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Amore e relazioni

Relazione d'amore: nostra fragilità e nostra forza

bosco

Anna ha scritto: Caro Pier, mi chiamo Anna. Ti avevo scritto quest'estate per parlarti degli attacchi di panico che avevo avuto e del mio malessere. Nel frattempo ho incontrato diverse persone che con i loro metodi un po' tradizionali e un po' 'alternativi' mi stanno seguendo e aiutando. Diciamo che ora come ora sto vivendo il mio malessere per come è. Sono arrivata ad una fase in cui provo una sorta di sentimento di accettazione verso tutto ciò che mi capita e verso ciò che mi succede... e per me questa è una conquista importantissima, mi da forza e serenità. A volta, nei miei momenti più bui, mi sento una quercia che sta ferma nella tempesta e quasi sembra nutrirsi della pioggia e dei nuvoloni... un po' mi ha anche aiutato la tua frase in una delle mail in cui mi dicevi che chi vuole a tutti i costi guarire è perché non ha capito l'essenza di ciò che gli succede. Avevi proprio ragione. Ora non voglio guarire a tutti i costi, voglio solo vivere quello che mi succede e perciò vivere a pieno anche i miei momenti brutti. Mi sento molto più viva e piena ora rispetto a prima, quando controllavo tutto e vivevo a livello mentale.
 
Ti scrivo per parlarti di una persona, un ragazzo che ormai non vedo da un anno e mezzo. Eravamo entrambi in Erasmus all'estero (in luoghi diversi) e adesso siamo ritornati a Trento, città dove studiamo. Al solo pensiero di rivederlo mi prende un'angoscia terribile. Sento di avere una 'cosa' nera alle gambe che mi avvolge e cerca di inghiottirmi, e mi sembra di ritornare a quel dolore terribile che ho provato con questa persona. Non so nemmeno come definirlo. È un grande manipolatore, conosce molto bene la mente umana e le sue paure. Ha trovato le chiavi giuste con me, è riuscito a conoscere e manipolare le mie paure più profonde e a gestire a suo vantaggio i miei malesseri e i miei dolori più intimi. A parole non riesco a descrivere quanto in profondità è arrivato dentro di me e con quale consapevolezza sia riuscito a manipolarmi, ma forse non è nemmeno questo di cui ti voglio parlare. Ciò che mi preme è proprio la paura dell'incontro, e sai, adesso che ti scrivo mi sono improvvisamente resa conto che ciò che temo di più, in realtà, non è lui, ma la paura di non riuscire a gestire le mie emozioni. So che quello che è successo tra me e lui non potrebbe più ripetersi. Ho acquistato una forza, o meglio ho scoperto tanta, tanta forza dentro di me...anche se non mi  sento sicura, né di me né tanto meno delle mie reazioni, sento di avere una forte energia che dal cuore si espande e mi da forza e vitalità. Quanto vorrei che questa forza che sento, la quercia che ogni tanto sento di essere, venga fuori anche nel momento dell'incontro con questo ragazzo, e invece appena penso a lui mi ritorna questa terribile sensazione di essere inghiottita dalle gambe e tirata giù verso il basso con tutte le critiche che lui continuamente mi rivolgeva e che fanno da eco: ''non hai carattere, non hai carisma, non hai personalità...sei debole!!!''
E invece non è vero!!! Una delle cose che mi fa più soffrire è proprio quella di non riuscire ancora a tirare fuori quella mia parte più bella, forte e profonda che affiora in pochi momenti...quando scrivo le mie poesie, quando sono con certe persone che mi sono molto vicine o con persone sconosciute, ma che parlano lo stesso linguaggio della mia anima...
Voglio urlargliela in faccia questa Anna che io sento di vivere dentro, ma che fa fatica ad uscire...voglio che la veda e la senta....come fare ancora non lo so, so solo che proprio non voglio che riesca a schiacciare sotto massi di parole e vuote retoriche mentali la mia parte più vera!!!! Che grande cosa sarebbe... non per una futile vittoria del mio ego, una rivincita o qualcosa di simile... sarebbe una vittoria perché finalmente riuscirei a tirare fuori quella parte di me che è sempre stata schiacciata e oppressa dal potere mentale di questo ragazzo. Vorrebbe dire che finalmente qualcosa della mia profondità interiore riesce ad uscire e farsi sentire, e vorrebbe dire che finalmente sto iniziando a conoscermi in profondità...voglio che questo succeda, lo desidero e lo spero.
Grazie per leggere queste parole e ascoltare il mio sfogo. Ne avevo bisogno, e ho realizzato che solo scrivendoti queste cose ho fatto un piccolo passo in avanti.
 
Un abbraccio,
Anna
Pier ha risposto: Cara Anna, tu dici: “Sono arrivata ad una fase in cui provo una sorta di sentimento di accettazione verso tutto ciò che mi capita e verso ciò che mi succede...”. Sembra però che non accetti ancora “di avere una 'cosa' nera alle gambe che ti avvolge e cerca di inghiottirti, e l'apparente ritornare a quel dolore terribile che hai provato con questa persona”. Perché? Non è una tempesta differente dalle altre! Perché la rendi tale? Se la tratti in maniera differente le dai tu potere perdendo la stabilità e l'indifferenza che la quercia ha verso ogni forma di fenomeno naturale. Perché vuoi controllare le tue emozioni? Lascia che come il vento soffino fra i rami del tuo albero con tutta la forza che hanno. Più desideri non essere turbata da una cosa e più la cosa ti turberà perché inizierai a spendere la tua energia per contrastare l'idea che hai di quella cosa anziché usare la tua energia per gioire. Che valore può avere questo “povero” ragazzo che per potersi sentire qualcuno deve mortificare proprio le persone da cui potrebbe ricevere amore? Quanta paura e fragilità deve nascondersi dietro le sue pesanti parole? Per me il punto non è sicuramente lui, sei tu! Perché ti sei lasciata coinvolgere in una tale relazione? Cosa andavi cercando in questa storia? Quale lezione doveva imparare la tua anima?
Alcune persone sorridono meravigliosamente e liberamente quando trovano chi le accoglie con un sorriso e un abbraccio, ma subito si fanno cupe e dipendenti quando entrano a contatto con qualcuno che le denigra e sminuisce. Perché? Spesso perché hanno di loro stesse un'idea di fragilità che cercano continuamente di nascondere o modificare. Ecco allora che il primo sciocco che si relazione a loro con arroganza e superiorità fa emergere dalle profondità del loro animo quelle idee che tentano di contrastare. Ma quelle idee non potranno mai essere cancellate cercando di dimostrare al mondo esterno d'essere forti e pieni di carattere.

Così nasce unicamente una continua lotta interna al fine di ottenere dall'esterno la conferma di quel che vorremmo essere. E' come se un uomo indossasse mutande da donna. Nessuno lo può sapere, nemmeno lui in realtà lo sa per certo, ma nella profondità della sua anima si nasconde un dubbio: “forse vesto biancheria intima da donna”. Poi un giorno arriva un pazzo che inizia a gridare: “io lo so che porti mutande da donna, lo so che sei una femminuccia...”. Il pazzo in realtà non sa proprio nulla di quella persona, le sue parole sono solo il frutto del suo desiderio di prendere in giro qualcuno per metterlo a disagio e sentirsi superiore. Il misero ego del folle così si sente appagato. Ed ecco che la relazione dolorosa ha inizio poiché il pazzo che parla senza alcuna reale cognizione trova qualcuno che gli dà retta, qualcuno che tenta di smentirlo o che inizia a tormentarsi perché crede che tutti possano venire a sapere che forse indossa mutande da donna. È inutile cercare di convincere un pazzo, è una lotta senza fine, ed è solo un modo per fuggire da se stessi. L'unica cosa sensata è ringraziare il matto per averci fatto capire che in noi alberga un dubbio. Andare poi a casa e nell'intimità della nostra camera controllare che biancheria indossiamo. Cara Anna, perché desideri essere forte, avere carattere? L'unica vera forza che conosco è quella che risiede nella capacità di riconoscere e accettare le nostre fragilità, le nostre paure.

Se indosso indumenti da donna che importanza ha? Quando arriverà il momento li toglierò, o magari imparerò a scherzare di me stesso, a ridere di me e delle mie fragilità. Infatti, solo quando un individuo impara a ridere di sé e delle sue fragilità diviene realmente forte e libero. Quando un individuo è nudo, privo di qualunque idea di sé, pertanto privo di ogni bisogno di essere confermato dagli altri, chi mai potrà schernirlo per gli “indumenti” che indossa? Essere nudi nell'anima è la cosa più estatica che possa accadere.
 
Ancora dici: “Voglio urlargliela in faccia questa Anna che io sento di vivere dentro, ma che fa fatica a uscire...”. Ancora mi chiedo e ti chiedo perché? È come se l'uomo della storiella precedente, non appena comprende di non aver mai indossato indumenti da donna, volesse tornare dal pazzo per gridarli: “guarda che non ho mai indossato i vestiti che dicevi!” Secondo te al pazzo potrebbe fare qualche differenza? Non credi che si inventerebbe qualche nuova idiozia, non credi che potrebbe addirittura iniziare a dire: “Io non ho mai pensato che tu indossassi indumenti da donna, te l'ho solo detto per vedere se eri così sciocco e fragile da cascarci. E pare proprio che avessi ragione, e ora mi sembra che niente sia cambiato visto che senti il bisogno di venirmi a dire che non li hai mai indossati. Lo vedi che sei sempre la solita persona fragile che dipende dal mio giudizio, dalla mia presenza?!” Anna, perché perdi ancora energia pensando a quel ragazzo. Se veramente hai visto l'insensatezza delle sue parole, e hai compreso che è nella nudità dell'animo che risiede ogni tua forza, cosa te ne potrai fare dei ritorni che ti potrà dare una persona sciocca e arrogante? Mille sono le mie fragilità, e proprio perché le riconosco e curo nessuno mi può far cadere in una battaglia di difesa o in un bisogno di rassicurazione. Io vedo così profondamente le mie fragilità da non temere la parola e il giudizio di nessuno che tenti di ferirmi. Così dovremmo vivere! Solo quando arriviamo a conoscere e accettare così totalmente le nostre fragilità da poterne ridere e scherzare iniziamo ad accorgerci che nulla e nessuno possono più ferirci perché non viviamo e agiamo più sconosciuti a noi stessi.

Tu dici: “Al solo pensiero di rivederlo mi prende un'angoscia terribile, sento di avere una 'cosa' nera alle gambe che mi avvolge e cerca di inghiottirmi”. E allora? Dove sta il problema? Una quercia se viene un terremoto, credi che non rischi di essere inghiottita dal terreno? Certo che si! Ma la quercia non pensa, la quercia non si dibatte. Essa rimane immobile accettando l'evento, lasciandosi portare dal volere della natura. Perché la quercia sa che nulla può contro la natura poiché essa ne fa parte, da essa è sorta e in essa farà ritorna. La quercia non dice mai “ora farò vedere a questo terremoto quanto sono forte, come sono cambiata rispetto alle scosse della volta scorsa”. La quercia lascia che le cose siano, perché sa che anche se la terra dovesse inghiottirla, le sue radici, il suo possente tronco, con tutte i suoi rami e le sue foglie, si trasformerebbero divenendo fuoco che scalda una gelida notte d'inverno, concime per un campo che si coprirà di fiori in primavera o rifugio per gli scoiattoli del bosco.

Una quercia non può morire, ma unicamente trasformarsi, e così siamo pure noi quando lasciamo che anche il dolore più grande ci attraversi senza resistenze, senza interpretazioni o recriminazioni.

Con affetto
Pier
 
 

Tags: Equilibrio interiore, Problemi di coppia

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