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Disagio interiore

Il segreto di una comunicazione efficace

Mark ha scritto: Gentile Pier, volevo condividere un dubbio. Guardandomi intorno, parlando con la gente, noto una cosa, molti di noi non parlano ma “fanno a botte”, giocano a chi grida di più. È come se anziché scambiare un’opinione e costruire un dialogo col nostro prossimo volessimo sempre avere ragione a tutti i costi o semplicemente sfoghiamo i nostri conflitti interiori vomitando su chi ci sta di fronte i veleni che ci girano in corpo. Molti sono come dei fiumi in piena che tutto travolgono, tanto da lasciare l'interlocutore sgomento e senza energie. Battibecchiamo per concetti campati in aria, rivanghiamo il passato di continuo, parliamo sempre degli affari altrui con un pizzico di malizia. Volevo dunque chiederti, come arginare questo fiume? Ad esempio, mentre ascolto una persona che si lamenta di tutto e di tutti, faccio bene a lasciarla parlare a ruota libera o dovrei ascoltare quella mia voce interiore che mi suggerisce di fermare quest'onda d'urto? Cosa pensi? Una comunicazione diretta e onesta può essere utile? Qual è, per te, il segreto di una comunicazione efficace? Come evitare di perdere la nostra serenità i queste circostanze, che, ahimè capitano spesso?

Pier ha risposto: Gentile Mark, è proprio vero, non parliamo per comprenderci ma per affermarci. Troppo spesso non comunichiamo per tentare di condividere pensieri e stati emotivi al fine di aiutarci, ma per sopraffare l’altro. Questo è l’ego: un processo continuo di isolamento e conflitto. Che fare dunque? Non lasciarsi coinvolgere, non entrare in simmetria con il nostro agguerrito interlocutore, ma iniziare a comprendere e sentire tutto ciò che accade in noi e in chi ci sta intorno. Quando non desideriamo vincere l’altro, affermare noi stessi per sentirci migliori, superiori o i più sfortunati e incompresi (che è la stessa cosa, sempre di più in qualcosa ci si vuole sentire, che sia nel bene o nel male poco cambia), in noi non può affiorare l’idea e la percezione di soccombere. Nella sfera spirituale soccombe solo chi desidera partecipare alla lotta. Nel mondo della materia se qualcuno mi aggredisce e io non reagisco o scappo posso essere ucciso, ma nel mondo della coscienza valgono altre regole. Se qualcuno vomita rabbia, offese, cattiverie, e in me non v’è alcuna forma di coinvolgimento, nel mio animo non può affiorare sofferenza alcuna, semmai compassione per la condizione del poveretto che ho di fronte.

Quando comprendiamo che qualunque cosa una persona possa dire in realtà non afferma nulla di reale su di noi ma lascia trasparire unicamente il suo stato interiore, viviamo liberi e in pace. E da questa solida pace troviamo l’energia necessaria per rispondere all’odio con amore, alla violenza con dolcezza, alla paura con fiducia. Ciò non significa che se una persona passa tutto il suo tempo vomitando cattiverie e rabbia io le debba rimanere accanto. Quando la incontro le risponderò amorevolmente, ma qualora dovessi vedere che nulla cambia, che in lei non v’è nessuna intenzione di uscire dal suo dolore, procederò per la mia strada, in fin dei conti ognuno è artefice della sua vita.

Dalla tue prole mi sembra di comprendere, però, alcune cose. Inizi parlando della società in generale, ed è vero, sono d’accordo che la maggior parte delle persone non ascolta, ma poi riporti una sofferenza tua, personale, percepita in un dover rimanere esposto all’attacco di qualcuno. Ciò mi fa pensare che tu stia vivendo un pesante conflitto con una persona in particolare. Se così fosse, è anche vero che ciò che viviamo personalmente lo vediamo maggiormente in ogni luogo. Se vivo un continuo pesante conflitto verbale con qualcuno, ogni piccolo screzio vissuto altrove mi peserà molto di più. Se stai vivendo uno specifico conflitto chiediti perché questa persona abbia il potere di turbarti tanto? Guardati, ascolta, cerca di discernere quale parte di te si sente chiamata in causa, cosa stai difendendo, cosa accade nel tuo animo, senza giudicarti o giudicarla. Quando le cose ti saranno più chiare non ti sentirai più un muro su cui vengono lanciate parole di pietra, ma ti percepirai come una finestra aperta attraverso cui ogni cosa passa senza lasciare traccia. Cosa può accadere ad una coscienza priva di difese?

Se in noi matura tale disposizione mentale di apertura potremo stare accanto anche alla persona più sofferente offrendole sempre una possibilità di accoglienza e ascolto. Ed anche qualora non volesse essere accolta, perché troppo persa nel suo dolore, ma cercasse unicamente un avversario, un oggetto su cui sfogare tutta la sua follia, è probabile che sarà lei a chiudere il dialogo e ad andarsene non sopportando il contatto con una possibilità di vero ascolto. Chi non sopporta il proprio volto di dolore non può stare troppo a lungo accanto ad uno specchio di consapevolezza. È anche vero però che a volte la follia è così tanta e profonda che non ci resta altro da fare che proseguire a passi lungi e ben distesi per la nostra strada.

 
Un caro saluto,
Pier
 
 

Tags: Equilibrio interiore

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Commenti   

# adelaide 2011-11-17 09:44
Caro Dadrim,c'e' un passo nel tuo commento a Mark,dove gli suggericsi di guardarsi dentro,ascoltar si,sentire quale parte di se' si sente chiamata in causa,cosa sta difendendo.cosa accade,mentre l'altro gli urla contro,non capisco molto bene..posso dirti che quando capita a me,mi chiedo,nonostan te provi dolore e tristezza,cosa ho fatto io per suscitare nella persona un tale atteggiamento,r eazione,parto sempre interrogandomi, perche' penso che se si e' arrivati a certi estremi,sicuram ente io in qualche modo ho avuto la mia parte di colpa.oppure mi chiedo anche se in qualche modo la persona sta rispecchiandomi un lato del mio essere/caratter e,da migliorare.E' questo che tu intendi per guardarsi dentro? capire perche' certe parole fanno piu' male di altre?
o c'e' altro che volevi intendere? da capire?
un caro saluto a tutte le Anime
+1 # AMMINISTRATORE BLOG 2011-11-17 14:02
A volte qualcuno ci urla addosso e ha pienamente ragione, ma nella nostra inconsapevolezz a non cogliamo la verità. Altre volte qualcuno ci urla addosso unicamente perché è esaurito e nella nostra inconsapevolezz a iniziamo a chiederci cosa abbiamo sbagliato. Sai, l'inconsapevolezz a di sé ha mille forme. C'è chi vive convinto di essere perfetto e che il mondo ha sempre torto. C'è poi chi vive con un immagine di sé sempre carente, colpevole, fragile. Entrambe queste tipologie di persone dormono. Il punto è comprendere e cancellare ogni immagine di noi! Non vi sono idee di noi stessi buone e idee cattive. Ogni idea è un blocco, un condizionamento attraverso cui interpretiamo la realtà, le nostre relazioni, pertanto è “cattiva”. Il narciso di turno non possiamo dire certo che vive un’esistenza felice, costretto com’è a difendere continuamente la sua tanto cara e bella immagine, che sia fisica o psichica. Ecco allora che per me non è importante, almeno in principio, l’effettivo significato di cosa stia dicendo l'altro, colui che ci grida addosso. In principio il fuoco della nostra attenzione, del nostro ascolto, dovrebbe essere totalmente interno. Prima comprendiamo noi stessi, le nostre idiosincrasie, e solo poi, quando la nostra coscienza inizierà ad essere sufficientement e cristallina, potremo rispecchiare l'altro e così comprendere l'effettiva natura delle sue parole e dei suoi stati d'animo. Il mondo è pieno di persone che si prodigano per aiutare gli altri eppure va a scatafascio. Perché? Il motivo è proprio questo: la maggior parte della gente si occupa più di aiutare gli altri o capire come non confliggere con gli altri anziché occuparsi di se stessa. Se non mi conosco interiormente, se non ho fatto luce su ogni mio aspetto inconscio e oscuro, se non mi sono purificato da pensieri ed emozioni negative cosa mai potrò fare per gli altri se non ingannarli ingannandomi?! Quanta gente si tuffa in mille attività, fonda centri d’aiuto, partiti politici, associazioni benefiche unicamente per non dover fare i conti con la miseria dell’ignoranza di sé? Troppe. Se ci occupassimo più di noi stessi e meno degli altri le cose andrebbero molto meglio. Un sano egoismo, almeno in principio, è la cosa meno dannosa! Spero di aver risposto abbastanza alla tua perplessità. Ciao instancabile ricercatrice Adelaide!

Dadrim
# nino 2011-11-17 15:02
..bha.. io non ce la faccio, se qualcuno discute con me e si lamenta.. per un pò tengo botta poi comincio a dirglene quattro.. io non so in che mondo viviate.. anzi in quale mondo tentiate di vivere,.. anzi lo so ma provando invidia per voi nego che quel mondo possa esistere... il sorriso la pace la serenità sono doni che si acquisiscono staccando la spina del pensiero, chi lascia inserita la spina, se appena appena è un essere senziente non può estraniarsi da un contesto che, tale e tanta è la rozzezza e la sciatteria morale vigente, non appartiene alla dimensione umana figurarsi alla dimensione spirituale.. e per colpa di chi ? probabilmente di chi ci sta davanti e si lamenta con noi di questo o di quello senza aver mai alzato un dito nella sua vita per cambiare lo status quo.. anzi magari ne ha beneficiato fino a ieri ed oggi è qui davanti a me a stordirmi con le sue menate. Troppo lontani sono i nostri mondi, io sono giunto ad una conclusione.. chi non la pensa come me sul mondo è un mio potenziale nemico e lo combatto rintuzzando i suoi lamenti le sue furbizie che ricadono sulle vite degli altri.. le sue esternazioni ipocrite ecc. ecc. e sapete una cosa ? dopo sorrido e mi sento in pace con me stesso e col mondo. questa volta Dadrim hai detto una cosa orrenda.. "se lui va avanti ..non ci resta che andarcene e lasciarlo ..." questo è un comportamento egoista.. che lascia chi si lamenta nella convinzione di esser nel giusto. Se è nel giusto lo si indirizza dove le sue lamentele possono trovare giustizia o lo si affianca nel suo lamento purché sia "attivo", se è sbagliato lo si stronca anche bruscamente per consentirgli di riflettere e magari.. rientrare in se.

ma questo è il punto di vista di uno che ha imparato suo malgrado, che non sempre chi ha fame.. ha il frigorifero vuoto... spesso è una mera recita
# Dadrim 2011-11-17 17:43
Gentile Nino, il punto è che, per il momento, nella mia vita ho conosciuto persone capaci di andare avanti, ma così avanti, che se non voltavo le spalle e me ne andavo, l’unica cosa che mi rimaneva da fare era ammazzarle o passare il resto della mia vita gettando me stesso nel loro abisso. Questo non significa che non possa provare compassione o semplice tristezza per chi vedo inamovibile in posizioni di difesa o addirittura di attacco, significa semplicemente che non perdo più me stesso, il mio centro, per niente. A mie spese, a spese del mio ego sciocco, alla lunga ho capito che io non sono qui per cambiare nessuno, spesso non riesco ad aiutare nemmeno chi amo, figurati cosa posso fare per chi mi pare ottuso e sordo nell’animo.

Se chi si lamenta ha il "frigorifero pieno" e probabilmente la testa vuota, è egoismo il mio lasciarlo alle sue inamovibili convinzioni per andare a spendere il mio tempo con chi realmente ha il frigo vuoto e desidera una mano per riempirlo?

Voler fermare le lamentele di chi ritiene di essere nel giusto, significa porsi nella condizione di ritenere d’essere altrettanto noi nel giusto, e così dove sta la differenza, chi ha ragione, chi ha torto? Nella lotta tra due ragioni non si uscirà mai vincenti. La mente vive nel giusto e nello sbagliato, nel bianco e nel nero, il cuore nella gioia o nella compassione. Chi vive radicato nel cuore trascorre la sua vita nella pace del proprio silenzio, nella gioia e nell’amore che nascono dal vedere altre persone crescere, fiorire e celebrare la vita, e nella compassione infinita per chi fa del male o si fa del male. Il cuore a volte può trasformare, sciogliere i blocchi di chi vive nella mente e nel dolore. La mente non aiuterà mai un’altra mente a usciere dalle sue prigioni, al massimo si incateneranno ancor più vicendevolmente nell’odio e l’incomprension e, e, per fare un esempio, questo è il primo motivo per cui in Italia vi sono 207.240 avvocati, circa 5.826.440 procedimenti penali pendenti e 5.600.616 procedimenti civili.

Chi vive nel cuore a volte è duro, apparentemente può anche sembrare spietato, freddo, ma se la corazza di chi gli sta difronte lo richiede questo sarà. La differenza fra la durezza di una persona che ci parla partendo dal cuore e quella di una persona che parte dalla mente è l’intenzione e la direzione. Chi parte dal cuore non parla mai per se stesso, poiché di sé non ha più un’idea da difendere, ma comunica unicamente con l’intenzione di aiutare chi gli sta di fronte.

Chi parte dalla mente ha delle idee che ritiene giuste e queste sue idee sono più importanti della persona che gli sta di fronte. Ecco allora che le nostre idee divengono motivo di divisione e violenza, divengono più importanti della vita stessa.
Se partendo dal cuore generiamo idee, le nostre idee saranno sempre mobili, morbide, funzionali alla vita, alla relazione e al cambiamento. Se partendo dalle idee immaginiamo l’amore e la compassione ci stiamo solo illudendo, e rischiamo di divenire estremamente pericolosi.

Gentile Nino, tu dici:Citazione:
Se è nel giusto lo si indirizza dove le sue lamentele possono trovare giustizia o lo si affianca nel suo lamento purché sia "attivo"
Mi sembra che la tua visione delle cose si muova all’interno di un piano sociale, etico, politico e sono pienamente d’accordo. Ma vi sono poi tutte quelle dimensioni che esulano da forme di ordinamento sociale e si estendono nel campo della pura coscienza. Da chi indirizziamo chi sente l’ingiustizia di aver perso un figlio a causa di una malattia? Da chi mandiamo chi vive nell’odio perché è cresciuto respirando odio e violenza? Come attiviamo chi si sente sprofondare nella depressione e nell’angoscia? Come rispondiamo a chi non trova senso a questa vita perché esiste la morte?

Per me l’unica risposta sta nell’entrare dentro di sé sino a risvegliare la consapevolezza di quella Coscienza divina che splende al di là di ogni male, oltre ogni forma della mente, ignoranza di questa umanità.

Non sono un sognatore, non parlo di filosofie astruse, ritengo di invitare le persone a compiere l’unica cosa saggia e veramente concreta: trovare il fondamento di questa esistenza, il mattone su cui poggi ogni nostro respiro, pensiero, battito del cuore. Senza questo mattone che senso ha l’intero edifico che andiamo costruendo per una vita intera? Senza le fondamenta, quando arriverà il terremoto della morte, dell’infermità o della malattia tutto andrà in pezzi. Non credi?

Dadrim
# adelaide 2011-11-18 01:41
Sono stanca,ma siccome il lavoro e' stato meno pesante del solito,non posso andare a dormire senza dire due parole.Nino,sem bra tu sia uomo forte,determina to su alcune reazioni tipo:a me non la fa nessuno,non mi faccio mettere sotto,grida lui,grido io,mica sono un vigliacco che mi sottraggo alla discussione. gliene dico quattro anch'io cosi' impara..Io dico sempre,da sempre,ai miei figli che talvolta ci vuole piu' coraggio ad evitare una provocazione,vo ltare le spalle ed andarsene.Tutti siamo capaci di reagire,di dimostrare(cosa ? a chi?) di essere uomini alzando la mani o urlando,ma secondo me e' la Paura che ci muove verso tali estremi,la Paura di sapere che siamo fragili e vuoti dentro,ed abbiamo bisogno di compensare questa Paura dimostrandoci forti, fisicamente o con le parole,o nei fatti estremi. Pane per l'avversario,ol io per le sue armi,per una inutile ed infinita guerra,di odio,di disprezzo,di scaltrezza,di egoismo,di ritorsioni..Pos so garantirti che ce ne sono,e tante, persone che "tentano" di vivere in un mondo dove governa la serenita',l'Amo re,il sorriso,e credimi,non e' cosi difficile,in fondo sarebbe la nostra vera natura,nasciamo per quello,essere felici,e non e' un'altro mondo,e' sempre questo,visto e vissuto con altri occhi,con ben altra ed elevata coscienza,tutti potremmo arrivarci,basta iniziare,con piccole cose,piccoli passi,poi ci prendi gusto,ti rendi conto che da sempre avresti voluto sentirti cosi',e ti prodighi per recuperare la vita persa in inutili battaglie..
Continuo domani,cioe' piu' tardi
Buonanotte Anime infuocate..
# nino 2011-11-19 10:17
avete ragione entrambi.... Dadrim collocandomi in un contesto sociale etico politico e Adelaide affermando che ci sono modalità di approccio diverse da quelle che ho descritto io, ma.. ad Adelaide faccio notare che non ho detto che passo subito in modalità reattiva ma per un p'ò cerco di capire che tipo di "impegno" ci mette la persona nel tentare di risolvere il suo disagio, la sua disperazione ecc ecc, se capisco che, come molti...troppi la sua è un "atteggiarsi" privo ..di qualunque "agire" o è puro qualunquismo da 4 soldi allora.. (ripeto) ritenendolo parte integrante di un sistema che NON CAMBIA perchè ognuno blatera ma non sposta una sedia affinché ciò avvenga ..allora non solo ribatto ma OFFENDO (mai venuto alle mani con nessuno e mai ritenuto di avere LA RAGIONE in tasca... ma certo una delle tante ragioni che vanno nella direzione di un cambiamento GLOBALE).. a Dadrim dico invece che per decenni (ho 57 anni) ho applicato e applico la filosofia del porsi agli altri in maniera onesta corretta gentile e disponibile ed è vero che se ne riceve altrettanta in cambio (...c'è semre il fesso di turno ma percentualmente è infinitesimale) ..ed è questo, semplicemente, che a volte risolve o attenua i problemi di chi si rivolge a me in cerca di dialogo, ascolto, amicizia... a volte basta solo attenzione e disponibilità.. è ancora vero che questo è forse frutto di anni di menate interiori di ricerca autodidatta di un Nino che si sentiva fuori contesto.. un Nino che pensa d'aver raggiunto un equilibrio soddisfacente a poter vivere senza ulteriori traumi in un sistema inumano. Che dire a chi perde un figlio ? che la vita è parte minuscola del nostro esistere e che la "sfiga" di morire in certi paesi è "fortuna" di morire.. tanto la vita la è miserrima.. ma mi rendo conto che ancora una volta vado a ricadere in quel contesto etico sociale in cui Dadrim mi ha collocato.. ma ancora .. vengo a chiedervi come è possibile per voi restarne fuori ?
# adelaide 2011-11-19 14:55
Caro Nino,Perdonami se nelle mie parole hai ravvisato un giudizio nei tuoi confronti, non e' cosi,come non ho mai voluto intendere che tu sia un tipo di lesto di mani,ma piuttosto uno che tiene tiene e poi sbotta.. per taggare un giudizio sul tuo interlocutore ( si atteggia. e' qualunquista,fe sso di turno..) ti chiedo.. perche' questa tua voglia di offendere,di imporre il tuo parere,che t'importa di dire al tuo interlocutore che si fa vittima in un contesto dove magari lui stesso e' Lupo e non Agnello? Perche' questa tua voglia di giustizia e verita'?(la tua) Qualcuno ti giudica?Ti senti tu
stesso giudicato? C'e' qualche parte di te che in qualche modo ha o ha avuto a che fare con la parola Giustizia? nel senso piu' ampio del suo termine,un torto subito,una causa persa,ecc..Sono queste le domande che io mi ponevo sempre prima.E dopo,interrogan domi, e aver capito come era la mia personale relazione e vissuto con la giustizia,(per esempio,rubavo) ,pian piano mi e' venuto naturale ed inevitabile non giudicare nessuno,ne' mettermi nelle condizioni di arrivare ad estremi verbali,e confronti inutili,sopratu tto con persone cosi ostiche
che mai vedrebbero oltre il loro naso.Sempliceme nte assumo una posizione,anche fisica,passiva, distaccata,anch e se attenta.E succede che non avendo aria (me) per alimentare il fuoco delle sue parole,tutto scema,si placa,si esaurisce.Dispo nibilita',atten zione,altruismo ,servono in uno scambio costruttivo,all a pari,dove l'altro e' disposto allo scambio libero, sereno civile,ma sono del tutto inutili con alcune persone,e' come dar da mangiare caviale ai porci,a quel punto,senza giudizio e malanimo,gli si gira le spalle..tenendo per se solo le cose che in quel contesto ti sono servite per migliorare.E ci si sente sempre piu' ricchi,piu' forti,piu' umili..
Caro Nino,sento aleggiare nelle tue parole tanta amarezza ben nascosta dentro frasi dure e sarcastiche,io ti sento Divino,perfetto cosi come sei,guardati e ti Vedrai!
# nino 2011-11-19 19:49
.. questo blog, questo sito, l'esistenza stessa di un Dadrim è un fatto di per se meraviglioso e nello stesso tempo diabolico.. mi chiedi se ho avuto a che fare con la giustizia o se ho avuto torti.. io mi chiedo come tu e tutti quelli che frequentano questo mondo parallelo non percepiscano il torto.. l'ingiustizia di dover "fingere" di vivere in un mondo squilibrato ingiusto e profondamente egoista. IO non impongo la mia verità io induco, anche con le "offese" alla riflessione su quanto si è causa di questo sfacelo.
io ragiono in maniera collettiva, io non riesco a star bene con me stesso se non faccio (nei limiti che mi consente la mia vita) qualcosa per non lasciare questo mondo marcio ai miei figli e ai miei futuri nipoti.. io amo la vita non solo la mia, io non me la sento di girarmi e andarmene se prima non cerco di indurre una reazione ..di seminare il dubbio.. nel mio nemico.
quel che occorre a noi tutti è il ritorno all'uso del BUON SENSO, non c'è Dio ne Buddha che non professino altro che il buon senso.. detto ciò torno a ribadire che la vostra capacità di estraniarvi alla ricerca di soluzioni interiori la invidio.. ma a me non basta
# adelaide 2011-11-22 12:50
care Anime in cammino,vi dedico un pensiero di Anonimo.

Quando ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti,sognavo di cambiare il mondo.
Diventato piu' grande e piu' saggio,scoprii che il mondo non sarebbe cambiato,per cui,limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita,in un ultimo disperato tentativo,mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia,le persone piu' vicine a me,ma ahime',non vollero saperne.
E ora,mentre giaccio sul letto di morte,all'impro vviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei potuto cambiare la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento ,sarei stato in grado di migliorare il mio paese e, chissa',avrei potuto anche cambiare il Mondo!
# nino 2011-11-23 12:22
intanto ti rassicuro sulla violenza.. fino ai 20 anni la trovavo "infine" utile al percorso di cambiamento a cui miravo.. poi quando le cicatrici dell'età hanno smussato quelle del corpo ho cambiato traiettoria diventando ..più dialettico...an che se non lo nego a qualche bell'imbusto che ogni tanto ci appare dal tubo catodico qualche sberlone lo rifilerei come forma di autodifesa :-) .
venendo alla frase ..scusa l'arroganza ma credimi che un p'ò di quel percorso descritto l'ho.. portato a termine, il mio paese è Milano e quindi difficilmente può esser cambiato sebbene la trovo una città che più delle altre ha accettato i cambiamenti dovuti ad una città "globale" (un è anche merito dei movimenti che negli anni l'hanno animata) la..famiglia.. bha ho due figli a cui non riesco a rimproverare nulla di "etico".. si comportano, con gli altri, come vorrei e con noi come.. mi sono comportato io con loro.. ovvero con allegria e sentimento.. cosa che procura loro amicizie e rapporti umani raramente deludenti ( anche per me è lo stesso).. nei miei 41 anni lavorativi MAI ho incontrato ex colleghi/e che fingono di non conoscermi, in tutti ho lasciato buoni ricordi ..e spesso me riconoscono gratitudine per averli affiancati in qualche loro tribolazione (non che non ne avessi già di mie.. ma proprio per quello..) ..ciò mi porta a concludere che è proprio con l'esempio disinteressato e un comportamento semplicemente CORRETTO che chi ci sta intorno è portato ad un comportamento altrettanto "puro". Non starò qui a dirti che anch'io l'ho presa in quel posto più volte anche da chi ritenevo amico.. ma poche volte e il più delle volte la cosa mi ha fatto migliorare.. quindi la ricerca interiore se finalizzata ad un percorso collettivo è un ottima traiettoria per tentare di cambiare il mondo se è un tranquillo anfratto da dove poter vedere quel che accade attorno a noi senza rischiare di esserne coinvolti non va bene. Hai 4 figli e hai il dovere di "passar" loro un mondo dignitoso
# adelaide 2011-11-23 13:33
L'hai detto tu,finalmente,r icerca interiore al fine di coinvolgere gli altri,prima ricerca personale,inter iore,poi, con l'esempio,coinv olgere chi ci sta accanto.Siamo sempre la',un gesto,una frase,finanche un pensiero, sono in grado di espandersi,vibr are,e diffondersi,contagiando.
Come vedi non e' necessario "armarsi e partire" per diffondere il bene,l'Amore,l' altruismo,il rispetto la gratitudine,, ed anche da un piccolo anfratto si puo' far tanto,il mio anfratto e' la mia casa,il mio posto di lavoro,i centri che frequento.E i miei "messaggeri" sono proprio le persone che frequento tutti i giorni,riempend o ogni gesto, ogni parola di Sacro intento,con incondizionato cuore puro ed esempio,loro portano a loro volta nelle loro case e relazioni gli stessi intenti,e cosi via..
L'Amore come l'Odio,si diffondono,cont agiano, vibrano sulle e dentro le nostre menti,anche se partono da una fessura.Non credo sia necessario andare in piazza o in capo al Mondo,quella piazza o quel Mondo visualizziamoli dentro di noi,e riempiamoli del nostro intento migliore,chi ci sta accanto se ne accorge,lo avverte.
Anche e sopratutto i miei figli,talvolta mi prendono affettuosamente in giro,intanto incollano sull'armadio le tante frasi che io spesso gli scrivo, di Osho e tanti altri..sulla Vita e le sue infinite sfaccettature.. Mia figlia,sul comodino ha fatto una cornice con una bella preghiera che le avevo scritto,e incollato sul cassetto un cartoncino rosso con sopra scritto GRAZIE,Mamma,mi dice,cosi appena mi sveglio tutte le mattine lo vedo e sono costretta a dirlo,cosi non mi dimentico..fors e l'avra' detto ad un'amica,e l'altra ad un'altra ancora..Io sono felice di questi piccoli gesti,e non mi ritengo una codarda perche' non mi butto nella mischia a far casino verbale e fisico,ma preferisco,dal mio piccolo anfratto,diffon dere quel poco di buono che c'e' in me,sicura che qualcosa arrivera' a chi e' disposto ad accogliere..Com e dice Dadrim, il silenzio assorda..

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