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Educazione e figli

Prima di tutto Maestri di noi stessi

Luca ha scritto: Cosa significa essere maestri?

Pier ha risposto: Chi diviene maestro di se stesso dà inevitabilmente vita a delle relazioni significative e trasformatrici, qualunque sia lo stato interiore delle persone con cui entra in contatto e qualunque siano i presupposti che determinano gli incontri. Essere maestri di se stessi non c'entra nulla con avere una laurea in psicologia, filosofia, pedagogia, o con l’aver seguito corsi di meditazione e letto libri di spiritualità. Queste sono tutte cose che possono aiutare o ostacolare la realizzazione di noi stessi, poiché tutto dipende sempre e unicamente da quanto noi vogliamo veramente crescere e scoprire l’esistenza. V’è chi dalla lettura dei Vangeli ha dato vita alle inquisizioni e chi ha servito e aiutato gli ultimi e gli indifesi. V’è chi dall’esperienza dei lager nazisti ha accresciuto la sua riflessione e la sua compassione, ma anche chi è uscito corrotto dall’odio e dalla violenza subiti.

L’estrapolazione di un significato da un’esperienza spetta sempre e solo a noi, alla nostra coscienza individuale. L’unica cosa che può renderci liberi e forti è raccogliere il coraggio necessario a mettere in gioco qualunque aspetto della nostra vita, al fine di vagliarne la realtà, la verità e l’effettiva bontà. Chi trasforma la propria anima nella fucina del suo illimitato sperimentare e creare, con il tempo forgia inevitabilmente un cuore e una mente limpidi e imperturbabili, e solo da siffatti presupposti si può sperare di generare delle relazioni profonde ed edificanti, prima di tutto con noi stessi, poi con gli altri e con la natura nella sua totalità.

Chi diviene maestro di se stesso vede accadere nel proprio animo delle incredibili trasformazioni. Dalle relazioni con gli altri non si aspetta più nulla in cambio, non pretende e pertanto non manipola, ma vive la semplice bellezza e vastità che risiedono nell’atto stesso di essere in relazione. Quando non ci si aspetta più nulla dalle persone che ci circondano si riesce a vedere con obbiettività i loro pensieri, le loro emozioni e i loro sentimenti.

Chi diviene maestro di se stesso, poiché non vede più l’altro come un mezzo o un oggetto per la realizzazione dei propri desideri e della propria felicità, per l’altro può solo desiderare la sua intrinseca, vera e piena serenità. In questa visione delle cose, per me, si concretizza quel che Immanuel Kant ha espresso meravigliosamente dicendo: "Agisci in modo da trattare l'uomo, così in te come negli altri, sempre anche come fine, non mai solo come mezzo!". Chi realizza in se stesso una mente e un cuore limpidi e imperturbabili sa con certezza che in ogni uomo vivono i semi di altrettanta forza e bellezza, per questo ogni volta che incontrerà una persona ancora chiusa e inconsapevole, mai giudicherà questa per il suo limite e la sua paura, ma ne vedrà anche sempre il suo potenziale, pertanto cercherà in mille modi d’ispirarla e condurla alla realizzazione della sua innata natura interiore indomita e illimitata. Chi diviene maestro di se stesso comprende quanto importante sia il bene di una persona, ma comprende ancor più l’importanza di non indebolire la libertà di scelta dell’individuo, poiché unicamente nel continuo esercizio di questa risiede, per la persona, la possibilità di divenire guida e maestro di sé.

Pertanto, qualora si dovesse scegliere fra proteggere un individuo da un evidente male a discapito, però, della sua autonoma capacità di riconoscere il male, è spesso preferibile lasciare che la persona provi sulla propria pelle le conseguenze di una scelta sbagliata, piuttosto che imporre il bene. Un bene imposto si trasforma facilmente in un male acquisito, mentre un male autonomamente procurato si trasforma in una sempre più efficace capacità di riconoscere il proprio vero bene! Personalmente ritengo che non vi sia nulla di superiore alla possibilità di sperimentare liberamente la propria intelligenza, poiché è solo dall’esercizio della nostra autonoma consapevolezza che fioriscono tutti gli altri beni: amore, serenità, compassione, creatività…  

È quindi primo dovere di ogni essere umano custodire e sviluppare massimamente, in se stessi e negli altri, il seme dell’intelligenza personale, un seme che si schiude unicamente grazia alla possibilità di sbagliare. È pertanto ovvio che un margine di errore e sofferenza sono necessari a una sana e completa crescita e realizzazione.

Vorrei far riflettere anche sul fatto che se a un individuo, sin da quando è piccolo, viene permesso di sperimentare la propria libera intelligenza, gli errori con l’aumentare dell’età diminuiranno, mentre chi da bambino viene inibito nella capacità di sperimentare e sbagliare, il più delle volte, crescendo aumenterà progressivamente il grado di errore e sofferenza.

Chi diviene maestro di se stesso non ostacolerà mai la vita di un altro individuo: potrà condividere il suo punto di vista, potrà essere un esempio attraverso le sue azioni, potrà usare mille stratagemmi per far balzare più facilmente agli occhi dell’altro la realtà che percepisce in una situazione, ma mai imporrà attraverso mezzo alcuno la propria volontà.

Chi è divenuto maestro di se stesso sa che quando un individuo vede rispettate le proprie scelte, le proprie azioni, i propri sentimenti e le proprie emozioni, lentamente apre il suo cuore all’ascolto e alla fiducia, pertanto si rende disponibile ad una comunione con l’altro, e quindi a una trasformazione reciproca. Per essere in grado di rispettare l’altro nella sua totalità bisogna però avere già in se stessi qualità come la fiducia, l’ascolto e l'amore, altrimenti come si potrà accettare anche quel che non ci sembra appropriato? Solo quando si è capaci di amore e fiducia, ciò che sembra inappropriato diviene un qualcosa di irrilevante, mentre quando si è unicamente mossi dal desiderio personale, l’inappropriato diviene un problema insormontabile.

Da quanto detto risulta quindi evidente che chi si relaziona partendo da uno stato interiore di fiducia, ascolto e amore, nell’altro attiverà spontaneamente le medesime qualità. Per questo è fondamentale divenire prima maestri di se stessi e poi, semmai, iniziare a preoccuparsi degli altri. Ma quando si diviene calmi e silenziosi nel cuore e nella mente, cos’altro si potrà fare se non cercare di condividere la propria serenità con chi ci sta accanto? È per questo che chi è in pace con se stesso, senza rendersene conto, diviene, suo malgrado, un polo d’attrazione per molti altri, mentre chi è agitato nell’anima vorrebbe mettere in pace e in armonia il mondo intero, ma secondo voi, quest’ultimo, vi riuscirà mai?

 

Tags: Maestri spirituali

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Commenti   

# renato farina 2009-06-01 19:16
...per poter conoscere gli altri devi prima conoscere te stesso....

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