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Disagio interiore

La fiducia in se stessi: un passo alla volta!

Giovanna ha scritto: Faccio le cose senza essere veramente connessa con una volontà profonda, con un sentire gioioso, e ciò mi fa soffrire. E ovviamente c'è sullo sfondo sempre la paura di non farcela da sola. Sono senza talenti! Tu dici che sono solo pensieri, ma come si fa ad avere fiducia in se stessi se non si hanno fatti concreti a testimonianza che “meritiamo” fiducia? Anche per un rapporto è così in fondo. Se dimostri con i fatti di meritare fiducia questa ti verrà accordata, non diversamente. Se tu non fossi veramente apprezzato e stimato dalle persone con cui collabori o se non riuscissi ad avere veramente fiducia nelle tue capacità non soffriresti? Buona serata.

Pier ha risposto: La vera fiducia non ci può essere accordata dall’esterno. Non conosce prove, “fatti concreti”, testimonianze. Nasce immotivata quando ci liberiamo dalla dipendenza del giudizio altrui e del mondo. Tu parli della fiducia come un giudice parla in tribunale: fatti concreti, testimonianze, meriti. Chi basa la fiducia che ha in sé sull’approvazione che l’esterno gli dà è sempre e comunque inquieto, anche quando l’esterno è benevolo, giacché l’errore o il cambio di opinione delle persone sono sempre possibili. La fiducia è dentro di te, sei tu stessa, è la tua natura più intima. L’unico problema sono le idee che gli sovrapponi, in cui credi e che alimenti con la paura e l’ostinazione.

Il tuo talento “è” nonostante i pesanti massi che il tuo giudizio gli sovrappone. Hai farcito il talento, la tua innata gioia d’espressione con troppe valutazioni e poca o nessuna libertà d’accadere come vuole accadere, d’essere ciò che vuole essere. Mi parli della fiducia nelle relazioni. Ritengo che le relazioni che vale la pena vivere sono quelle che donano amore e non la fiducia di cui parli tu, quella “da meritare”. Chi ti ama non rimane mai deluso dal tuo fare bene o male qualcosa, ti ama a prescindere da ogni cosa. Un figlio lo ami se è bravo e buono, se non sbaglia e non è insicuro? Se sei una pazza pensi che questo sia amore, altrimenti lo vedi per ciò che è: follia. È però vero anche che chi ti ama veramente non sosterrà mai i giochi di dipendenza che il tuo ego ferito mette di continuo in piedi, e forse per questo non ti permetti ancora di vivere o sentire una relazione che si basa sull’amore incondizionato. Sino a quando non siamo pronti a permetterci questo amore sarebbe meglio scavare dentro di noi per eliminare i blocchi che lo impediscono, e non lottare per avere una relazione che saturi il prima possibile il senso di vuoto che percepiamo. Due zoppi non fanno un uomo sano, vanno nel fosso.

Chiedi di me. Ti parlo dei condizionamenti della mente, del potere distruttivo e isolante che esercitano su di noi quando siamo identificati a un’idea di noi stessi che dobbiamo confermare o che vogliamo rifiutare perché sono cose che ho sperimentato profondamente. Viene poi un momento in si comprende chiaramente che una vita fondata sul “cosa pensano gli altri di me, come appaio, come posso avere amore, attenzione, affetto, cosa dovrei fare secondo gli altri...”, è una condanna, una tortura che ci autoinfliggiamo. A quel punto non si smette di sentirsi a volte incapaci, sciocchi o dipendenti, ma si inizia a fregarsene sempre più, a prendere le distanza da quella personalità che prima proteggevamo o torturavamo. Quando il pensiero di aver bisogno della conferma esterna muore lentamente si comincia a vivere. Ci si permette di essere ciò che si è, senza più troppi giudizi e vergogna.

Ho guardato a lungo nel cuore delle persone ed ho compreso che chi sa amare non chiede nulla, non giudica, non biasima. Ho scoperto che questo amore mi era invisibile sino a quando io per primo non l’ho concesso a me stesso. È una legge certa il fatto che riceviamo unicamente l’amore che ci concediamo. Tutto è dentro di te, ma i tuoi occhi sono ancora troppo rivolti verso il fuori, per questo credi ancora che la pace e la gioia siano là in qualche luogo e persona ignoti. Il fuori amplifica solo ciò che abbiamo dentro; se il tuo interno ti è ignoto, necessariamente il fuori ti apparirà inquietante. Prova a fare sempre meno cose per essere riconosciuta, accettata o per ricevere la fiducia di cui parli. Fa sempre più cose perché ti piacciono, perché ti danno piacere, per amore o compassione. Lascia vagare nella mente, senza dargli attenzioni, le vecchie nuvole dei giudizi pesanti, della svalutazione, del bisogno di conferme e rassicurazioni. Rimani il più immobile possibile con gli occhi rivolti all’interno e lascia che la tempesta passi. Sai, più guardi all’interno senza fissarti sulle nuvole, impaurita o iraconda, più scopri una cosa strana: tu sei è quel cielo azzurro che esiste sempre oltre la tempesta, incontaminato.

 
Buona notte,
Pier

Tags: Ricerca della felicità, Equilibrio interiore, Pace della mente

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Commenti   

-1 # Tranchi 2014-04-19 12:55
Buona Pasqua a te Dadrim e a tutti gli amici del blog vicini e lontani.Plachia mo gli affanni nei nostri cuori e manteniamolo almeno per un attimo silente e vuoto,chissa' che non riusciamo sentire i passi del Cristo risorto,che ci invita ormai da troppo tempo al risveglio e alla rinascita di una nuova e rinnovata Vita.Ogni anno che passa infruttuoso,ogn i anima che rimane sorda al Suo sacrificio,equi vale a inchiodarLo sulla Croce altrettante volte e volutamente.
# salvo73 2015-09-03 08:30
é proprio cosi ,ho scoperto proprio oggi ,dopo essermi tanto arrovellato a cercare di capire,che ,quelli che ci guardiamo dentro con gli occhi degli altri,ed è una cosa che non è voluta o cercata ma nasce dai condizionamenti che abbiamo subito tutta una vita,dobbiamo cercare di smettere di fare le cose per il giudizio ma bensi per il piacere di farlo anche le piccole cose.ringrazio Pier per la sue belle parole che mi danno conforto e speranza e anche fiducia che ce la posso fare e che posso tentare di affrontare la vita anche se si ripresenteranno momenti difficili,di critica e giudizio negativo.pero adesso sto imparando che la vita va vissuta per il piacere di viverla amorevolmente.

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