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Disagio interiore

Il lavoro come alchimia interiore

Dario ha scritto: Mi sono sentito sempre inadatto, inadeguato. Ho sempre avuto un'autostima sotto le scarpe, che mi ha fatto costantemente dubitare di me e delle mie capacità. Ho cinquant'anni, tempo di bilanci, ho faticato tanto sul lavoro e non ho ottenuto nulla, neanche quella piccola promozione che mi avrebbe permesso di fare stare un po' meglio me e la mia famiglia, invece niente: lavoro come uno schiavo dalle otto di mattina alle otto di sera e ho ancora lo stesso stipendio di quando ho iniziato. Una laurea, un corso di specializzazione, l'abilitazione ad una attività professionale, per me, è come se non esistessero. Vedo gente che mi passa davanti in continuazione, e non si tratta di geni, a volte di gente molto ordinaria, eppure sono migliori di me, almeno rendono meglio di me. Ho quasi del tutto perso fiducia in me stesso, mi sto spegnendo dentro, ho paura e non so che fare.

Pier ha risposto: Ti stai spegnendo perché spendi tutte le tue energie nel valutarti! Perché? A cosa serve valutarsi? Solitamente ci valutiamo quando non siamo sicuri di ciò che facciamo, quando dentro di noi esiste un conflitto. Una voce ci dice “vai a destra” e l'altra ci dice “vai a sinistra”, e così le nostre vite iniziano ad andare a zig zag, come una macchina guidata da un ubriaco. L'insicurezza che vive in noi ci spinge a valutarci, ma il continuo valutarci, alla fine, ci porta unicamente alla paralisi. Ora, non so che lavoro fai, ma solitamente non è necessaria grande intelligente per fare carriera, anzi, spesso è un limite. Ciò che serve a grandi dosi è arroganza e ottusità. Esistono persone estremamente capaci e sensibile che riescono a raggiungere posizioni di potere e le gestiscono come servitori del bene comune e non come padroni di un popolo per il loro personale tornaconto. Peccato, però, che queste persone siano rare più che mai e, molto spesso, non gli si permetta di vivere molto a lungo. Tolti questi rari casi, chi ha una certa sensibilità e intelligenza non riesce a scendere a quei miseri compromessi che solitamente sono necessari per salire la scala sociale. Può risultare interessante la storia di un mio caro amico, il quale, nonostante il suo direttore, da tempo, lo vorrebbe promuovere, rimane al suo solito posto di lavoro da più di tre anni perché non se la sente di prendere il ruolo di colui che dovrebbe sostituire, sapendo che questa persona ha una moglie invalida e i soldi che guadagna gli sono appena sufficienti per vivere dignitosamente. Questo amico, per la concezione comune della nostra società, è un buon uomo, un idealista, una brava persona, insomma, dietro le parole di circostanza, uno scemo. Per fortuna lui non si valuta perché è sicuro di quel che sente e fa, pertanto si ritiene semplicemente un essere umano che può attendere la promozione sino a quando il suo collega non andrà in pensione.

Il suo lavoro gli piace molto, guadagna il giusto per vivere, quando finisce il turno ha le sue amicizie, la sua passione per l'arte e i suoi “ritiri” meditativi. L'anno scorso aveva iniziato a frequentare una donna che in un paio di occasione gli aveva fatto notare che per le qualifiche e le doti che possedeva, oltre alla stima e alla fiducia che il suo datore di lavoro riponeva in lui, stava gettando il suo tempo a causa di uno stupido ideale di amicizia e rispetto. La prima volta le rispose spiegandole la sua visione delle cose e la sua assoluta serenità per quel che faceva e come lo faceva. La seconda volta le spiegò che il loro rapporto non poteva proseguire perché, nel tempo, una come lei sarebbe rimasta sempre più delusa da uno come lui. Porto questo esempio, non per giudicare bene o male le azioni di questo mio amico o della donna che frequentava, ma per dire che quando si agisce sapendo quel che si ama e desidera fare è possibile vivere senza sentirsi inadeguati o inferiori a qualcuno, anche qualora si incappi nel biasimo altrui.

Caro Dario, se desideri qualcosa desiderala per il piacere intrinseco che quella cosa ti dà. Coloro che desiderano carriera e denaro non fanno mai qualcosa per il puro piacere di fare, ma sempre in vista di un obbiettivo. Chi fa un lavoro per il puro piacere che sente nascere dal suo fare, molto probabilmente, con il passare del tempo, verrà sempre più riconosciuto e probabilmente pagato, ma anche se ciò non dovesse accadere, la sua vita sarebbe comunque piena e felice perché il suo appagamento nasce istante dopo istante, liberandolo dalla tensione e dalla miseria di vivere una vita strumentale, costantemente protratta verso il raggiungimento di obbiettivi che stanno in un futuro perennemente incerto. Inoltre v'è da dire che il più delle volte desideriamo cose tremendamente frivole o persino deleterie, ma siamo così condizionati da accorgerci della reale natura inconsistente di quel che vogliamo solo quando lo otteniamo. Altro punto importante sta nel comprendere perché deleghiamo così facilmente a fattori esterni il valore della nostra esistenza? Come possiamo lasciarci giudicare per lo stipendio che percepiamo, per la posizione sociale che ricopriamo o per il parere che il nostro datore di lavoro ha di noi? Questi sono tutti parametri esterni che non tengono mai conto di cose come l'amore e il tempo che abbiamo dedicato alle persone che ci circondano, del gioco e della leggerezza che, se li possediamo, portiamo in ogni luogo in cui andiamo. Perché ti stai giudicando attraverso parametri così distanti dalle reali necessità del tuo animo? Se fai valutare un diamante da un maiale, il maiale lo mangerà come ogni altra cosa e poi lo defecherà, fine, tutto qui! La nostra società, da troppo tempo ormai, valuta ogni cosa come i porci: quanto posso mangiare, ingrassare, rotolare nel fango della vanagloria, quanto mi posso sentire il più forte e rispettato del porcile. Perché usare questi occhiali per guardare noi stessi e il mondo? Lasciamo a chi vuol vivere come un maiale gli occhi dei maiali e teniamoci la nostra innata sensibilità per guardare e scoprire tutti coloro che come noi vogliono vivere da esseri umani! 

Se il lavoro ti ha rubato troppo tempo per amare, giocare con i tuoi figli, vedere e scoprire la bellezza che ci circonda e che non necessita di alcun conto in banca, ti consiglio di ritarare i tuoi parametri di valutazione, di ripensare a ciò che reputi fondamentale e irrilevante. Un giorno un ragazzino disse ad un uomo: “Mio padre è un importante industriale della città, mi ha dato tutto, soldi, viaggi, motorini, scuole prestigiose, vestiti alla moda, eppure per lui mi sembra di non provare nulla. Solo da quando ho incontrato te credo di aver capito cosa significhi avere un padre. L'uomo, perplesso, ribatté: “Ma ci siamo visti solo qualche volta!” Il bambino allora disse: “è questo il punto! Tu mi hai visto, mi hai parlato, mi hai ascoltato e consigliato senza alcun motivo se non quello di voler stare con me!” Spesso i ragazzini sono molto più capaci di riconoscere cos'è rilevante e cos'è superfluo di noi adulti, proprio perché non sono ancora rigidamente condizionati dalle griglie valoriali del nostro mondo. Nella mia vita uso un semplice parametro per comprendere se mi sto ritrovando o perdendo. Quando sento di vivere spendendo il mio tempo in cose che faccio per il piacere che mi danno in sé, sto crescendo in armonia e serenità. Quando sento di fare qualcosa unicamente come mezzo per raggiungere un fine, sto piantando i semi dell'ansia e della paura. Infatti, tutto ciò che v'è di più meraviglioso e importante in questa vita accade unicamente nel presente, di conseguenza non può mai essere trasformato in un mezzo per il raggiungimento di qualcos'altro. L'amore è un fine, il gioco è un fine, la creatività è un fine, l'arte di un lavoro, qualunque esso sia, falegname, pittore, piastrellista, lattoniere, idraulico, architetto, professore, è sempre fine in sé. Il piastrellista lavora e guadagna, certo, ma se prima lavora per guadagnare e solo poi per stendere i suoi pavimenti sarà sicuramente un uomo infelice e banale nel suo mestiere.

Quale bellezza, quale armonia di colori, linee e superfici esiste in un muro o un pavimento piastrellato con sapienza e amore!? Quale mistero vive in un legno lavorato, levigato e intarsiato sino a farsi tavolo o sedia!? Quante cene, discussioni, incontri, amori e lacrime accoglierà fra le fessure del suo invecchiare? Vedere la bellezza, la grandezza e la profondità che esistono persino dietro alla nascita e alla vita di un tavolo non è mero esercizio poetico, ma dolce e appagante verità. Una verità che ci dovrebbe far comprendere quanta pace e bellezza manchiamo continuamente leggendo le nostre vite e l'esistenza intera entro valori infinitamente piccini e vuoti. Un insegnante che spiega la matematica a dei ragazzini per sbarcare il lunario è individuo povero e dannoso! Un insegnante che spiega la matematica perché ama i numeri e sente nella sua mente la danza e il gioco delle operazioni e delle formule che meravigliosamente disegnano equilibri di vita nelle forme geometriche del mondo e nelle regole delle nostre relazioni sociali ed economiche, è un poeta, un artista, un maestro impareggiabile che segnerà indelebilmente la vita di molte persone.

Come puoi perdere fiducia in te stesso e spegnerti dentro quando in te vi sono mondi e mondi da scoprire e da lasciar affiorare?  Nel qui ed ora è la via! Nel fare ogni cosa come un capolavoro e un fine in sé è l'alchimia che trasforma una vita grezza in un'esistenza inestimabile!

Non guardarti attraverso occhi che non ti appartengono, cerca piuttosto di scoprire quali orizzonti ama la tua anima, quell'anima che ora dorme ricoperta da molta polvere.

 

 

Tags: Aiuto psicologico, Equilibrio interiore

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Commenti   

# Renato 2011-03-28 23:57
Emigrare, fu come lanciarmi in mare con la sola coscienza che sapevo nuotare. Un reto alla vita, un'avventura piú grande di me, senza l'aiuto di nessuno in un paese sconosciuto, approfittando dell'opportunit á che mi offriva la mia insoddisfazio- ne, cambiando la sicurezza della mia terra per l'imprevisto, credendo in me e in qualcosa immensamente grande nella certezza di riuscirci nonostante le avversitá; senza mai lasciare di amare la vita con una voce dentro che diceva: non pentirti di ció che hai fatto con il cuore.

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