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Meditazione

Inganni della mente

Manuel ha scritto: Ciao Pier, sono convinto che non eseguo correttamente l'osservazione passiva. Non avendo nessuna guida e nessun chiarimento ho sempre cercato di essere consapevole del mio corpo, della mia mente e delle mie sensazioni compiendo uno sforzo per vederle chiaramente. Adesso mi trovo in un caos totale ogni volta che cerco di osservarmi. Ora anche se provo a essere consapevole in modo rilassato del mio corpo soltanto, sono fuori strada perché inizia un'ondata di pensieri che mi porta subito fuori rotta, una serie di pensieri ossessivi che non riesco proprio a osservare. Sento che la mente è padrona e mi comanda. Come posso ritornare a quella capacità di essere consapevole in modo semplice, senza farmi però irretire dalla volontà di essere consapevole, che altro non è che un ennesimo condizionamento. I pensieri che mi assalgono sono tipo: sto eseguendo bene, sono consapevole, ecc.? Derivano tutti da un forte desiderio di essere consapevole per uscire dai problemi, per realizzarmi. Cosa devo fare?

Grazie tante,
Manuel

Pier ha risposto: Ciao Manuel, nella tua domanda vi sono tutte le risposte. Se pratichi l'osservazione per ottenere un risultato, per vincere le tue paure, per rilassarti o per altri motivi non stai osservando ma stai riproiettando desideri e paure sullo schermo della mente usando la meditazione come nuova strategia.

Se ami guardare l’orizzonte con un cannocchiale, non osservi con l'intenzione di vedere qualcosa di specifico, di raggiungere una meta, sforzandoti di vedere, ma spazi su tutto quel che c'è, leggero, quieto, felice. Questo è osservare! L'osservazione attenta e passiva è la stessa cosa: ti siedi in silenzio e senti, vedi, ti rilassi. Quello che c'è, c'è, quello che viene, viene! Possono scorrere pensieri ossessivi, paure, ricordi felici, oggetti mentali di ogni genere, può arrivare qualunque cosa o nulla, ma tu rimani lì immobile. Ciò che scorre non sei tu, tu sei sempre e solo colui che osserva. Il problema si genera se inizi ad osservare con l'idea che questo voglia dire ottenere la pace interiore, il silenzio della mente o chissà quale estasi, quando invece quel che ora è nascosto dentro di noi è ben altro: speranze, emozioni, paure, ricordi più o meno felice, tensioni…

Tu scrivi: “Ora anche se provo a essere consapevole in modo rilassato del mio corpo soltanto, sono fuori strada perché inizia un'ondata di pensieri che mi porta subito fuori rotta.”

Dire “prova ad essere consapevole in modo rilassato” è un non senso, una contraddizione. Essere consapevoli significa vedere, accettare, fare i conti con quel che c'è, con la realtà, qualunque essa sia. Non puoi sforzarti d’essere consapevole in modo rilassato. O sei rilassato o non lo sei. Se in te ora v'è tensione potrai essere unicamente consapevole di questa tensione. Ma se ti opponi e desideri il rilassamento, la tensione potrà solo aumentare, perché non stai osservando ma proiettando un desiderio su ciò che c’è. Non vuoi vedere, comprendere e accettare l’attuale realtà che ti abita, ma la vuoi modificare, eliminare, sovrapponendogli uno stato immaginato. Capisci cosa intendo? Capisci come ti stai fregando? Se in te c'è tensione, la consapevolezza prende atto della tensione, se in te scorrono pensieri ossessivi, la consapevolezza ne prende atto, li osserva equamente restando in disparte. Praticando l'osservazione, lentamente, con il tempo, dopo aver attraversato mille tempeste della mente e delle emozioni, il rilassamento verrà. Ma partire rilassati è impossibile, se lo fossi non saremmo qui a discutere, non ti pare?

La scoperta di noi stessi per molti parte dal desiderio di pace e serenità e da lì non si sposta mai. Per questo credo che molti non arrivino da nessuna parte, se non, paradossalmente, a generare nuove illusioni, tensioni e condizionamenti. Conoscersi è un percorso di realtà. Significa trovare il coraggio di scoprire ciò che c’è e starvi di fronte ad occhi ben aperti, bello o brutto, caotico o armonico che sia. Spesso il viaggio inizia da un desiderio di pace, ma più la consapevolezza avanza, più si comprende che la pace reale non è un'assenza di conflitto ma una totale accettazione e comprensione della nostra frammentazione interiore. Infine chiedi: “Come posso ritornare a quella capacità di essere consapevole in modo semplice, senza farmi però irretire dalla volontà di essere consapevole, che altro non è che un ennesimo condizionamento”. La volontà di essere consapevole, come tu stesso ora stai scoprendo, è anch'essa un inganno della mente, un pensiero come tanti che devi lasciare scorrere sullo specchio della tua consapevolezza. Osserva senza aspettarti nulla, se la pace viene, bene, se non viene, bene ugualmente, evidentemente non è il suo momento. Abbandonati, lascia crescere in te la fiducia ed entra nell'osservazione come se fosse un gioco, un passatempo, e non un lavoro o un trucco per evadere da cose disagevoli.

Attraverso questo atteggiamento vedrai accadere qualcosa di paradossale: anche se in te vi sarà confusione e turbamento, stranamente tu non sarai confuso e turbato. Lentamente inizierai a comprendere come la tua essenza viva effettivamente slegata da ogni fenomeno sia del mondo interiore che di quello fisico. Non avere paura della paura, non desiderare una pace fuori dal conflitto, non rifugiarti nel sogno di una vita che nega la morte.

Tra non molto fammi sapere come vanno le cose. Se hai compreso queste mie parole vedrai che l’osservazione accadrà da sé.

Un abbraccio,
Pier

Tags: Equilibrio interiore

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Commenti   

# Ilaria 2010-05-04 12:17
Accettare e osservare quello che c'e' spesso e' molto faticoso e soprattutto ci puo' dare la sensazione di non avanzare mai in qualche direzione.
Ma non esistono direzioni come non esistono scopi sani verso i quali avanzare, niente e' sbagliato o giusto e passare una fase di stasi apparente non e' qualcosa che deve inquietare o abbattere.
Non e' utile agitarsi o spaventarsi per i pensieri che ingorgano la mente e ci arrivano a ondate.
E' naturale.
E' qualcosa di familiare e di rassicurante in un certo senso.
Alla fine sia il caos che il vuoto sono espressioni della nostra esistenza e della nostra natura "ondulatoria-ondeggiante"!!
E'un percorso questo, che ognuno sostiene quando nasce con questi intenti del cuore e della consapevolezza.
Molti prima di noi si sono mossi in queste acque, non siamo mai da soli.dietro i nostri passi c'e' una schiera di meditatori e osservatori che ci hanno preceduto secoli fa.
Secondo me quello che impedisce il rilassamento nell'osservazio ne di se' e' di nuovo il giudizio che noi continuamente attuiamo verso noi stessi.
E concordo con Dadrim; ogni stato dell'essere e' giusto e degno di essere vissuto e osservato,senza vivere la tensione verso uno stato interiore particolare.
Grazie
Ilaria
# kivon 2010-07-14 02:41
Secondo la mia esperienza,io nn mi metto ad osservare ma sono diciamo totale se c'è la gioia sono la gioia se c'è il dolore sono il dolore insomma sono il cio che è come lo siamo sempre stati tutti alcuni consapevoli e altri non perchè per loro sfotruna nella maggior parte dei casi nn hanno sofferto.A presto e complimenti per questo sito che è una bellissima nuvola attraversata da un arcobaleno.

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