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Disagio interiore

Vittime della mente: sensi di colpa, futili discussioni e mille inganni

Anna ha scritto: Caro Pier, mi chiamo Anna. In una delle mie ricerche infinite sui problemi dell'anima e della mente sono incappata nel tuo blog. Mi ha ispirato fiducia così ho deciso di scriverti. Volevo chiederti: perché è così facile diventare vittima dei mille inganni, futili discussioni e sensi di colpa della mente? Perché è così difficile essere liberi? Te lo chiedo perché è come se avessi perso una parte di me, ho perso la capacità di gioire del sole, del mare e della natura in modo autentico. Sai, è così strano, i miei amici confidano a me molti dei loro segreti perché mi ritengono una persona che trasmette grande luce e serenità. Mi chiedo come sia possibile perché io dentro mi sento un mare in tempesta. Cerco di prendere questo momento come una buona occasione di crescita personale, solo che mi sembra così difficile. Vorrei dirti che il mio desiderio più grande ora è tornare ad essere felice ma d'altro canto nemmeno capisco la sofferenza che sto vivendo. Perché l'anima e le mente soffrono? Esistono, secondo te, spiegazioni universali?

 
Grazie di cuore,
Anna

Pier ha risposto: Cara Anna, tu chiedi: “Perché è così facile diventare vittima dei mille inganni, futili discussioni e sensi di colpa della mente? Perché è così difficile essere liberi?” Perché il nostro sistema educativo ci allena sin dal nostro primo giorno di vita a divenire dipendenti, degli individui confusi, ingannevoli e ingannabili, in perenne conflitto, costantemente tormentati dalla presenza di un vago quanto potente senso di colpa e inadeguatezza. La nostra società incoraggia alla competizione più estrema, alla mancanza di pudore e rispetto di sé e dell'altro al fine di poter apparire, di poter celebrare se stessi. Coltiviamo personalità egocentriche, narcisiste, astute e arriviste, ma allo stesso tempo insegniamo a parole ideali di altruismo, abnegazione e compassione. Le parole divengono così unicamente degli artifici di nascondimento e manipolazione per raggiungere i propri obbiettivi reconditi. La nostra società persegue fini che non può esplicitamente dichiarare perché sarebbero evidentemente malati e distruttivi, dunque li camuffa con parole, teorie e immagini ingannevoli. Le nostre scuole ormai impartiscono solamente informazioni tecniche, nozioni, nel migliore dei casi formano bravi esecutori. La scuola non è più un'entità educativa, non si assume più questo ruolo, non ha i fondi, non ha le competenze, ma soprattutto non le viene nemmeno più richiesto di esercitarlo. Educare significa aiutare l'individuo a divenire padrone della propria intelligenza e sensibilità, aiutarlo a essere libero, critico, consapevole, forte e sereno in se stesso e per questo capace di prendersi cura degli altri e della società in generale. Ma quando mai abbiamo sentito che fra gli obblighi del nostro sistema educativo esiste il compito di rendere le persone felici, più empatiche, libere?

Ti chiedi perché sia così difficile essere liberi. Credo sia così difficile perché per spezzare le nostre catene dobbiamo mettere in discussione molto di quel che ci hanno insegnato, che ora reputiamo vero e fondamentale, ma che nella realtà è puro veleno. E per noi mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato e trasmesso da coloro che amavamo e di cui ci fidavamo ciecamente è estremamente doloroso. Ci fa sentire profondamente smarriti, sena più un terreno sotto i piedi. Nonostante ciò, dobbiamo trovare il coraggio e la forza per mettere in discussione le nostre idee di felicità e benessere, i nostri credo, le nostre ideologie. Questo non significa opporsi ottusamente a tutto, ma vagliare con estrema attenzione ogni cosa che perseguiamo nella convinzione che sia buona e giusta. Significa vivere riflettendo, mossi dal desiderio di ricercare bellezza, verità e libertà.

Ti chiedi inoltre: “Perché l'anima e la mente soffrono? La mente, per come la intendo io, non soffre perché è un semplice meccanismo, non è nulla più di un computer che registra dati, informazioni ed esperienze e che ha innumerevoli capacità di azione, piani e piani di possibilità di esplicazione e manifestazione. Chi soffre siamo noi quando iniziamo a pensare di essere la nostra mente con tutte le sue memorie, i sui pensieri, le sue emozioni, i sui meccanismi reiteranti. Ma quanti di noi sanno di non essere la propria mente? Quasi nessuno, e la motivazione è sempre la stessa: siamo nati in una civiltà, in un tempo, che non conoscono più la dimensione dell'Essere. Viviamo in una cultura che crede l'individuo unicamente un'entità corporea, pensante ed emotiva. Il corpo e la mente, senza quella che potremmo definire la nostra Essenza, non possono nulla. Corpo e mente sono estensioni del nostro Essere, sono come le foglie di un albero, dove l'Essere è le radici. Il nostro più grande guaio è che ci siamo così coinvolti in tutto ciò che deriva unicamente dall'attività del nostro corpo e della nostra mente, che ora non siamo più consapevoli di quel qualcosa che ne è origine ed essenza. Paradossalmente non siamo più consapevoli di essere, non sappiamo più chi siamo veramente, totalmente. In conclusione, non è la mente che soffre né il copro, ma è la nostra “anima” quando vive dimentica di sé, confinata all'interno degli spazi di movimento delle sue estensioni: mente e corpo. Infine mi chiedi se esistono spiegazioni universali. Forse si o forse no, ma dal mio punto di vista non fa alcuna differenza, perché ogni spiegazione è inutile se non nasce da un'esperienza personale.

Se fai esperienza dell'amore puoi anche dare delle spiegazioni a chi non l'ha ancora vissuta, ma se non hai mai avuto un'esperienza d'amore non ti servirà a nulla alcuna spiegazione. La vera questione non sta nello spiegare o descrivere la realtà ultima dell'essere umano, ma nel come realizzarla, come viverla. Per questo sono sempre più importati le domande delle spiegazioni. Una domanda ti porta continuamente ad indagare, una spiegazione ti può portare a un’accettazione puramente mentale, priva di reale esperienza interiore. Se l'essere umano dà voce alla sua sconfinata possibilità di domandare, prima o poi arriverà ad una risposta, ma questa risposta non verrà sotto forma di spiegazione, ma come percezione diretta. La vita non può essere spiegata, deve essere sentita, vissuta, pienamente partecipata. Le spiegazioni servono solo a chi non vuole gettarsi nel fiume dell'esistenza, a chi ha paura di perdere il controllo che nasce dall’identificazione con le cose della mente e del mondo. Per quel che sento, l'unica possibilità che abbiamo per vivere pienamente e serenamente consiste nel perdere i nostri confini e le nostre difese. Se ci fai caso, in tutte queste mia parole, non ti ho dato una spiegazione di quel che è la nostra essenza, la felicità o come tu voglia chiamare ciò che rimane sempre indefinibile. Ti ho semplicemente invitato a provare a perdere qualcosa per lasciare che qualcosa di più vasto e profondo si manifesti.

Ci sto invitando a sperimentare un qualcosa che esiste al di là di noi stessi, delle nostre parole, delle nostre emozioni, dei nostri desideri, un qualcosa che si può unicamente vivere e sentire, ma mai spiegare e definire. Quando dico che oltre le “foglie” del nostro corpo e della nostra mente esiste una “radice” che potremmo chiamare Essere, non ho dato alcuna spiegazione dell'Essere, ho semplicemente evocato la possibilità di sperimentare qualcosa che vive fuori dai confini di ciò che conosciamo. Credo che il momento che stai attraversando possa essere estremamente rilevante. Per uscire dagli schemi del nostro solito pensare e sentire è inevitabile passare attraverso una fase di confusione e caoticità. Un passaggio esistenziale in cui non ci si deve lasciare prendere dal desiderio di riaggrapparsi a quel che prima avevamo e pensavamo di essere.

Se si esce da una prigione, per qualche tempo, non si saprà dove si sta andando e cosa ci potrà succedere, ma se veramente desideriamo cambiare e provare ad essere liberi qualunque paura del futuro sarà sempre minore dell'angoscia che percepiremo all'idea di ritornare indietro fra le mura del nostro passato.

 
Un caro saluto,
Pier

 

Tags: Aiuto psicologico

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Commenti   

# Fabio 2010-06-04 12:09
Bellissimo intervento,sono profondamente toccato!
# Maurizio Spagna 2010-06-09 16:20
IN DUE
…ogni volta, sorvegliamo la libertà mentale
e la rivediamo al sicuro tra le pareti di una strada,
indebolita da varie confessioni…

Succede
Che per la strada
Sbandiamo un po’
Con l’obliqua libertà
Una libertà
Che vuole prendersi
La parte di noi sbarazzina
La furia di noi e il ragazzino innocente.

E sono solo sul suolo
Come un uomo imbavagliato
Che lascia dei suoi occhi
Il contorno dell’età.

La libertà a volte
È così pesante
Che resistiamo in quella incoscienza
Amica libertà
E libertà di essere nemici.

Tutti riempiamo bagagli di noi
E impiliamo una sull’altra esperienze.

Testardaggini
Come la prima volta
Che gravitiamo liberi
Perché di tempo ce n’è
Per fermarsi al perdono
Asceso.

E poi
La gente fuggiasca e via
Così all’improvviso
Andata di segnaposto
A ricominciare i vent’anni
E poi
Succede
Che abbiamo saputo mendicare di noi
Uno schianto al cuore
Nel bivio più imbrigliato.

E sono solo un uomo
Rapito dalla libertà
E dall’interrogatorio…
Come se fossimo in due.


©
di Maurizio Spagna
Da “Il cuore degli Angeli”
www.ilrotoversi.com
info@ilrotoversi.com
L’ideatore creativo,
paroliere, scrittore e poeta al leggìo-

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