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Disagio interiore

Timida mente

Fabio ha scritto: Ciao Pier, tutto bene? Immagino di sì dalle tue sempre illuminanti risposte. Approfitto della tua sempre generosa disponibilità per provare a porti una domanda che mi faccio da un po'. È necessario affrontare una paura, nel senso di andarle incontro, per liberarsene? Mi spiego meglio portando un mio esempio vissuto. In quello che è stato ed è il mio percorso di conoscenza, liberazione, scoperta di me stesso, tempo fa sono arrivato piano piano a decidere di affrontare uno dei demoni più grandi che mi portavo dietro fin da piccolo, ovvero la paura di espormi totalmente agli altri, di essere totalmente al centro dell'attenzione, dato che sono sempre stato di base una persona timida, o comunque la timidezza e il controllo erano il modo attraverso cui il mio ego è riuscito a reggersi in piedi per tanto tempo. Ad un certo punto (credo sostenuto da un buon grado di consapevolezza e presenza "raggiunte", nel senso che l'identificazione col mio vecchio ego era abbastanza debole da permettermelo) ho scelto di fare teatro per affrontare tutto questo, questa paura di essere al centro dell'attenzione e di lasciarmi andare sotto gli occhi degli altri, di un grande pubblico in primis (so che è una paura che hanno un po' tutti alla base ma per me è sempre stata molto molto forte per vari motivi, anche nelle piccole cose, e posso dirlo davvero solo ora che l'ho vista consapevolmente in tutte le sue potenti implicazioni). Ora ho finito il secondo anno di teatro e in questi due anni ho avuto sia dolori che grandi soddisfazioni.

Dolori quando certe paure della mia mente si sono materializzate in figure e sensazioni di blocco e vergogna intollerabili e molto dolorose per il mio ego; soddisfazioni invece quando la mente con le sue paure e blocchi non mi controllava più e vedevo e sentivo che quel demone da cui ero scappato per tanto tempo non era poi così impossibile da affrontare, ma che anzi era proprio in quel demone che si nascondeva una delle mie più grandi potenzialità, una delle mie più grandi liberazioni, la mia Pace, la mia Presenza, la mia Potenza, la mia Libertà. La cosa un po' sofferta però di questi due anni è che spesso ho vissuto il teatro e le sue lezioni come una medicina amara, obbligata e a volte dolorosa da mandar giù che mi sono autoimposto per affrontare questo mio vecchio blocco, questa mia paura; insomma spesso non era la gioia che mi spingeva ad andare a lezione ma più una forza di volontà, convinto del fatto che avrei dovuto farlo per andare avanti nella mia Liberazione. Le soddisfazioni poi sono state grandissime (soprattutto nello spettacolo finale), ma ciò che mi chiedo è se era necessario questo mio "forzarmi", per quanto fosse per un bene maggiore. Era necessario cioè soffrire un po' deglutendo qualche forte botta al mio ego e spesso una non troppa voglia di andare a lezione (che poteva magari anche essere una resistenza mascherata del mio ego) per liberarmi da questa paura, o è sempre meglio seguire soltanto ciò che ci rende felici e basta, senza pensare che a volte bisogna soffrire un po’ in vista di grandi ricompense successive? Una persona a me vicina, parlandole di questi miei dubbi, mi ha anche fatto valutare la possibilità che possa aver forzato un po' la mia energia (usando termini shiatsu, dato che lei lo pratica) a lavorare su un qualcosa che magari sarebbe venuto più naturalmente; ma saggiamente mi ha poi detto che sono io che dovrei sentire se è stato così o no, se i dolori vissuti e le leggere forzature fossero dei passaggi necessari per affrontare il "mostro".. Ovviamente è questa la mia storia e così doveva andare, non ti sto chiedendo se secondo te ho fatto la cosa giusta o no (anche perché un giusto non esiste, come mi insegni bene anche tu), il mio esempio era più per riferirmi alla domanda più generale che ti ponevo all'inizio nella quale mi chiedevo appunto se fosse necessario affrontare le proprie paure andandoci incontro oppure se fosse possibile risolverle anche seguendo solo ciò che ci rende più Felici e non ci spinge ad affrontare certe fatiche a volte dolorose. Per farmi capire ancora meglio, ciò che ti domando è simile al chiedersi: se uno ha paura dei ragni deve arrivare il giorno in cui si sforzerà di avvicinarsi a uno di questi, a prenderne uno in mano affrontando con coraggio la sua paura facendosi un minimo di violenza e soffrendo un po’, oppure essendo in un percorso di conoscenza di sé e liberazione arriverà senza che se ne accorga il giorno in cui gli passerà di fronte un ragno e si renderà conto di non averne più paura senza aver dovuto farsi alcuna forza o violenza per affrontarlo? A questo proposito mi vengono in mente anche alcuni maestri realizzati che seguo che dichiarano cose del tipo che una volta erano molto timidi e poi, dopo la realizzazione, si sono trovati senza accorgersene a parlare di fronte a tante persone senza alcuna difficoltà.. Non hanno dunque “preso in mano il ragno” persone come loro? La loro paura se n’è andata senza che la affrontassero nel modo in cui l’ho fatto io? Dimmi tu cosa ne pensi...

 
Un caro saluto e un grazie,
Fabio

Pier ha risposto: Ciao Fabio! Che dire? Se una singola paura è molto invalidante è bene spendersi per attenuarla o rimuoverla. È inutile attendere il risveglio soffrendo inutilmente lungo tutto il viaggio. Più in generale vorrei dire però che se dovessimo andare incontro a tutte le nostre paure singolarmente, senza comprendere e dissolvere la radice della paura, sai quanta sofferenza e quanti inutili sforzi? Se la radice non è recisa nascono sempre nuove singole paure. La paura base nasce dall'idea di essere entità mortali, alienate dal corpo indiviso dell'esistenza. Questa idea è il condizionamento su cui poggiano tutti gli altri condizionamenti. Quest'idea persiste sino a quando non viene indagata la nostra reale natura interiore attraverso l'osservazione.

 
Buona ricerca!
Pier
 
 

Tags: Psicologia, Pace della mente, Salute

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Commenti   

# Fabio23 2013-08-23 10:57
Grazie di cuore della risposta Dadrim, mi fa sempre molto piacere avere conferme da chi Vede.. Un carissimo saluto!

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