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Mistici e maestri illuminati

La peculiarità di Krishnamurti

Adelaide ha scritto: Buongiorno, Pier, come va? Vorrei parlarti di Krishnamurti. Da quel che ho potuto constatare il suo pensiero, la sua visione spirituale, si distaccano nettamente da quella degli altri grandi saggi e maestri, tanti dei quali pure suoi contemporanei e conterranei. Pur rimanendo invariato il messaggio ultimo che tutti insegnano e tutti accomuna, mi sapresti dire perché  Lui era contrario e scettico nei confronti dei maestri "illuminati"? Si, certo, capisco cosa volesse trasmetterci, l'ha ripetuto instancabilmente per tutta la sua vita: di non fidarci neanche di Lui, ma di indagare personalmente. Ma alla fin fine dove stava il suo disincanto? Tutti secondo me hanno apportato anche se per vie diverse e stratagemmi a volte opinabili (vedi Osho) stimoli e voglia di ricercare il proprio essere. A mio avviso è pertanto conseguenziale che prima o poi nel ricercatore avvengano delle cernite, delle "pulizie" ove alla fine ogni concetto si dilegua. Da qui non comprendo il suo disappunto, eppur ben sapeva, anzi proprio Lui aveva vissuto il medesimo passaggio quando sciolse l'Ordine della Stella. È certo che una simile grandiosa figura dà da riflettere, per non parlare poi di quel suo benedetto "vizio" di lasciare le “cose” sospese. Perché? Egli poi mi appassiona più di altri grazie a quel suo unico, originale e appassionatissimo modo di essere. Letteralmente, attraverso il Suo personalissimo modo di concepire l'Esistenza e l'interiorità, struggentemente raccontato nei suoi Diari, veramente riesce a farci vedere Dio in un filo d'erba, a farci sentire quel filo d'erba, a farci perdere confini e distanze tra noi la Terra e il Divino che ci abita e ci fa Essere. Non riesco però a comprendere questo suo rifiuto assoluto per ogni forma di insegnamento e maestro considerando che Lui stesso non ha fatto altro che insegnare per tutta la vita?

Pier ha risposto: Ricordo, per chi fosse interessato, che su Krishnamurti ho già scritto alcuni articoli che possono approfondire la mia visione di questo meraviglioso maestro spirituale. Qui sotto riporto gli indirizzi:

Jiddu-Krishnamurti

La-meditazione-osservazioni-sulla-mente-e-sulla-tecnica

Societa-e-condizionamenti/L-acqua-non-il-bicchiere

Pier ha risposto: Cara Adelaide, dal mio punto di vista, le forti contraddizioni presenti nel pensiero di Krishnamurti fanno parte della peculiarità e delle strategie del suo insegnamento. K. attraversa la sofferenza del tentativo di indottrinamento perpetrato della società Teosofica nei confronti suoi e di suo fratello. Conosce bene i danni che avvengono quando un individuo si finge realizzato, si spaccia per maestro e delle persone dipendenti e fragili gli credono. Rari sono i veri maestri e rare sono le persone che hanno il coraggio di entrare totalmente nella profondità dell’Essere.

K. conosce bene i drammi che la storia ripropone a causa di fedi cieche e identificazioni del pensiero a parole o figure ritenute superiori. Pertanto, partendo dalla sua peculiare esperienza personale, K. invita ad un percorso di pura investigazione. La sua è una strada, come può esserlo la fede, l’amore e l’abbandono. K., se guardi bene, non differisce molto dagli altri maestri spirituali. Si siede su una sedia e descrive meccanismi di condizionamento, sprona all’indagine, all’introspezione, invita a non dare nulla per scontato. Dove sta allora la sua peculiarità? Se noti K. non dirà mai “fidati di me, io ho visto, ho conosciuto, se tu osservi vedrai la stessa cosa”. Non dirà mai “rimani vicino a me perché solo la mia presenza è un fattore di cambiamento”. Mai e poi mai dirà cose del genere. K. segue la via della solitudine della consapevolezza, forse la via più affine alla mente scientifica occidentale, infatti K. è molto apprezzato nelle università, cosa difficile per un pazzo come Osho.

Quello che definisci “vizio di non finire le cose”, è il cuore del suo insegnamento. K. ripete sempre che dobbiamo seguire la via negativa. L’unica strada percorribile è quella che parte dalla consapevolezza dei nostri condizionamenti, dal comprendere cosa NON è amore e NON è libertà. Quando il falso viene rimosso il reale appare spontaneamente.

Seguendo questi presupposti di indagine K. destruttura i nostri processi mentali per poi lasciarci al silenzio della percezione diretta di Quel Nuovo che affiora quando il vecchio muore. Se K. si mettesse a descrivere l’indescrivibile, il nuovo, l’ignoto, ricadrebbe in un potenziale condizionamento. Offrirebbe un’ennesima sponda al nostro pensiero rapace, desideroso di aggrapparsi a sempre nuove e “succulente prede” fatte di vuote parole.

K. quando parla negli incontri pubblici è proprio quello che io amo definire uno psicologo del trascendente. Quando scrive nei suoi diari personali esce la dolcezza dell’amore, accompagnato da tutta la sua carica poetica. Se noti, però, anche nei suoi diari passa sempre e solo dalla pura poesia al percorso decostruttivo psicologico, non c’è spazio per fede, fiducia nel maestro, abbandono… Questa è la sua via, e sono certo che molte persone potevano e potranno essere aiutate solo da un tale approccio, come tante altre possono essere aiutate solo dalla via del cuore, della fede. Ogni essere umano è talmente complesso e diverso! Il mio amato Osho le ha provate tutte le vie, ben consapevole che avrebbe pagato il prezzo dell’incoerenza. Molti, soprattutto coloro che sono troppo rigidi, troppo legati all’ortodossia e alle forme logiche della mente, non riescono a penetrare il cuore dell’immenso esperimento spirituale a cui Osho diede vita. Dobbiamo però comprendere un paio di cose importanti. Tutti i maestri hanno sempre spiegato che quando la consapevolezza di un individuo si risveglia alla Coscienza Originaria, l’evento-incontro è uguale per tutti, ciò che poi si diversifica sono sempre e solo i linguaggi e le tecniche espressive e meditative. Questo accade perché nonostante l’Essenza sia una e comune a tutti noi, i percorsi di vita, i contesti culturali e ambientali sono inevitabilmente diversi. L’acqua dell’oceano è salata in ogni suo punto ma le forme e i colori delle onde che si rincorrono in superficie sono infinite. Questa apparente diversità è ciò che fra gli sciocchi ha permesso di dare origine a fenomeni come il fondamentalismo religioso e tutte quelle forme di “psicologia del branco” che avvelenano la spiritualità e la cultura in generale.

Il saggio indica la luna, lo stolto si aggrappa al dito, e poiché le dita sono tutte più o meno diverse, lo stolto lotta contro altri stolti per affermare l’unicità del dito del suo maestro. L’eliminazione di questo barbaro fraintendimento, forse più di ogni altra cosa, è stato il cuore del messaggio e dello sforzo krishnamurtiano. K., essendo sempre stato profondamente attendo e addolorato per la miserabile condizione in cui vive la maggior parte delle persone, volle provare ad aprire una strada scevra da qualsiasi possibile fraintendimento, strumentalizzazione o proiezione. Altra cosa che ritengo sia fondamentale comprendere è che mille potrebbero essere le nostre idee sulla forma e sul perché del suo messaggio, nemmeno una però la possiamo applicare al Nuovo, alla Diversità, come lui amava chiamare l’indefinibile. Sono infatti ben consapevole che ogni volta che mi spendo in queste risposte su K. una vocina dentro di me mi chiede: perché vuoi far ridere i sassi? Rispondendo alla tua domanda finale, K. usava parlare di sé in terza persona solo quando scriveva o parlava pubblicamente, non parlando con se stesso.

La consapevolezza di colui che si è liberato dai processi involontari del pensiero non parla con se stessa poiché è indivisa, in pace, silente. Là dove non v’è scissione interna alla coscienza chi può parlare parla con chi? Il parlare con se stessi, cosa comune ai più, dal mio punto di vista, è il prodotto o il lascito di un abitudine/tensione mentale. Nel tuo caso ritengo sia più un lascito che si insinua nel tuo percorso meditativo generando inutili dispersioni. I commenti dell’osservatore, in realtà, non sono altro che riaffermazioni della scissione interna: nelle prima fasi del lavoro introspettivo/meditativo sono inevitabili, direi dovuti. “Guarda che pensieri affiorano, smettila di pensare, che noia questo pensiero, che ansia che sento, che piacere, no questo non va bene, sto sbagliando, sto facendo bene”, tutte queste domande e mille altre che tu ormai ben conosci, sono inevitabili. Ma più si va in profondità, più la mente perde ogni processo di verbalizzazione, anche i più sottili, poiché il desiderio di quiete e silenzio dell’osservatore diviene dominante. Questo, ovviamente, non centra nulla con la quiete esterna, ma unicamente con lo stato della nostra coscienza interna. Anzi, la verifica migliore della nostra condizione psicologica-emotiva la possiamo fare solo in luoghi e situazioni di particolare complessità relazionale e ambientale: il mercato o le riunioni di famiglia vanno benissimo.

 
Con affetto,
Pier
 
 

Tags: Maestri spirituali, Ricerca della felicità, Riflessioni sulla vita

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Commenti   

# adelaide 2013-11-03 22:07
Grazie,Dadrim,
per la tua ulteriore,belli ssima riflessione su Krishnaj,cio' va ad arricchire e allargare la mia conoscenza su un Personaggio cosi' fuori dagli schemi, unico,ma cosi' intensamente dentro di me nella comprensione "materiale" e libera da qualsivoglia appiglio religioso della Spiritualita'.
Tuttavia non ho compreso quando dici che nessuna delle idee che abbiamo su di Lui possono applicarsi al Nuovo,alla diversita'. Io provo a rileggere per capire meglio,tu prova a spiegarti senza remore,poi magari vedremo se e' il caso di ridere,come dici tu,anche se una bella grassa risata non ci sta mai male.Smorza sempre i toni..
Per la verita' ho un dirimpettaio sexy, tanto sexy,delizia degli occhi,peccato che lo veda raramente.Non appende i panni,ma annaffia le piante a torso nudo...mammamia...
Anche se meditativa la tranchi ha ben funzionanti tutti i sensi in dotazione,e le piace pure gioirne.Non sono e non mi ritengo una bigottona seriosa,ne' ho chiuso le porte in faccia al lato spensierato dell'Esistenza, quando c'e' da far casino lo faccio,quando c'e' da ridere mi piego in due,con la famiglia che mi ritrovo poi,le occasioni per far caciara non mancano..
Tornando seria,come il tema richiede,vorrei chiarire che non e' cosi' come tu descrivi, non esiste questo tiranneggiare che tu riporti e mi appioppi,questa fase e' superata, piu' semplicemente mi curo amorevolmente,s enza giudizi o commenti,e in cose leggere e sciocche,non vi sono tensioni, dispersioni,o traffici mentali.E' finita! Non ho pensieri che mi turbino,non e' piu' roba mia,qualunque cosa e' cosi' come vuole,cosi' come viene,in ogni caso non mi intrometto piu'.Devo dire che non mi sembra proprio che ci siano cose sulle quali io indulga,non avrei tempo,no,no,pro prio non c'e' ne'! Ora non ne vedo..forse un ieri..ma ora no.
E se "ora" sta appena arrivando,come potrei mai avere un pensiero senza averlo prima vissuto,senza averne raccolto un'esperienza-m emoria? Ma non c'e' tempo,non c'e' il tempo per accumulare,non lo vedi che e' gia' giunto un'altro "ora"? Andiamo..cosa si aspetta? Cosa ci puo' trattenere?
Comprendo profondamente che non esiste scissione alcuna,che la Consapevolezza e' indivisa,quindi come dici,chi parlerebbe a chi?
Sono assolutamente in accordo con te, quando affermi che la Pace e il silenzio del nostro Mondo interiore ci accompagnano anche nel fare pratico e quotidiano,comp lesso o meno,cosi' e',per me, verifico costantemente di quanto poco io ci sia,di quanto poco mi coinvolga,di quanto poco volere e' la mente in certi frangenti,anzi piu' il fare si fa caldo e complesso,piu' muta d'accento e di pensiero divengo.
Alcune cose non si possono dimenticare,anc he se vengono dal passato,esse sono l'estensione positiva nel presente,come la gratitudine e il riconoscimento infiniti che ho per te.Io sono perche' tu mi hai aiutata ad essere.
Nel cedere la parola agli Amici del blog,
caramente ti ringrazio e ti saluto
# pamitrano 2013-11-05 18:07
Beh che dire di K, avete detto tutto voi,e siete stati bravissimi. Io ho solo una piccola cosa da dire: tanti, molti anni fa entrai in una libreria per acquistare un libro di Luca Goldoni, sbagliai reparto e mi trovai in mezzo a libri di spiritualita', esoterismo ecc,allora non mi occupavo di queste cose, ero troppo "pragmatico", tuttavia fui attratto da un libro "Al di la' della violenza", mi sentii attratto, lo aquistai, sbirciai veloce al suo interno, e lessi:"finche' il me sottile o grossolano prevarra', ci sara' sempre violenza".Non ci capii una mazza, una ragione in piu' per comprare quel libro. Successivamwent e li aquistai tutti compreso l'unico forse scritto da lui, "Taccuino".Non mi e' stato facile capire questo grande Maestro e ancora oggi faccio fatica, tuttavia ogni qualvolta che sento il bisogno leggo a casaccio qualche riga delle sue cosidette conferenze, lo faccio da anni. E visto che vivo in Svizzera non lontano da Saanen, suo amatissimoo villaggio, ogni tanto vado ad annusare un po' l'aria.

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