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Amore e relazioni

Amare è l'unica cosa indispensabile

Coppia A BelgradoAlessia ha scritto: Perché sento continuamente di non essere indispensabile per gli altri, per persone a cui ho dato tanto, in gesti, attenzioni, parole e consigli?

Pier ha risposto: Gentile Alessia, stai molto attenta al desiderio di essere indispensabile, meditalo con attenzione. Dal mio punto di vista è l’anticamera della disperazione. Essere indispensabili presuppone che l’altro non sia autonomo, che abbia un fondamentale bisogno di qualcosa che non trova in sé. Puoi reggere consapevolmente il peso di un tale fatto? Se fossi pienamente consapevole di ciò che questo desidero implica veramente lo fuggiresti a gambe levate. Ma così non pare, pertanto, prima di fare come fanno i più, rifletti, osserva e brucia l’illusione. Cosa fanno i più? Semplice, quando il peso da sostenere non paga quanto il piacere desiderato, la persona viene “gettata dall’auto in corsa alla prima curva”.

Essere indispensabili? Pensiamoci! Il panettiere mi è indispensabile, ma, per fortuna, di panettieri ce ne sono molti, e se proprio dovessero sparire tutti domani posso sempre mangiare qualcos’altro. Il cibo, l’acqua, l’aria, almeno sino a quando questo corpo rimarrà in vita, mi sono indispensabili, ma v’è altro che un essere umano dovrebbe ritenere indispensabile?

Nulla di tutto quel che viene dal mondo esterno! Cosa intendo? Il mondo esterno è impermanente, pertanto, se vi immagino qualcosa di indispensabile per la mia esistenza sono condannato all’infelicità. Devo allora rifiutare il mondo esterno, le relazione, l’amore, il sesso, il lavoro, la bellezza della natura e di tutte le sue creature? Assolutamente no! Dobbiamo solo trasformare l’idea di bisogno in una capacità di partecipazione. Noi veniamo al mondo per partecipare alla vita, non per fissarci e aggrapparci ad alcuni frammenti dell’esistenza. Il movimento dell’esistenza è eterno, quanto le sue parti sono transitorie. Se mi abbandono al movimento totale della vita trovo pace e libertà, se mi ossessione su di una parte scivolo nel dolore. Esseri umani da amare e curare ne troverò sino alla fine dei miei giorni, ma questo uomo da amare se dovesse divenire indispensabile, ecco, mi sono creato una prigione mentale. Di luoghi in cui vivere ne troverò sino alla fine della mia vita, ma questa casa forse un giorno lo stato mi costringerà ad abbandonarla con un esproprio, forse non riuscirò più a pagarne l’affitto. Ecco alloro che nuovamente, se trasformo questa casa nella mia indispensabile dimora, ritorno a creare una prigione mentale. Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma la sostanza è per ogni cosa la stessa: nulla è realmente indispensabile, ogni cosa è potenzialmente condivisibile.

Detto ciò, se non v’è nulla nel mondo esterno che possa essere ritenuto indispensabile, esiste qualcosa nel mondo interiore dell’essere umano di indispensabile? Tutti desiderano essere amati, vero? Questo significa che tutti vorrebbero che gli altri fossero capaci di amare. Ma gli altri non fanno sempre parte di quel mondo esterno che è perennemente esposto a mutamenti e morte? Non è evidente che l’unica cosa che posso portare con me, su cui posso realmente contare in ogni singolo istante della mia vita deve essere qualcosa che fa intrinsecamente parte della mia natura più profonda, un qualcosa che nulla e nessuno possono sottrarmi? Esiste questa cosa? Esiste una mia essenza capace di rispondere ad ogni mio bisogno ad ogni mia percezione di vuoto, mancanza e precarietà?

Gentile Alessia, la quasi totalità degli esseri umani vive nelle tue condizioni, desiderando di essere indispensabile, di essere al centro dell’attenzione altrui, pertanto non stupirti del fatto che le persone non ti prestino molta attenzione, e che se te la prestano è solo per breve tempo e per bisogno ben precisi. La tua frustrazione è quella di tutti.

Sino a quando ragioneremo entro il bisogno di essere importanti per gli altri è normale rientrare nelle logiche di utilizzo reciproco. Logiche che ci lasciano sempre preda di continui su e giù dati da picchi di entusiasmo quando veniamo lusingati o desiderati e abissi di sconforto quando ci ritroviamo d’un tratto messi da parte o disillusi.

Fuori dalla prigione del desiderio d’essere indispensabili esiste lo spazio sconfinato dell’amore, ma per poter amare è prima necessario svuotare il cuore da tutte le idee e le emozioni egocentriche che lo soffocano. Ai più questo processo sembra folle, sconveniente, se non distruttivo. Molte persone non comprendono che la causa della loro infelicità sta proprio nel loro desiderio di pretendere la felicità da cose, persone e condizioni del mondo esterno, pensate e volute a precise condizioni. Come è possibile non comprendere che solo abbandonando la nostra “presa bisognosa” possiamo aprire le porte ad una reale pace interiore e capacità di ascoltare, curare e amare l’altro?

Quanto è liberatorio comprendere che nell’amare risiedono vera libertà e serenità e non nell’essere amati! Amare è qualcosa che affiora dalle viscere del mio stesso essere; desiderare d’essere amato è un fondamentale bisogno dell’infanzia quanto un infantilismo della maturità. Esserci vicini senza alcuna pretesa, donare senza pensieri di ritorno, ascoltare e curare le persone liberi dal bisogno di essere riconosciuti o ricambiati: questa è somma libertà. Questa è l’unica cura all’angoscia che corrode le nostre menti e i nostri cuori.

Dimentichi di noi stessi scordiamo anche le nostre paure, divenendo così capaci di vedere nella vita un unico corpo. Parti trasformando il tuo desiderio d’essere indispensabile in un desiderio d’essere sempre disponibile ad ascoltare e condividere. Finirai con lo scoprirti tanto più colma di pace quanto più sarai vuota di te. Questa è la strada che ognuno di noi deve compiere: dal bisogno di essere riconosciuti e amati alla libertà di donare e amare.

 
Un caro saluto,
Pier
 
 

Tags: Ricerca della felicità, Equilibrio interiore

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Commenti   

# lessy88 2013-04-27 18:53
Grazie mille Dadrim per il tuo pensiero lineare...non fa una piega, tutto sta nel farlo tuo fino in fondo...ed è qui il lavoro più arduo.
Probabilmente è un grande pensiero egocentrico il mio, quello di pretendere di essere indispensabile...
certo la parola indispensabile suona comunque storta...un po egoista e " da prima Donna" in effetti.
Presa da un forte sconforto ho voluto liberarmi di un pensiero immediato, ma ora che mi ci fai riflettere hai ragione sul concetto di indispensabilit à...mette paura quasi...
Quello che comunque cerco è di essere apprezzata, (forse sembra meno pesante) più cercata, mancata alle persone che "mancano a me" quelle persone percui sento di essermi data nel modo più libero e buono possibile, senza pretendere nulla in cambio, semplicemente per l'amore che avevo per loro.
Quelle stesse che si scordano quello che faccio, si scordano i miei dolori, le mie preoccupazioni o semplicemente, tanto conto poco, si scordano persino di avvertirmi di una buca in un appuntamento... per rendere istantanea l'idea.
Stesse persone inoltre, che vedo morire dietro ad altre...che a mio parere meritano così poco e che così poco hanno fatto per lei. ( di affetto, di fatti, di amicizia).
Scusami se sembro una bambina capricciosa con questa frase...ma vorrei semplicemente essere riconosciuta...
Hai ben risposto a tutto questo lo so, e so che rileggerò di continuo queste parole per avvicinare questa idea così giusta al mio modo di vivere.

Grazie di cuore.
Alessia
+1 # Renato 2013-04-28 17:03
Riflessione per un radicale cambio di pensiero e azione, estratto dalle risposte di Dadrim: -Reabilitazione della donna Biblicamente demonizzata,sin e qua non.Mente razionale e equilibrata, Madre dell'Umanita.L' uomo combatte, abusa dei suoi simili e mille altre nefandezze proprio perche' e' inconsapevole della sua innata natura spirituale e pertanto rincorre potere,piacere e fama fra le vie del mondo,convinto di divenire qualcuno o di lasciare un'eredita'...S e...riusciamo a immaginare un'umanita che sviluppa scienza,arte e istruzione senza alcun senso di divenire personalmente qualcosa o qualcuno...Se.. .riusciamo a immaginare
la bellezza di una societa' dove l'essere umano e' pienamente consapevole di se' e la ragione di vita, da essere pertanto appagato e libero da spirito arrivista o altre miserie...Se... l'UMANITA' vivesse cosi in venti anni non vi sarebbe piu' miseria,fame,vi olenza e inquinamento... SAREMMO UN MONDO PIENAMENTE VIVIBILE!
# pamitrano 2013-05-01 18:53
Quindi...la gioia senza oggetto....
# lessy88 2013-05-02 13:51
che vuol dire?
# Fabio23 2013-05-02 13:45
Anch'io ho capito non molto tempo fa che ciò che ho sempre cercato era il riconoscimento, ma poi ho anche capito che l'unico che mi impediva di essere riconosciuto ero io stesso.. Spesso, se non sempre, sono i meccanismi inconsci di difesa che ci creiamo (nel mio caso la timidezza, la paura di espormi, di essere al centro dell'attenzione ) che ci impediscono di vedere le cose come realmente stanno e ci spingono a dare agli altri la colpa dei nostri dolori, di ciò che ci manca.. Non so come sia andata la tua storia di vita Alessia, ma nel mio caso ero io che mi tranciavo le gambe da solo, ero io che davo la facoltà agli altri (alla mia famiglia in primis) di non darmi voce in capitolo, di non ascoltare le mie ideee e la mia opinione come avrei voluto.. così me ne sono stato zitto, in un angolo per tanto tempo a covare in silenzio tutto ciò che sentivo, che volevo dire, che non mi piaceva o che avrei cambiato, e la società chiama questo modo di essere "timidezza".. in realtà non era altro che l'ennesima forma di maschera che inconsciamente ho assunto per paura di essere me stesso, di uscire allo scoperto, di dire la mia a gran voce, per paura di essere rifiutato, deriso, non ascoltato o zittitto forse, perchè da piccolo mi hanno abituato a credere che l'opinione dei bambini vale meno di zero tra gli adulti, se non per ridere o giocare.. così forse sono rimasto bambino per tanto tempo, zitto, a lasciar fare e decidere tutto ai "grandi" attorno a me.. Ora però, grazie ad un percorso di consapevolezza e di conoscenza di me stesso, piano piano sono uscito allo scoperto, la mia voce ha iniziato a venir fuori, a volte più in pace, a volte con un pizzico di rabbia, ma sta venendo fuori, sto venendo fuori, e tutto sta cambiando attorno a me, la mia famiglia e le persone che mi stanno attorno iniziano a riconoscermi, ad ascoltarmi, a seguirmi, e sto portando la vita dove voglio IO.. e così mi rendo sempre più conto che era solo il mio star zitto, il mio star fermo, il mio star bloccato nel mio guscio che mi impedivano di essere riconosciuto e ascoltato.. certo, la mia famiglia poteva ascoltarmi di più e essere più sensibile a certi miei bisogni quando ero più piccolo, ma poi per il resto mi sono creato tutto da solo nella testa, mi sono autosabotato perchè ho continuato inconsciamente a credere a quelle cavolate..
Quando smettiamo di voler essere riconosciuti veniamo riconosciuti..
Non so se la mia storia e le mie parole abbiano qualcosa a che fare con la tua Alessia, se qualcosa ti risuona, ma ho sentito di dover condividere la mia esperienza dopo che hai parlato di riconoscimento, un tasto che è stato "dolente" per me ..
Un grande abbraccio a tutti..
# lessy88 2013-05-02 14:14
Ciao Fabio23,
ti ringrazio per la tua risposta...
è sempre appagante sapere che non sei la sola a porsi domande così difficili da dire ai tanti lì fuori...
Io mi sento profondamente sola in questo...
Nonostante lo stesso desiderio di riconoscimento, la tua storia Fabio, è nettamente diversa.
Per carattere ho sempre avuto un forte bisogno di dire, molte molte volte anche troppo, ho fatto sentire talmente tanto di me, che ormai non sono più un tabù per chi mi conosce...Sono quasi scontata ed è orribile.
Il più delle volte non mi si prende sul serio, " Alessia ha il suo periodo critico, di lamenti e monologhi"... e il risultato è che ormai non mi si sente affatto.
Tu al contrario, hai vissuto le tue parole dentro di te per tanto tempo, purtroppo ti hanno forse anche lacerato a volte, ma posso dirti a mio umile parere, che forse è meglio così...Ti sei accorto di dire la tua con il tempo, ma in punta di piedi, e tempo al tempo hai conquistato il riconoscimento di cui parliamo.
Più che altro penso che come hai detto tu, grazie ad un percorso di consapevolezza, hai capito chi sei, hai imparato ad amarti, e di conseguenza se ti ami tu, ti amano anche gli altri.
Quello che succede a me con gli altri è a dir poco assurdo...
Ho dato tanto credimi, dato fino a togliermi l'anima, ho sofferto per gli altri, ho messo le loro vite prima della mia, e mi sono vista le stesse persone voltarmi le spalle, non accettarmi, evitarmi...
Sono piuttosto scomoda come personalità, dico quello che penso liberamente, e non piace affatto sentire la verità.
Ma nessuno in questo mondo ha saputo vedere al di la...a guardarmi dentro, a ragionare sulla possibilità che forse nel mio dire tanto avevo ragione su molto.
Le stesse persone che ho amato tanto, percui mi sono sempre levata un pezzetto di me, sono persone che preferiscono altre/i a me, a cui non sono mai mancata, persone che non soffrono per i miei fallimenti e dolori, persone che NON MI RICONOSCONO DA SEMPRE.
Non hanno saputo neanche riconoscere il bene che gli ho dato...
Mi sobbarco di domande sul perchè è così...forse io credo di dare ma per loro non dò? o forse ho dato talmente tanto che ormai è impercettibile?
o forse mi sono circondata tutta la vita da persone che non valgono tanta pena?
Dadrim mi scrive che devo trovare la mia indispensabilit à dentro di me...perchè il mondo è mutevole.
Ci sto lavorando, ma non ti nascondo che fa male, fa molto male sentirsi così soli...

Un abbraccio e grazie ancora per la tua risposta
+1 # Fabio23 2013-05-03 16:28
La mia storia, al di là del fatto che sia diversa dalla tua, serviva comunque a spiegare che alla fin fine ero soltanto io che impedivo lo stesso riconoscimento che andavo cercando, e credo che lo stesso valga per te, in una forma o in un'altra.. Stai cercando di ottenere qualcosa in modo sbagliato, altrimenti l'avresti ottenuta da un pezzo, non credi? Io pretendevo riconoscimento standomene zitto in un angolo, tu lo pretendi facendo quello che stai facendo e dando tutto quello che dai..
Il vero Dare viene dal cuore e porta solo felicità, non cerca riconoscimenti o qualcosa in cambio.. Mi pare di intuire invece che in questo tuo dare agli altri tu abbia tolto molto a te stessa, tu abbia sofferto, ti sia sacrificata, e pretendi qualcosa in cambio.. Non sento gioia nel tuo dare, sento una richiesta d'aiuto, una richiesta che qualcuno ti Veda e ti riconosca per tutto quello che fai e che ti togli per loro.. ma sappi che le persone non ti riconosceranno mai per quello che dai, ma ti riconosceranno solo per quello che Sei (il vero Dare viene poi di conseguenza da ciò che Sei).. Scopri Chi Sei, pensa a Te stessa una buona volta, concentrati su te stessa, smettila di pensare agli altri, a quello che pensano, a quello che fanno, a quello che dovrebbero capire di te, a quello che dovrebbero vedere al di là.. Stai aspettando che gli altri ti soccorrano ma solo tu puoi farlo, solo tu puoi rimboccarti le maniche e capire chi sei e cosa c'è che non va in tutto quello che hai fatto inconsapevolmen te fino ad adesso, che ti ha causato tanto dolore.. La mia storia serviva solo per dire che siamo sempre e solo noi stessi le uniche fonti del nostro Dolore..
Chiedo scusa se mi sono lasciato andare correndo magari il rischio di dare commenti affrettati alle tue parole ma ho scritto quello che ho sentito, correggi tu se ho sbagliato..
Un caro saluto..
# lessy88 2013-05-04 18:07
No, Fabio,
assolutamente...anzi ti ringrazio vivamente per il tuo sincero parere...
Ogni esperienza, ogni consiglio è solo fonte di riflessione e crescita.
A presto!
# Fede 2013-05-14 13:03
Ti capisco tanto Ale (se posso, ti chiamerò così).
Ho scritto qui anche io qualche tempo fa, dopo aver letto di ogni cosa per rafforzare la mia autostima (persa a causa di terzi), comprato libri sulla ricerca di se stessi e via così.
Come te, mi definisco un temperamento scomodo ma altruista al 1000%.
Sono finita per dipendere dall'accettazio ne altrui e il risultato è che, una volta negatomi, mi sono letteralmente persa. Quello che credevo "giusto" fino ad ora non mi è sembrato più tale. La meschinità nei rapporti a cui ho dato tanto e sacrificato molto mi ha profondamente segnato, facendomi sentire inadeguata, usata e abbandonata.
Non ti dico che sto bene e ce l'ho fatta ma sto sicuramente meglio.
Ho capito che dipendere dal contentino che ti possono dare gli altri non va bene. Sono io stessa che devo abbracciarmi continuamente e darmi la stima necessaria ad andare avanti.
Ho capito che devo trovare il mio status comportamentale e portarlo avanti per conto mio.
I miei comportamenti e le mie parole mi devono rendere orgogliosa di me, gli altri ti giudicheranno sempre e ti useranno quando ne avranno bisogno. E ti getteranno quando avranno trovato di meglio.
Funziona così, ma ci facciamo caso perché dipendiamo, cio nonostante, da questo. Se invece sapessimo bastarci, sono convinta che a questa negatività non ci faremmo neppure caso.
Mi è capitato di tutto negli ultimi 2 anni.
Mi sono dipinta in faccia tanti di quei sorrisi che mai mi sarei data per capace. Eppure ci ho provato. Ho fatto questo per reagire. E lavoro ogni singolo giorno su quella che voglio essere, mi sto concentrando talmente tanto al raggiungimento dei MIEI obiettivi che il tempo per tanti pensieri oramai non lo ho neanche più.
Bisogna tenersi impegnati. Bisogna lavorare.
Adesso sei ancora con il pensiero fisso del: ok, capisco tutto però vorrei che le cose mi venissero riconosciute.
Anche io vorrei che le persone che fanno parte di me siano come io le vorrei (riconoscenti, devote, amiche, complici, ecc) ma così non sono quindi? che senso ha soffrire? nel mio caso significa che le mie esigenze sono cambiate quindi le persone che ho attorno non mi portano quello che vorrei. Allora sai che faccio? Ne cerco altre. Una persona perfetta non ci sarà mai ma potrò condividere tante cose che mi piacciono con le persone con cui mi piace farle.
Mi sembri molto simile a me Ale.
Se hai bisogno, scrivimi pure.

Ps. Non so quanti anni tu abbia. Io ho ricondotto il mio periodo nero alla mia fase decisiva. 26 anni, priorità che cambiano. Ci evolviamo tutti, capiscilo Ale. Le persone che andavano bene 2 anni fa potrebbero non essere giuste adesso.
Pensaci...

Con affetto,
Fede
# lessy88 2013-05-15 14:09
Ciao Fede,
Si, da come scrivi, mi sembra di sentir " parlare me"...e questo mi fa rende meno sola.
Per il momento quando posso leggo tanto i libri che trovo in questo blog, le vostre lettere, e piano piano lavoro su me stessa...cerco di vedere il meglio che gli altri riescono a concedermi, a prenderne anche pezzettini per arricchirmi di esperienza e qualità che sono certa ci siano in tutti noi.
Sto cercando soprattutto di Amarmi, perchè soltanto se so vedere quanto ho, posso farcela anche senza la gratitudine del mondo. Io so di esistere, so che nel mio piccolo farò qualcosa di buono e se gli altri non lo vedranno mai, se non mi hanno mai capito e apprezzato, so di poterlo fare io un giorno per Tutti.
E' difficile, e tu lo sai forse più di me.
Chissà mai se riuscirò a trasformare queste belle parole in fatti.
Vorrei guardare le persone che adesso mi odiano con gli occhi di chi a priori li ama, ma per farlo ora mi sto sforzando davvero, perchè ho tanta rabbia e rancore verso di loro, verso tutto quello in cui ho creduto.
il grande passo lo farò solo quando inconsapevolmen te, neanche mi ricorderò più il male che mi è stato fatto, e li amerò senza impormelo. Sorriderò sinceramente e mai facendo sorrisi finti.
Poi magari , tra me e me, analizzerei e soltanto dopo dirò " Cavolo ce l ho fatta!"
Sarò veramente piena di me stessa allora...
Cosi colma di consapevolezza e principi sani da non negarli a nessuno, e senza volerli mai in cambio.
Spero che anche Tu dopo il lavoro che fai ogni giorno come me, possa raggiungerlo!

A te Vicina...
Ale!

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