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Educazione e figli

Sulla paura di avere figli

Alessia ha scritto: Ciao Pier, non so se ti ricordi di me, sono quella che aveva problemi di insonnia da quando mia madre era venuta a vivere nel mio palazzo l'estate scorsa. Adesso sto molto meglio e devo ringraziare il mio psicoterapeuta, ma soprattutto te, ho seguito le tue indicazioni e ho usato molte delle letture da te consigliate, come vere e proprie "MEDICINE PER L'ANIMA" e ne ho tratto davvero giovamento. Soprattutto ho capito che non dobbiamo fuggire la sofferenza ma usarla a nostro beneficio, accettarla pienamente perché ci permette di scoprire tante cose su noi stessi e la vita in generale. Volevo condividere con te un nuovo aspetto della mia vita che sento particolarmente e che non riesco ancora ad affrontare in modo lucido e sereno.

Sono sposata da due anni e non si sa perché, ma dopo che ti sei sposato tutti premono e insistono nel cercare di convincerti ad avere dei bambini. Personalmente penso che sia una cosa che, più di molte altre, devi fare se e quando lo vuoi veramente, quando ti senti pronto. In effetti però io non mi sento mai pronta, soprattutto ora che sono ben consapevole di quanto i bambini vengano rovinati dai condizionamenti della società, dei genitori, della scuola. Mi rendo conto che nessuno di noi da piccolo è stato libero di essere davvero se stesso, o perlomeno pochissimi fortunati individui. Mi chiedo come conciliare questa consapevolezza col mettere al mondo e far crescere un figlio lasciandolo libero di esprimersi e di realizzare pienamente la sua natura?

 
Grazie, con affetto,
Alessia

Pier ha risposto: Ciao Alessia, mi ricordo bene di te e non sono molto felice di sapere che le cose stanno cambiando! Entrando nello specifico della tua lettera, la mia opinione sul perché quando qualcuno si sposa tutti intorno iniziano a spingere affinché abbia dei figli è che noi conosciamo un’unica immortalità, quella che si pensa di raggiungere attraverso l’atto riproduttivo. Chi non ha mai nemmeno intravisto la pienezza di vita e il senso di libertà dal tempo che caratterizzano la nostra Essenza, trova come unica risposta all’ineluttabile destino della morte avere figli. Chi, nell’arco della sua esistenza, lentamente inizia a ritenere di non poter più raggiungere una dimensione di vita appagante, proietta spesso nella possibilità di avere figli il desiderio di compensare le frustrazioni patite.

Quanti figli hanno sofferto tremendamente proprio perché i loro genitori non li hanno mai amati, ascoltati e guardati unicamente per quello che effettivamente erano e potevano divenire, ma unicamente per quel che volevano che fossero, che diventassero e che portassero a termine?! Troppe persone vedono la felicità unicamente entro il loro desiderio di appagamento, e per questo ritengono che il mondo intero, ma soprattutto i loro figli, possano trovare felicità unicamente rincorrendo quel loro medesimo pensiero, senza accorgersi che la serenità di un individuo sta unicamente nella possibilità di essere ed esprimersi liberamente. Quando una persona vive libera e serena non perde il suo tempo ficcando il naso nel matrimonio degli altri e nemmeno ossessionandosi con l’idea di dover avere per forza dei figli.

I figli sono la verifica più tremenda della profondità del nostro amore, giacché, affinché crescano forti ed equilibrati, si dovrà essere in grado di “istruirli alla guida della barca” delle loro vite dosando fermezza, dolcezza ed esperienza, senza mai viaggiare verso rotte da noi desiderate, ma stando nella difficile attesa che questi imparino sufficientemente bene l’arte della navigazione, sino a quando potranno finalmente divenire capitani delle loro stesse vite.

È un compito estremamente difficile istruire qualcuno alla guida di una nuova e potente nave. Si dovrà viaggiare per migliaia di chilometri assieme, attraverso mari in tempesta e terre ignote, lasciando alla fine quell’imbarcazione al suo legittimo proprietario e capitano, riprendendo il nostro viaggio su di una vecchia e spesso fragile nave – il nostro copro, la nostra vita – per dirigersi vero il porto da cui si era partiti tanti anni prima. Solo chi ama profondamente e incondizionatamente può compiere un’impresa simile, solo chi ama i propri figli e le loro “barche” più di se stesso è pronto per essere un buon istruttore di navigazione. Educare per me significa insegnare ad essere capitani di se stessi capaci di affrontare con forza e fiducia anche le onde più grandi e i tragitti più lontani. Significa insegnare a gestire e farsi portare dai venti, non certo ammaestrare a tenere fermo un timone verso una rotta prestabilita.

Cara Alessia, tu dici: “Personalmente penso che (avere figli) sia una cosa che, più di molte altre, devi fare se e quando lo vuoi veramente, quando ti senti pronto. In effetti però io non mi sento mai pronta, soprattutto ora che sono ben consapevole di quanto i bambini vengano rovinati dai condizionamenti della società, dei genitori, della scuola. Mi rendo conto che nessuno di noi da piccolo è stato libero di essere davvero se stesso, o perlomeno pochissimi fortunati individui. Mi chiedo come conciliare questa consapevolezza col mettere al mondo e far crescere un figlio lasciandolo libero di esprimersi e di realizzare pienamente la sua natura?”

Io credo che si possano sentire pronti ad avere figli solo persone incoscienti o arroganti e ottuse! Come si può essere pronti ad affrontare qualcosa di così grande, imprevedibile e miracoloso? Ritenere di non essere pronti è segno di intelligenza e maturità che ci dovrebbe accompagnare per tutta la vita. In realtà noi non siamo e saremo mai pronti per nulla, proprio perché la vita è quella cosa che accade sempre nuova e imprevedibile. Ciò per cui siamo pronti è sempre qualcosa di limitato, già esperito, abituale, nulla di vivo, nuovo e stupefacente. Anthony De Mello diceva sempre che la vita è quella cosa che ci accade quando siamo impegnati a fare altri progetti: quanto è vero! Con il tempo, se prestiamo attenzione alle cose vere che l’esistenza ci dona, smettiamo di rendere i nostri progetti più importanti dello stesso accadere della vita. Un figlio non può essere un progetto, una cosa sicura per la quale possiamo essere pronti. Sono proprio le persone pronte, che credono di essere nate per fare i genitori, a rendere maggiormente i loro figli delle coscienze condizionate e sofferenti.

Scorate verso la fine della sua vita disse: “ora so di non sapere”. Cosa intendeva con questo? Finalmente ho smesso di sovrapporre le mie idee a quel che realmente “è”, alla vita; finalmente posso sentire, guardare e ascoltare senza distorsioni, pregiudizi, condizionamenti. Se non so nulla ogni cosa richiede la mia massima attenzione e sensibilità. Se so di non sapere, se so ogni istante deve essere intuito nel suo nuovo e imprevedibile accadere e non confinato nelle mie proiezioni, quanto sarò attendo alla lezione che la vita mi prepara ogni giorno? Infinitamente!

Tu dici: “…sono ben consapevole di quanto i bambini vengano rovinati dai condizionamenti della società, dei genitori, della scuola. Mi rendo conto che nessuno di noi da piccolo è stato libero di essere davvero se stesso, o perlomeno pochissimi fortunati individui”. Perfetto, sei consapevole di quel che non si deve fare, questo è il presupposto migliore. Sai che chi crede di sapere sovrapporrà il suo pensiero su giovani e fresche menti che in realtà dovrebbero sviluppare i propri pensieri. Sai che chi desidera e pianifica per gli altri, con il suo volere, sfigura i volto altrui, e sai che tutto ciò ha effetti devastanti specialmente se stiamo parlando di bambini e figli. Ma se vedi e senti tutto ciò, chi se non quelli come te dovrebbero procreare? Dici di non sentirti pronta ad avere figli, ma se concordi con me, pronta non lo sarai mai e questo è proprio ciò che potenzialmente ti rende una madre sempre attenta, sensibile e disposta a cambiare quando il viaggio della vita dei tuoi bambini lo pretenderà.

Per quanto riguarda il condizionamento della società, della scuola e dell’ambiente esterno, non mi preoccuperei tanto, dal momento che l’amore e la fiducia che una madre può donare ai suoi figli nei loro primi anni di vita è sono energie ben più potenti di qualsiasi altra spinta contraria futura. Ovviamente questo vale anche per la paura e la sfiducia che una madre può infondere ai suoi bambini, non per niente si deve sudare una vita per cancellare quel che in poco tempo dell’infanzia è stato fatto.

Se non vuoi dei figli è tutt’altra questione, ma se li desideri e non ti senti “pronta” direi che è proprio un buon inizio!

 
Con affetto,
Pier

 

Tags: Aiuto psicologico

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