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Meditazione

Non sono tuoi affari?

Serena ha scritto: Caro Pier, quando nell’indagine di sé si arriva al punto di osservare la mente, i suoi tanti pensieri, gli stati d’animo, e vedendone il continuo flusso e non trovando altro, sorge il pensiero “tutto ciò non è affare mio”, non è questo sempre un gioco della mente? In fin dei conti anche dirsi “io non sono i miei pensieri, essi non sono affare mio” è sempre una verbalizzazione, un pensiero, un prodotto della mente, giusto? Lo dico perché sto passando una fase nella quale sono sempre più lontana dall’identificazione con i contenuti mentali-emotivi, eppure sento una tensione interna probabilmente prodotta da una specie di gioco di resistenza. In qualche modo oppongo il pensiero “i contenuti mentali ed emotivi non sono affare mio” al flusso dei contenuti mentali-emotivi. Mi sto forse incagliando in qualche imbroglio della mente? Grazie!

Pier ha risposto: I contenuti mentali ed emotivi non sono né un tuo affare né un tuo non affare. Se ti siedi lungo il bordo della strada e osservi il traffico, il flusso delle auto cosa diviene? È un tuo affare o non è un tuo affare? Dal mio punto di vista non è né una cosa né l’altra. Certo, se osservi ne sei consapevole, ma essere consapevole di qualcosa non significa necessariamente trasformarlo in un tuo affare, giusto? Se nella tua mente ti aggrappi all’idea che i pensieri non sono un tuo affare, concordo con te, trasformi questa idea in un antagonista del flusso mentale. Così la mente retrocede di qualche passo, gabbandoti con un bello scherzo. Il ladro si traveste da poliziotto per venirti a raccontare che porterà i tuoi oggetti di valore in un posto sicuro. Capisci? So che più volte ho detto che i contenuti mentali ed emotivi non sono affare nostro, ma lo affermavo non per generare un idea attraverso cui guardare e giudicare altre idee. Se comprendi che le tante costruzioni mentali che la mente ci propone su noi stessi ed il mondo sono unicamente forme superficiali, la domanda fondamentale è “qual è la reale natura dell’essenza che testimonia ogni forma, come scoprirla?”.Questa domanda ti invita a raccoglierti sempre più nel cuore della tua stessa presenza, ti invita a sentire quell’essenza che permette ogni percezione ma non è una percezione, quell’essenza che ha identità ma non personalità, come ci ricorda Nisargadatta. Questa domanda è l’ultima verbalizzazione della mente, la definirei il pensiero più “onesto”, e se ci riflettiamo bene, questa formulazione mentale non si oppone a nulla. Semplicemente ti invita a fissare la tua attenzione alla radice, alla sorgente della tua stessa vita, là dove unicamente sei.I pensieri non sono un tuo affare, il tuo affare è reimmergerti nel silenzio che permette di sentire i pensieri e ogni altra cosa, nello spazio vuoto che consente ad ogni cosa di apparire e svanire. Più ti raccogli alla sorgente e più senti che i pensieri e le emozioni non solo non sono un tuo affare, ma non sono nemmeno un tuo non affare, e proprio per questo li puoi accogliere con una serenità un tempo impensabile. Da questa comprensione nasce poi la capacità di accogliere anche i pensieri e le emozioni di chi ti sta accanto.L’indagine interiore, infatti, più matura, più porta ad un distacco colmo di vicinanza, ad un’impassibilità colma di passionalità.

Ramana diceva che la domanda “chi sono io?” è sì un pensiero, ma è come quel bastone che viene usato per tenere ben raccolta la legna nel fuoco. Più lo usi e più si consuma da sé, sino ad esser gettato a sua volta nel fuoco. Più ti chiedi “cos’è quell’essenza che in me testimonia ogni cosa?”, più ti allontani dalle periferie della coscienza personale per entrare nel cuore della Coscienza originaria, dell’essenza.Non opporre alla mente un ulteriore pensiero come “non sei affare mio”, non opporre nessun pensiero al pensiero, ma semplicemente, una volta compreso e sentito che tutto ciò che puoi osservare non può essere l’essenza testimoniante, sposta il tuo sentire verso quella sorgente, là dove semplicemente sei. È come se il tuo sentire si rivolgesse verso se stesso, come se una goccia rapita dal mare e sollevata nel cielo da un forte vento ricadesse felice nel mare.

I mistici di ogni tempo insegnano che la nostra consapevolezza è come la luce di un faro. Se la punti verso un oggetto lo illumina e lo conosce. Se ti dimentichi del faro e inizi a credere solo a ciò che vedi, cadi nell’identificazione con il mondo delle cose che cambiano e finiscono (da qui la sofferenza e ogni paura). Se non punti la luce verso nulla di specifico, la luce, rimanendo alla sua stessa presenza, si autorivela.

 
Buoni sviluppi d’indagine!
Pier
 
 

Tags: Equilibrio interiore, Pace della mente

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Commenti   

# Tranchi 2014-04-12 01:04
Caro Dadrim,sei proprio un'alchimista fatto! Mi ritrovo sia nelle domande che nelle risposte, hai saputo trasformare delle domande che io avrei posto in modo confusivo e banale,in domande con un senso compiuto e piu' appropriate.E ormai non mi par piu' tanto strano che mi ritrovi anche nelle risposte.Se una volta mi serviva piu' tempo,ora tutto e' piu' velocemente comprensibile,i ntuitivo,magari giusto il tempo che passa tra la domanda e la risposta.... Si,ho appena vissuto anch'io la stessa esperienza ma ho compreso che cosi' non funziona,anche se andava bene all'inizio e per creare il distacco.Hai proprio ragione,serviva Quel qualcosa che gia' era qui, che mi portasse al di fuori di qualunque gioco o concetto mentale,e cioe' un piu' profondo radicamento,res tare ancorati a quell'essenza-p resenza che intuisco in Meditazione,anc he fuori di Essa.E guarda,nel leggerti mi rendo conto che lo sapevo gia'! E gia'! Ultimamente scopro sempre piu' spesso di possedere le risposte,le uniche risposte,anche se sei sempre tu a rendermele evidenti,che strano.E' meraviglioso e mi ha fatto rabbrividire per la profonda verita' e sentimento che provo, il passaggio dove dici....La' dove unicamente sei..alla sorgente della tua stessa vita..in quello spazio silenzioso dove riesci ad accogliere pensieri ed emozioni con una serenita' e amore mai sentiti.E cosa assolutamente sconvolgente e della quale me ne meraviglio quasi con imbarazzo,ma me ne ritrovo coinvolta senza rendermene conto..La capacita' di accogliere i pensieri e le emozioni di chi mi sta accanto...un distacco colmo di vicinanza..un'i mpassibilta' interiore ricca di passionalita'.P azzesco! Ma come caspita fai,me lo devi proprio dire,come fai non solo a sapere,ma a spiegare cosi bene e particolareggia to,cio' che anche io sto vivendo ma non sapevo tradurlo cosi,anzi non mi ponevo il pensiero di poterlo tradurre in parole, di come fosse o perche lo fosse', sentivo solo che era tutto tanto strano,diverso, nuovo,ma figuriamoci se riuscivo a spiegarlo,anche solo a me stessa.Mah.
Anch'io credo,intuisco e perseguo piu' che mai.Grazie,dal profondo del cuore.
# Dadrim 2014-04-13 15:45
Grazie a te, per l'ontestà e l'intensità del sempre rinnovato confronto!
# Silvio 2014-04-12 13:09
"Credo,intuisco e perseguo".
Grazie!

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