro beata integrità, eternità, totalità, immortalità. Io sono sempre stato seduto nel mio terrazzo, le immagini delle mucche erano solo nella mia testa, eppure, per il tempo che le ho vissute, mi sembravano assolutamente reali, ben più reali del caldo vento che continuamente mi sfiorava la pelle, del meraviglioso sole che tramontava e degli uccellini che cantavano.

Dal mio punto di vista la cosa più assurda e spaesante della nostra condizione umana è proprio questa nostra strana possibilità di immaginare d'essere separati dalla fenomeno unitario dell'esistenza, da ciò che in realtà unicamente è. Mai un solo secondo siamo stati fuori dalla grazia di Dio, dalla realtà del Vudù, eppure continuiamo a fare sogni assurdi, irreali e al tempo stesso reali quanto devastanti. Ci sentiamo soli, persi in un universo immenso e indifferente, per questo pensiamo di dover dominare, lottare per difenderci, conquistare, distruggere persone e cose, immemori del fatto che tutto ciò che facciamo anche al più piccolo essere in realtà lo stiamo facendo anche a noi stessi, dimentichi del fatto che questa strana idea di essere qualcosa di separato dell'Universo è solo un inconsistente sogno. V'è però da dire che tutti i sogni, per quanto illusori siano, sino a quando non ci risvegliamo, hanno pur sempre una loro forma di realtà.

Che lo spirito del Vudù si possa rivelare a tutti noi... perché esiste un'unica umanità, un'unica realtà, che parla attraverso mille forme di spiritualità!

 
Un caro saluto
Pier

Tags: Maestri spirituali

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