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Eutanasia, libertà, gioia e rivoluzione

coccinella a MonticelloLinus ha scritto: Ciao Pier, vorrei sapere cosa pensi di coloro che scelgono di togliersi la vita perché malati gravemente e che sanno che fisicamente non potranno guarire? Personalmente sono convinta che noi esseri umani non siamo solo questo corpo di cui mi ritengo un ospite. Grata alla vita, certo, ma qualora questa esistenza dovesse divenire solo sofferenza fisica senza via d’uscita, senza la dignità di potermi occupare di me stessa nemmeno grazie ad una minima autonomia qual è l’alternativa? Ti ringrazio se vorrai condividere la tua visione in merito.

Linus

Pier ha risposto: Gentile Linus, perché in Italia v’è tutta questa resistenza ad accettare che una persona possa liberamente porre termine alla propria esistenza se incurabilmente malata? È giusto proibire l’eutanasia o il suicidio assistito o sarebbe più sensato renderli legali e ben normati?

La mia personalissima opinione è che nessun potere istituzionale dovrebbe intervenire coercitivamente o punitivamente nelle intime scelte che compiono persone che agiscono nel pieno delle loro facoltà cognitive, emotive e pertanto morali. Stigmatizzare un individuo o persino tentare di impedirgli con la forza di porre fine alla propria dimensione fisica, quando questa è percepita come inaccettabile o caduta in uno stato di progressivo deterioramento invalidante, doloroso e ineluttabilmente letale, lo trovo assurdo. Sono proprio questi i comportamenti che andrebbero vietati e sanzionati!

Benvenuti nel mondo della dualità

Zanzare innamorate

Un’amica mi ha inviato questa riflessione – sintesi che trovo particolarmente rilevante e che desidero condividere con tutti Voi…

Cos’è il pensiero? Da dove affiora, chi o cosa permette che venga percepito? Chi o cosa c'è prima del pensiero? Dovrà esserci necessariamente uno sfondo fermo e immutabile nel quale il pensiero e qualunque altra emozione, percezione, sensazione, possa evidenziarsi, venire “sentita ed esperita”. Se non ci fosse lo sfondo immobile e immutabile dello spazio nessuna stella potrebbe nascere, brillare, esplodere, nessun pianeta, nessuna galassia o universo. Niente! Senza un fondamento-spazio nessun movimento e manifestazione sarebbe possibile. Nulla sarebbe. Lo stesso vale per il nostro mondo interiore. Non che dentro di noi ci sia uno spazio fisico infinito. È solo un'indicazione, una metafora. Quello spazio vuoto è uno “stato”, fuori dal tempo, senza luogo, silenzioso, ignoto, misterioso, che si può definire attraverso molti termini: il Tutto, Dio, il Sé, la Sorgente, la Coscienza Universale, Quello. È ciò da cui ogni cosa emerge e ciò in cui ogni cosa fa ritorno. Di fatto nulla esiste o è creato fuori da “Quello”. Egli “conosce” solo se stesso nel senso che “È” se stesso, è il Sapere non saputo, incomprensibile e innominabile compiutamente. Tutto ciò che sembra esistere fuori da quello “stato” è solo un pensiero, che è generato e manifestato sempre e solo in “Quello”, fatto della sua stessa sostanza, come tutto del resto! Quando nasce un corpo la Coscienza si identifica con esso e dice: “Io sono… il corpo…”. È da questo pensiero che emerge la coscienza individuale, il “me persona”, la separazione, il mondo e le cose. Ma in fondo è sempre la “Coscienza Universale” che sta sperimentando se stessa attraverso una forma fisica, umana, giocando alla vita.

Vai bene così come sei!

Palloncini a Vicenza in piazza castello

Sara ha scritto: Ciao Pier, sono un medico specializzato in Agopuntura, un'antica pratica appartenente alla Medicina Cinese. Faccio un percorso di psicoterapia da tempo, diciamo per cercare di sciogliere tanti nodi derivanti da un'infanzia difficile, senza un padre e con una madre colpita da una malattia (io all'epoca avevo 9 anni) che è stata forse uno spartiacque; sai quando si dice "dopo quel giorno la mia vita è cambiata improvvisamente"? Ecco. Insomma la vita è stata difficile fin da subito, soprattutto per come si sono svolte dopo questo evento le cose (sensi di colpa e ricatti per me e i miei fratelli, un padre assente che si è costruito un'altra famiglia e su cui non poter contare). Il motivo per cui ti scrivo è di ordine esistenziale-professionale, se così posso dire. Alla fine sono riuscita a laurearmi in tempo ed ho seguito la strada della medicina alternativa, che è più in sintonia con il mio spirito; piano piano mi sto creando la mia clientela allo studio e devo dire che i pazienti sono soddisfatti.

Vivere liberi e leggeri

Artisti di strada a BelgradoStella ha scritto: Ciao Pier, sono una donna di 45 anni, e già mi sembra strano definirmi "donna", in quanto non corrisponde a ciò che sento di essere dentro, mi sento infatti come se fossi una bambina anziana. Bambina perché bisognosa di suscitare tenerezza e dipendente dagli altri; anziana perché non ho più molto interesse per ciò che la vita su questa terra può offrirmi e, avendo sempre una salute piuttosto precaria, il più delle volte mi sento vicina al mio ultimo giorno su questa terra.

Pier ha risposto: I bambini suscitano tenerezza, non hanno “bisogno di suscitare tenerezza”. Dipendono dal mondo adulto per molte cose ma l’intera loro energia anela a comprendere ed emanciparsi. Magari la nostra mente fosse realmente capace di vivere come se fossimo vicini al nostro ultimo giorno! In realtà la nostra mente perde il valore immenso di ciò che si ha e si può fare nel presente proprio perché fugge la morte proiettando un futuro stabile, più o meno coerente e senza fine. Se uscissimo da questa illusione e vedessimo chiaramente che la vita che abbiamo è sempre e solo un istante, questo istante, ogni forma di dolore ed egoicità si ridimensionerebbe enormemente.

Liberi di non essere liberi

Dadrim Natale 2016

Qualcuno ha chiesto: Tu credi che “libertà” possa essere anche vivere qualunque condizione di apparente mancanza di libertà esterna con estrema e quieta libertà interiore?

Pier ha risposto: Non è che “credo possa anche essere”, questa “È” la prima ed ultima libertà (parafrasando qualcuno). L’unica vera quiete interiore è solo quella che non dipende dalle cose del mondo e che pertanto risulta inattaccabile dal continuo mutamento degli eventi esterni. In questo periodo credo proprio che ve ne sia un gran bisogno!

Senza speranza tutto è solo disperazione

Speranza ha scritto: Ciao caro Pier, come va? Ti chiedo se trovi un attimo per spendere una parola per me. Illusioni di disperazione sembrano assalirmi, eppure avevo imparato a non lasciarmi ingannare, avevo imparato che dietro ognuna di esse, dietro ogni sogno, che sia di veglia o di sonno, c'è la realtà e ci sono io. Eppure c'è, è alla mia presenza. Un'illusione di disperazione così acuta, senza forma, senza nome, senza etichetta mondana. Senza nessuno o qualcosa che la rivendichi. Ma è qui. È strano o buffo, ma  è come se io non c'entrassi nulla con lei, anche se so che solo da me può sorgere e non ne è separata. Arriva acuta e ad ondate. Che fare, se non stare, se non guardare? Che dire, che pensare, che non siano concetti e idee, concetti e pensieri abbandonati perché rivelatesi falsi, inconsistenti, depistanti. Forse per questo sembra più acuta, perché non ho e non offro appigli, non ci sono santi o un dio cui rivolgermi. A cosa o a chi mai si può affidare un'illusione? Grazie.

Pier ha risposto: Mi sento di darti due risposte. Sta a te scegliere quale prendere o se rifiutarle entrambe. Se però senti che una delle due ti tocca, seguila senza fare resistenza, affidati, confrontiamoci ancora e ancora, disposti a vedere sino in fondo, ad ascoltare totalmente. Ma più di ogni cosa scegli e fallo totalmente, fosse anche rifiutarle entrambe.

Prima risposta.

Il termine disperazione designa l’opposto di speranza, è lo stato emotivo che percepiamo quando perdiamo ogni speranza. Ne consegue che una speranza infranta alberga nel nostro cuore e nella nostra mente con un nome, un colore e un sapore. Meditare è osservazione e comprensione. Se etichetti facilmente tutto come falso, inconsistente, depistante, non ti stai forse attaccando a questi concetti negativi, proprio convinta di esserti liberata dai concetti e dalle idee, insomma, dai condizionamenti? Affermare che tutto è falso e inconsistente, che dietro ogni percezione esiste il percettore, la realtà, non è forse un modo per evitare di vedere ciò che realmente è e c’è?

Dici: “Forse per questo sembra più acuta, perché non ho e non offro appigli, non ci sono santi o un dio cui rivolgermi”.

A chi non offri appigli? Alla disperazione? Ma la disperazione non si aggrappa a nulla. Essendo un’illusione, se il “percettore” non la trattiene questa non può persistere. Un’illusione non ha una volontà. Sei tu che ti aggrappi, ma non alla disperazione, poiché questa è solo un’ombra di un moto interiore che sembri voler negare, un moto che si chiama speranza!

Libri

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