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Meditazione

Meditazione e concentrazione: due mondi opposti

meditazioneAntonella ha chiesto: Ciao Pier, mi ritrovo a formularti un'altra domanda, visto che con te non rischio di essere presa per matta. Premetto che non ho ricordi di mio padre dal momento che è morto quando avevo due mesi, non ho quindi un’idea di lui, visto che ho interiorizzato unicamente un'immagine. Da sempre mi sono posta domande circa la vita, la morte, in particolar modo quando da bambina mi trovavo di fronte al loculo che celava la sua conoscenza. Con questi quesiti, troppo grandi per la mia età d’allora, mi ritrovavo a fissare un punto e concentrarmi fino a perdere il contatto con la realtà, non riuscivo a rientrare e mi spaventavo tantissimo, come se non esistessi più. Nonostante la paura, non ti nego che spesso facevo questo "gioco". Poi con il passare degli anni, con il timore di impazzire, ho iniziato ad allontanare quei pensieri che permettevano quel "viaggio". Da circa un anno ho iniziato a meditare e noto per certi versi che "le strade" si incontrano, mi aiuti a capire? Se c'è qualcosa da capire.

Pier ha risposto: Cara Antonella, leggendo queste poche parole che mi hai mandato, non riesco a comprendere se quel che hai vissuto da bambina sia stata un’esperienza meditativa o un semplice meccanismo di difesa verso una sofferenza che stavi attraversando e che non riuscivi a metabolizzare. Ti sei sempre posta domande sulla vita e sulla morte e riconosci come queste domande fossero troppo grandi per quella bambina che eri. Quelle domande che forse nacquero da un prematuro contatto con la realtà della morte non ti hanno mai abbandonata, spingendoti, in età più matura, a sondare gli spazi del tuo mondo interiore. Ora, da circa un anno ti dedichi alla meditazione, ma se per meditazione intendiamo la stessa cosa, sai anche che per me meditazione significa “osservazione attenta e passiva”, apertura totale, sensibilità e ascolto per tutto quel che passa dentro e fuori di noi. Per me “meditazione” non significa concentrarsi su di un pensiero, riuscendo così a escludere tutto quel che ci circonda, ma, al contrario, significa abbandonare ogni nostra ideazione, ogni nostro giudizio, ogni nostra convinzione. Per me meditazione significa rimanere in uno stato di costante osservazione di quel flusso di pensieri e di emozioni che attraversa lo specchio della nostra consapevolezza interiore.

Per descrivere l’esperienza che hai vissuto da bambina usi la parola concentrazione. Ora, per esperienza so che le persone usano spesso impropriamente questo termine. Molte volte infatti utilizziamo la parola concentrazione per descrivere in modo generico un momento di grande intensità e lucidità della nostra consapevolezza, sia quando la nostra attenzione si rivolge a qualcosa di specifico, sia quando la nostra consapevolezza esperisce semplicemente “lo stato di fatto delle cose”. Queste due condizioni sono però diametralmente opposte!

Quando la nostra consapevolezza si rivolge ad un oggetto specifico, che sia un oggetto del mondo fisico (persone, cose, eventi…) o un oggetto del mondo interiore (pensieri o emozioni) poco importa, il fenomeno che avviene è una focalizzazione della consapevolezza, una sua cristallizzazione. Questa è concentrazione! La concentrazione è un’azione escludente, è un’azione che ci permette di conoscere molto di poco. La concentrazione quando si rivolge al mondo della materia da vita alle conoscenze scientifiche, quando invece viene usata come uno statico atteggiamento mentale indistintamente applicato a tutte le diverse dimensioni dell’esistenza, ecco che diveniamo stupidi e cechi spiritualmente. Un fanatico religioso, un razzista o un nazionalista, sono persona che concentrano la loro consapevolezza unicamente su di un pensiero, rendendo così quel pensiero assoluto, escludente, tiranno, incapace di aprirsi all’ascolto dell’altro e del diverso. Quando la nostra consapevolezza non si concentra su nulla, ma rimane semplicemente in uno stato di rilassamento, d’indistinta e immotivata osservazione di tutto quel che passa di fronte al suo “campo visivo”, quel che accade è meditazione, conoscenza dello stato di fatto delle cose, esperienza del reale, del vero o come lo si voglia chiamare. Meditazione e concentrazione sono entrambi due fenomeni generati dalla consapevolezza, ma la forma che la consapevolezza assume passando attraverso questi due fenomeni è totalmente diversa. Ora so che tu, Antonella, puoi aver usato la parola concentrazione per definire in realtà uno stato mentale d’osservazione attenta e passiva, ma ho voluto puntualizzare ancora una volta la differenza che sussiste fra una mente che si concentra e una mente che si rilassa, poiché in ciò consiste la differenza fra una persona libera e uno schiavo. Lo schiavo ha una mente sempre focalizzata su frammenti di vita, mentre la persona libera ha una consapevolezza illimitata, proprio perché priva di oggetti vincolanti e delimitanti. Forse da bambina hai avuto la tua prima esperienza meditativa, ma, troppo piccola e priva di appoggio per poter perseverare su quella strada, ti sei spaventata e hai desistito. Forse da bambina hai semplicemente messo in atto un naturale e comprensibile meccanismo di difesa, di concentrazione e isolamento nei confronti di domande troppo grandi. Ma tutto ciò che importanza ha? Quel che conta è sempre e solo il presente.

Un abbraccio,
Pier
 

Tags: Equilibrio interiore

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Commenti   

# Antonella 2009-03-17 06:40
Ti ringrazio per la risposta e per la tua
interiorità che metti amabilmente a nostra
disposizione.Pe r quanto riguarda i "viaggi" che
spesso si presentavano, già all'età di quattro
anni ricordo la sensazione di spavento nel non
poter rientrare nel corpo. Adesso che medito
colgo la differenza tra le due cose,nella
meditazione c'è il vuoto, non c'è dentro n'è
fuori,solo quiete, nell'altra è come uscire dal
corpo,la mente pensa, prima vuole provare, poi
osserva dall'esterno e si rende conto che più
resta fuori e più le è difficile il rientro. Giorni
fa per esempio stavo stirando, ad un certo punto
è successo, ho provato a spingermi,ed ho
osservato me che stirava, vedevo il corpo, credo
che se non mi spaventassi potrei anche
allontanarmi.La difficoltà nel rientrare mi
impedisce "l'esplorarazio ne" lontano dal corpo.
Ma chi è che esce ed osserva? Ho detto "osservavo
me che stirava",chi è che va fuori? Sarò schizofrenica? ;-)
Un abbraccio amorevole
Antonella

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