• Tramontobastia
  • Ragazze Danubio
  • Orologio Rovescio
  • Uomo Del Mare

Disagio interiore

Per vivere senza paura devi perdere

Premessa: Ho diviso la lettera in parti a cui ho dato brevi ritorni. Questo articolo non è frutto di un dialogo. 

Riccardo ha scritto: Ciao Dadrim, sono Riccardo. È da qualche anno che sento che c’è qualcosa che non va nella mia vita. Ho sempre cercato di cavarmela da solo ma senza risultati, quindi ho deciso di scriverti. Non riesco ancora a capire dov’è che sto sbagliando. Con la mente riesco a capire che sto facendo degli errori, che sto vivendo nelle continue illusioni che creo, oltre che ad assimilarle dall’ambiente, che do retta ai miei pensieri pensando che rappresentino la realtà e continuando a ricamarci sopra, che non sto vivendo pienamente la mia vita, ma oltre questo punto non riesco ad andare: non riesco a comprendere veramente l’errore che sto facendo, non riesco a svegliarmi dal torpore della mia mente e delle sue false sicurezze, non riesco a raggiungere un livello di consapevolezza superiore, a crescere, ad evolvermi, ad iniziare a vivere come si deve e fare ciò che mi fa stare bene, fare ciò per cui sono a questo mondo.

Pier ha risposto: Da questa prima parte della tua lettera sembra che tu sappia molte cose. Ciò che è bene e ciò che è male. Ciò che è buono e ciò che è cattivo. Potresti chiarire anche a me di cosa sono fatte le illusioni di cui parli. Cosa intendi per vivere pienamente la vita? Cosa significa vivere come si deve, fare ciò che ti fa stare bene? Sai anche perché sei a questo mondo. Perché sei a questo mondo?

Riccardo: Studio medicina all’università e non sono sicuro che sia quello che voglio fare in futuro: non so ancora se mi piace veramente o se non è adatta a me, ho paura che se dovessi diventare medico non sarei competente visti i risultati mediocri raggiunti finora ma ho anche paura che se dovessi scegliere di mollare poi non saprei più cosa fare e mi pentirei di aver mollato. Ho continui problemi di relazione con le persone (tra cui i compagni di università principalmente, ma vale per tutti): credo che se loro non vengono a cercarmi vuol dire che io non gli interesso, cioè aspetto sempre che siano gli altri a fare il primo passo verso di me per vedere se c’è interesse, come un metterli alla prova. Però so che mi faccio male da solo perché va a finire che do la colpa agli altri se mi sento solo, se ho poche interazioni sociali, se non ho vere amicizie e se non ho persone a cui voler bene e a cui tenere. Nonostante sappia di sbagliare, continuo a farlo. So che non saranno mai le altre persone a darmi la felicità, che non ci sarà nessuna relazione che mi renderà veramente felice ma, comunque, continuo a illudermi che potrebbe essere così, che sarei un po’ più felice se avessi una relazione.

Pier ha risposto: E qui che ti prende? Non saranno mai le persone a darti la felicità? Da cosa lo deduci? Non ti pare di sapere ancora un po’ troppe cose che forse non sono un gran sapere visto che esordisci la tua lettera affermando: “Non riesco ancora a capire dov’è che sto sbagliando”.

Le persone ci danno felicità nella misura in cui le amiamo. Se cerchi la felicità intesa come fuga dalla tua miseria, questa non è vera felicità ma pura e semplice fuga dalla realtà. Se guardi sempre più in profondità nei pensieri e nelle emozioni delle persone che ami o desideri, e progressivamente ti dimentichi di te stesso, dei tuoi bisogni superflui, delle tue paure di non essere confermato e desiderato, ecco che qualcosa di realmente nuovo lo puoi scoprire e comprendere. Non aspettare che gli altri ti cerchino, perché l’amore non è un poliziotto, non cerca chi si è nascosto o è stato sequestrato dalla sua stessa paura. Se esci allo scoperto puoi trovare ed essere trovato, ma se fai lo struzzo è più probabile che qualcuno ti dia un bel calcio nel sedere. Chiediti perché ti nascondi, ti metti in disparte, cosa fuggi e cosa pensi di ottenere fuggendo? Anzi non chiedertelo, ti chiedi già troppe cose inutili. Escia allo scoperto, ama, desidera, sbaglia..., meglio!

Riccardo ha scritto: Spesso provo ansia soprattutto prima di un esame o di una gara sportiva (faccio nuoto): nonostante sia normale un po’ di tensione in questi casi, non capisco perché continuo a provarla intensamente sapendo già che non è la prima gara o esame che faccio. Cosa mi aspetto da me? Perché non prendo tutto più tranquillamente?

Pier: Perché non inizi con prendere più tranquillamente la tua ansia? C’è! E allora? Stai almeno qui! Perché non dovrebbe esserci? Sempre per tutta la seri di cose che sai come dovrebbero essere, come sono e come dovrebbero andare? Stai almeno in compagnia di una cosa senza giducarla…

Riccardo: Questi sono solo alcuni esempi, senza entrare troppo nello specifico e dilungarmi inutilmente in poemi lunghi e noiosi. Perché capisco con la mente ma dentro di me si agita tutto? Razionalmente capisco la fallacia del pensiero, delle convinzioni e delle idee che ho, ma perché mi fermo qui? Non riesco a comprendere come posso avere paura se scopro la falsità dei pensieri. Che forma ha questa paura, perché è così intensa?

Pier: Se cerchi di capire la paura per eliminarla è la paura stessa che ti muove. Se vedi le tue paure con disincanto scopri che non v’era nulla di cui aver paura. La paura più grande la genera il desiderio di evitare qualcosa. Ma perché evitiamo qualcosa? Principalmente perché riteniamo che le cose debbano andare in un certo modo e non  in un altro. La paura è il frutto del desiderio o del convincimento. Tu vuoi questo o ritieni quello. Ciò che potrebbe impedirti di avere o di credere prima irrita, poi spaventa e alla fine terrorizza. Perché? Perché ciò che è fuori dai nostri schemi certamente accadrà. Se non domani poco più in là.  L’infinito non sa dell’esistenza della nostra piccola mente sognante e angosciata.

Riccardo: Se l’anima è dalla mia parte e mi sostiene dovrebbe facilitarmi il superamento di tutte queste paure, no?

Pier: L’anima è dalla parte dell’infinito, e delle tue paure non è minimamente spaventata. Perché dovrebbe aiutarti a superare qualcosa che non ritiene un problema. Non chiedere all’anima ciò che non è un suo problema. Semmai inizia a guardare con i suoi occhi. Non ti pare? L’anima se c’è sei tu stesso. Come potrebbe essere altrimenti? Sii te stesso accogliendoti totalmente. Così ti scopri anima e non mente. La mente è un sogno parziale, l’anima una realtà totale. 

Riccardo: Non riesco veramente a realizzare la difficoltà dell’affrontare la paura della distruzione di tutte le falsità in cui l’ego mi fa credere. Vuol dire che non sono ancora pronto per affrontarla? Devo soffrire ancora di più per capirla veramente? Se sto scappando da me stesso, perché continuo a farlo se non mi conviene?

Buona serata,
Riccardo

Pier: I pensieri in cui ti avvolgi, come tu stesso hai detto, sono lo strumento che meglio ti serve a rimanere dove sei, o meglio, dove non sei. Stai pensando a ciò che potrebbe non andare anziché vivere e scoprire cosa ti serve e cosa non ti serve, cosa ami e cosa odi, cosa senti reale e cosa ritieni fasullo. Se vivi senti e non pensi più tanto. Senti il "suono" di questa frase: "Non riesco veramente a realizzare la difficoltà dell’affrontare la paura della distruzione di tutte le falsità in cui l’ego mi fa credere". Pensi troppe cose, e più pensi più hai paura che le cose non vadano come pensi!  

Smettila! Esci allo scoperto e offriti alla vita, alle relazioni, alla vera gioia come al vero dolore.  

Un caro saluto,
Pier
Per inserire i commenti vai a fondo pagina

PER INSERIRE COMMENTI DEVI ESSERE ISCRITTO O ABBONATO.
TI RICORDIAMO CHE L'ISCRIZIONE E' GRATUITA!

Libri

Contengono alcune fra le risposte più significative del blog su amore, meditazione, realizzazione di sé, libertà dai condizionamenti.

Canzoni

Ascolta le nostre canzoni: un viaggio nel mondo delle emozioni e del pensiero umano alla ricerca del significato ultimo delle cose.

Iscriviti

Iscrizione gratuita e illimitata permette l'inserimento di commenti e la ricezione newsletter.