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Meditazione

Conoscere se stessi: chi sono io?

Fabio ha scritto: Ciao Pier, sono Fabio. Ho ventinove anni e da un po’ di tempo mi sono reso conto di non conoscermi veramente. Per questo ora mi sto interrogando seriamente sulla mia reale natura. Sto cercando di comprendere chi sono: possibile che non l’abbia ancora capito a quest’età? Possibile che non abbia capito che strada voglio intraprendere? Sono tante le proiezioni che faccio sul mio futuro, alcune mi piacciono e vorrei perseguirle, ma sino ad ora non ho mai seguito nulla con una forte determinazione. A breve dovrei partire per l'Africa qualche mese. Pochi giorni fa ho avuto un attacco di panico ed ora mi chiedo se sono in grado di vivere all'estero con la paura di stare male e provare disagio. Insomma, Pier, mi chiedo veramente cosa sono, chi sono? Cosa voglio dalla vita? Sono impaurito da questa mia titubanza, mai una decisione ferma. Mi chiedo come potrò realizzarmi come persona se alla fine non sono mai convinto di quello che faccio?

Grazie, un abbraccio!

Pier ha risposto: Ventinove anni non sono poi molti per potersi rammaricare di non conoscere se stessi se consideriamo che la maggior parte della gente nemmeno si pone il problema. Mi pare proprio che tu sia sulla giusta strada! Ora v'è confusione, incertezza, certo, ma è sorta la domanda fondamentale: chi sono? La maggior parte delle persone non cambia mai e invecchiando cade in uno sconforto sempre più grande proprio perché non si pone mai questa domanda fondamentale. Hanno paura di mettere in discussione ciò che pensano di sapere, e così, spesso, l'unico momento in cui si accorgono di aver vissuto inconsapevolmente è quando si avvicina la morte, quando tutti i credo e le idee mai indagati vacillano, fondamentalmente perché legati alla possibilità di fare attraverso il corpo e le cose del mondo. La morte alla fine ci mostra quanto poco sappiamo sulle domande ultime e più importanti, perché ci priva del corpo, annienta relazioni, denaro, potere, praticamente tutte quelle cose per cui viviamo. Qualcuno pensa che la sua fede in Dio alla fine lo aiuterà, ma anche questa tanto decantata fede, per la maggior parte della persone, è unicamente un debole convincimento, una ritualità imparata da bambini e ripetuta una domenica ogni tanto per l’intera vita. La vera fede e fiducia nell’esistenza richiedono un desiderio di verità intenso, un'indagine profonda e sincera di se stessi, delle proprie difese e cause della sofferenze. Avere quella fede che ci consente di sentire e conoscere veramente che esiste in noi qualcosa che continuerà oltre il breve tempo di una vita spesa fra gli spazi di questo piccolo, meraviglioso quanto fragile corpo, non è una questione di preghierine ripetute come pappagalli o qualche momento speso in chiesa. Per tutta la vita rincorriamo desideri convinti di sapere chi siamo e cosa vogliamo. Poi arriva la malattia, la morte, i grandi drammi della vita, e tutto crolla facendoci sprofondare nell’angoscia.

Se sai di non sapere esattamente cosa vuoi, qual è la tua strada, chi sei veramente, è un’ottima cosa, perché significa che hai la possibilità di non fare la vita superficiale e la morte triste che fanno molte persone. Prova ad attraversare questo momento con l'animo di uno scopritore, con il desiderio di vedere e comprendere profondamente la natura del tuo mondo interiore e delle relazioni umane: così potrai trovare un vero significato in quel che fai. I più quando iniziano a vivere momenti di confusione, anziché tuffarsi coraggiosamente in una ricerca di verità e armonia, vanno alla ricerca di facili vie di fuga, di consolanti risposte in cui rinchiudersi per non dover affrontare le paure e le fatiche che un'onesta ricerca impone. Chi sei tu? L'indagine, l'osservazione attenta, ci mostra come noi non siamo ciò che solitamente riteniamo d’essere. Io non posso essere il mio lavoro, il mio conto in banca, la mia casa o le mie proprietà, questo è ovvio. Posso avere per un certo tempo delle proprietà, una posizione sociale e degli affetti, ne posso godere, ma prima o poi li perderò. Ma andiamo oltre. Io non sono nemmeno i miei pensieri poiché ciò che può essere visto non può essere colui che vede. Se chiudo gli occhi e cerco di comprendere come funziono, vedo che nella mia mente scorrono molti pensieri, alcuni sembra sia io a generarli, altri sembra arrivino da soli, alcuni mi piacciono, altri li rifiuto, altri ancora sembrano totalmente insensati. Comprendere di non essere i propri pensieri è il passaggio più importante e delicato nel sentiero della ricerca interiore. Realizzare che smettere di rincorrere i propri pensieri apre nuovi e più vasti spazi di vita è la cosa più difficile, perché siamo potentemente identificati alla mente.

È come se un uomo fosse nato con una maschera di gomma sulla faccia e per tutta la vita gli sia stato detto che quello è il suo volto reale. Cresce, e la sua pelle, non potendo respirare, soffre e si irrita sempre più. Inizia allora ad andare in giro per il mondo cercando rimedio, ma scopre che tutti vivono così. Poi un giorno trova una persona con un volto stranissimo, radioso, vivo, roseo, dalle mille espressioni. Tremendamente colpito lo avvicina e gli chiede come possa il suo volto essere così bello e vivo, e se anche lui soffra di maledetti pruriti. A quel punto l'uomo, con un grande sorriso, gli risponde: “Guarda che anche tu hai un volto come il mio, forse anche più bello, devi solo toglierti la maschera che indossi”. Incredulo l'uomo mascherato risponde: “Ma non dire stupidaggini, quale maschera? Questo è il mio volto! Vuoi dire che mia madre e mio padre, i miei insegnanti, i miei professori dell'università, i miei amici, le donne che ho amato, nessuno si è accorto che porto una maschera sul viso?”. “Non potevano accorgersene perché loro stessi vivevano e vivono nella tua medesima condizione. Vienimi più vicino che ti aiuto a toglierla”, afferma l'uomo senza maschera. L'uomo con la maschera inizia a tremare dalla paura: “Se mi toglie la maschera e mi scopro orrendo come nessun altro? E se poi non riesco più a mettermela? Come posso tornare nella mia società, da mia moglie, al mio lavoro, dai miei figli!”

Abbandonare i nostri pensieri per noi equivale a strapparci la pelle di dosso. Ne siamo totalmente identificati, ma le cose non stanno come crediamo che siano. Noi non siamo i nostri pensieri, i nostri credo, le nostre ideologie, le nostre idee dolorose o piacevoli su noi stessi e il mondo. Possiamo usare il pensiero come mezzo per parlare, comprendere, lavorare, muoverci nel mondo, ma la nostra essenza non ha nulla a che vedere con i processi mentali. I nostri maggiori guai nascono dall’oscuramento della nostra reale natura e dall’identificazione con i pensieri: “sono cristiano, sono italiano, sono incapace, stupido, bello, sono un medico, un padre, sono questo e quello”. Tutte queste ideazioni sono oggetti mentali a cui ci aggrappiamo per far finta di sapere chi siamo. Anche raccontarsi d’essere degli sciocchi è preferibile all'ammettere di non sapere chi si è. Un individuo è bello per qualcuno e brutto per altri, è capace in qualcosa e incapace in altro, a volte è intelligente e a volte è sciocco.

Chi inizia a pensare di essere brutto o incapace, inizierà ad essere visto brutto e incapace perché metterà in atto tutta una serie di comportamenti, espressioni e azioni, tipiche di una persona che si ritiene brutta. Anche chi si pensa bello e capace non è preso meglio, poiché facilmente inizierà ad essere arrogante o a lottare per vedere sempre confermata la sua bell'idea. Quando commetterà errori non potrà riconoscerli, perché dovrà difendere l’idea di abilità che porta in con sé. Quando a qualcuno non piacerà si sentirà ferito profondamente e tendenzialmente sarà portato a rifiutare o aggredire chi contraddice la sua immagine di sé.

Tutti i pensieri perduranti che abbiamo su noi stessi sono condizionamenti che si sono sedimentati in noi sin da quando eravamo piccoli. Se cerchiamo di comprenderci, lentamente scopriamo che nel nostro spazio mentale è attivo un continuo flusso di pensieri che scorre mosso da desideri contraddittori e irriflessi. Questa mia affermazione ovviamente non va accettata perché plausibile, ma dobbiamo farne esperienza. Seduti in silenzio, al bar, in macchina, a lavoro, dedichiamo sempre più tempo al guardare come agisce la nostra coscienza. Se i pensieri possono essere visti, chi è colui che li vede? Come posso conoscere colui che vede e che sente ogni cosa attraverso questo corpo, colui che si nasconde al di là di ogni esperienza e manifestazione del mondo fenomenico? Quel colui che sta dietro ogni percezione di questo corpo non è conoscibile come solitamente si intende, poiché non è un oggetto. L'essere, ciò che sono essenzialmente, come può divenire un oggetto della mia conoscenza? Capisci cosa intendo? Io sono sempre colui che conosce e non posso mai divenire la cosa conosciuta. Ma se lentamente smetto di essere identificato agli oggetti della conoscenza, in primis gli oggetti del mondo fisico, poi quelli dello spazio mentale ed emotivo, se distolgo sempre più la mia attenzione dall’identificazione a questi piani, lentamente sento crescere una quiete e una serenità immotivati. Più mi sposto verso “l'occhio del ciclone interno”, più mi rendo capace di giocare con le emozioni e i pensieri senza più caderne vittima. Ma chi sono io allora?

Tutti i grandi maestri spirituali di cui abbiamo sempre parlato raccontano che quando ci si allontana dagli oggetti che scorrono sulla superficie della nostra coscienza identificata quel che rimane è la nostra Coscienza originaria, quell'essenza che non è in alcun modo descrivibile perché non è conoscibile tramite oggettivazione mentale, ma unicamente esperibile come “unità di presenza”. I mistici di tutti i tempi hanno affermato che l'uomo vive come un automa o perso in un sogno. Infatti come può definirsi viva la coscienza di chi crede di essere le cose che possiede, i pensieri che la società gli ha inculcato o la marea delle emozioni che il caso gli provoca?

Caro Fabio, la conoscenza di sé è un viaggio che occupa un'intera vita, ma che giorno dopo giorno ci rende sempre più sensibili, aperti all'altro e capaci di percepire cose che ora nemmeno possiamo immaginare.

 
Un abbraccio,
Pier

 

Tags: Maestri spirituali, Equilibrio interiore

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Commenti   

+1 # renato farina 2010-10-17 15:58
... a questo punto mi vien da ridere, senza voler offendere nessuno; piú che domandarmi chi sono,nella cosi detta etá della tagione, vedendomi allo specchio mi son domandato, " che cosa sono venuto a fare qui". Poi visto che nessuno e niente mi rispondeva ho incominciato a darmi da fare, perché l'immobilismo fisico e mentale é la peggiore cosa che ci possa succedere.Cerca re di capire che cos'é la vita é senza dubbio complicato, sta scritto nei libri e nelle opere nelle scoperte di ieri di oggi e di quelle che saranno domani.Siamo una copia e una ripetizione...a i miei figli non do' consigli, forse opinioni e mi rispondono sei vecchio , non mi dicono rimbambito per rispetto ed io sorrido mentre dentro di me dico: la strada da percorrere non ha un senso direzione né una lunghezza determinata,
forse diró una cretinata con un po' di fortuna la vincita al super lotto sarebbe stata l'ultima azzeccata!
# Giulia 2010-10-19 08:19
Caro Dadrim,leggerti è sempre luminoso e aggiunge alle mie domande,oltre che alle mie possibili risposte.

Grazie!
# atomo 2010-10-19 15:35
sono frastornato ..mi chiedo che impari lotta aspetta chi cerca se stesso, Dadrim ci dice, a ragione, che è una lotta che dura una vita e forse più e ..allora? finiamo di vivere convinti di averlo fatto e invece abbiamo recitato una parte che ci è stata affibbiata dal primo vagito, morale, educazione, religione, VITA, hanno fatto di noi degli zombie che vivono in funzione di e per di, alla rincorsa di e alla ricerca di, e quando finalmente ci chiediamo "chi siamo" ragionevolmente rischiamo di non saperlo se non in punto di morte.
le nostre esistenze sono "forzate" in argini ben precisi, pena l'esilio, l'emarginazione , il ripudio anche della nostra stessa famiglia, il modello in cui viviamo se solo si vuole una vita "normale" non consente distrazioni, è già molto riuscire a comportarsi senza far del male, onestamente, fraternamente.. perchè a volte tale correttezza ha costi inconciliabili con la sopravvivenza.. integrata.
a meno di scegliere una vita da eremita la ricerca di se stessi è un lusso, essere coscenti che qualcosa da cercare c'è credo sia il massimo che si possa concedere senza sembrar strano.
chi come me e forse renato qui sotto ha una certa età, può limitarsi ad inculcare ai propri figli il dubbio, il dubbio d'esser presi per il culo e la conseguente necessità di RESISTERE.
..e comunque.. credo proprio che la ricerca di se, come dice il buon renato, potrebbe finire di certo un martedì un giovedi o un sabato... giorni in cui avviene l'estrazione del superenalotto.. perchè il denaro può non rendere flici ma certo rende LIBERI e..chi sa che deve cercare, se libero, può cominciare a cercare senza pensare alla mera pagnotta
# Fabio 2010-10-20 09:14
Ciao a tutti,sono il ragazzo che ha generato la risposta di Dadrim,sono alcuni anni che mi pongo questa domanda:"chi sono io?" mi sono cercato di documentare,ho fatto esperienze diverse aspettando un illuminazione,e d eccomi qua,credo che cercare se stessi sia l'investimento più grande che una persona può fare nella sua vita!non mi aspetto di raggiungere chissà quale stadio di consapevolezza ma semplicemente di essere me stesso,talvolta mi sento come un cavaliere che indossa un armatura pesante e soffocante,il mio scopo è quello di togliermela,pia no piano per cominciare a respirare.
Se al giorno d'oggi una persona è considerata interessante in base al suo lavoro,alla sua bellezza,a ciò che possiede allora forse è giunto il momento di chiedersi:" se noi siamo ciò che possediamo,ciò che facciamo,ciò che appariamo,allor a tolta la bellezza,il denaro le proprietà...cos a rimane?io me lo chiedo ed alla fine vedo tutti i giorni persone che giudicano in base le apparenze,che ostentano ricchezza come se fossero le loro identità,che si sentono padroni del mondo per la loro bellezza.
Ed ecco cosa accade al mondo che alla fine tutti vogliono tutto,tutti desiderano qualcosa e sono convinti che quel qualcosa può farli sentire meglio,può dargli di più,sempre chiusi in un circolo vizioso di avere=essere!
Forse c'è bisogno che tutti ci chiediamo chi siamo e che forse è giunto il momento di cambiare il nostro modo di pensare e vivere per essere più in armonia con noi stessi e con gli altri,invece che calpestare tutto e tutti solo per ottenere oggetti!
# iliono 2010-10-22 15:47
secondo me la domanda chi sono io deve essere strettamente connaturata ad un'altra domanda "cosa ci faccio io qui" sulla terra in questo luogo e in questo momento? penso che Fabio alla domanda chi sono possa rispondersi per esempio sono figlio di mio padre e di mia madre già questo lo colloca in una categoria della nostra esistenza e questo comporta tutta una serie di doveri e piaceri e se poi vogliamo andare oltre potremmo dire che Fabio è figlio di DIO senza complicazioni religiose considerando DIO come il padre di tutti noi e come ogni padre che si rispetti ama profondamente i propri figli e come ogni padre desidera solo che il suo figlio Fabio cresca e si evolvi spiritualmente mentalmente e fisicamente e che aiuti e rispetti i suoi fratelli e che quando dovrà prendere delle decisioni non si preoccupi troppo se sbaglia è maglio fare e sbagliare che non fare perché solo gli errori ci permettono di crescere e di fare meglio la prossima volta.
Quando San Francesco difronte ad un bivio doveva scegliere dove andare e non conosceva il luogo dove si trovava chiamava a se un confratello e facendolo ruotare velocemente gli faceva perdere l'equilibrio e nel cadere il confratello indicava a San Francesco la strada da fare.
In questa maniera un po rozza il confratello svuotava completamente la mente dai suoi pensieri e lasciava che il fato o DIO a seconda delle visioni personali di ognuno di noi decidesse per lui la direzione da prendere.
per trovare noi stessi non occorre lottare una vita basta accettarsi come siamo se noi ci guardiamo allo specchio vediamo una persona con alcune caratteristiche particolari e uniche quello siamo noi se ci accettiamo così come siamo non perdiamo tempo energie e parole per cercare una cosa che già abbiamo per esempio io sono un uomo grande di eta e di statura peso 120 chili sono pelato sono padre separato con tre figli e una nuova compagna nel guardarmi allo specchio vedo le rughe e le occhiaie ma va bene così sono una persona che dopo tre giorni di coma è rinato a nuova vita e ora ringrazio DIO per i giorni che ancora mi concede di vivere cercando di accettarmi come sono non potrò ballare come una volta ma sono contento della mia vita e di quello che mi concede.
Il segreto per vivere bene non è cercare di accumulare altre cose ma ringraziare e gioire per quelle che abbiamo il sapersi accontentare è la base della felicita.
Caro Fabio non andare in giro a cercare e a domandare chi sei accettati così come sei con pregi e difetti e si felice la mattina di aprire gli occhi e respirare l'aria e se ti guardi intorno vedrai la bellezza della natura intorno a te e lì apposta per essere gioita e vissuta da te sii fiero di di quello che sei e dell'amore che ti circonda e contraccambialo vedrai che la tua vita sarà piena e naturalmente troverai il tuo ruolo nella società
un caro saluto
+1 # Consuelo 2010-10-23 19:18
Ciao a tutti!
Ciao Fabio, sono Consuelo, non so se ti ricordi ma un po' di tempo fa avevi scritto un commento indirizzato a me...non ti avevo risposto ma colgo ora l'occasione per ringraziarti, le tue parole mi avevano fatto molto piacere e soprattutto rincuorato perchè è importante sapere che non sei l'unica a provare certe cose.
Credo che la ricerca di se stessi sia una strada molto difficile da intraprendere in modo serio, soprattutto senza cadere in illusioni, nel senso che a me capita spesso di credere di aver fatto dei passi in avanti e di aver superato certi condizionamenti e meccanismi mentali, quando improvvisamente mi ritrovo punto e a capo, nelle stesse condizioni di partenza, con gli stessi dubbi, le stesse sofferenze e paure di sempre!! boh..forse ha ragione atomo quando dice che è già tanto essere coscienti che qualcosa da cercare c'è..!!
Comunque Fabio se ti va di accettare consigli da una più piccola di te posso dirti che è normale essere confusi e non sapere quale strada intraprendere, l'importante è non angosciarsi troppo con questi pensieri! Anch'io prima facevo costantemente proiezioni mentali sul mio futuro, sentivo il peso delle aspettative mie e degli altri, come una palla al piede da carcerato che ti impedisce di camminare liberamente.... ora mi sento più leggera! Le incertezze, la confusione e le titubanze sulle decisioni da prendere sono sono ancora presenti in me solo che ho imparato a viverle in modo diverso... Non ho più l'angoscia di dover diventare o di dover dimostrare, di dover seguire certi modelli imposti dalla società.
So che è molto più facile a parole che nei fatti..ma bisognerebbe vivere e godere il presente, pensando meno al futuro, e anche se si è poco convinti delle proprie decisioni prenderla in modo tranquillo senza farsi paranoie... non è semplice ma io ci sto provando.
Però poi non bisogna illudersi che andando a vivere all'estero, in una società organizzata in modo diverso i problemi esistenziali di una persona svaniscano nel nulla! Nel senso che i tuoi problemi, caro Fabio, te li porterai sempre dietro anche andando a vivere in un altro continente..scu sa se mi permetto di dirti questo, non voglio risultare arrogante, ma conosco molte persone che sono cadute in questo “tranello”. Ad esempio un mio un caro amico non viveva bene qui a Milano, dava la colpa allo stile di vita odierno ecc..così per due anni ha girovagato tra Asia e America Latina credendo di trovare una vita più adatta a lui, poi un mese fa se ne tornato a casa rendendosi conto che il problema era lui stesso e non il luogo o la società.
Parlando da ventiduenne posso dire che per i giovani d'oggi è molto dura. In una società molto complessa e complessata come la nostra è molto facile perdersi e non ritrovare più la via maestra..sicura mente non è scappando o dando la colpa agli altri che si risolvono le cose..un po' è anche colpa nostra perchè ci facciamo trattare come animali ammaestrati con lo zuccherino e la frusta, senza renderci conto delle immense potenzialità che abbiamo di cambiare le cose! Ma se ci fermassimo un attimo a pensare una domanda sorgerebbe spontanea: Che cosa ci hanno lasciato in eredità i nostri genitori? Benessere...??? Ne siamo proprio sicuri? Bah...io so solo che ai miei figli e alle generazioni future voglio lasciare in eredità qualcos'altro.. ..o perlomeno non avere il rimorso di non averci nemmeno provato!
Un caro saluto,
Consuelo
# Fabio 2010-10-24 13:43
Ringrazio tutti quanti quelli che hanno dato un giudizio al mio post,in particolare Consuelo,devo dire che mi ha fatto riflettere il tuo intervento e non sei risultata affatto arrogante non credo assolutamente che età e saggezze vadano di pari passo e ho accettato ben volentieri ciò che hai detto,alcune cose le avevo già intuite,so benissimo che andare all'estero non comporterebbe nulla se i miei problemi non li risolvo da me, ma viaggiare è per me importantissimo l'ho fatto parecchio e spero di farlo, non è una questione di vantarsi di aver visto questo o quello mi piace scoprire stili di vita e culture diverse, a parte questo ho deciso di intraprendere un altro viaggio da qualche mese ed è quello di guardarmi dentro, in effetti sarebbe semplice e più logico accettarsi per come si è, ma credo che ogni persona debba sempre superare i propri limiti, non parlo di lanciarsi da un grattacielo con il paracude, ma di scavare dentro se stessi scoprire cosa abbiamo nel nostro intimo e se necessario combatterlo se non ci piace!
Se nella mia breve esistenza ho imparato che nella vita nulla è certo e fare progetti a lungo termine è spesso controproducent e perchè tutto scorre e tutto passa, allora l'unica cosa che realmente resta siamo sempre e solo noi, e forse il più grande investimento che una persona può fare nella sua vita è su se stesso e scoprire cos'è!
Grazie ancora a tutti e veramente un piacere far parte di questo blog!
+1 # lefts 2010-12-30 05:06
Scusate se riesumo, ma potrei dire qualcosa di utile. Credo che la ricerca di Sè non cunduca da nessuna, parte, la ricerca del Sè forse sì. Ma soprattutto perchè si cerca se stessi? Per avere idee chiare, serenità, felicità, gioia ecc...? Trovare se stessi significa forse realizzarsi nella vita? Riempire la propria mente di soddisfazioni? Io credo che prima che ognuno di noi, singolo individuo nascesse, l' universo pluralizzato esisteva nella sua frammentazione, e con le sue leggi e regole, di qualsivoglia natura fisiche e metafisiche, poi nacque un singolo individuo di genere Homo, che, da che è nato ed ha iniziato a prendere coscienza del mondo inizia anche a sviluppare una visione di quel mondo, una visione personale, ego-centrica, o io-centrica che dir si voglia, contestualizzat a al soggetto, plasmata attorno alla personalità del soggetto che cresce e si sviluppa modificando ed essendo modificata dall' ambiente. Così ad un certo punto, per taluni soggetti tale visione costruita della propia vita, frammentaria molto spesso e fallace, inizia a cadere, ad incrinarsi, perchè l' universo non gira attorno al singolo, ed è qua che l' uomo inizia a chiedersi "chi sono", non tanto perchè abbia sincero interesse a scoprirlo, ma poichè ciò che la sua mente disgregata aveva fatto sino a quel momento, cioè deduzione e sintesi di schemi atti a soddisfare i vari aggregati psichici formatisi in tenera età e coltivati crescendo, è andato in fumo, distrutto, crollato, le cose non funzionano, le emozioni sono discordanti, non se ne trova il vero motivo, perchè non lo si vuole trovare aggiungo, e si inizia a cercare sè stessi, convinti che in qualche modo speculando sui propri pensieri, emozioni, sensazioni ecc... si possa arrivare ad un livello di controllo e gestione di sè stessi. Il fatto è che lo scopo di conoscere sè stessi, se di scopo possiamo parlare, è quello di conoscere per abbandonare, conoscere per lasciar andare, conoscere per estinguere.
E purtroppo non tutti sono disposti ad abbandonare sè stessi, disposti a fare a meno della propria individualità, della propria essenza separativa.
Il passo è breve, un singolo passo, ma sembra molto difficile, un po' come la morte.

Saluti

P.S.
Consuelo. Ho letto ora il tuo commento. Sono rimasto impressionato dalla lucidità espositiva del tuo pensiero, e dalla densità concettuale. Mi farebbe piacere parlare con te, se ti va puoi contattarmi.
Ciao Cesare.
# renato farina 2011-01-02 22:17
..finalmente l'atomo fuggente, uno che ha capito qualcosa di quel che volevo dire e non che il denaro fosse la soluzione ma l'azzeccare sarebbe la soluzione; ditemelo voi, che!?
# Rik 2011-01-07 17:46
Mi ritrovo nelle vostre parole, nella difficoltà di vivere e nell'incapacità di gestire i miei pensieri. grazie

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