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Disagio interiore

Sulla paura di sbagliare e il sentirsi inadeguati

Alessia ha scritto: Ciao caro Pier, sono Alessia, intanto ti voglio ringraziare perché le tue parole sono sempre un balsamo per le mie ferite interiori e trovo moltissime indicazioni utili su come cercare di curarle. Ho capito che non bisogna fuggire la sofferenza, ma usarla per comprendere meglio noi stessi e apprezzare maggiormente la vita. D'altra parte l'estate non sarebbe altrettanto bella se non ci fosse l'inverno. Il mio umore è molto migliorato e vivo più serenamente anche i momenti di crisi. È un po’ come nello yoga, quando devi tenere delle posizioni difficili alla fine impari a rilassarti per soffrire meno. Ma veniamo a quel che volevo condividere. Mi capita sul lavoro di avere spesso paura di sbagliare e di non essere all'altezza. Vedo colleghi che sono evidentemente meno preparati di me, ma nonostante ciò vivono il lavoro con molta serenità. Quando poi mi trovo a fare le cose e ad affrontarle mi accorgo che in fondo non era così terribile come avevo pensato, ma poi zac!, ecco che il giorno dopo, o meglio durante la notte, ricompaiono pensieri preoccupanti. Mi chiedo se tutto ciò potrebbe forse essere collegato al fatto che la morte di mio padre e di mia nonna quando ero piccola sono state da me vissute in modo estremamente tragico perché tenuta all'oscuro dei fatti reali. Ho vissuto un clima di paura e incertezza poiché intuivo che qualcosa di grave era accaduto ma nessuno mi aiutava a capire cosa stesse succedendo realmente. È l'unica spiegazione che mi viene in mente per queste mie eccessive paure, tu cosa ne pensi? Grazie e un caro saluto!

Pier ha risposto: Ciao Alessia, bentornata! Per quanto riguarda la spiegazione che ti sei data ai tuoi problemi non ho alcun modo per sapere se sia corretta o meno, ma quel che so è che le spiegazioni non sono mai risolutive. Non è attraverso la ricostruzione dei nostri eventi passati e la loro connessione, più o meno corretta, che possiamo dissolvere le sofferenze che abitano il nostro presente. Perché il nostro presente è inquieto? Per risolvere questa domanda, se usiamo il pensiero, possiamo unicamente iniziare a scandagliare il nostro passato per cercare di cogliere eventi traumatici da poter ipotizzare come causa dei nostri attuali problemi. Ma anche se dovessimo cogliere alcuni episodi plausibili cosa ce ne faremo poi? Quando iniziamo a pensare di aver capito, il nostro presente si modifica? Solitamente no! Il presente può modificarsi unicamente grazie ad azioni che fondano la loro realtà e forza nel presente stesso.

Immaginiamo una vera e propria ferita presente sulla nostra mano, qui ed ora, che ci provoca un immenso dolore ogni volta che la muoviamo. Stranamente, immediatamente non ricordiamo la sua causa, ma dopo un po' di sforzi mentali, eccola, qualche ora prima pulendo i piatti ci siamo feriti rompendo un bicchiere nel lavello. Ora che sappiamo iniziamo a chiederci come sia potuto succedere, cosa ha determinato tale distrazione, iniziamo a chiederci come sia possibile evitare che questo dolore continui, ci chiediamo cosa possiamo fare per non sentirlo più, forse dobbiamo tornare sul lavello e rivedere la scena. Forse rivedendo il luogo del trauma il dolore della nostra ferita verrà superato. Ecco cosa succede di solito quando tentiamo di risolvere i nostri problemi. Cadiamo in un vortice di parole, di spiegazioni, di domande, di ipotesi e di tentativi astratti, speculativi senza fine e senza senso. Il guaio è che vogliamo unicamente eliminare il dolore della ferita, non vogliamo curarla veramente. Ma l'unica cosa che ci può salvare non è eliminare il dolore, ma fermare l'emorragia, magari dovendo dare anche dei punti di sutura, cosa che può ovviamente implicare altro dolore. Cosa intendo? Più ci focalizziamo sulla nostra percezione di disagio più non riusciamo a vedere ciò che effettivamente genera il disagio. Il nostro malessere è unicamente un sano segnale di allarme che il nostro organismo ci sta inviando. Il nostro malessere ci sta dicendo: “ti prego presta massima attenzione perché qualcosa è fuori posto”.

Dobbiamo imparare a guardare cosa ci vuole comunicare il nostro dolore smettendo d'interpretarlo come un problema da eliminare. Se troviamo il modo di eliminare il dolore senza aver visto il messaggio che si nasconde in lui, finiremo per morire dissanguati, magari senza sentire alcun male, ma quando si è morti si è solo morti. Cosa possiamo fare allora per curare la nostra ferita alla mano? Il dolore ci avvisa che qualcosa non va, guardiamo nel presente, nel qui ed ora, cos'è e dov'è questo qualcosa che non va, poi prendiamo ago e filo e cuciamo la ferita. Il dolore rimarrà ancora per un po', ma il vero guaio è stato risolto.

Solo l'azione immediata e diretta sul fatto è risolutiva. Trasportando questa metafora nella nostra dimensione interiore, i fatti che osservi e senti sono: percezione d'inadeguatezza, pura di non essere all'altezza e di sbagliare. Questi sono i sintomi, questo è il dolore della ferita alla mano, ma la ferita qual è, dov'è? Posso avere paura di qualcosa che non conosco? Se cade un coppo da un tetto e mi sfiora poi frantumandosi in mille pezzi quando impatta con il suolo, ho paura prima che il coppo cada o la paura nasce quando tutto è accaduto e io inizio a immaginare cosa poteva accadermi? Ovviamente la paura nasce solo dopo, quando il mio pensiero può proiettare qualcosa, mai prima, mai quando il mio pensiero è assente, privo della possibilità di proiezione. Le cose possono essere fatte bene o male, se vengono bene non c'è problema, se vengono male dall'errore impariamo a migliorarci. Senza errori non c'è crescita, non c'è evoluzione. Perché quando il nostro pensiero ipotizza la non riuscita di qualcosa in noi affiora la paura. Di cosa abbiamo paura? Di sbagliare? Ma perché abbiamo paura di sbagliare? Se ci osserviamo con estrema attenzione nell'esatto istante in cui tutto questo processo di proiezioni mentali ed emotive viene in essere riusciamo a scoprire sempre più cose, riusciamo a conoscerci sempre più. Ma per fare ciò non dobbiamo avere paura di guardare le nostre paure, non dobbiamo desiderare di evitare il dolore, di metterci in situazioni che ci creano disagio. Con questo non dico nemmeno che dobbiamo desiderare il dolore, ma dovremmo semplicemente provare a rimanere in disparte, leggermente distanziati dall'accadere dei fatti. In fin dei conti per poter osservare qualcosa è sempre necessaria una certa distanza.

Ciò che ci può liberare è la nostra diretta osservazione di quel che accade dentro di noi. Se ti osserverai con attenzione probabilmente inizierai a vedere che dietro la paura che crea l'idea di sbagliare hai un pensiero di te come di una persona che non si può mai permettere alcun errore, che deve sempre essere adeguata, che deve essere all'altezza. Ecco allora che non hai paura di sbagliare, ma hai paura di non rispecchiarti più in quell'immagine di te che ti sei costruita o che ti hanno aiutato a costruire e che ora subisci proprio perché non vedi, non distanzi da te. Devi poterti rispecchiare nelle relazioni e nelle tue azioni sempre attraverso quell'immagine che vive dentro di te e questo ti procura una forte tensione. Il timore di sconfessare quell’immagine fa affiorare in te la paura di essere rifiutata, giudicata e respinta. Forse le cose stanno così o forse stanno in maniera diversa, l'unica cosa che conta è il tuo entrare sempre più in profondità nel reale accadere delle cose qui ed ora. Lì incontrerai faccia a faccia quel che si nasconde e accade in te. Più ti conosci e più inizierai a vedere direttamente i pensieri che danno origine al vortice delle tue ansie, spezzando le motivazioni da cui trae energia.

Noi in realtà non abbiamo mai paura del giudizio delle persone, ma abbiamo paura del valore del giudizio ipotetico che proiettiamo sulle persone. Datti la possibilità di essere quella che sei, né capace né incapace, né adeguata né inadeguata, semplicemente una persona che in ogni istante vive pienamente e liberamente tutto quel che accade, con le sue capacità, senza voler essere di più o di meno, senza alcune idea di come dovrebbe essere o non essere.

Un abbraccio,

Pier

 

Tags: Aiuto psicologico

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Commenti   

+7 # Stefano 2010-12-04 15:28
Dadrim le tue parole hanno aperto una piccola breccia in me. Ho gli stessi problemi di Alessia
Grazie
# Tania 2013-09-13 10:13
Mi sono identificata molto in questo post e le tue parole Dadrim sono riuscite a dare voce ad una parte di me..grazie
# Dadrim 2013-09-13 15:20
Ciao Tania, benvenuta in questo spazio di ricerca e condivisione!

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