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Meditazione

Consapevole di cosa?

Raimondo ha scritto: Ciao Pier, cosa intendi per “essere consapevoli”? Consapevoli di che cosa?

Pier ha risposto: Solitamente l'essere umano è consapevole di singole cose, percepite isolatamente, frammenti di vita e della sua stessa personalità. L'individuo comune è cosciente di ciò che fa, ma non è consapevole della reale “identità” di chi compie le azioni, del perché agisce ed entro quale contesto esistenziale si muove. La coscienza di sé, ciò che spesso dai mistici viene chiamato “mente”, se osserviamo bene è il prodotto di un movimento di pensiero alla cui base v’è l’idea d’essere il corpo. La nostra vita è spesa quasi totalmente per difendere, abbellire e ampliare questa idea: “Io sono il corpo che pensa”.

Prova a rifletterci un po’ e vedrai che è difficilmente confutabile questo fatto. Le rare volte che questa idea non è “attiva” nelle nostre menti la consapevolezza agisce senza un punto di focalizzazione e pertanto coglie “l'insieme dell’accadere della vita” attraverso uno stato di quiete e profonda capacità intuitiva. Questo fenomeno è ben evidente nei bambini piccoli dove le loro menti non sono ancora caratterizzate da un’idea di personalità cristallizzata. Nei loro occhi si possono facilmente notare la meraviglia e la gioia che provengono da una consapevolezza ancora incontaminata. Ma di cosa sono consapevoli questi bambini? Non c’è un cosa. Il cosa fa parte della mente strutturata, colma di idee, conoscenza ed esperienze passate. Nel bambino piccolo è ancora presene la consapevolezza indivisa come pura gioia di essere, di vivere. Mi verrebbe da dire che se gli osserviamo con grande attenzione e sensibilità, i neonati sono la manifestazione dell’essenza stessa della vita come coscienza nel suo stato originario, puro e libero. Sono consapevoli come Vita, come essenza che gioisce di essere. Mi rendo conto che le parole sembrano rincorrersi in un girotondo tautologico ma quando si è al cospetto delle cose fondamentali parole e ragionamenti divengono inutili. È un po’ come chiedersi perché i bambini ridono tanto quando rincorrono una farfalla o si tirano dei gavettoni? Perché? Non esiste logica, non v’è ragionamento. Perché è stupendo, punto e basta. Stessa cosa è chiedersi cosa vede la coscienza nel suo tato di purezza. Vede bellezza e libertà perché è bellezza e liberta. Perché? Perché è la sua natura, perché è la vita, perché è meraviglioso, punto e basta.

Altra questione riguarda la consapevolezza che si muove fra le forme condizionate della mente, la coscienza dell’adulto. Qui si che trova un senso la domanda “consapevoli di che cosa?”. Inizialmente noi adulti dovremmo divenire sempre più consapevoli di noi stessi, di ogni aspetto interno ed esterno che ci muove e limita nella vita. Quando un individuo è pienamente consapevole dei sui meccanismi mentali ed emotivi ne diviene anche libero. A quel punto la consapevolezza, avendo “bruciato” il legame alle forme identificate della mente, può tornare a dimorare nella suo stato originario indiviso, o vista da un’altra prospettiva, permette il risveglio della coscienza personale al mondo della Coscienza originaria universale. Provo a spiegarmi in un altro modo.

Tranne i neonati e i risvegliati, tutti pensano di essere qualcuno, ma cosa significa questo “essere qualcuno”? Mi sapresti dire chi sei o cosa intendi per “essere qualcuno”? Sono un avvocato, un uomo, un papà, sono questo o quello. Le persone pensano così. Ciò che fanno, il ruolo che ricoprono in un determinato periodo, le persona che hanno più vicine, i sentimenti e i pensieri mutevoli che vivono li scambiano per la loro essenza identificandovisi. Se vi riflettiamo in questa identificazione sono abbastanza evidenti alcune criticità. La mente si aggrappa tenacemente a forme e situazioni contingenti per poi disperarsi quando sfumano o deludono? Ma se sfumano, cambiano, muoiono, deve esservi qualcosa che non cambia, uno sfondo immutabile che sperimenta il cambiamento?

La nostra malata educazione ci timbra a fuoco nella mente l'idea di essere un corpo pensante che deve divenire, dimostrare e competere, sviluppando così in noi la necessità di avere sempre più cose e persone per non rischiare di incontrare il vuoto e il terrore dell’idea antagonista: questo corpo e questa mente sono un nulla che presto svanirà. Tali idee imprigionano la consapevolezza, lo sfondo percettivo intelligente e immutabile, in frammenti di vita, facendola scivolare in una perpetua e illusoria sensazione di mancanza e impotenza che a sua volta scatena una selvaggia e caotica ricerca di realizzazione all'interno delle molteplici dimensioni della vita quotidiana. Ogni religione ha tentato di spiegare questo fenomeno. A noi è probabilmente più nota è la metafora di Adamo ed Eva. Dall’Eden, dopo aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza, cadono nel mondo delle differenze, della morte e del peccato. Uguale è dire che il bambino dopo esser stato condizionato dall’idea di essere un corpo pensante che conosce unicamente le cose transeunti del mondo fenomenico, cade nell’illusione di essere lui stesso mortale e finito, compiendo così una serie di azioni dolorose e stupide, mosse dalla paura e dal bisogno di difesa.  

È pertanto fondamentale comprendere come l'Essere, la nostra Coscienza Originaria, venga confusa da una sorta di immagine fantasma afflitta da ansie e paure di ogni tipo che noi usiamo chiamare tanto orgogliosamente il nostro “Ego” o “la nostra identità/personalità”. Questo processo di esternalizzazione malata della consapevolezza, quando viene pienamente riconosciuto e smascherato in tutta la sua falsità, si dissolve come neve al sole permettendo a ciò che unicamente è di riaffiorare in tutto il suo splendore.

Il bambino nasce totalmente immerso nella pura essenza della vita, ma non lo sa. Per questo gradualmente la perde con il progressivo svilupparsi della mente condizionata. Il saggio avendo svelato l’inganno della sua mente si riappropria della gioia e della pace del neonato senza poterla più perdere perché pienamente consapevole. Questo a mio avviso è anche il senso di molte affermazioni di Gesù.

“In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli” (Matteo 18,3)

“In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli.” (Matteo 11:25)

 
Un caro saluto,
Pier
 
 

Tags: Riflessioni sulla vita, Equilibrio interiore

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