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Amore e relazioni

Confessare un tradimento?

Sara ha scritto: Sono stata meschina, vendicativa, manipolatrice di parole e sentimenti. Non sono cresciuta nel calore e nell’affetto dell'accettazione, ma nella sensazione del gelido rifiuto, dell'abbandono, in collegio sino all’adolescenza, mandata poi da una zia arpia lontano da casa, ecc..

Ho conosciuto mio marito prestissimo, lui è più grande di me di molti anni, e su di lui avevo posto delle aspettative affettive, avevo creduto di potermi rifare di un po' di mancanza d'Amore. Ma non è stato così, peggio dei miei! Ero bella, Pier, un fiore, ma lui non mi badava di striscio, io lo adoravo, ma lui non conosceva romanticherie, gentilezze, si avvicinava a me, di tanto in tanto, solo per “farlo”, in due minuti, tutto finito. Io ci rimanevo male, mi chiedevo se fosse tutto l'amore di cui sentivo parlare, il sesso come apice ed estensione del sentimento. Mi sentivo sempre frustrata, incompleta, inappagata, persino respingeva le mie avance, ed io, ingenua e immatura, mi sentivo ridicola, sottovalutata. Cominciai a detestarlo e alla fine l'ho tradito, e poi ancora. Ogni volta con sadica determinazione, “questo è per avermi trascurata, questo è perché non sai fare l'amore, questo è per lo schiaffo che mi hai dato”. Ma nonostante ciò, non ho mai ottenuto grandi gioie dal sesso, non sono mai riuscita a lasciarmi andare, a provare la vera gioia dell'amplesso. Ormai è andata, tanto tempo è passato eppure stiamo ancora insieme. Ora che le agitazioni giovanili si sono placate e ho preso visione di tante cose, so di volergli bene, lo voglio accanto a me, a camminare sereni sul viale del tramonto, che sarà struggente e delicato come i colori delle foglie di questo benedetto autunno. Ho preso atto, accolto, accettato, che lui, come i miei, mi hanno amata come sapevano, come potevano, nel loro modo, in quale altro mi ero illusa? Mi resta solo tanta amarezza al pensiero che tanta vita mi è scivolata via, trascorsa così, nella meschinità, nella vana e inutile vendetta, nel non aver, da parte mia, amato a mia volta. Ora mi chiedo, come sapere se e quanto questo passato l'ho ancora dentro, quanto mi può influenzare, condizionare, o come farci pace, lasciarlo andare? Può essere un buon segno il fatto che oggi non lo detesti più, che ho perdonato lui, i miei, e mi sono perdonata. Mi chiedo però se sia giusto che porti dentro di me questi segreti? E che fare? Tacere e riprendere nuova vita o parlarne?

Grazie, Pier, di accogliere sempre paziente le mie confessioni.

Ti abbraccio,
Sara

Pier ha risposto: Cara Sara, grazie per questa tua lettera, sentita e profonda! Che posso dirti? Quanta strada hai fatto! Ed ora eccoti qua mentre guardi il tuo passato come se non fosse più un segreto pesante che logora il tuo cuore ma dell’argilla informe stretta fra le tue mani che guardi indecisa pensando a che forma darle. Così deve essere! Il passato è un nostro servitore, e mai dovrebbe divenire il nostro padrone. Che fare ti chiedi? Tacere o parlare? Dal mio punto di vista comunicare la verità su nostre azioni compiute in passato trova senso unicamente entro una verità più grande, la verità dell’amore.

Condivideresti queste cose con tuo marito, che se non erro oggi dovrebbe avere più di settant'anni, perché senti che ciò potrebbe far crescere il vostro amore o perché ti vuoi liberare da un peso che ti infastidisce? Se è la prima ipotesi fallo, se è la seconda pensaci. I segreti pesano a chiunque, tenerli nel proprio cuore richiede spazio, e ancor più spazio ed energia richiede la loro trasformazione. Quante persone scaraventano addosso all’altro le loro angosce chiamandole verità e onestà! Questo per me è un inganno! Per quel che sento ti stai semplicemente chiedendo dove mettere questo passato, come renderlo concime per i campi del futuro, anche se a me pare che quel passato tu lo abbia già sparso a sufficienza e che qualche fiore stia già spuntando. Perché andare ad arare nuovamente luoghi già lavorati. Attendi, ascolta, guarda quest’uomo che con tutti i suoi limiti ti è stato accanto per un’intera vita e che per le sue possibilità ha saputo accoglierti nei tuoi limiti. Osserva lucida e imparziale il dolore che ti ha spinto a cercare amore in altri luoghi permettendoti di comprendere poi una rabbia e un vuoto che in fin dei conti ti hanno saputo riportare a te stessa. Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Cos’è il rimorso se non un azione non compresa? Cos’è il rimpianto, se non un tempo sprecato? Questa è la nostra vita, così cresciamo, fra mille rimorsi e altrettanti rimpianti, nella speranza di poter arrivare poi un giorno a dire: tutto mi è servito, in tanto dolore non v’era niente di sbagliato! L’unica verità che vale la pena di condividere in ogni luogo e con ogni persona è l’amore, la compassione, la felicità. Tutto il resto ne è subordinato. Parla a tuo marito solo di ciò che nasce dall’amore, che permette all’amore di crescere. Se per fare questo il passato deve essere riesumato, come se fosse un sepolto vivo che ancora grida, fallo. Diversamente, se alle volte vieni presa da raptus di necrofilia, copri le fosse, getta dei semi sul terreno e torna dopo qualche giorno: vedrai che i fiori ti ispireranno nuove cose buone!

Con affetto,
Pier

Tags: Problemi di coppia

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Commenti   

# Renato 2011-11-18 16:17
..sarebbe il caso di dire: nel dubbio astieniti.
Quello che noto qui; a una domanda angosciosa Dadrim come sempre , una saggia risposta.
# adelaide 2011-11-18 17:29
Ciao,il bello e costruttivo delle lettere che ti arrivano,e' che vanno a coprire e spaziare in tematiche che piu' o meno sono un vissuto collettivo,sepp ur ognuno ha le sue particolarita'. Su quella di oggi,quanti di noi possono dire di quest'acqua non ne ho bevuto nemmeno una goccia?Parlo per me e dico che io ne ho bevuta parecchia,ma stranamente non ho fatto indigestione,qu el passato riesco a guardarlo con compassione,dis tacco,certo avrei preferito ricordi piu' belli,ma tutto e' bene,se mi hanno portata,oggi,ad un bisogno di consapevolezza, di nuove e piu' ampie esigenze interiori.Anch' io,come Sara vorrei "pulirmi",ma solo per rispetto di chi mi guarda e mi crede diversa,che non sospetta..ma so anche che parlare significherebbe la catastrofe,la fine del rapporto,di un rapporto gia' tanto sofferto,e ricostruito con immensa fatica,una stangata tremenda ad un uomo che non si e' mai reso conto di quanto mi abbia ferito,credendo si nel giusto,secondo il suo metro di consapevolezza. Potrei affrontare la situazione,ma lui sicuramente no,e' voluto rimanere indietro,ancora to alle sue tanto adorate tradizioni mentali,deciso e sicuro che la sua visione della Vita sia la piu' giusta,ma so anche che dietro certe corazze si cela la fragilita',la debolezza dell'eta',non me la sento di dargli un cosi grande dolore,anche se in altri tempi mi sarebbe piaciuto dirglielo per farlo soffrire,vendic armi..oggi non hanno piu' senso,motivo,qu esti sentimenti d ripicca,L'unica cosa che desidero e' stare bene con me stessa,non lasciarmi dietro conti in sospeso,zavorre ,ma al contempo non vorrei sentirmi una vigliacca..
Ora devo andare al lavoro
mi farebbero piacere tanti commenti cosi da potermi confrontare ed ampliare un tema cosi importante
Grazie,Dadrim
# Viola 2011-11-20 08:21
La mia opinione su questo argomento è che, indagando a fondo sul desiderio di raccontare al partner episodi di questo genere della propria vita, tanto intimi quanto passati, si scopre non un desiderio di fare chiarezza nel rapporto, ma soltanto un malcelato desiderio di ferire ancora, di pareggiare dei vecchi debiti presunti.
La nostra memoria modifica nel tempo le esperienze vissute e le motivazioni, inutile quindi come scrive Dadrim "riesumare delle salme"; secondo me fa parte della cultura cattolica che domina ancora sulle coscienze di tutti il bisogno di "confessare": confessare a chi?
Secondo me ciascuno ha diritto ai propri spazi interiori "esclusivi", dove crescono piante che nessun altro ha ancora visto, in attesa di valutarne i frutti, ed altre "abortite" di cui nessun altro conosce l'esistenza che sono state sradicate e seppellite.
Mi angoscia l'idea di tentare l'impossibile, cioè di condividere con qualcun altro anche il proprio vissuto più intimo, come se il partner dovesse essere giudice e padrone della nostra intera esistenza.
Mi suona più come un'azione un po' vigliacca: "te lo dico adesso perchè non puoi più farci niente!".
Il desiderio di andare con un'altra preferirei che mio marito me lo comunicasse prima dell'azione, quando potrei tentare di fargli cambiare idea, o altrimenti mai più. Per lui sarebbe ancora peggio, l'uomo ha il senso del possesso anche fisico.
Dobbiamo convivere con i ricordi del passato e assolverci da soli dalle nostre colpe, reali o presunte. Sentiamo la necessità di espiare? Facciamolo con un sorriso in più, un commento malevolo in meno.
+1 # gianna 2011-11-20 14:36
Accettare un tale amore che non si e' mai reso conto di cio' che ha fatto per me e' solo una rassegnazione.
Il tradimento compiuto in questo caso non era desiderio di vendetta, ma desiderio di verifica, anche se non ha portato nulla di nuovo, di buono, di diverso.
Non credo vada confessato il tradimento, ma Sara dovrebbe confessare a se stessa il perche' di tanta sopportazione e il vero perche' ora di tanta giustificazione.
Credo nel perdono a seguito della consapevolezza dell'altro di cio' che ha fatto scoprendo di amarlo ancora, e nel perdono anche senza la consapevolezza dell'altro, ma nella consapevolezza propria che quello altrui non era amore, e che quello proprio e' finito.
+1 # adelaide 2011-11-20 16:07
la mia esperienza personale e' identica a quella di Sara,e sono d'accordo sia con Viola che con Gianna,
la mia non era tanto voglia di confessare quanto piuttosto un gesto egoistico che mi permettesse di far pace con alcuni aspetti del mo passato per lasciarlo andare.Forse mio marito non mi ha mai amata,o almeno come avrei voluto io,ma cio' non sminuisce il fatto che non abbiamo vissuto nella sincerita',e che essendo ancora imbrigliati nelle maglie della cultura cattolica e sociale,io lo chiamo tradimento..E men che meno oggi sento la necessita' di espiare,piuttos to lascio spazio e creo presupposti per un proseguio di vita finalmente libera da condizionamenti ,sotterfugi,men zogne,neanche io lo amo piu',da tempo,ma non rimango insieme a lui per punirmi o ripagarlo in qualche modo.La verita' e' che mi sento diversa,mi ritrovo altri occhi,altro cuore,quelli di un Amore piu' grande,piu' vasto,piu' contagioso,piu' incondizionato, dentro il quale c'e' posto solo per la compassione e comprensione reciproca,per la ricerca e scoperta di tutte quelle piccole cose,di tutti quei piccoli gesti che prima,se c'erano, erano sempre ammorbati e avvelenati da un eterno girotondo di ripicche e astio,convenienza.
Non ho da assolvermi,da giustificarmi,d a espiare o vendicare niente,desidero solo,ora,nel tempo della riflessione,ten ermi accanto un uomo che per 40 anni mi e' stato accanto,bene o male,mi ha dato 4 figli,e nonostante l'eta',ci riscopriamo,per certi versi,fanciulli ,niente sesso,ma tante piccole gioie fatte finalmente solo per il piacere di farle,col cuore.
+1 # nino 2011-11-20 19:39
la verità è che non esiste, ne mai lo vorrei, l'amore eterno, è quantomento illusorio credere che ciò possa essere "umano". Ciò non significa che si debba tradire per forza o senza alcun ritegno... è solo che bisogna rendersi conto che è matematicamente impossibile non trovare, nel corso della vita, altre persone con cui si instaurano feeling che non possono "chiudersi" solo con le parole, senza che ciò significhi amore. Con i nostri compagni/e instauriamo un "progetto" che all'inizio è avvolto nella magia della passione dell'amore.. poi col tempo diventa convivenza affine e poi ancora condivisione dei risultati che il progetto iniziale giunto al termine produce.. ma sempre sempre vi è RISPETTO.. anche in quei momenti di apparente allontanamento. se al partner sapere d'esser stato tradito provoca offesa.. perchè dirlo ? se si è profondamente convinti che esso/a è la persona con cui abbiamo scelto di condividere tutte le tappe della nostra effimera vita.. è pura cattiveria dirglielo... se invece si ha la consapevolezza che con essa NON si desidera più condividere nulla allora sarebbe ONESTO affrontare le proprie responsabilità, ma in questo noi maschietti siamo..
dei veri vigliacchi.
io non direi (e non ho) detto nulla.. ma mai ho messo in discussione la rottura della coppia.. la mia.. ma non nego che essendo abituato a parlare, raccontare, esprimermi senza false maschere con tutti/e spesso mi capitano situazioni fin troppo.. belle.. a cui non do più seguito perchè ormai ho un età più incline ai rimorsi, ma che paradossalmente mi fanno sentire più in colpa proprio perché profonde, condivise e... alla fine sprecate per falso moralismo.
...lo so sembra una posizione di comodo.. ma è figlia di un profondo convincimento

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