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Meditazione

Alla ricerca del nostro centro interiore

Centro interiore Luca ha chiesto: Da qualche anno cerco di calarmi nel mio centro interiore, questo viaggio è basato soprattutto sull’osservare tutto ciò che accade nella mia mente. Ogni volta che sono presente sento un senso di apertura. Ma dopo un po’ avverto che la mente ricomincia a prendere il sopravvento, inizia un turbinio di pensieri di qualunque tipo, sia positivo che negativo. Che consiglio mi potresti dare per aiutarmi in questo percorso di indagine interiore?

Pier ha risposto: Nelle mia visione delle cose, calarsi nel proprio centro interiore significa realizzare l’essenza, la dimensione della Coscienza originaria, e cioè uno stato interiore in cui la nostra consapevolezza vive ogni cosa senza distorsione alcuna, senza essere manipolata e limitata da alcuna forma di condizionato. Prima dovrebbe venire la pura e immediata intuizione e solo poi la narrazione del pensiero, la verbalizzazione. In noi, ora, accade l'esatto contrario. Prima abbiamo e proiettiamo pensieri su ogni cosa, e poi, di guisa, nascono conflitti interminabili fra ciò che è e ciò che riteniamo. L'ostacolo che ci impedisce di esperire il potenziale stato di naturale libertà e chiarezza della nostra Coscienza Originaria, non è la presenza dei pensieri e delle emozioni che scorrono nella nostra mente, ma il coinvolgimento emotivo che ci incolla ad essi. Il fulcro del nostro lavoro, quindi, è riuscire a porsi nei confronti di ogni cosa come un osservatore silente e distaccato, che non giudica, non rifiuta e non privilegia nulla. Tu sei sulla poltrona della tua casa interiore, e da lì osservi il film delle tue emozioni, dei tuoi pensieri, degli eventi quotidiani con tutte le molteplici reazioni che ti provocano. Ne puoi godere o patire disagio, il punto è rimanere sempre consapevoli che la tua essenza è sempre e solo colui che vede tutto e non subisce alcunché.

Tu dici: “Da qualche anno cerco di calarmi nel mio centro interiore, questo viaggio è basato soprattutto sull’osservare tutto ciò che accade nella mia mente”. Io ti consiglierei di non privilegiare l’osservazione di ciò che accade nella tua mente, ma di mantenere una consapevolezza più diffusa, rilassata, rivolta ad ogni situazione a te interna ed esterna. Quando chiudi gli occhi, guarda i tuoi pensieri, ascolta le tue emozioni, ascolta i suoni che provengono dall’ambiente esterno, ascolta il tuo corpo, il battito cardiaco, il respiro. Ascolta ogni cosa, lasciandola venire naturalmente, non sforzarti, come fanno molti di essere attento e consapevole. Lascia che sia un gioco, una cosa leggera e rilassante. Se viene il sonno o cadi nei ragionamenti non v’è nulla di sbagliato. Appena te ne accorgi ritorna vigile e distaccato.

Lascia che la tua consapevolezza colga quel che vuole cogliere, senza imporle nulla, senza pretendere nulla, perché nell’osservazione nulla va escluso, giudicato o forzato, nulla è sbagliato. Mantieni poi progressivamente questo atteggiamento interiore anche nelle tue azioni e relazioni quotidiane, nel tuo lavoro, nei tuoi affetti, con leggerezza, senza essere ossessivo. L’unica cosa è la costanza, l’impegno a ritornare un osservatore/ascoltatore tutte le volte che ti accorgerai d’esserti immedesimato con le proiezioni del tuo film interiore o con le sollecitazioni emotive dei fatti quotidiani, cosa che di norma accadrà molte volte inizialmente, per poi diminuire progressivamente. Ma ricorda, non giudicare non lasciarti scoraggiare. La perseveranza e la fiducia sono le cose più importanti.

Quando la tua consapevolezza si focalizza su qualcosa di specifico, ricadendo così nella tela dei pensieri e delle emozioni, positive o negative che siano, non c’è nulla di male, è naturale che accada, lo ha fatto per una vita intera, ed ora non può mutare in un momento. Appena te ne accorgi, “ritorna sul divano del tuo Essere” e ricomincia ad ascoltare e osservare tutto. Come dicevo prima, il problema non sono i nostri pensieri o le nostre emozioni, il loro esser presenti in noi, in forma negativa o positiva, ma il rapporto che abbiamo con questi fenomeni. Se manteniamo una relazione distaccata tutto inizierà lentamente a rientrare in un equilibrio e una comprensione naturali. Se manteniamo un rapporto di dipendenza e “connivenza” con i nostri condizionamenti, il caos e la sofferenza aumenteranno con il tempo. Tu dici: "quando sono presente sento un senso di apertura, ma dopo un po’, sento che la mente ricomincia a prendere il sopravvento, inizia un turbinio di pensieri".

Il problema non è il turbinio di pensieri, ma il fatto che tu vieni coinvolto da questo turbinio di pensieri. In qualche modo, collabori al sostentamento di questo turbinio, forse anche solo preoccupandoti del fatto che sono nuovamente affiorati dei pensieri, e questa opposizione rinforza il loro flusso. Sembra che tu abbia un’idea che ti fa dire: “solo quando la mia mente è silenziosa è possibile progredire ed esperire uno stato di libertà”. Ma non è così! Il cambiamento inizia nel momento in cui, nonostante in te vi siano diverse correnti che si muovono, la tua consapevolezza rimane in uno stato di osservazione attenta e passiva. La libertà è sin dall’inizio, non alla fine. Tu sei già libero qui ed ora se non ti poni delle condizioni. Krishnamurti lo ripeteva sempre: la libertà non può essere qualcosa che ottieni alla fine di un percorso, non può essere un’acquisizione. Se “libertà” è la natura della tua essenza, come può essere qualcosa da conquistare? Ciò che sei, lo sei sempre, devi solo divenirne consapevole. Ecco allora che libero lo sei sin da subito quando osservi ciò che non sei, smettendo di credere d’essere pensieri, emozioni o quant’altro. Quando iniziamo a comprendere chiaramente questa “posizione”, vedremo lentamente diminuire il flusso dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, ma questo sarà una conseguenza della nostra libertà e non viceversa. Non è il diminuire dei condizionamenti che ci darà libertà.

Anthony De Mello ha detto: “Prima del risveglio, ero depresso; dopo il risveglio continuo ad essere depresso, ma c’è una differenza: non mi identifico più con la depressione”.

È come se tagliassimo le radici di un albero. L’albero non morirà immediatamente, prima perderà le sue foglie, e solo poi si seccherà: così è la natura della nostra mente condizionata. Quando la si osserva attentamente, dopo un certo periodo, potrebbe iniziare addirittura ad aumentare il suo caos, la quantità di pensieri ed emozioni. Come l’albero prima di morire farà inevitabilmente cadere migliaia di foglie, così la nostra consapevolezza, prima di stabilizzarsi in uno stato di quiete, ci farà vedere tutte le cose che la mente nascondeva nelle sue profondità, ma non dobbiamo temere nulla, rimaniamo comunque aperti all’ascolto e all’osservazione: tutto passerà!

Concludo riportando una mia vecchia condivisione che ritengo particolarmente adatta: “Vivo seduto sulla sponda del torrente. Questo torrente è il nostro mondo interiore. Immobile e distaccato osservo la corrente impetuosa, i potenti vortici d’acqua che trascinano sul fondo tronchi d’alberi, carcasse d’animali, oggetti smarriti e mille altre cose strappate lungo i tortuosi sentieri scavati nei secoli. I vortici e le correnti sono i nostri pensieri che vivono e si nutrono dei detriti del nostro passato. Immobile e distaccato lascio che la piena del torrente faccia il suo corso.

A volte sento affiorare tremende paure. Immobile e distaccato, tengo gli occhi chiusi mentre lascio che tutto il caos della mia mente si rifletta nello spazio limpido della mia coscienza. A volte cado nel torrente e vengo trascinato per metri, a volte chilometri, verso valle. A volte vengo trascinato sul fondo da enormi mulinelli d’acqua, ma poi, come sempre, tutto d’un tratto mi ritrovo nuovamente immobile e distaccato, seduto sulla riva. Noi non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre angosce, le nostre paure, le nostre bramosie. Quando smettiamo di voler dominare le correnti del nostro mondo interiore, e semplicemente rimaniamo silenti e immobili al loro cospetto, pazienti e fiduciosi, scopriamo meravigliati come la violenta piena del nostro torrente interiore si plachi da sola”.

Gentile Luca, raccogli l’invito, siediti lungo le rive del torrente, mentre lasci che la superficie dell’acqua torni a riflettere le nuvole e le stelle del cielo.

 
Un abbraccio,
Pier

 

Tags: Pace della mente, Crisi spirituale

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Commenti   

# gentian 2008-10-12 19:04
...sento che il tuo aiuto è pertinente alla mia realtà...,il tuo equilibrio interiore ravviva ancora di piu in me lo stato di distacco..il lasciar andare tutto. Ti sono grato per la tua amorevole puntualità..... è un piacere averti trovato. Buon riposo...
# Davide 2008-10-22 23:18
é bello trovare fra le pagine della rete luoghi come questi, sempre che ve ne siano altri. Ogni volta che passo di qui mi sembra di ricevere una boccata d'aria fresca.
Ciao Dadrim e grazie di tutto!!!
# Francesca 2008-10-22 23:22
Hai prprio ragione Davide, è sempre un piacere ritornare fra queste pagine...
# Sissi 2008-10-23 22:59
Io centro!!!!! B)

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