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Arresta il sistema

Il libro “Arresta il sistema”, attraverso una serie di domande e risposte, penetra alcuni aspetti cruciali delle nostre vite quali la crisi economica, l’espandersi delle guerre, il terrorismo e le molteplici difficoltà quotidiane a cui ci sottopone l’incertezza e la complessità del nostro tempo. Il testo, passando da quesiti intimi dell’animo umano a problematiche sociali più ampie, accompagna il lettore alla chiarificazione e al superamento delle paure e del senso di impotenza, oggi più che mai diffusi, causati dal rapporto sempre più conflittuale che sussiste fra uomo e ‘sistema’. Attraverso il risveglio della dimensione più profonda della coscienza è possibile ritornare a sentire, pensare ed agire con amore e passione, generando in noi e nell’ambiente che ci circonda quell’unica e vera rivoluzione capace di aprire le porte a un presente di pace e prosperità reali. Questo lavoro di indagine e cambiamento interiore viene svolto analizzando e demolendo i basilari condizionamenti che influenzano la mente umana e che la portano ad agire mossa da paure e avidità.

Uno di questi condizionamenti è originato dall’affrontare le sfide della vita attraverso costrutti mentali ereditari e identificati a gruppi di potere, etnici, religiosi o nazionali, dando così vita a letture del mondo e dinamiche comportamentali alienanti e antagoniste. Ideologie e processi di pensiero puramente organizzativi o di controllo sono facoltà peculiari della “testa”, e questa, per sua stessa natura, è incapace di compassione e amore. Il processo “formativo” a cui siamo stati sottoposti e a cui tutt’ora assoggettiamo i bambini genera uno sviluppo spropositato della mente, delle facoltà atte a competere e investigare, rispetto a quelle del cuore, capaci di empatia e solidarietà, uniche vere basi per realizzare una società prospera ed equilibrata.

A ragione di tutto ciò facilmente “sovrapponiamo al vivo corpo della vita idee come ebreo, islamico, negro, cristiano, comunista, omosessuale o quant’altro fa parte del nostro condizionamento al rifiuto, e subito perdiamo la luce della coscienza, la visione d’insieme, l’amore e l’empatia. Odiamo, ci differenziamo, proviamo paura, diveniamo vili, uniformati al branco per umiliare, violentare o uccidere l’altro, il diverso, il non più umano, obliando ogni responsabilità e coscienza personali.”

Il secondo basilare condizionamento è la comune convinzione che esista un mondo scisso e diverso da noi stessi da dover modificare o salvare attraverso un’azione di potere “esterna”, da esercitare sulla società, sulle masse. Questo presupposto, forse più di ogni altro, se osservato con attenzione, ci si rivela profondamente sbagliato e dannoso. L’autore in proposito afferma: “So che il mondo è pieno di persone che sostengono di prodigarsi anima e corpo per gli altri, ma credo anche che i profondi mali che attraversano le nostre società siano evidente prova che qualcosa non funziona. Molte persone infatti si gettano confusamente in un fare per gli altri unicamente per sfuggire dal loro buio interiore. Questa modalità di comportamento estremamente diffusa, a mio avviso, fa parte delle cause prime della propagazione della sofferenza, e non delle possibili soluzioni come troppi pensano. Ma perché ci gettiamo sempre nel “fuori” dimenticando ciò che esiste prima del nostro stesso naso: la nostra coscienza?”

“L’universo, con le sue infinite possibilità, comparato ai nostri progetti e destini così tremendamente legati all’idea di essere un piccolo corpicino che pensa e si muove per un po’ prima di svanire, ci terrorizza facendo emergere dagli abissi della nostra psiche una viscerale necessità di crederci fondamentali, unici, l’apogeo di un disegno evolutivo, biologico o divino poco importa. L’importante per noi è scovare un qualche significato che ci ponga sopra ogni cosa, che ci liberi dalla percezione angosciosa di poter esser niente, così peschiamo dal cilindro delle nostre menti idee enormi e astratte come “mondo, pianeta o umanità” di cui occuparci per dimenticare quanto ignoti siamo a noi stessi.”

Dobbiamo pertanto comprendere che “pace e armonia non sono idee, astrazioni da proiettare sulla vita, cose che si realizzano fuori da noi, un giorno, dopo aver portato a termine i nostri piani di pace, e che poi potrò sentire e vivere anche in me. Sono qualcosa che posso solo scoprire, agire e realizzare ora, partendo da me, e che una volta trovate, qualunque siano le condizioni esterne, non potrò più perdere. Solo così, in qualunque luogo o situazione mi venga a trovare, il mio agire non ricadrà in logiche di violenza, dominio e paura.”

Il quesito che inderogabilmente sorge a questo punto del discorso e che viene formulato in vari modi nelle domande più intime e toccanti poste all’autore è: “Sì, d’accordo, ma come realizzare questo stato interiore di libertà mentale ed emotiva dal mondo che ci circonda? Come cambiare realmente noi stessi per poi cambiare ciò che ci circonda?” Rompendo la dipendenza psicologica che ci lega alle cose non essenziali del mondo, iniziando così a sentire profondamente che per quanto le cose fuori da noi possano precipitare, il nostro cuore e la nostra mente rimangono quieti, colmi di dignità, liberi e forti. Solo partendo da questo radicamento interiore è infatti possibile non smettere mai di avere fiducia nel domani e continuare a porre amore e cura in tutto ciò che facciamo. Quando la mente e il cuore vengono vuotati dall’ansia e dalla paura che genera la dipendenza, permettiamo alla bellezza e alle possibilità che ci circondano di non sfuggire al nostro sguardo.

“Se risolviamo noi stessi abbiamo risolto la vita. Se liberiamo il mondo dalla nostra ignoranza e paura abbiamo reso la carità più grande, abbiamo compiuto l’unica vera rivoluzione possibile!”

Attraverso queste pagine veniamo chiamati ad “arrestare il sistema” difensivo che la mente egoica tesse incessantemente, per generare un’autentica umanità capace di rispondere al bisogno di pace e amore che tormenta le coscienze di un numero sempre più vasto di persone.

Tags: Crisi spirituale, Politica

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