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Arresta il sistema

Il libro “Arresta il sistema”, attraverso una serie di domande e risposte, penetra alcuni aspetti cruciali delle nostre vite quali la crisi economica, l’espandersi delle guerre, il terrorismo e le molteplici difficoltà quotidiane a cui ci sottopone l’incertezza e la complessità del nostro tempo. Il testo, passando da quesiti intimi dell’animo umano a problematiche sociali più ampie, accompagna il lettore alla chiarificazione e al superamento delle paure e del senso di impotenza, oggi più che mai diffusi, causati dal rapporto sempre più conflittuale che sussiste fra uomo e ‘sistema’. Attraverso il risveglio della dimensione più profonda della coscienza è possibile ritornare a sentire, pensare ed agire con amore e passione, generando in noi e nell’ambiente che ci circonda quell’unica e vera rivoluzione capace di aprire le porte a un presente di pace e prosperità reali. Questo lavoro di indagine e cambiamento interiore viene svolto analizzando e demolendo i basilari condizionamenti che influenzano la mente umana e che la portano ad agire mossa da paure e avidità.

Uno di questi condizionamenti è originato dall’affrontare le sfide della vita attraverso costrutti mentali ereditari e identificati a gruppi di potere, etnici, religiosi o nazionali, dando così vita a letture del mondo e dinamiche comportamentali alienanti e antagoniste. Ideologie e processi di pensiero puramente organizzativi o di controllo sono facoltà peculiari della “testa”, e questa, per sua stessa natura, è incapace di compassione e amore. Il processo “formativo” a cui siamo stati sottoposti e a cui tutt’ora assoggettiamo i bambini genera uno sviluppo spropositato della mente, delle facoltà atte a competere e investigare, rispetto a quelle del cuore, capaci di empatia e solidarietà, uniche vere basi per realizzare una società prospera ed equilibrata.

A ragione di tutto ciò facilmente “sovrapponiamo al vivo corpo della vita idee come ebreo, islamico, negro, cristiano, comunista, omosessuale o quant’altro fa parte del nostro condizionamento al rifiuto, e subito perdiamo la luce della coscienza, la visione d’insieme, l’amore e l’empatia. Odiamo, ci differenziamo, proviamo paura, diveniamo vili, uniformati al branco per umiliare, violentare o uccidere l’altro, il diverso, il non più umano, obliando ogni responsabilità e coscienza personali.”

Il secondo basilare condizionamento è la comune convinzione che esista un mondo scisso e diverso da noi stessi da dover modificare o salvare attraverso un’azione di potere “esterna”, da esercitare sulla società, sulle masse. Questo presupposto, forse più di ogni altro, se osservato con attenzione, ci si rivela profondamente sbagliato e dannoso. L’autore in proposito afferma: “So che il mondo è pieno di persone che sostengono di prodigarsi anima e corpo per gli altri, ma credo anche che i profondi mali che attraversano le nostre società siano evidente prova che qualcosa non funziona. Molte persone infatti si gettano confusamente in un fare per gli altri unicamente per sfuggire dal loro buio interiore. Questa modalità di comportamento estremamente diffusa, a mio avviso, fa parte delle cause prime della propagazione della sofferenza, e non delle possibili soluzioni come troppi pensano. Ma perché ci gettiamo sempre nel “fuori” dimenticando ciò che esiste prima del nostro stesso naso: la nostra coscienza?”

“L’universo, con le sue infinite possibilità, comparato ai nostri progetti e destini così tremendamente legati all’idea di essere un piccolo corpicino che pensa e si muove per un po’ prima di svanire, ci terrorizza facendo emergere dagli abissi della nostra psiche una viscerale necessità di crederci fondamentali, unici, l’apogeo di un disegno evolutivo, biologico o divino poco importa. L’importante per noi è scovare un qualche significato che ci ponga sopra ogni cosa, che ci liberi dalla percezione angosciosa di poter esser niente, così peschiamo dal cilindro delle nostre menti idee enormi e astratte come “mondo, pianeta o umanità” di cui occuparci per dimenticare quanto ignoti siamo a noi stessi.”

Dobbiamo pertanto comprendere che “pace e armonia non sono idee, astrazioni da proiettare sulla vita, cose che si realizzano fuori da noi, un giorno, dopo aver portato a termine i nostri piani di pace, e che poi potrò sentire e vivere anche in me. Sono qualcosa che posso solo scoprire, agire e realizzare ora, partendo da me, e che una volta trovate, qualunque siano le condizioni esterne, non potrò più perdere. Solo così, in qualunque luogo o situazione mi venga a trovare, il mio agire non ricadrà in logiche di violenza, dominio e paura.”

Il quesito che inderogabilmente sorge a questo punto del discorso e che viene formulato in vari modi nelle domande più intime e toccanti poste all’autore è: “Sì, d’accordo, ma come realizzare questo stato interiore di libertà mentale ed emotiva dal mondo che ci circonda? Come cambiare realmente noi stessi per poi cambiare ciò che ci circonda?” Rompendo la dipendenza psicologica che ci lega alle cose non essenziali del mondo, iniziando così a sentire profondamente che per quanto le cose fuori da noi possano precipitare, il nostro cuore e la nostra mente rimangono quieti, colmi di dignità, liberi e forti. Solo partendo da questo radicamento interiore è infatti possibile non smettere mai di avere fiducia nel domani e continuare a porre amore e cura in tutto ciò che facciamo. Quando la mente e il cuore vengono vuotati dall’ansia e dalla paura che genera la dipendenza, permettiamo alla bellezza e alle possibilità che ci circondano di non sfuggire al nostro sguardo.

“Se risolviamo noi stessi abbiamo risolto la vita. Se liberiamo il mondo dalla nostra ignoranza e paura abbiamo reso la carità più grande, abbiamo compiuto l’unica vera rivoluzione possibile!”

Attraverso queste pagine veniamo chiamati ad “arrestare il sistema” difensivo che la mente egoica tesse incessantemente, per generare un’autentica umanità capace di rispondere al bisogno di pace e amore che tormenta le coscienze di un numero sempre più vasto di persone.

Colombe e serpenti: libro del blog di Dadrim

“Colombe e serpenti” contiene alcune fra le risposte più significative che Pier ha dato, in forma scritta, a domande sulla religione, in particolar mondo, sulla figura di Gesù Cristo.

Frammenti tratti dal libro:
 
“Quanto mi piacerebbe vedere nelle aule scolastiche una statua del Buddha,
un crocefisso e un’immagine di Krishna.
Quanto mi piacerebbe sentire lezioni di filosofia e religione tenute da insegnanti
che spiegano la bellezza e la grandezza che si nascondono nel cuore di ogni religione!
Amo infinitamente quei meravigliosi capitelli, che riportano statue della Madonna o del Cristo,
posti agli angoli delle vecchie strade di campagna.
Trovo di una magia unica vedere, nelle nebbiose e gelide sere invernali, piccoli gruppi di anziani, in compagnia dei nipotini, andare a porre delle candele ai piedi dei capitelli per poi raccogliersi qualche istante in preghiera. Come riscaldano l’anima quelle fiammelle che danzano nel buio! Quale enorme simbolismo! Cosa ne faremo di tutto ciò?”.
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Non possiamo agire, parlare, amare senza aver prima compreso l'essenza, il cuore della nostra stessa vita. Sarebbe come guidare un aereo senza essere mai andati ad una lezione di teorie e di pratica di volo.
Eppure le cose stanno così! Spendiamo le nostre vite alla rincorsa di infiniti traguardi, mete sempre nuove, obbiettivi sempre più alti, ambiziosi, lontani e attraenti, lasciandoci fuggire la domanda fondamentale:
che significato ha ciò che stiamo facendo?
Noi uomini, mai come in questo tempo, sentiamo, pensiamo e agiamo in modo superficiale. Partiamo alla cieca rincorsa del primo desiderio che ci coglie, senza chiederci perché, dove ci porterà e che conseguenze avrà.
Ci siamo tremendamente ingannati ritenendo d'essere liberi per il fatto di poter scegliere o sognare di avere cose, oggetti, proprietà... Riteniamo che avere infiniti disideri e orizzonti perseguibili sia libertà, ma non v'è nulla di più falso.
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«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». (Matteo 18:3)
Conversione infatti non significa altro che questo: cambiare direzione alla messa a fuoco della propria coscienza, spostare la propria consapevolezza dal fuori al dentro, dal mondo delle cose al Regno dei Cieli, di Dio, quella dimensione che io amo chiamare la Coscienza originaria, ma come sempre abbiamo detto le parole non sono la cosa.
"Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". (Giovanni 18: 36)
Il Cristo non è contro nulla, non è contro le cose del mondo, le gioie dei sensi e del corpo. È semplicemente consapevole, sveglio, libero interiormente, radicato nella presenza del Padre, pertanto vede senza ombra di dubbio che tutto ciò che viene ricercato fra le cose del mondo e le persone come risposta al proprio desiderio di pace e felicità è destinato a deludere e lasciare nella disperazione, poiché la materia è impermanente, oggi c'è e domani non c'è più, come le ricchezze, i successi e le glorie. Tutto ciò che è del mondo è destinato a mutare, a perdersi e finire, compreso il nostro corpo.
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Il blog di Dadrim

I sei passi di Adelaide: libro del blog di Dadrim

L’amore per la verità che lega i due protagonisti di queste pagine ci fa accedere attraverso un intreccio di domande e risposte direttamente all’essenza di una spiritualità universale, capace di toccare la mente e il cuore di ognuno di noi a prescindere dai valori e dagli ideali che nutriamo e che ci guidano nella vita. L’unica condizione necessaria è possedere il desiderio e il coraggio di ascoltare, vedere e ragionare insieme per poter mettere poi alla prova ogni affermazione sperimentandola interiormente, eliminando così a priori ogni possibile superstizione o vana consolazione.

Quando parli dell’esistenza di una Realtà pura chi l’ha creata o come la intendi? Da dove viene questo sconfinato universo, questa vita che così generosa quanto spietata anima questo mondo? Potresti parlarmi della natura umana e della sua possibilità di realizzazione? Hai piena esperienza e conoscenza dell’Essere? Se è così mi aiuti a capire meglio come raggiungere la medesima esperienza?” Questo è il carattere di alcuni quesiti a cui l’autore, nel testo, è chiamato a rispondere dall’amica Adelaide, e da cui parte per indagare e descrivere profusamente la natura della coscienza umana, le cause della paura e della sofferenza che la tormentano, sino a condurci alla possibile realizzazione di una realtà che esiste oltre le illusioni della mente, in una quiete e una libertà incorruttibili.

“I sei passi di Adelaide” penetra e chiarisce con parole semplice e immediate gli aspetti più profondi ed ermetici della “psicologia mistica” seguendo modelli di indagine tipici all’approccio scientifico, ove ogni assunto può e deve essere sperimentato e verificato. Contemporaneamente ci conduce, attraverso un’iniziale contraddizione apparente, alle radici della Coscienza, là dove ogni sapere cessa giacché viene trasceso il legame che sta alla base della stessa possibilità di conoscere: il legame soggetto-oggetto. In questo punto cruciale del testo viene chiarito come la fine della conoscenza, per come è comunemente intesa, non costituisce una condizione di impotenza o difetto della natura umana, tutt’altro! La fine del ‘noto’, delle ‘cose’ conoscibile, designa l’apogeo della vita stessa, il momento in cui ogni struttura mentale collassa permettendo l’emersione della natura più vera e pregna di significato della coscienza umana.

“Dal mio punto di vista soffriamo perché non ci conosciamo veramente, perché riteniamo di essere quel che non siamo e ignoriamo quel che realmente siamo […], risulta che il male, il dolore e l'ignoranza in cui sentiamo di vivere hanno una strana forma di esistenza, sono simili ai sogni che la mente produce nella notte senza il minimo coinvolgimento della nostra volontà. Sino a quando dormo il sogno esiste, eccome, ma non posso dire che un sogno sia realtà […]. Reale, infatti, nel senso comune, potremmo dire ciò che è percepibile da tutti, mentre irreale è un particolare costrutto della singola mente di ogni persona. Potremmo anche dire che reale è ciò che ci unisce, mentre irreale è ciò che ci isola. I sogni della nostra mente sono, in questo senso, le cose meno reali, come i condizionamenti delle memorie che ci portiamo appresso e che costituiscono la causa fondamentale della nostra separazione dalla ‘Coscienza Originaria’. Infatti non v'è grande differenza fra i sogni che facciamo mentre dormiamo e il flusso di pensieri ed emozioni che ci accompagnano durante il tempo della veglia. Sogniamo di notte e, un po' meno profondamente, sogniamo di giorno. Il nostro compito consiste quindi nel porre fine al processo onirico della coscienza dato dall'identificazione con le memorie del pensiero – emozione.”

A questo esperimento ci invita e accompagna “I sei passi di Adelaide”: dissolvere l’identità immaginaria in cui siamo caduti (la ‘singolarità’), per risvegliarci alla ‘Coscienza Originaria’, la ‘Coscienza di Dio’.

 

Il libro di Dadrim

 

“Il libro di Dadrim” nasce dalla selezione di alcune delle risposte più significative che negli anni l’autore ha dato a domande che persone di ogni background culturale e religioso gli hanno rivolto attraverso: “Il blog di Dadrim” (www.dadrim.org). Grazie ad un percorso dialogico che tocca aspetti fondamentali dell'esistenza umana come l'amore, la morte, il sesso, l'educazione, l'esistenza o meno di Dio, l’autore ci accompagna a comprendere ed eliminare i molteplici condizionamenti che ci impediscono di esperire la dimensione più profonda e libera della nostra Coscienza, uno “spazio” incontaminato e senza tempo, privo di paure e angosce.

Nel testo l’autore ci spiega come le sue risposte possano essere paragonate ad una “carta geografica interiore”, utile ad orientarsi nel difficile quanto meraviglioso viaggio della vita. Precisa però come questa “mappa” non abbia alcun valore in sé, ma trovi significato unicamente se usata per rompere i confini del limitato spazio mentale in cui solitamente “abitiamo” e raggiungere concretamente nuovi orizzonti di vita più ampi, sereni e profondi.

A questo punto, se la sfida è raccolta, è facilmente condivisibile una delle prime domande presenti nel testo che vengono rivolte all’autore: “Come posso fidarmi di te? Chi mi assicura che tu non mi conduca fuori strada?”. La risposta che viene data è semplice quanto disarmante: “Ma io non ho mai chiesto fiducia intesa come credo o cieca fede. Semmai desidero l’esatto opposto. Auspico che tu possa valutare ogni mia intuizione e riflessione con la massima attenzione e libertà e che tu le possa mettere poi alla prova sperimentandole. Indagare noi stessi, i nostri condizionamenti, e vedere cosa rimane quando il falso viene rimosso dalle nostre menti è un esperimento, non un credo o una cieca fede”.

Partendo da questi presupposti “Il libro di Dadrim” invita il lettore a mettersi in gioco in prima persona senza mai rinunciare alla sua responsabilità e libertà individuale, proprio per evitare di ricreare ciò che tenta in ogni modo di smantellare: relazioni e pensieri condizionati e alienanti. Oggi, infatti, sembra più che mai evidente come sia estremamente facile per l’uomo ingannarsi trasformando ciò che più dovrebbe renderlo libero e capace di vivere in pace e serenità in un sempre nuovo strumento di divisione e morte. “Il libro di Dadrim”, con estrema chiarezza e semplicità di linguaggio, descrive questo devastante fenomeno, apparentemente senza fine, chiarendo come e perché l’uomo continui a divenire vittima di se stesso perdendosi in vuote parole, idoli mentali a cui si identifica e grazie ai quali alimenta sempre più una falsa identità generatrice di un mondo malato e conflittuale. Dal doloroso e difficile lavoro di presa di coscienza dello stato di fatto delle cose, unica vera base di partenza per un reale cambiamento, l’autore ci accompagna alla progressiva scoperta di uno spazio coscienziale libero da ogni forma di sofferenza e paura proprio perché privo di concetti e parole a cui identificarsi per opporsi gli uni agli altri.

“Il libro di Dadrim”, pertanto, non va creduto o scartato a priori, “bruciato” dal nostro background culturale più o meno discordante, ma va indagato e sperimentato attraverso uno stato mentale “attento e passivo”, una modalità d’osservazione spiegata e rievocata più volte nel testo e definita come il fondamento di ogni vera e proficua forma di indagine. <<È indispensabile cominciare ad ascoltare e vedere ciò che ci sta di fronte, ciò che ci punzecchia continuamente, che ci irrita e ci ferisce… L’unica strada possibile è, quindi, intraprendere una seria indagine divenendo scienziati di noi stessi, del nostro mondo interiore… Il primo passo di un’indagine determina tutto il suo futuro percorso. Se le prime mosse sono fallaci, ed erroneamente vengono date per valide o per già sufficientemente fondate, molte forze e tempo saranno persi nell'invano tentativo di cercare teorie che vadano a loro sostegno. È però comprensibile che l’uomo sia più interessato ad avere delle soluzioni immediate, piuttosto che intraprendere un a volte doloroso percorso di comprensione. La sofferenza, infatti, è un fenomeno che agisce direttamente sulla “pelle” di chi la osserva. È, quindi, relativamente facile divenire degli scienziati del mondo che vive fuori di noi, ma è una cosa straordinaria essere degli scienziati del nostro mondo interiore.>> 

Per fare ciò non serve alcun “credo” o garanzia preliminare, poiché così si rientrerebbe inevitabilmente in spazi mentali dati aprioristicamente, perciò ideologici e condizionati. Ciò che serve è solo un po’ di coraggio e di fiducia preliminari, nulla più, poiché l’essenza incorruttibile e senza tempo della nostra coscienza è l’unica realtà universale, comune ad ogni essere vivente, direttamente e indubitabilmente esperibile dall’uomo. Come suggerisce l’autore, ogni cosa che facciamo necessita di un minimo di coraggio e fiducia preliminari. Anche alzarsi dal letto la mattina prevede un minimo di fiducia, perlomeno nel fatto che le gambe ci reggeranno, ma questa fiducia non è un credo. Non diciamo: “Credo a chi mi assicura che domani potrò camminare”. Noi, ogni mattina, ci alziamo e camminiamo, lo verifichiamo senza nemmeno chiedercelo, e scopriamo che è vero, è possibile! Ecco, questo atteggiamento è la base su cui si dovrebbe fondare il rapporto fra il lettore e “Il libro di Dadrim”.

Attraverso una serie di domande e risposte il libro tenta di aprire, nell’animo del lettore, la strada ad un “fiume dialogico interiore” basandosi unicamente sull’innata capacità, insita in ogni individuo, di riconoscere in se stesso e negli altri il Bene, la Verità e la Libertà attraverso la ragione, il confronto e la “pura intuizione”: attraverso il pieno esercizio della Coscienza!

“Il libro di Dadrim” offre uno “specchio” dove potersi riflettere e scoprire, dove trovare il coraggio di vedere ed eliminare le molteplici maschere che quotidianamente indossiamo, perché solo dalla scoperta del nostro “volto originale” nasce la capacità di giocare con i tanti ruoli che le situazioni del mondo ci chiedono di recitare. Solo chi è consapevole di “avere una pelle originaria libera e incorruttibile” può vivere creativamente e senza paura le tante malte relazioni che la società ci impone riuscendo sempre a trasformarle in possibilità di incontro e cambiamento per tutti.

“Il libro di Dadrim” più che un libro è la presenza di un amico fraterno, di una voce intima interiore che desidera unicamente accompagnare e proteggere tutti coloro che sentono il bisogno di intraprendere un viaggio esistenziale alla scoperta della più libera e profonda esperienza della vita, oltre la follia del nostro tempo.

 

 

Sesso, amore e biscotti: libro del blog di Dadrim

Per più di dieci anni l’autore, attraverso un blog (www.dadrim.org), ha risposto a centinaia di domande concernenti l’esistenza umana poste da persone di ogni età, estrazione sociale e background culturale. “Sesso, amore e biscotti” è il cuore di quel lavoro, nasce infatti dalla selezione di cinquantasette dialoghi che penetrano negli spazi più intimi, profondi e segreti delle nostre coscienze raccontandoci tenerezze, paure, gioie, dolori e speranze attraverso le infinite forme che assumono le nostre quotidiane relazioni. Fra i quesiti e le confidenze delle donne e degli uomini che nelle parole dell’autore cercano uno specchio in cui conoscersi e a cui affidarsi, per il lettore pronto e desideroso di farlo, è possibile incontrare la sua stessa vita, vedendo chiaramente come ogni individuo, al di là delle superficiali diversità, serbi nel cuore il medesimo desiderio di essere accolto e amato. Partendo da questo sfondo di significati e intenzioni le parole di Fabio, Eleonora, Silvia, Piero e tanti altri ricercatori, divengono i nostri stessi desideri, sentimenti e sogni che nel confronto con l’altro cercano un esame di realtà per poter essere ancor più tenacemente inseguiti o serenamente abbandonati.

E così Waldemar chiede: “Quando amo ho la sensazione di non arrivare mai ad una ‘pienezza’: cosa ‘vogliono’ due amanti l'un dall'altro?” Consuelo racconta: “L'unica cosa di cui son certa è che non voglio ritornare come prima, non voglio più vivere cercando di adattarmi ad una normalità senza significato, vorrei solo scoprire chi sono realmente, qual è l’essenza più vera di questa nostra vita.” O ancora Isabel si abbandona: “Ero bella, Pier, un fiore, ma lui non mi badava di striscio, io lo adoravo, ma lui non conosceva romanticherie, gentilezze, si avvicinava a me, di tanto in tanto, solo per ‘farlo’, in due minuti, tutto finito… Cominciai a detestarlo e alla fine l'ho tradito, e poi ancora.”

Alla ricerca di un senso capace di rendere anche il dolore più profondo parte di una vita piena ed intensa, “Sesso, amore e biscotti” entra nei nostri pensieri e nelle nostre emozioni per svelare e demolire con lucida sensibilità la falsità di antichi idoli del cuore come l’anima gemella, l’amore perfetto, l’eterna passione travolgente, il sesso come fulcro della relazione, liberandoci da quella spossante e inconcludente ricerca di appagamento che il nostro tempo usa come una potente frusta mossa dall’avidità più che da romantiche e ingenue intenzioni. L’autore desidera affrancarci da tutte quelle languide fantasie che se non indagate sino in fondo, in principio seducono e infiammano lasciandoci poi profondamenti delusi e amareggiati, spesso convinti di esser stati incapaci di trovare tesori reali, indispensabili per vivere felici.

“L'idea che da qualche parte esista un'anima gemella è frutto del desidero di chi non vuol fare i conti con la propria ignoranza interiore e spera, quindi, che in un qualche luogo imprecisato esista qualcuno capace di dare felicità alla sua infelice esistenze. Questo modo di intendere se stessi e le relazioni dà vita a una serie di furti fra poveri […]. Diversamente la persona che desidera conoscere se stessa esce arricchita da ogni relazione, più consapevole delle sue fragilità, della sua forza, bellezza e altrettanto dei limiti e delle possibilità della persona con cui entra in contatto.”

Invero, solo dopo esserci liberati dai molti strati di condizionamenti che avvolgono e ottundono la nostra coscienza è possibile affrontare la reale natura di quell’amore che non conosce il logorio del tempo, la noia, l’angoscia del possibile abbandono o i tristi e a volte drammatici conflitti del possesso e della gelosia. Le nostre relazioni possono divenire un’infinita palestra dove esercitarci per imparare a far volare il nostro cuore e la nostra mente oltre ogni forma di ignoranza ed egoismo, dove ogni persona o situazione possono divenire potenziali maestri e non più volti su cui proiettare le nostre illusioni.

“L’innamoramento ci dà un’intuizione, uno spunto, un invito a fare il grande salto: morire a noi stessi per scoprire realmente ciò che siamo, ciò che è l’altro e la vita nella sua totalità. L’amore per una persona è un buon inizio, ma se non comprendiamo che la magia non è “data dall’altro”, ma dal nostro esserci “dati all’altro”, noia e possesso distruggeranno tutto. L’amore per una persona è una potente sfida che ci chiede di demolire consapevolmente ciò che in noi impedisce di esperire l’unità fondamentale di tutte le cose e di darci con grande intelligenza e sensibilità non ad un solo individuo ma ad ogni situazione e persona che incontriamo lungo la nostra strada. L’amore per non morire ci chiede di sacrificare ai piedi del suo altare la nostra spuria identità. Molti amano l’altro per ciò che pensano sia e possa dare. Pochi amano l’altro incondizionatamente, per ciò che è realmente, per la libertà e la vita che albergano in lui.”

Libri

Contengono alcune fra le risposte più significative del blog su amore, meditazione, realizzazione di sé, libertà dai condizionamenti.

Canzoni

Ascolta le nostre canzoni: un viaggio nel mondo delle emozioni e del pensiero umano alla ricerca del significato ultimo delle cose.

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