• Tramontobastia
  • Ragazze Danubio
  • Orologio Rovescio
  • Uomo Del Mare

Disagio interiore

Vai bene così come sei!

Palloncini a Vicenza in piazza castello

Sara ha scritto: Ciao Pier, sono un medico specializzato in Agopuntura, un'antica pratica appartenente alla Medicina Cinese. Faccio un percorso di psicoterapia da tempo, diciamo per cercare di sciogliere tanti nodi derivanti da un'infanzia difficile, senza un padre e con una madre colpita da una malattia (io all'epoca avevo 9 anni) che è stata forse uno spartiacque; sai quando si dice "dopo quel giorno la mia vita è cambiata improvvisamente"? Ecco. Insomma la vita è stata difficile fin da subito, soprattutto per come si sono svolte dopo questo evento le cose (sensi di colpa e ricatti per me e i miei fratelli, un padre assente che si è costruito un'altra famiglia e su cui non poter contare). Il motivo per cui ti scrivo è di ordine esistenziale-professionale, se così posso dire. Alla fine sono riuscita a laurearmi in tempo ed ho seguito la strada della medicina alternativa, che è più in sintonia con il mio spirito; piano piano mi sto creando la mia clientela allo studio e devo dire che i pazienti sono soddisfatti.

Sono una persona empatica e molto sensibile (forse troppo) e non ho scelto di fare questo mestiere per una posizione sociale ma proprio perché mi piaceva l'idea di poter migliorare la condizione di qualcuno. Eppure, ciclicamente, negli anni, vado incontro a delle vere e proprie crisi: mi sembra che non sto vivendo la mia vita ma quella che gli altri (credo soprattutto mia madre) avrebbero voluto che io vivessi. Mi sento un morto che cammina, come se non mi fosse mai permesso di fermarmi, di dire "vai bene anche se fai la commessa". Come se una parte di me disperata mi dicesse "ma che stai facendo!" Sono andata sparata come un treno verso questa professione ma senza una passione sottostante. Del resto da sempre amo la letteratura e la fotografia, mie più grandi passioni. E sognavo di fare la scrittrice. Ed è proprio quando do ascolto a questa parte di me che subito un'altra mi dice che devo smetterla e che sono discorsi infantili, da sognatori, che devo pensare a mantenermi e non a "giocare". Eppure mi sembra di non aver mai potuto giocare, Pier. Quindi vado avanti portandomi dentro una frustrazione enorme.

(Pier: Gentile Sara, è prerogativa del pensiero identificato, del “cuore ferito”, guardare il passato per fare ipotesi, valutazioni e perdersi nelle recriminazioni: tutte cose inutili e che provocano ulteriore sofferenza. Prova a pensare se avessi seguito quella strada che ora chiami “dei tuoi sogni”. Forse saresti senza lavoro e chissà cosa arriverebbe a dirti la tua vocina tormentosa interiore?! “Sciocca! Hai visto?! Aveva ragione tua madre, il tuo talento era una delle tue tante illusioni, sei una delusione…” Capisci il punto? Il guaio non sta in cosa stai facendo ma nel dare ancora retta a quella vocina malevola interiore che altro non è che il frutto di una coscienza che non ha trovato accoglienza e che ora, nell’età adulta, non si permette ancora di darsela da sé.

Dici: “Mi sento un morto che cammina, come se non mi fosse mai permesso di fermarmi, di dire: vai bene anche se fai la commessa”. Lo vedi l’inganno? Fermatiti! Chi ti impedisce di farlo dicendoti vai bene così: medico con un grande amore per l’arte e la letteratura. Un amore che ora puoi sviluppare maggiormente proprio perché un medico ha più possibilità economiche e di tempo rispetto ad un laureato in lettere o all’Accademia di Belle Arti – come poi scrivi - che non arriva a fine mese e che magari finisce in un call center.

Dici: “Mi sembra di non aver mai potuto giocare”. Chi te lo impedisce ora?! Se ami qualcosa veramente e non l’ipotesi di ciò che avresti potuto fare, il tempo lo troverai sempre, fra un paziente e l’altro, la notte, all’alba, i sabati e le domeniche. Nulla e nessuno possono sottrarci il desiderio di coltivare ciò che amiamo se non noi stessi.)

Sara continua scrivendo: Oggi pomeriggio ho due nuovi pazienti a studio ma non ho nessun tipo di entusiasmo, non mi va. Poi quando sono lì il mio lavoro lo faccio al meglio e soprattutto sempre mettendo al primo posto il bene del paziente, ma io? E di me che cosa ne è stato? E non è la crisi dei 30 anni come molti definiscono il mio malessere. Queste "crisi" mi si presentano da sempre, a partire dalla scelta di fare medicina. Quante poesie ho scritto in quel periodo, rimpiangendo una vita che avrei potuto scegliere ma che non avevo scelto. Avrei voluto studiare letteratura o andare all'accademia di Belle Arti. E il pensiero di farlo mi faceva battere il cuore. Ma nel momento della scelta mi convinsi che non avrei combinato nulla, non sarei riuscita ad essere indipendente, cosa fondamentale data la situazione familiare. Oltretutto non avevo appoggio e approvazione di nessuno (e credo che la mia scelta di fare il medico sia stata dettata proprio dal desiderio di approvazione purtroppo). Sapevo che non era la passione a muovermi.

(Pier: Ma cosa c’è di male nel desiderio di ricevere approvazione? Era il desiderio maggiore che ti muoveva quel tempo, credo vada rispettato e onorato visto che ti ha portato sino a qua. I desideri sono come una scala dove ogni gradino ci può elevare o far inciampare regredendo. Se un nostro desiderio non arreca danno a nessuno non è mai sbagliato ma unicamente utile se sfruttato per accedere ad un piano di vita più elevato, più felice e consapevole, inutile se trasformato in una meta definitiva. Medicina e il tuo desiderio di accettazione ti hanno portato sino a qui, in un presente dove senti di non aver più bisogno di essere accettata e dove puoi coltivare le tue passioni più recondite perché non devi sbatterti mattina e sera fra agenzie interinali. Sii grata alla te stessa di ieri che si è dovuta fare il mazzo mettendo in disparte passioni e sogni più leggeri per trovare una solidità che famiglia e ambiente non le potevano offrire. Stai nel presente senza permettere alla mente di entrare in modalità “paragoni e ipotesi inutili”. Parti dal presente giacché è l’unico gradino reale su cui poggiare i piedi per salire la scala dei sogni e iniziare finalmente a giocare.)

Sara: Insomma, questo è quanto. Sto cercando di capire se questi sentimenti siano dovuti a un problema con me stessa (e nelle relazioni con gli altri) oppure se effettivamente la cosa è molto più semplice: non mi appassiona quello che faccio. Io la faccio sempre complicata, mi interrogo, cerco di capire, ma forse la soluzione al problema è molto più semplice di quello che uno crede. Tu cosa ne pensi? Ti ringrazio in ogni caso e ti auguro una buona giornata! Grazie, anche solo per avermi dato la possibilità di scrivere un po'.

Sara

Pier: Concordo, la cosa è molto più semplice di quello che pensi! Non è il tuo lavoro il problema, non sono le tue passioni che non puoi più vivere e “giocare”. Il guastatore è quella tua vocina interiore che giudica perché non sei ancora riuscita a comprendere che in te non v’è nulla di sbagliato o che potevi fare diversamente.

Ora ti puoi fermare e dirti che vai bene come sei "anche se fai la il medico".

Un caro saluto

Pier

Tags: Ricerca della felicità

Per inserire i commenti vai a fondo pagina

PER INSERIRE COMMENTI DEVI ESSERE ISCRITTO O ABBONATO.
TI RICORDIAMO CHE L'ISCRIZIONE E' GRATUITA!

Libri

Contengono alcune fra le risposte più significative del blog su amore, meditazione, realizzazione di sé, libertà dai condizionamenti.

Canzoni

Ascolta le nostre canzoni: un viaggio nel mondo delle emozioni e del pensiero umano alla ricerca del significato ultimo delle cose.

Iscriviti

Iscrizione gratuita e illimitata permette l'inserimento di commenti e la ricezione newsletter.